Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

In un momento

In un momento
Sono sfiorite le rose
I petali caduti
Perché io non potevo dimenticare le rose
Le cercavamo insieme
Abbiamo trovato delle rose
Erano le sue rose erano le mie rose
Questo viaggio chiamavamo amore
Col nostro sangue e colle nostre lagrime facevamo le rose
Che brillavano un momento al sole del mattino
Le abbiamo sfiorite sotto il sole tra i rovi
Le rose che non erano le nostre rose
Le mie rose le sue rose
P. S. E così dimenticammo le rose.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Soffitta

    Vieni, compiangiamoli quelli che stanno meglio di noi.
    Vieni, amica, e ricorda
    che i ricchi han maggiordomi e non amici,
    E noi abbiamo amici e non maggiordomi.
    Vieni, compiangiamo gli sposati e i non sposati.
    L'aurora entra a passettini
    come una dorata Pavlova,
    E io son presso al mio desiderio.
    Ne ha la vita in sé qualcosa di migliore
    Che quest'ora di chiara freschezza,
    l'ora di svegliarsi in amore.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      A Silvia

      Silvia, rimembri ancora
      quel tempo della tua vita mortale,
      quando beltà splendea
      negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi,
      e tu, lieta e pensosa, il limitare
      di gioventù salivi?

      Sonavan le quiete
      stanze, e le vie dintorno,
      al tuo perpetuo canto,
      allor che all'opre femminili intenta
      sedevi, assai contenta
      di quel vago avvenir che in mente avevi.
      Era il maggio odoroso: e tu solevi
      così menare il giorno.

      Io gli studi leggiadri
      talor lasciando e le sudate carte,
      ove il tempo mio primo
      e di me si spendea la miglior parte,
      d'in su i veroni del paterno ostello
      porgea gli orecchi al suon della tua voce,
      ed alla man veloce
      che percorrea la faticosa tela.
      Mirava il ciel sereno,
      le vie dorate e gli orti,
      e quinci il mar da lungi, e quindi il monte.
      Lingua mortal non dice
      quel ch'io sentiva in seno.

      Che pensieri soavi,
      che speranze, che cori, o Silvia mia!
      Quale allor ci apparia
      la vita umana e il fato!
      Quando sovviemmi di cotanta speme,
      un affetto mi preme
      acerbo e sconsolato,
      e tornami a doler di mia sventura.
      O natura, o natura,
      perché non rendi poi
      quel che prometti allor? Perché di tanto
      inganni i figli tuoi?

      Tu pria che l'erbe inaridisse il verno,
      da chiuso morbo combattuta e vinta,
      perivi, o tenerella. E non vedevi
      il fior degli anni tuoi;
      non ti molceva il core
      la dolce lode or delle negre chiome,
      or degli sguardi innamorati e schivi;
      né teco le compagne ai dì festivi
      ragionavan d'amore.

      Anche peria tra poco
      la speranza mia dolce: agli anni miei
      anche negaro i fati
      la giovanezza. Ahi come,
      come passata sei,
      cara compagna dell'età mia nova,
      mia lacrimata speme!
      Questo è quel mondo? Questi
      i diletti, l'amor, l'opre, gli eventi
      onde cotanto ragionammo insieme?
      Questa la sorte dell'umane genti?
      All'apparir del vero
      tu, misera, cadesti: e con la mano
      la fredda morte ed una tomba ignuda
      mostravi di lontano.
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        in Poesie (Poesie d'Autore)
        Credevo che il mio viaggio
        fosse giunto alla fine
        mancandomi oramai le forze.
        Credevo che la strada
        davanti a me
        fosse chiusa
        e le provviste esaurite.
        Credevo che fosse giunto
        il tempo
        di trovare riposo
        in una oscurità pregna
        di silenzio.
        Scopro invece che i tuoi
        progetti
        per me non sono finiti
        e quando le parole ormai
        vecchie
        muoiono sulle mie labbra
        nuove melodie nascono dal
        cuore;
        e dove ho perduto le tracce
        dei vecchi sentieri
        un nuovo paese mi si apre
        con tutte le sue meraviglie.
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          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Quando saprai che sono morto

          Quando saprai che sono morto
          non pronunciare il mio nome
          perché si fermerebbe
          la morte e il riposo.
          Quando saprai che sono morto di
          sillabe strane.
          Pronuncia fiore, ape,
          lagrima, pane, tempesta.
          Non lasciare che le tue labbra trovino le mie dieci lettere.
          Ho sonno, ho amato, ho
          raggiunto il silenzio.
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            Scritta da: Marianna Mansueto
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Donna

            Donna, non sei soltanto l'opera di Dio,
            ma anche degli uomini, che sempre
            ti fanno bella con i loro cuori.
            I poeti ti tessono una rete
            con fili di dorate fantasie;
            i pittori danno alla tua forma
            sempre nuova immortatlità.
            Il mare dona le sue perle;
            le miniere il loro oro,
            i giardini d'estate i loro fiori
            per adornarti, per coprirti,
            per renderti sempre più preziosa.
            Il desiderio del cuore degli uomini
            ha steso la sua gloria
            sulla tua giovinezza.
            Per metà sei donna,
            e per metà sei sogno.
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              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Non voglio dimenticarti, amore

              Non voglio dimenticarti, amore,
              né accendere altre poesie:
              ecco, lucciola arguta, dal risguardo dolce,
              la poesia ti domanda
              e bastava una inutile carezza
              a capovolgere il mondo.
              La strega segreta che ci ha guardato
              ha carpito la nudità del terrore,
              quella che prende tutti gli amanti
              raccolti dentro un'ascia di ricordi.
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                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Genesi

                Vorrei un figlio da te che sia una spada
                lucente, come un grido di alta grazia,
                che sia pietra, che sia novello Adamo,
                lievito del mio sangue e che risolva
                più quietamente questa nostra sete.
                Ah, se t'amo, lo grido ad ogni vento
                gemmando fiori da ogni stanco ramo
                e fiorita son tutta e d'ogni velo
                vo scerpando il mio lutto
                perché genesi sei della mia carne.
                Ma il mio cuore, trafitto dall'amore
                ha desiderio di mondarsi vivo.
                E perciò dammi un figlio delicato,
                un bellissimo, vergine viticcio
                da allacciare al mio tronco, e tu, possente
                olmo, tu padre ricco d'ogni forza pura
                mieterai liete ombre alle mie luci.
                Composta mercoledì 26 maggio 2010
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