Spesso mi viene in sogno bizzarra e penetrante Una donna mai vista, che amo e che mi ama, Che con lo stesso nome si chiama e non si chiama Diversa e uguale m'ama e sempre è confortante
È per me confortante, e il mio cuore parlante Per lei soltanto, ahimé! Non è più cosa grama Per lei soltanto, in fronte del sudore la trama Lei soltanto rinfresca, con le lacrime piante. È' bruna, bionda o rossa? Non mi è dato sapere. Il suo nome? Ricordo che è dolce e dà piacere. Come nomi diletti che la vita ha esiliato.
All'occhio delle statue è simile il suo sguardo, Ed ha la voce calma, lontana, grave, il fiato Delle voci più care spente senza riguardo.
Sono come uno spirito che nell'intimo del suo cuore ha dimorato, e le sue sensazioni ha percepito, e i suoi pensieri ha avuto, e conosciuto il più profondo impulso del suo animo: quel flusso silenzioso che al sangue solo è noto, quando tutte le emozioni in moltitudine descrivono la quiete di mari estivi. Io ho liberato le melodie preziose del suo profondo cuore: i battenti ho spalancato, e in esse mi sono rimescolato. Proprio come un'aquila nella pioggia del tuono, quando veste di lampi le ali.
Urlava attorno a me la via assordante. Lunga, sottile, in lutto, maestoso dolore, alto agitando della gonna il pizzo e l'orlo con fastosa mano, una donna passò agilmente, nobile, con la sua gamba statuaria. Ed io, come un folle, bevevo nel suo occhio - livido cielo nel cui fondo romba l'imminente uragano - la dolcezza affascinante e il piacere che uccide. Un lampo... poi la notte! - O fuggitiva beltà, per il cui sguardo all'improvviso sono rinato, non potrò vederti che nell'eternità? In un altro luogo, ben lontano di qui, e troppo tardi, mai, forse! Perché ignoro dove fuggi, e tu non sai dove io vado, o te che avrei amata, o te che lo sapevi!
Molte persone, vedono l'impresa privata, come una tigre feroce, da uccidere subito. Altre invece, come una mucca da mungere. Pochissime la vedono com'è in realtà; un robusto cavallo che, in silenzio, traina un pesante carro.
Che mi ami tu lo dici, ma con una voce più casta di quella d'una suora che per sé sola i dolci vespri canta, quando la campana risuona - Su, amami davvero!
Che mi ami tu lo dici, ma con un sorriso freddo come un'alba di penitenza, Suora crudele di San Cupido Devota ai giorni d'astinenza - Su, amami davvero!
Che mi ami tu lo dici, ma le tue labbra tinte di corallo insegnano meno gioia dei coralli del mare - Mai che s'imbroncino di baci - Su, amami davvero!
Che mi ami tu lo dici, ma la tua mano non stringe chi teneramente la stringe. È morta come quella d'una statua. Mentre la mia brucia di passione - Su, amami davvero!
Su, incendiamoci di parole e bruciandomi sorridimi - stringimi come devono gli amanti - su, baciami. E l'urna, poi, delle mie ceneri seppelliscila nel tuo cuore - Su, amami davvero!
Rimuovo le antiche muraglie per trovare le praterie del sogno e incontrare te, pane incontaminato che prendo con le labbra. Sentire la tua lingua di bosco e l'ansia salina del tuo respiro, il cuore che si ferma è il battito di ali di un'anima che forse se ne va per morire d'amore.
Il sollievo con cui accetto che siano più vicini a un altro.
La gioia di non essere io il lupo dei loro agnelli.
Mi sento in pace con loro e in libertà con loro, e questo l'amore non può darlo, né riesce a toglierlo.
Non li aspetto dalla porta alla finestra. Paziente quasi come una meridiana, capisco ciò che l'amore non capisce, perdono ciò che l'amore mai perdonerebbe.
Da un incontro a una lettera passa non un'eternità, ma solo qualche giorno o settimana.
I viaggi con loro vanno sempre bene, i concerti sono ascoltati fino in fondo, le cattedrali visitate, i paesaggi nitidi.
E quando ci separano sette monti e fiumi, sono monti e fiumi che trovi sui ogni atlante.
È merito loro se vivo in tre dimensioni, in uno spazio non lirico e non retorico, con un orizzonte vero, perché mobile.
Loro stessi non sanno quanto portano nelle mani vuote.
"Non devo loro nulla" – direbbe l'amore sulla questione aperta.
Siamo molto cortesi l'uno con l'altro, diciamo che è bello incontrarsi dopo anni.
Le nostre tigri bevono latte. I nostri sparvieri vanno a piedi. I nostri squali affogano nell'acqua. I nostri lupi sbadigliano a gabbia aperta.
Le nostre vipere si sono scrollate di dosso i lampi, le scimmie gli slanci, i pavoni le penne. I pipistrelli già da tanto sono volati via dai nostri capelli.
Ci fermiamo a metà frase, senza scampo sorridenti. La nostra gente non sa parlarsi.
Ho preso questo cuore triste e solitario e mestamente l'ho gettato in mezzo al mare; ma prima sopra, col mio inchiostro ho scritto: per non amare più! Per non amare.