Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Temporale

È mezzodì. Rintomba.
Tacciono le cicale
nelle stridule seccie.
E chiaro un tuon rimbomba
dopo uno stanco, uguale,
rotolare di breccie.
Rondini ad ali aperte
fanno echeggiar la loggia
dè lor piccoli scoppi.
Già, dopo l'afa inerte,
fanno rumor di pioggia
le fogline dei pioppi.
Un tuon sgretola l'aria.
Sembra venuto sera.
Picchia ogni anta su l'anta.
Serrano. Solitaria
s'ode una capinera,
là, che canta... che canta...
E l'acqua cade, a grosse
goccie, poi giù a torrenti,
sopra i fumidi campi.
S'è sfatto il cielo: a scosse
v'entrano urlando i venti
e vi sbisciano i lampi.
Cresce in un gran sussulto
l'acqua, dopo ogni rotto
schianto ch'aspro diroccia;
mentre, col suo singulto
trepido, passa sotto
l'acquazzone una chioccia.
Appena tace il tuono,
che quando al fin già pare,
fa tremare ogni vetro,
tra il vento e l'acqua, buono,
s'ode quel croccolare
cò suoi pigolìi dietro.
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    Scritta da: Pierluigi Camilli
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    La mamma educatrice

    Viva Adelaide
    che il cuor m'infiamma,
    e in omnia secula,
    viva la mamma!
    Donna mirabile,
    donna famosa!
    È un capo d'opera
    è una gran cosa.
    Una domenica
    L'incontro in piazza,
    che aveva a latere
    la sua ragazza;
    mi ferma e, affabile
    come conviene,
    comincia al solito:
    - Che fa? Sta bene? -
    Ed alla figlia
    che stava zitta,
    gridò: - Su, animo!
    Che fai lì ritta?
    Su grulla, avvezzati,
    fa il tuo dovere... -
    Che mamma amabile!
    Non è un piacere?
    E poi, tenendomi
    le mani ai panni,
    soggiunse: - Oh, passano
    pur presto gli anni!
    L'ho vista nascere:
    eh, malannaggio!
    S'invecchia e termina
    l'erba di maggio!
    Eh, bimba andiamocene,
    stamane ho fretta:
    venga un po' a veglia,
    venga, s'aspetta!
    Siam gente povera,
    ma di buon cuore:
    ci fa una grazia,
    anzi un onore.
    Via bimba, pregalo!
    Stai lì impalata!
    Ma, santa Vergine!
    Sei pur sgarbata! -
    «È sempre giovane»
    dissi « aspettate,
    lasciate correre,
    non la sgridate:
    l'età, la pratica
    è molto: e poi,
    farà miracoli
    sotto di voi! »
    Ai panegirici
    non sempre avvezza,
    fece una smorfia
    di tenerezza
    la vecchia, e a battere
    sul primo invito
    tornò, dicendomi:
    - Dunque, ha capito;
    sa dove s'abita:
    verrà? - «Verrò. »
    E chi rispondere
    Potea di no?
    V'andai. Col giubilo,
    con quel sembiante
    che per le visite
    d'un zoccolante
    ho visto prendere
    dalle massaie,
    quando alla questua
    gira per l'aie,
    quelle, vedendomi,
    in un baleno
    precipitarono
    a pian terreno;
    poi risalirono
    con meco; ed ambe
    -Badi- gridavano
    -badi alle gambe.
    È poco pratico
    la scala è scura... -
    «Ma quanti incomodi!
    Quanta premura! »
    Salgo, si chiacchiera
    sul più, sul meno;
    mi dàn del discolo
    dal capo ameno.
    Tutta sollecita
    la mamma intanto
    scotea la seggiola,
    puliva un santo;
    da un certo armadio
    fra pochi stracci
    scioglieva in furia
    due canovacci;
    d'acqua in un angolo
    la brocca empiva:
    che mamma provvida!
    Che pulizia!
    Finite all'ultimo
    tante faccende,
    disse: - E per tavola
    cosa si prende?
    Credi Delaide,
    sono sgomenta! -
    e a me voltandosi
    diceva: - Senta,
    con tanti ninnoli
    ci va un tesoro:
    le voglie crescono,
    manca il lavoro.
    Oh, ripensandoci
    m'affogherei;
    almeno, càttera,
    felice lei... -
    Capii l'antifona,
    ed un testone
    le offersi a titolo
    di compassione.
    La vecchia ingenua
    per la sorpresa
    m'urtò col gomito,
    si finse offesa;
    ma per imprestito
    poi l'accettò,
    e per andarsene
    s'incamminò
    e nell'orecchio
    mi disse: -Ohè!
    Ritorno subito;
    badiamo, vhè! -
    Io per non ridere
    alzando il ciglio,
    risposi: «Diamine!
    Mi meraviglio! »
    Esce da camera,
    chiude la porta;
    sta fuori un secolo:
    che mamma accorta!
    Poi tosse e strascica
    prima d'entrare....
    Il ciel moltiplichi
    mamme sì rare!
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      Scritta da: Marzia Ornofoli
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Requiescat da rosa mystica

      Fate piano, è qui vicina
      Sotto la neve,
      Parlate adagio, lei può sentire
      Crescere le margherite.
      I suoi capelli d'oro luminosi
      Oscurati dalla ruggine,
      Lei che era giovane e bella
      Trasformata in polvere.
      Come un giglio bianca la neve
      Non sapeva, quasi
      Di essere donna, tanto
      Dolcemente era cresciuta.
      Legno di bara e pietra
      Le pesano sul petto,
      Io mi tormento il cuore,
      Solo, lei riposa.
      Ma basta, basta, non può sentire
      Lira o sonetto,
      Qui è sepolta la mia vita,
      Ammucchiatevi altra terra.
      Composta martedì 21 luglio 2009
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        Scritta da: Eclissi
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Lo sforzo umano

        Lo sforzo umano
        non è quel bel giovane sorridente
        ritto sulla sua gamba di gesso
        o di pietra
        e che mostra grazie ai puerili artifici dello scultore
        la stupida illusione
        della gioia della danza e del giubilo
        evocante con l'altra gamba in aria
        la dolcezza del ritorno a casa
        No
        Lo sforzo umano non porta un fanciullo sulla spalla destra
        un altro sulla testa
        e un terzo sulla spalla sinistra
        con gli attrezzi a tracolla
        e la giovane moglie felice aggrappata al suo braccio
        Lo sforzo umano porta un cinto erniario
        e le cicatrici delle lotte
        intraprese dalla classe operaia
        contro un mondo assurdo e senza leggi
        Lo sforzo umano non possiede una vera casa
        esso ha l'odore del proprio lavoro
        ed è intaccato ai polmoni
        il suo salario è magro
        e così i suoi figli
        lavora come un negro
        e il negro lavora come lui
        Lo sforzo umano no ha il savoir-vivre
        Lo sforzo umano non ha l'età della ragione
        lo sforzo umano ha l'età delle caserme
        l'età dei bagni penali e delle prigioni
        l'età delle chiese e delle officine
        l'età dei cannoni
        e lui che ha piantato dappertutto i vigneti
        e accordato tutti i violini
        si nutre di cattivi sogni
        si ubriaca con il cattivo vino della rassegnazione
        e come un grande scoiattolo ebbro
        vorticosamente gira senza posa
        in un universo ostile
        polveroso e dal soffitto basso
        e forgia senza fermarsi la catena
        la terrificante catena in cui tutto s'incatena
        la miseria il profitto il lavoro la carneficina
        la tristezza la sventura l'insonnia la noia
        la terrificante catena d'oro
        di carbone di ferro e d'acciaio
        di scoria e polvere di ferro
        passata intorno al collo
        di un mondo abbandonato
        la miserabile catena
        sulla quale vengono ad aggrapparsi
        i ciondoli divini
        le reliquie sacre
        le croci al merito le croci uncinate
        le scimmiette portafortuna
        le medaglie dei vecchi servitori
        i ninnoli della sfortuna
        e il gran pezzo da museo
        il gran ritratto equestre
        il gran ritratto in piedi
        il gran ritratto di faccia di profilo su un sol piede
        il gran ritratto dorato
        il gran ritratto del grande indovino
        il gran ritratto del grande imperatore
        il gran ritratto del grande pensatore
        del gran camaleonte
        del grande moralizzatore
        del dignitoso e triste buffone
        la testa del grande scocciatore
        la testa dell'aggressivo pacificatore
        la testa da sbirro del grande liberatore
        la testa di Adolf Hitler
        la testa del signor Thiers
        la testa del dittatore
        la testa del fucilatore
        di non importa qual paese
        di non importa qual colore
        la testa odiosa
        la testa disgraziata
        la faccia da schiaffi
        la faccia da massacrare
        la faccia della paura.
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          in Poesie (Poesie d'Autore)
          Perché l'età ne'nvola
          il desir cieco e sordo,
          con la morte m'accordo,
          stanco e vicino all'ultima parola.
          L'alma che teme e cola
          quel che l'occhio non vede,
          come da cosa perigliosa e vaga,
          dal tuo bel volto, donna, m'allontana.
          Amor, ch'al ver non cede,
          di nuovo il cor m'appaga
          di foco e speme; e non già cosa umana
          mi par, mi dice, amar...
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            Scritta da: Silvana Stremiz
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Il desiderio

            Io non invidio ai vati
            Le lodi e i sacri allori,
            Nè curo i pregi e gli ori
            D'un duce o d'un sovran.
                 Saran miei dì beati
            Se avrò il mio crine cinto
            Di serto vario-pinto
            Tessuto di tua man.
                 Saran miei dì beati
            Se in mezzo a bosco ombroso
            Il volto tuo vezzoso
            Godrommi a contemplar.
                 Che bel vederci allora
            Mille cambiar sembianti,
            E direi: O cori amanti,
            Cessate il palpitar!
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              Scritta da: Francesca Oniram
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Corrispondenze

              La natura è un tempio in cui viventi
              colonne lasciano talvolta sfuggire
              confuse parole; l'uomo vi passa,
              attraverso foreste di simboli,
              che lo guardano con sguardi
              familiari.
              Simili a lunghi echi,
              che di lontano si confondano
              in una tenebrosa e profonda unità
              – vasta come la notte e la luce –
              i profumi, i colori e i suoni si rispondono.
              Profumi freschi come carni di bimbi,
              dolci come il suono dell'oboe,
              verdi come praterie.
              Ed altri corrotti, ricchi e trionfanti,
              vasti come le cose infinite:
              l'ambra, il muschio, il benzoino
              e l'incenso, che cantano
              i rapimenti dello spirito e dei sensi.
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                Scritta da: L'auretta XXX
                in Poesie (Poesie d'Autore)
                I cinquant'anni sono come
                L'ultima ora del pomeriggio,
                quando il sole tramontato
                ci dispone spontaneamente alla riflessione.
                Nel mio caso, tuttavia,
                il crepuscolo mi induce al peccato.
                Forse per questo,
                arrivata alla cinquantina,
                medito sul mio rapporto
                con il cibo e l'erotismo,
                le debolezze della carne,
                che più mi tentano,
                anche se, a ben guardare, non sono quelle
                che più ho praticato.
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