Poesie d'Autore migliori


Scritta da: asterisco
in Poesie (Poesie d'Autore)

Ho fame della tua bocca

Ho fame della tua bocca, della tua voce, del tuoi capelli
e vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,
non mi sostiene il pane, l'alba mi sconvolge,
cerco il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.

Sono affamato del tuo riso che scorre,
delle tue mani color di furioso granaio,
ho fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio mangiare la tua pelle come mandorla intatta.

Voglio mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,
il naso sovrano dell'aitante volto,
voglio mangiare l'ombra fugace delle tue ciglia

e affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,
cercandoti, cercando il tuo cuore caldo
come un puma nella solitudine di Quitratúe.
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    Scritta da: Elisa Iacobellis
    in Poesie (Poesie d'Autore)
    Camminavo sulla sabbia. Bassa marea.
    E giù, oltre, la curva, scrissi un verso sulla sabbia.
    E in quel verso scrissi quel che la mia mente pensava
    e ciò che la mia anima desiderava.
    E quando la marea fu alta,
    ritornai, ancora, su quel lido,
    e di ciò che avevo scritto nulla trovai.
    trovai solo i segni del bastone di uno che aveva lì camminato da cieco
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      Scritta da: Elisa Iacobellis
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      La canzone disperata

      Il tuo ricordo emerge dalla notte in cui sono.
      Il fiume riannoda al mare il suo lamento ostinato.

      Abbandonato come i moli all'alba.
      È l'ora di partire, oh abbandonato!

      Sul mio cuore piovono fredde corolle.
      Oh sentina di rifiuti, feroce tana di naufraghi!

      In te si accumularono le guerre e i voli.
      Da te innalzarono le ali gli uccelli del canto.

      Tutto hai inghiottito, come la lontananza.
      Come il mare, come il tempo. Tutto in te fu naufragio!

      Era l'ora felice dell'assalto e del bacio.
      L'ora dello stupore che ardeva come un faro.

      Ansietà di nocchiero, furia di palombaro cieco,
      torbida ebbrezza d'amore, tutto in te fu naufragio!

      Nell'infanzia di nebbia la mia anima alata e ferita.
      Scopritore perduto, tutto in te fu naufragio!

      Ti attaccasti al dolore, ti aggrappasti al desiderio.
      Ti abbatté la tristezza, tutto in te fu naufragio!

      Feci retrocedere la muraglia d'ombra,
      andai oltre il desiderio e l'atto.

      Oh carne, carne mia, donna che amai e persi,
      te, in quest'ora umida, evoco e canto.

      Come una coppa albergasti l'infinita tenerezza,
      e l'infinito oblio t'infranse come una coppa.

      Era la nera, nera solitudine delle isole,
      e lì, donna d'amore, mi accolsero le tue braccia.

      Era la sete e la fame, e tu fosti la frutta.
      Erano il dolore e le rovine, e tu f osti il miracolo.

      Ah donna, non so come hai potuto contenermi
      nella terra della tua anima, nella croce delle tue braccia!

      Il mio desiderio di te fu il più terribile e corto,
      il più sconvolto ed ebbro, il più teso e avido.

      Cimitero di baci, c'è ancora fuoco nelle tue tombe,
      ancora ardono i grappoli sbeccuzzati d'uccelli.

      Oh la bocca morsa, oh le baciate membra,
      oh gli affamati denti, oh i corpi intrecciati.

      Oh la copula pazza di speranza e di vigore
      in cui ci annodammo e ci disperammo.

      E, la tenerezza, lieve come l'acqua e la farina.
      E la parola appena incominciata sulle labbra.

      Questo fu il mio destino e in esso viaggiò il mio anelito,
      e i n esso cadde il mio anelito, tutto in te fu naufragio!

      Oh sentina di rifiuti, in te tutto cadeva,
      che dolore non spremesti, che dolore non ti soffoca.

      Di caduta in caduta ancora fiammeggiasti e cantasti.
      In piedi come un marinaio sulla prua di una nave.

      Ancora fioristi in canti, ancora prorompesti in correnti.
      Oh sentina di rifiuti, pozzo aperto e amaro.

      Pallido palombaro cieco, sventurato fromboliere,
      scopritore perduto, tutto in te fu naufragio!

      È l'ora di partire, la dura e fredda ora
      che la notte lega ad ogni orario.

      Il cinturone rumoroso dei mare cinge la costa.
      Sorgono stelle fredde, emigrano neri uccelli.

      Abbandonato come i moli nell'alba.
      Solo l'ombra tremula si contorce nelle mie mani.

      Ah più in là di ogni cosa. Ah più in là di ogni cosa.

      È l'ora di partire. Oh abbandonato!
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        Scritta da: Elisa Iacobellis
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Posso scrivere i versi...

        Posso scrivere i versi più tristi questa notte.

        Scrivere, ad esempio: La notte è stellata,
        e tremolano, azzurri, gli astri in lontananza.

        Il vento della notte gira nel cielo e canta.

        Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
        Io l'amai, e a volte anche lei mi amò.

        Nelle notti come questa la tenni tra le mie braccia.
        La baciai tante volte sotto il cielo infinito.

        Lei mi amò, a volte anch'io l'amavo.
        Come non amare i suoi grandi occhi fissi.

        Posso scrivere i versi più tristi questa notte.
        Pensare che non l'ho. Sentire che l'ho perduta.

        Udire la notte immensa, più immensa senza lei.
        E il verso cade sull'anima come sull'erba in rugiada.

        Che importa che il mio amore non potesse conservarla.
        La notte è stellata e lei non è con me.

        È tutto. In lontananza qualcuno canta. In lontananza.
        La mia anima non si rassegna ad averla perduta.

        Come per avvicinarla il mio sguardo la cerca. Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.

        La stessa notte che fa biancheggiare gli stessi alberi.
        Noi quelli di allora, più non siamo gli stessi.

        Più non l'amo, è certo, ma quanto l'amai.
        La mia voce cercava il vento per toccare il suo udito.

        D'altro. Sarà d'altro. Come prima dei suoi baci.
        La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.

        Più non l'amo, è certo, ma forse l'amo.
        È così breve l'amore, ed è sì lungo l'oblio.

        Perché in notti come questa la tenni tra le mie braccia,
        la mia anima non si rassegna ad averla perduta.

        Benché questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa
        e questi siano gli ultimi versi che io le scrivo.
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          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Quando saprai che sono morto

          Quando saprai che sono morto
          non pronunciare il mio nome
          perché si fermerebbe
          la morte e il riposo.
          Quando saprai che sono morto di
          sillabe strane.
          Pronuncia fiore, ape,
          lagrima, pane, tempesta.
          Non lasciare che le tue labbra trovino le mie dieci lettere.
          Ho sonno, ho amato, ho
          raggiunto il silenzio.
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            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Non voglio dimenticarti, amore

            Non voglio dimenticarti, amore,
            né accendere altre poesie:
            ecco, lucciola arguta, dal risguardo dolce,
            la poesia ti domanda
            e bastava una inutile carezza
            a capovolgere il mondo.
            La strega segreta che ci ha guardato
            ha carpito la nudità del terrore,
            quella che prende tutti gli amanti
            raccolti dentro un'ascia di ricordi.
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              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Genesi

              Vorrei un figlio da te che sia una spada
              lucente, come un grido di alta grazia,
              che sia pietra, che sia novello Adamo,
              lievito del mio sangue e che risolva
              più quietamente questa nostra sete.
              Ah, se t'amo, lo grido ad ogni vento
              gemmando fiori da ogni stanco ramo
              e fiorita son tutta e d'ogni velo
              vo scerpando il mio lutto
              perché genesi sei della mia carne.
              Ma il mio cuore, trafitto dall'amore
              ha desiderio di mondarsi vivo.
              E perciò dammi un figlio delicato,
              un bellissimo, vergine viticcio
              da allacciare al mio tronco, e tu, possente
              olmo, tu padre ricco d'ogni forza pura
              mieterai liete ombre alle mie luci.
              Composta mercoledì 26 maggio 2010
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                Scritta da: Silvana Stremiz
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Miei occhi e il cuore son venuti a patti (Sonetto 47)

                I miei occhi e il cuore son venuti a patti
                ed or ciascuno all'altro il suo ben riversa:
                se i miei occhi son desiosi di uno sguardo,
                o il cuore innamorato si distrugge di sospiri,
                gli occhi allor festeggian l'effigie del mio amore
                e al fantastico banchetto invitano il mio cuore;
                un'altra volta gli occhi son ospiti del cuore
                che a lor partecipa il suo pensier d'amore.
                Così, per la tua immagine o per il mio amore,
                anche se lontano sei sempre in me presente;
                perché non puoi andare oltre i miei pensieri
                e sempre io son con loro ed essi son con te;
                o se essi dormono, in me la tua visione
                desta il cuore mio a delizia sua e degli occhi.
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                  in Poesie (Poesie d'Autore)

                  Sulla riva dei nostri pensieri

                  Ho sempre passeggiato sulla riva del mare raccogliendo conchiglie, stecchi, oggetti abbandonati.

                  Mi è sembrato di vedere in quelle cose, depositate dalle onde, l'intera umanità con i suoi dolori e le sue gioie.

                  Il segreto che permette all'uomo di non invecchiare è quello di rimanere semplice e avere la capacità

                  di scoprire un mondo anche in un granello di sabbia.

                  Non c'è niente di troppo piccolo per un essere piccolissimo qual è l'uomo.

                  Camminando lentamente dove le onde lambiscono la rena,

                  ci addentriamo in riflessioni,
                  pensieri e passo dopo passo,
                  possiamo ritrovare la calma perduta,
                  la serenità e

                  soprattutto noi stessi.
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