Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)
Il fumo
La piccola casa sotto gli alberi sul lago.
Dal tetto sale il fumo.
Se mancasse
Quanto sarebbero desolati
La casa, gli alberi, il lago!
Commenta
La piccola casa sotto gli alberi sul lago.
Dal tetto sale il fumo.
Se mancasse
Quanto sarebbero desolati
La casa, gli alberi, il lago!
Taci, anima stanca di godere
e di soffrire(all'uno e all'altro vai
rassegnata)
Nessuna voce tua odo se ascolto:
non di rimpianto per la miserabile
giovinezza, non d'ira o di speranza,
e neppure di tedio.
Giaci come
il corpo, ammutolita, tutta piena
d'una rassegnazione disperata.
Non ci stupiremmo,
non è vero, mia anima, se il cuore
si fermasse, sospeso se ci fosse
il fiato...
Invece camminiamo,
camminiamo io e te come sonnambuli.
E gli alberi son alberi, le case
sono case, le donne
che passano son donne, e tutto è quello
che è, soltanto quel che è.
La vicenda di gioia e di dolore
non ci tocca. Perduto ha la voce
la sirena del mondo, e il mondo è un grande
deserto.
Nel deserto
io guardo con asciutti occhi me stesso.
Passa la nave mia colma d'oblio
per aspro mare, a mezza notte, il verno,
enfra Scilla e Cariddi; ed al governo
siede'l signore, anzi'l nimico mio;
a ciascun remo un penser pronto e rio
che la tempesta e'l fin par ch'abbi a scherno;
la vela rompe un vento umido, eterno
di sospir', di speranze e di desio;
pioggia di lagrimar, nebbia di sdegni
bagna e rallenta le già stanche sarte,
che son d'error con ignoranza attorto.
Celansi i duo mei dolci usati segni;
morta fra l'onde è la ragion e l'arte:
tal ch'incomincio a desperar del porto.
Molta follia è divino buon senso
per chi sa vedere.
Molto buon senso, completa la follia.
Ma è la maggioranza che prevale,
in questo come in tutto il resto.
Acconsenti? Sei sano di mente.
Obietti? Se pericoloso, e certo
si farà bene a incatenarti subito.
O poesia poesia poesia
Sorgi, sorgi, sorgi
Su dalla febbre elettrica del selciato notturno.
Sfrenati dalle elastiche silhouttes equivoche
Guizza nello scatto e nell'urlo improvviso
Sopra l'anonima fucileria monotona
Delle voci instancabili come i flutti
Stride la troia perversa al quadrivio
Poiché l'elegantone le rubò il cagnolino
Saltella una cocotte cavalletta
Da un marciapiede a un altro tutta verde
E scortica le mie midolla il raschio ferrigno del tram
Silenzio - un gesto fulmineo
Ha generato una pioggia di stelle
Da un fianco che piega e rovina sotto il colpo prestigioso
In un mantello di sangue vellutato occhieggiante
Silenzio ancora. Commenta secco
E sordo un revolver che annuncia
E chiude un altro destino.
Talor, mentre cammino per le strade
della città tumultuosa solo,
mi dimentico il mio destino d'essere
uomo tra gli altri, e, come smemorato,
anzi tratto fuor di me stesso, guardo
la gente con aperti estranei occhi.
M'occupa allora un puerile, un vago
senso di sofferenza ed ansietà
come per mano che mi opprima il cuore.
Fronti calve di vecchi, inconsapevoli
occhi di bimbi, facce consuete
di nati a faticare e a riprodursi,
facce volpine stupide beate,
facce ambigue di preti, pitturate
facce di meretrici, entro il cervello
mi s'imprimono dolorosamente.
E conosco l'inganno pel qual vivono,
il dolore che mise quella piega
sul loro labbro, le speranze sempre
deluse,
e l'inutilità della loro vita
amara e il lor destino ultimo, il buio.
Ché ciascuno di loro porta seco
la condanna d'esistere: ma vanno
dimentichi di ciò e di tutto, ognuno
occupato dall'attimo che passa,
distratto dal suo vizio prediletto.
Provo un disagio simile a chi veda
inseguire farfalle lungo l'orlo
d'un precipizio, od una compagnia
di strani condannati sorridenti.
E se poco ciò dura, io veramente
in quell'attimo dentro m'impauro
a vedere che gli uomini son tanti.
Da questa artificiosa terra-carne
esili acuminati sensi
e sussulti e silenzi,
da questa bava di vicende
- soli che urtarono fili di ciglia
ariste appena sfrangiate pei colli -
da questo lungo attimo
inghiottito da nevi, inghiottito dal vento,
da tutto questo che non fu
primavera non luglio non autunno
ma solo egro spiraglio
ma solo psiche,
da tutto questo che non è nulla
ed è tutto ciò ch'io sono:
tale la verità geme a se stessa,
si vuole pomo che gonfia ed infradicia.
Chiarore acido che tessi
i bruciori d'inferno
degli atomi e il conato
torbido d'alghe e vermi,
chiarore-uovo
che nel morente muco fai parole
e amori.
Forse c'è una casa in questa città
dove la porta s'apra per sempre
questa mattina al tocco dell'aurora,
dove lo scopo della luce è raggiunto.
I fiori sono sbocciati
nelle siepi e nei giardini,
e forse c'è un cuore che in essi ha trovato
questa mattina il dono che era in viaggio
da un tempo infinito.
Non che io ami i tuoi figli, i cui occhi vuoti
Vedono solo l'ansia che li opprime
e le cui menti nulla sanno, e nulla vogliono sapere...
Ma il ruggito delle tue democrazie,
i tuoi regni di terrore, le tue grandi anarchie
Come il mare rispecchiano le mie passioni più selvagge
Dando un fratello alla mia rabbia: libertà
Soloper questo le tue urla sgraziate
Mi sono gradite; altrimenti tutti i re potrebbero
Togliere ogni diritto alle nazioni con le fruste
Insanguinate o cannoni traditori, e io
Resterei indifferente... Invece,
Invece questi cristi ce muoiono sulle barricate,
Dio sa che sono con loro in qualche cosa.
Se la foglia piange e trema
di fronte alla volontà di Dio
e Dio è combusto nell'universo,
se l'universo non è che una pallida idea
di ciò che ci darà la vita nuova
e la beatitudine,
che dire degli angeli
che si oppongono alla foschia delle genti,
al loro turbinio,
al fumo della guerra
e che dissipano con un'arma celere
i falsi splendori di Satana?
Angeli battaglieri
che entrano nelle foreste delle passioni,
che tolgono le piante impure
e sradicano il male.
Angeli che piangono
quando si rovesciano i troni di Dio,
angeli che divorano le donne
con le loro carezze.
Angeli che portano i loro seni lontano
affinché Dio li rivesta di gramaglie
per tutti i mancati splendori.
Angeli che tremano
davanti alla collera divina
e sono così palpitanti d'amore
che ogni donna vorrebbe somigliare a loro.
Angeli in fuga verso la beatitudine,
angeli che scorrono
come l'acqua al di là dell'universo,
angeli che tornano a baciare
le labbra dimenticate.