Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Elisa Iacobellis
in Poesie (Poesie d'Autore)
Onde dorate, e l'onde eran capelli,
navicela d'avorio un dì fendea;
una man pur d'avorio la reggea
per quaasi errori preziosi e quelli;

E mentre i flutti tremolanti e belli
con drittissimo solco dividea,
l'or de le rotte fila Amor cogliea,
per formarne catene à suoi ribelli.

Per l'aureo mar, che rincrespando apria
il procelloso suo biondo tesoro,
agitato il mio core a morte gìa.

Ricco naufragio, in cui sommerso ì moro,
poich'almen fur ne la tempesta mia
di diamante lo scoglio e 'l golfo d'oro.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    In ritardo

    E l'acqua cade su la morta estate,
    e l'acqua scroscia su le morte foglie;
    e tutto è chiuso, e intorno le ventate
    gettano l'acqua alle inverdite soglie;
    e intorno i tuoni brontolano in aria;
    se non qualcuno che rotola giù.
    Apersi un poco la finestra: udii
    rugliare in piena due torrenti e un fiume;
    e mi parve d'udir due scoppiettìi
    e di vedere un nereggiar di piume.
    O rondinella spersa e solitaria,
    per questo tempo come sei qui tu?
    Oh! non è questo un temporale estivo
    col giorno buio e con la rosea sera,
    sera che par la sera dell'arrivo,
    tenera e fresca come a primavera,
    quando, trovati i vecchi nidi al tetto,
    li salutava allegra la tribù.
    Se n'è partita la tribù, da tanto!
    Tanto, che forse pensano al ritorno,
    tanto, che forse già provano il canto
    che canteranno all'alba di quel giorno:
    sognano l'alba di San Benedetto
    nel lontano Baghirmi e nel Bornù.
    E chiudo i vetri. Il freddo mi percuote,
    l'acqua mi sferza, mi respinge il vento.
    Non più gli scoppiettìi, ma le remote
    voci dei fiumi, ma sgrondare io sento
    sempre più l'acqua, rotolare il tuono,
    il vento alzare ogni minuto più.
    E fuori vedo due ombre, due voli,
    due volastrucci nella sera mesta,
    rimasti qui nel grigio autunno soli,
    ch'aliano soli in mezzo alla tempesta:
    rimasti addietro il giorno del frastuono,
    delle grida d'amore e gioventù.
    Son padre e madre. C'è sotto le gronde
    un nido, in fila con quei nidi muti,
    il lor nido che geme e che nasconde
    sei rondinini non ancor pennuti.
    Al primo nido già toccò sventura.
    Fecero questo accanto a quel che fu.
    Oh! tardi! Il nido ch'è due nidi al cuore,
    ha fame in mezzo a tante cose morte;
    e l'anno è morto, ed anche il giorno muore,
    e il tuono muglia, e il vento urla più forte,
    e l'acqua fruscia, ed è già notte oscura,
    e quello ch'era non sarà mai più.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Gesù Bambino

      Gesù Bambino, come dobbiamo essere
      Se vogliamo vedere Dio Padre:
      accordaci allora di rinascere

      come puri infanti, nudi, senz'altro rifugio
      che una stalla, e senz'altra compagnia
      che un asino e un bue, umile coppia;

      d'avere infinita ignoranza
      e l'incommensurabile debolezza
      per cui l'umile infanzia è benedetta;

      di non agire senza che nonnulla ferisca
      la nostra carne tuttavia innocente
      ancora perfino d'una carezza,

      senza che il nostro misero occhio non senta
      dolorosamente perfino il chiarore
      dell'alba impallidire appena,

      della sera che cade, suprema luce,
      senza provare altra voglia
      che d'un lungo sonno tiepido e smorto…

      Come puri infanti che l'aspra vita
      destina – a quale meta tragica
      o felice? – folla asservita

      o libera truppa, a quale calvario?
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Parabola

        Il bimbo guarda fra le dieci dita
        la bella mela che vi tiene stretta;
        e indugia - tanto è lucida e perfetta -
        a dar coi denti quella gran ferita.

        Ma dato il morso primo ecco s'affretta:
        e quel che morde par cosa scipita
        per l'occhio intento al morso che l'aspetta...
        E già la mela è per metà finita.

        Il bimbo morde ancora - e ad ogni morso
        sempre è lo sguardo che precede il dente -
        fin che s'arresta al torso che già tocca.

        "Non sentii quasi il gusto e giungo al torso! "
        Pensa il bambino... Le pupille intente
        ogni piacere tolsero alla bocca.
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          Scritta da: Katy X
          in Poesie (Poesie d'Autore)
          Me ne sono andato io,
          è vero.
          Io non ho voluto combattere
          la mia battaglia,
          non ho saputo difenderti
          fino in fondo.
          Ma a volte
          se penso a dove potresti
          essere ora, o con chi...
          se immagino che magari
          stai baciando un altro
          o lo stai andando a prendere
          perché lui ha preparato una sorpresa...
          provo un dolore,
          una piccola fitta di gelosia.
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            Scritta da: Silvana Stremiz
            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Odi che il bronzo rimbombando langue,
            E l'ultimo momento
            Morte si strappa, e sul tuo volto esangue
            Stende le man:... sei spento.

            Urlan le furie accapigliate, e intorno
            Stanti con folta notte,
            Chè alfine di putredine il soggiorno
            Con gli abissi t'inghiotte.

            O tu, folle! sperasti altro compenso
            Dall'empietà che teco
            Negra impresa di sangue, e volo immenso
            Tentò eretta del cieco

            Ardir su l'ali? accumulare i scempi
            Dè tiranni piú rei,
            Non re, sapesti; ma percoton gli empi
            Non chimerici Dei.

            Invan gloria sognasti, il grido invano
            Tu dè secoli udisti,
            Ch'or plausi turpi d'uno stuolo insano
            A esecrazion van misti.

            Vincesti? e invan; regnasti? e invan, superbo,
            Chè con destra di possa
            Dè giusti il Dio del tuo comando acerbo
            La catena ha già scossa.

            Veggio l'empio seder amplo in suo orgoglio
            Qual di monte ombra in campo;
            Sublime al par di cedro erge suo soglio;
            Ma squarcia l'aer un lampo;

            Tosto il veggio tremar, piombar, sotterra
            Cacciarsi al divin foco;
            Invan lo sguardo mio cercandol erra,
            Nemmen conosco il loco.
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              Scritta da: Silvana Stremiz
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Amore della vita

              Io vedo i grandi alberi della sera
              che innalzano il cielo dei boulevards,
              le carrozze di Roma che alle tombe
              dell'Appia antica portano la luna.

              Tutto di noi gran tempo ebbe la morte.

              Pure, lunga la vita fu alla sera
              di sguardi ad ogni casa, e oltre il cielo,
              alle luci sorgenti ai campanili
              ai nomi azzurri delle insegne, il cuore
              mai più risponderà?

              Oh, tra i rami grondanti di case e cielo
              il cielo dei boulevards,
              cielo chiaro di rondini!

              O sera umana di noi raccolti
              uomini stanchi uomini buoni,
              il nostro dolce parlare
              nel mondo senza paura.

              Tornerà tornerà,
              d'un balzo il cuore
              desto
              avrà parole?
              Chiamerà le cose, le luci, i vivi?

              I morti, i vinti, chi li desterà?
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                Scritta da: Silvana Stremiz
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Quasi un madrigale

                Il girasole piega a occidente
                e già precipita il giorno nel suo
                occhio in rovina e l'aria dell'estate
                s'addensa e già curva le foglie e il fumo
                dei cantieri. S'allontana con scorrere
                secco di nubi e stridere di fulmini
                quest'ultimo gioco del cielo. Ancora,
                e da anni, cara, ci ferma il mutarsi
                degli alberi stretti dentro la cerchia
                dei Navigli. Ma è sempre il nostro giorno
                e sempre quel sole che se ne va
                con il filo del suo raggio affettuoso.

                Non ho più ricordi, non voglio ricordare;
                la memoria risale dalla morte,
                la vita è senza fine. Ogni giorno
                è nostro. Uno si fermerà per sempre,
                e tu con me, quando ci sembri tardi.
                Qui sull'argine del canale, i piedi
                in altalena, come di fanciulli,
                guardiamo l'acqua, i primi rami dentro
                il suo colore verde che s'oscura.
                E l'uomo che in silenzio s'avvicina
                non nasconde un coltello fra le mani,
                ma un fiore di geranio.
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                  Scritta da: Silvana Stremiz
                  in Poesie (Poesie d'Autore)

                  A mia madre dalla sua casa

                  M'accoglie la tua vecchia, grigia casa
                  steso supino sopra un letto angusto,
                  forse il tuo letto per tanti anni. Ascolto,
                  conto le ore lentissime a passare,
                  più lente per le nuvole che solcano
                  queste notti d'agosto in terre avare.

                  Uno che torna a notte alta dai campi
                  scambia un cenno a fatica con i simili,
                  infila l'erta, il vicolo, scompare
                  dietro la porta del tugurio. L'afa
                  dello scirocco agita i riposi,
                  fa smaniare gli infermi ed i reclusi.

                  Non dormo, seguo il passo del nottambulo
                  sia demente sia giovane tarato
                  mentre risuona sopra pietre e ciottoli;
                  lascio e prendo il mio carico servile
                  e scendo, scendo più che già non sia
                  profondo in questo tempo, in questo popolo.
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