Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Lucio Dusso
in Poesie (Poesie d'Autore)

Sulla tua bianca tomba

Sulla tua bianca tomba
sbocciano i fiori bianchi della vita.
Oh quanti anni sono già spariti
senza di te - quanti anni?

Sulla tua bianca tomba
ormai chiusa da anni
qualcosa sembra sollevarsi:
inesplicabile come la morte.

Sulla tua bianca tomba,
Madre, amore mio spento,
dal mio amore filiale
una prece:
A lei dona l'eterno riposo.
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    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Potessero le mie mani sfogliare

    Pronunzio il tuo nome
    nelle notti scure,
    quando sorgono gli astri
    per bere dalla luna
    e dormono le frasche
    delle macchie occulte.
    E mi sento vuoto
    di musica e passione.
    Orologio pazzo che suona
    antiche ore morte.
    Pronunzio il tuo nome
    in questa notte scura,
    e il tuo nome risuona
    più lontano che mai.
    Più lontano di tutte le stelle
    e più dolente della dolce pioggia.
    T'amerò come allora
    qualche volta? Che colpa
    ha mai questo mio cuore?
    Se la nebbia svanisce,
    quale nuova passione mi attende?
    Sarà tranquilla e pura?
    Potessero le mie mani
    sfogliare la luna!
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      Scritta da: Andrew Ricooked
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Un albero, una strada, un rospo

      Un tavolo da 7, tutti
      che ridono forte, senza smetter,
      in modo quasi assordante,
      ma non c'è gioia nella loro
      risata, sembra
      meccanica.
      Finzione e falsità
      avvelenano l'aria.
      Sembra che gli altri avventori non lo
      notino.
      Sono asfissiato dalle risate,
      le viscere, il cervello, la mia coscienza,
      mi vanno di traverso.
      Sogno di prendere una postola, di
      avvicinarmi al tavolo
      e di far saltare le loro teste,
      una dopo l'altra.
      Naturalmente, questo mi renderebbe
      ancora più colpevole di
      loro.
      Eppure, continuo a fantasticare e
      poi capisco che pretendo
      troppo.
      Avrei già dovuto capire
      da un pezzo che è così
      e basta:
      che dappertutto ci sono tavoli da 2,
      3,7, 10 o anche più
      con gente
      che ride senza motivo e
      senza gioia,
      che ride per niente senza
      trasporto,
      e che questa è una parte inevitabile
      di tutto,
      come un albero, una strada, un rospo.

      Ordino ancora da bere e
      decido di non ucciderli, nemmeno
      nella mia immaginazione.

      Decido, invece, che sono un
      uomo davvero fortunato:
      il tavolo è a 7 metri di distanza.
      Potrei essere a quel tavolo, seduto
      con loro,
      vicino alle loro bocche,
      vicino ai loro occhi e alle loro orecchie
      e alle loro mani,
      e sentire realmente la conversazione
      che provoca le loro risate
      senza gioia.
      Mi sono già trovato in molte situazioni simili
      ed è stata una dura croce,
      davvero.

      Così, mi accontento della mia buona sorte
      ma non posso fare a meno di chiedermi
      se al mondo sia rimasto un angolo
      con un tavolo da 7 dove
      si provano sentimenti autentici,
      dove c'è
      una bella risata vera.
      Spero di si.
      Devo sperare di si.
      Composta domenica 3 gennaio 2010
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        Scritta da: goccia di miele
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Il sogno

        La notte impone a noi la sua fatica
        magica. Disfare l'universo,
        le ramificazioni senza fine
        di effetti e di cause che si perdono
        in quell'abisso senza fondo, il tempo.
        La notte vuole che stanotte oblii
        il tuo nome, i tuoi avi e il tuo sangue,
        ogni parola umana ed ogni lacrima,
        ciò che poté insegnarti la tua veglia,
        l'illusorio punto dei geometri,
        la linea, il piano, il cubo, la piramide,
        il cilindro, la sfera, il mare, le onde,
        la guancia sul cuscino, la freschezza
        del lenzuolo nuovo...
        Gli imperi, i Cesari e Shakespeare
        e, ancora più difficile, ciò che ami.
        Curiosamente, una pastiglia può
        svanire il cosmo e costruire il caos.
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          Scritta da: Pedra
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Liguria

          Scarsa lingua di terra che orla il mare,
          chiude la schiena arida dei monti;
          scavata da improvvisi fiumi; morsa
          dal sale come anello d'ancoraggio;
          percossa dalla farsa; combattuta
          dai venti che ti recano dal largo
          l'alghe e le procellarie
          - ara di pietra sei, tra cielo e mare
          levata, dove brucia la canicola
          aromi di selvagge erbe.
          Liguria,
          l'immagine di te sempre nel cuore,
          mia terra, porterò, come chi parte
          il rozzo scapolare che gli appese
          lagrimando la madre.
          Ovunque fui
          nelle contrade grasse dove l'erba
          simula il mare; nelle dolci terre
          dove si sfa di tenerezza il cielo
          su gli attoniti occhi dei canali
          e van femmine molli bilanciando
          secchi d'oro sull'omero - dovunque,
          mi trapassò di gioia il tuo pensato
          aspetto.

          Quanto ti camminai ragazzo! Ad ogni
          svolto che mi scopriva nuova terra,
          in me balzava il cuore di Caboto
          il dì che dal malcerto legno scorse
          sul mare pieno di meraviglioso
          nascere il Capo.

          Bocconi mi buttai sui tuoi fonti,
          con l'anima e i ginocchi proni, a bere.
          Comunicai di te con la farina
          della spiga che ti inazzurra i colli,
          dimenata e stampata sulla madia,
          condita dall'olivo lento, fatta
          sapida dal basilico che cresce
          nella tegghia e profuma le tue case.
          Nei porti delle tue città cercai,
          nei fungai delle tue case, l'amore,
          nelle fessure dei tuoi vichi.
          Bevvi
          alla frasca ove sosta il carrettiere,
          nella cantina mucida, dal gotto
          massiccio, nel cristallo
          tolto dalla credenza, il tuo vin aspro
          - per mangiare di te, bere di te,
          mescolare alla tua vita la mia
          caduca.
          Marchio d'amore nella carne, varia
          come il tuo cielo ebbi da te l'anima,
          Liguria, che hai d'inverno
          cieli teneri come a primavera.
          Brilla tra i fili della pioggia il sole,
          bella che ridi
          e d'improvviso in lagrime ti sciogli.
          Da pause di tepido ingannate,
          s'aprono violette frettolose
          sulle prode che non profumeranno.

          Le petraie ventose dei tuoi monti,
          l'ossame dei tuoi greti;
          il tuo mare se vi trascina il sole
          lo strascico che abbaglia o vi saltella
          una manciata fredda di zecchini
          le notti che si chiamano le barche;
          i tuoi docili clivi, tocchi d'ombra
          dall'oliveto pallido, canizie
          benedicente a questa atroce terra:
          - aspri o soavi, effimeri od eterni,
          sei tu, terra, e il tuo mare, i soli volti
          che s'affacciano al mio cuore deserto.

          Io pagano al tuo nume sacrerei,
          Liguria, se campassi della rete,
          rosse triglie nell'alga boccheggianti;
          o la spalliera di limoni al sole,
          avessi l'orto; il testo di garofani,
          non altro avessi:
          i beni che tu doni ti offrirei.
          L'ultimo remo, vecchio marinaio
          t'appenderei.

          Chè non giovano, a dir di te, parole:
          il grido del gabbiano nella schiuma
          la collera del mare sugli scogli
          è il solo canto che s'accorda a te.

          Fossi al tuo sole zolla che germoglia
          il filuzzo dell'erba. Fossi pino
          abbrancato al tuo tufo, cui nel crine
          passa la mano ruvida aquilone.
          Grappolo mi cocessi sui tuoi sassi.
          Composta mercoledì 30 novembre 1921
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