Nel tuo sonno, al limite dei sogni, aspetto guardando in silenzio il tuo viso, come la stella del mattino che appare per prima alla tua finestra. Con i miei occhi berrò il primo sorriso che, come un germoglio, sboccerà sulle tue labbra semiaperte. Il mio desiderio è solo questo.
Come un pessimo attore in scena colto da paura dimentica il suo ruolo, oppur come una furia stracarica di rabbia strema il proprio cuore per impeto eccessivo, anch'io, sentendomi insicuro, non trovo le parole per la giusta apoteosi del ritual d'amore, e nel colmo del mio amor mi par mancare schiacciato sotto il peso della sua potenza. Sian dunque i versi miei, unica eloquenza e muti messaggeri della voce del mio cuore, a supplicare amore e attender ricompensa ben più di quella lingua che più e più parlò. Ti prego, impara a leggere il silenzio del mio cuore è intelletto sottil d'amore intendere con gli occhi.
Da una parte gli aguzzini ci separano come un muro. Dall'altra questo cuore sciagurato mi ha fatto un brutto scherzo, mio piccolo, mio Mehmet, forse il destino m'impedirà di rivederti. Sarai un ragazzo, lo so, simile alla spiga di grano: biondo, snello, alto di statura. Ero così quand'ero giovane. I tuoi occhi saranno vasti come quelli di tua madre, con dentro talvolta uno strascico amaro di tristezza. Avrai una bella voce, la mia era atroce. La tua fronte sarà chiara. Le canzoni che canterai spezzeranno i cuori. Sarai un conversatore brillante. In questo ero maestro anch'io, quando la gente non m'irritava i nervi. Dalle tue labbra colerà il miele. Ah Mehmet, quanti cuori spezzerai! Non dare pena a tua madre. Tua madre, forte e dolce come la seta, sarà bella anche all'età delle nonne, come il primo giorno che la vidi. Aveva 17 anni, sulle rive del Bosforo. Era il chiaro di luna, era il chiaro del giorno, era simile a una susina dorata. Tua madre un giorno, come al solito, ci siamo lasciati: a stasera! Era per non rivederci mai più. Tua madre nella sua bontà la più saggia delle madri. Non ho paura di morire, figlio mio. Eppure malgrado tutto a volte trasalisco di colpo. Contare i giorni difficile. Non ci si può saziare della vita, Mehmet, non ci si può saziare. Non vivere a questo mondo come un inquilino. Vivi su questa terra come se fosse la casa di tuo padre. La nostra terra, la Turchia, un bel paese tra gli altri paesi, e i suoi uomini, quelli di buona lega, sono lavoratori pensosi e coraggiosi e atrocemente miserabili. Tu, il futuro, lo vedrai coi tuoi occhi, lo toccherai con le tue mani. Io forse morirò lontano dalla mia lingua, dalle mie canzoni, dal mio sale, dal mio pane, sentendo la nostalgia di tua madre e di te. Mehmet, piccolo mio, me ne vado. Sono calmo. La vita che si disperde in me si ritroverà in te, per lungo tempo.
Mio - per diritto della bianca elezione! Mio - per sigillo regale! Mio - per segno della bianca prigione che sbarre non possono celare! Mio - qui - nella visione e nel divieto! Mio - per l'abrograzione della tomba Sottoscritta-confermata - delirante contratto! Mio - mantre gli anni fuggono!
Credevo che il mio viaggio fosse giunto alla fine mancandomi oramai le forze. Credevo che la strada davanti a me fosse chiusa e le provviste esaurite. Credevo che fosse giunto il tempo di trovare riposo in una oscurità pregna di silenzio. Scopro invece che i tuoi progetti per me non sono finiti e quando le parole ormai vecchie muoiono sulle mie labbra nuove melodie nascono dal cuore; e dove ho perduto le tracce dei vecchi sentieri un nuovo paese mi si apre con tutte le sue meraviglie.
Donna, non sei soltanto l'opera di Dio, ma anche degli uomini, che sempre ti fanno bella con i loro cuori. I poeti ti tessono una rete con fili di dorate fantasie; i pittori danno alla tua forma sempre nuova immortatlità. Il mare dona le sue perle; le miniere il loro oro, i giardini d'estate i loro fiori per adornarti, per coprirti, per renderti sempre più preziosa. Il desiderio del cuore degli uomini ha steso la sua gloria sulla tua giovinezza. Per metà sei donna, e per metà sei sogno.
Il nostro amore non si muove Testardo come un mulo Vivo come il desiderio Crudele come la memoria Stupido come i rimpianti Tenero come il ricordo Freddo come il marmo Bello come il giorno Fragile come un bambino.
Quando per un mortale il fragore del giorno cessa e sulla muta città l'ombra traslucida della notte e il sonno che ristora scende già, allora per me s'insinua nel silenzio il tempo del penoso vegliare: e nell'inerzia notturna, della serpe del cuore sento i morsi bruciare. I sogni fervono e da gravi pensieri è oppressa allora la mia mente. Il tacito ricordo davanti a me il suo lungo rotolo distende, e con disgusto leggendo la mia vita, amaramente piango e mi deprimo, amaramente tremo e maledico, ma i tristi versi non sopprimo.