Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Una Valentina

È scritta questa rima per colei i cui occhi
lucenti ed espressivi come i gemelli di Leda,
troveranno il suo stesso dolce nome annidato
sulla pagina, celato ad ogni lettore.
Osservate i versi attentamente! Vi è in essi
un tesoro divino - un talismano - un amuleto -
che si deve portare sul cuore. Osservate poi
il metro - le parole - le sillabe!
Nulla si tralasci, o sarà vana la fatica!
E non v'è, nondimeno, nessun nodo gordiano
che senza una spada non potreste disciogliere,
se solo n'afferraste il soggetto.
Tracciate sul foglio, scrutate da occhi
in cui l'anima balena, s'ascondono, perdute,
tre parole eloquenti, spesso dette e spesso udite
da un poeta a un poeta - e d'un poeta è anche il nome.
Le sue lettere, benché ingannino, ovviamente,
come il Cavalier Pinto - Mendez Ferdinando -
sono, invece, sinonimo del Vero. - Ora basta!
Pur facendo del vostro meglio, non sciogliereste l'indovinello.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Il carnevale di Gerti

    Se la ruota si impiglia nel groviglio
    delle stesse filanti ed il cavallo
    s'impenna tra la calca, se ti nevica
    fra i capelli e le mani un lungo brivido
    d'iridi trascorrenti o alzano i bambini
    le flebili ocarine che salutano
    il tuo viaggio e i lievi echi si sfaldano
    giù dal ponte sul fiume
    se si sfolla la strada e ti conduce
    in un mondo soffiato entro una tremula
    bolla d'aria e di luce dove il sole
    saluta la tua grazia-hai ritrovato
    forse la strada che tentò un istante
    il piombo fuso a mezzanotte quando
    finì l'anno tranquillo senza spari.

    Ed ora vuoi sostare dove un filtro
    fa spogli i suoni
    e ne deriva i sorridenti ed acri
    fumi che ti compongono il domani;
    ora chiedi il paese dove gli onagri
    mordano quadri di zucchero dalle tue mani
    e i tozzi alberi spuntino germogli
    miracolosi al becco dei pavoni.

    (Oh, il tuo carnevale sarà più triste
    stanotte anche del mio, chiusa fra i doni
    tu per gli assenti: carri dalle tinte
    di rosolio, fantocci ed archibugi,
    palle di gomma, arnesi da cucina
    lillipuziani: l'urna li segnava
    a ognuno dei lontani amici l'ora
    che il gennaio si schiuse e nel silenzio
    si compì il sortilegio. È carnevale
    o il dicembre s'indugia ancora? Penso
    che se muovi la lancetta al piccolo
    orologio che rechi al polso, tutto
    arretrerà dentro un disfatto prisma
    babelico di forme e di colori... )

    E il natale verrà e il giorno dell'anno
    che sfolla le caserme e ti riporta
    gli amici spersi e questo carnevale
    pur esso tornerà che ora ci sfugge
    tra i muri che si fendono già. Chiedi
    tu di fermare il tempo sul paese
    che attorno si dilata? Le grandi ali
    screziate ti sfiorano, le logge
    sospingono all'aperto esili bambole
    bionde, vive, le pale dei mulini
    rotano fisse sulle pozze garrule.
    Chiedi di trattenere le campane
    d'argento sopra il borgo e il suono rauco
    delle colombe? Chiedi tu i mattini
    trepidi delle tue prode lontane?

    Come tutto si fa strano e difficile
    come tutto è impossibile, tu dici.
    La tua vita è quaggiù dove rimbombano
    le ruote dei carriaggi senza posa
    e nulla torna se non forse
    in questi disguidi del possibile.
    Ritorna là fra i morti balocchi
    ove è negato pur morire; e col tempo che ti batte
    al polso e all'esistenza ti ridona,
    tra le mura pesanti che non s'aprono
    al gorgo degli umani affaticato,
    torna alla via dove con te intristisco
    quella che mi additò un piombo raggelato
    alle mie, alle tue sere:
    torna alle primavere che non fioriscono.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      George Gray

      Molte volte ho studiato
      la lapide che mi hanno scolpito:
      una barca con vele ammainate, in un porto.
      In realtà non è questa la mia destinazione
      ma la mia vita.
      Perché l'amore mi si offrì e io mi ritrassi dal suo inganno;
      il dolore bussò alla mia porta, e io ebbi paura;
      l'ambizione mi chiamò, ma io temetti gli imprevisti.
      Malgrado tutto avevo fame di un significato nella vita.
      E adesso so che bisogna alzare le vele
      e prendere i venti del destino,
      dovunque spingano la barca.
      Dare un senso alla vita può condurre a follia
      ma una vita senza senso è la tortura
      dell'inquietudine e del vano desiderio —
      una barca che anela al mare eppure lo teme.
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        Scritta da: Erika Moon
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        L'incostante

        Gli occhi mi corsero
        dietro una bruna che passava.

        Era di madreperla nera,
        era d'uva scura,
        e mi sferzò il sangue
        con la sua coda di fuoco.

        Dietro tutte
        vado.

        Passò una chiara bionda
        come una pianta d'oro
        dondolando i suoi doni.
        E la mia bocca andò come in un'onda
        scaricando sul suo seno
        lampi di sangue.

        Dietro tutte vado.

        Ma a te, senza muovermi,
        senza vederti, te distante,
        vanno il mio sangue e i miei baci,
        bruna e bionda mia,
        alta e piccola mia,
        ampia e sottile mia,
        mia brutta, mia bellezza,
        fatta di tutto l'oro
        e di tutto l'argento,
        fatta di tutto il frumento
        e di tutta la terra,
        fatta di tutta l'acqua
        delle onde marine,
        fatta per le mie braccia,
        fatta per i miei baci,
        fatta per l'anima mia.
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          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Asfodeli

          Madonna, se il cuore v'offersi,
          il cuore giovine e scarlatto,
          e se voi, con un magnifico atto,
          lo accettaste insieme à miei versi
          di fanciullo poeta, e se voi
          con l'olio del vostro amore
          teneste vivo il suo splendore
          e lo appagaste dè suoi
          capricci assiduamente,
          perché ieri lo faceste
          sanguinare, lo faceste
          lagrimare dolorosamente?
          Tutte le sue gocce rosse
          caddero a terra, mute,
          e poi che furono cadute
          il cuore più non si mosse
          e come per incantamento
          in ognuna fiorì un asfodelo,
          il triste giglio del cielo
          da l'eterno ammonimento.
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            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Chiamatemi con i miei veri nomi

            Non dire che domani me ne andrò, perfino oggi sto arrivando di nuovo.
            Guarda profondamente: ad ogni secondo arrivo, per essere un getto primaverile;
            un uccellino, con piccole ali ancora fragili: sto imparando a cantare
            nel mio nido nuovo;
            per essere un bruco nel cuore del fiore; un gioiello che si nasconde
            nella pietra.

            Ancora arrivo, per ridere e per piangere, per avere paura e per sperare.
            Il ritmo del mio cuore è la nascita e la morte di tutto ciò che vive.

            Sono un insetto che si trasforma sulla superficie dell'acqua.
            E sono l'uccello che si lancia per inghiottire l'insetto.
            Sono una rana che nuota felice nella chiara acqua dello stagno.
            E sono il serpente che, silenzioso, si ciba di rane.

            Sono un bambino dell'Uganda, tutto pelle e ossa, le mie gambe esili come canne di bambù,
            e sono anche il mercante che vende armi mortali all'Uganda.
            Io sono la bimba dodicenne profuga su una piccola barca,
            che si getta nell'oceano dopo essere stata violentata da un pirata.
            E sono anche il pirata, il mio cuore ancora incapace di vedere e di amare.
            Sono un membro del Politburo, con un enorme potere tra le mani.
            E sono l'uomo che deve pagare il suo "debito di sangue" alla sua gente, morendo lentamente in un campo di lavori forzati.

            La mia gioia è come la primavera, così calda che fa sbocciare fiori su tutta la terra.
            Il mio dolore è come un fiume di lacrime, così vasto che riempie tutti i quattro oceani.
            Per favore, chiamatemi con i miei veri nomi, perché io possa udire tutti i miei pianti e tutte le mie risa insieme,
            perché possa vedere che la mia gioia e il mio dolore sono una cosa sola.
            Per favore, chiamatemi con i miei veri nomi, in modo che mi possa risvegliare
            e la porta del mio cuore sia lasciata aperta, la porta della compassione.
            Composta mercoledì 21 aprile 2010
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              Scritta da: Paolo P
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Contro l'usura

              Con usura nessuno ha una solida casa
              di pietra squadrata e liscia
              per istoriarne la facciata,
              con usura
              non v'è chiesa con affreschi di paradiso
              harpes et luz
              e l'Annunciazione dell'Angelo
              con le aureole sbalzate,
              con usura
              nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
              non si dipinge per tenersi arte
              in casa ma per vendere e vendere
              presto e con profitto, peccato contro natura,
              il tuo pane sarà staccio vieto
              arido come carta,
              senza segala né farina di grano duro,
              usura appesantisce il tratto,
              falsa i confini, con usura
              nessuno trova residenza amena.
              Si priva lo scalpellino della pietra,
              il tessitore del telaio
              CON USURA
              la lana non giunge al mercato
              e le pecore non rendono
              peggio della peste è l'usura, spunta
              l'ago in mano alle fanciulle
              e confonde chi fila. Pietro Lombardo
              non si fè con usura
              Duccio non si fè con usura
              né Piero della Francesca o Zuan Bellini
              né fu 'La Calunnià dipinta con usura.
              L'Angelico non si fè con usura, né Ambrogio de Praedis,
              nessuna chiesa di pietra viva firmata: 'Adamo me fecit'.
              Con usura non sorsero
              Saint Trophine e Saint Hilaire,
              usura arrugginisce il cesello
              arrugginisce arte ed artigiano
              tarla la tela nel telaio, nessuno
              apprende l 'arte d'intessere oro nell'ordito;
              l'azzurro s'incancrena con usura; non si ricama
              in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
              usura soffoca il figlio nel ventre
              arresta il giovane amante
              cede il letto a vecchi decrepiti,
              si frappone tra giovani sposi
              CONTRO NATURA
              Ad Eleusi han portato puttane
              carogne crapulano
              ospiti d'usura.
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                Scritta da: Rosita Matera
                in Poesie (Poesie d'Autore)
                Se la nota dicesse: Non è la nota che fa la musica
                Non ci sarebbero le sinfonie,
                Se la parola dicesse: Non è la parola che può fare la pagina
                Non ci sarebbero più libri.
                Se la pietra dicesse: Non è la pietra che può alzare un muro
                Non ci sarebbero più case.
                Se la goccia d'acqua dicesse: Non è una goccia d'acqua che può fare il fiume
                Non ci sarebbe l'oceano.
                Se il chicco di grano dicesse: Non è un chicco di grano che può seminare il campo
                Non ci sarebbero le messe.
                Se l'uomo dicesse: Non è un gesto d'Amore che può salvare l'umanità
                Non ci sarebbe mai ne Giustizia, ne Pace, ne Dignità, ne Felicità nella terra degli uomini.
                Come la sinfonia ha bisogno di una nota,
                come il libro ha bisogno di ogni parola,
                come le case hanno bisogno della pietra.
                Come l'oceano ha bisogno di ogni goccia d'acqua,
                come le messi hanno bisogno di ogni chicco di grano,
                l'umanità intera ha bisogno di te, qui ora, tu sei unico e perciò insostituibile.
                Composta martedì 2 ottobre 2012
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