Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Alba festiva

Che hanno le campane,
che squillano vicine,
che ronzano lontane?
È un inno senza fine,
or d'oro, ora d'argento,
nell'ombre mattutine.
Con un dondolìo lento
implori, o voce d'oro,
nel cielo sonnolento.
Tra il cantico sonoro
il tuo tintinno squilla,
voce argentina - Adoro,
adoro - Dilla, dilla,
la nota d'oro - L'onda
pende dal ciel, tranquilla.
Ma voce più profonda
sotto l'amor rimbomba,
par che al desìo risponda:
la voce della tomba.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)
    Perché ti vedi giovinetta e bella,
    tanto che svegli ne la mente Amore,
    pres'hai orgoglio e durezza nel core.
    Orgogliosa sè fatta e per me dura,
    po' che d'ancider me, lasso, ti prove:
    credo che 'l facci per esser sicura
    se la vertù d'Amore a morte move.
    Ma perché preso più ch'altro mi trove,
    non hai respetto alcun del mì dolore.
    Possi tu spermentar lo suo valore.
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      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Vivere

      Voglio dire, dormivo soltanto
      mi svegliai con una mosca sul gomito e
      chiamai la mosca Benny
      poi l'uccisi
      e poi m'alzai per guardare
      nella cassetta della posta
      e c'era una specie di avviso
      del governo
      ma siccome non c'era nessuno tra i cespugli
      con la baionetta
      lo stracciai
      e tornai a letto a guardare il soffitto
      e pensai: questo mi piace proprio,
      voglio starmene qui sdraiato per altri dieci minuti
      e rimasi lì sdraiato per altri dieci minuti
      e pensai:
      è assurdo, ho tante cose da fare
      ma voglio starmene qui sdraiato per un'altra
      mezz'ora
      e mi stirai
      mi stirai
      e guardai il sole tra le foglioline di un albero
      fuori, e mi vennero pensieri meravigliosi,
      non mi vennero pensieri immortali,
      e quello fu il momento migliore
      e cominciò a far caldo
      e buttai via le coperte e dormii -
      ma un sogno maledetto:
      ero ancora sul treno
      per le solite 5 ore di viaggio su e giù fino
      all'ippodromo,
      seduto accanto al finestrino,
      davanti al solito oceano malinconico, con la Cina laggiù che m'insinuava
      bizzarrie nel fondo del cervello,
      e poi qualcuno sedette accanto a me
      e parlò di cavalli
      una naftalina di parole che mi sventrarono
      come la morte, e poi ero là
      di nuovo: i cavalli che correvano come una cosa vista
      su uno schermo e i fantini pallidissimi in viso
      e non contava chi vinse
      alla fine e tutti lo sapevano,
      il viaggio di ritorno fatto in sogno era lo stesso
      della realtà:
      neri pesi di notte tutt'intorno
      alle stesse montagne vergognose
      d'essere là, e ancora il mare, ancora
      il treno come un gallo che passa la cruna
      d'un ago
      e mi toccò d'alzarmi per andare al gabinetto
      e non avevo voglia di andare al gabinetto
      perché qualcuno aveva gettato, qualche minchione aveva gettato della carta
      nel cesso, ingorgandolo di nuovo,
      e quando tornai fuori
      nessuno aveva altro da fare che guardare
      la mia faccia
      e io sono così stanco
      che lo sanno quando mi guardano in faccia
      che li
      odio
      e allora odiano me
      e vorrebbero ammazzarmi
      ma non lo fanno.
      Mi svegliai ma siccome non c'era nessuno
      vicino al letto
      per dirmi che
      sbagliavo
      dormii ancora
      un po'.
      Questa volta quando mi svegliai
      era quasi
      sera. La gente tornava dal lavoro.
      Mi alzai e sedetti su una seggiola a guardarli.
      Non avevano una gran bella cera.
      Anche le ragazzine non erano così attraenti come
      quando erano partite.
      E arrivarono gli uomini: sicari, assassini, ladri, truffatori,
      l'intero campionario, e i loro volti erano più orrendi
      di qualunque mascherone mai ideato.

      Trovai un ragno nell'angolo e l'uccisi
      con la scopa.

      Guardai la gente ancora per un po' e poi mi stancai e smisi
      di guardare e mi feci due uova fritte e sedetti a tavola
      con un pezzo di pane e annaffiai il tutto con un goccio di tè.

      Stavo bene.
      Poi feci un bagno e tornai
      a letto.
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        in Poesie (Poesie d'Autore)
        Non nascondere il segreto del tuo cuore
        Non nascondere
        il segreto del tuo cuore,
        amico mio!
        Dillo a me, solo a me,
        in confidenza.
        Tu che sorridi così gentilmente,
        dimmelo piano,
        il mio cuore lo ascolterà,
        non le mie orecchie.
        La notte è profonda,
        la casa silenziosa,
        i nidi degli uccelli
        tacciono nel sonno.
        Rivelami tra le lacrime esitanti,
        tra sorrisi tremanti,
        tra dolore e dolce vergogna,
        il segreto del tuo cuore.
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Vocali

          A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu:
          vocali,
          Dirò un giorno le vostre origini latenti:
          A nero busto irsuto delle mosche lucenti
          Che ronzano vicino a fetori crudeli,

          Golfi bui; E, candori di vapori e di tende,
          Lance di ghiacciai, bianchi re, brividi
          d'umbelle;
          I, sangue e sputi, porpore, riso di labbra
          belle
          Nella collera o nelle ebbrezze penitenti;

          U, fremiti divini di verdi mari, cicli,
          Pace di bestie al pascolo, pace di quelle
          rughe
          Che imprime alchìmia all'ampia fronte dello
          studioso;

          O, la superna Tromba piena di strani stridi,
          Silenzi visitati dagli Angeli e dai Mondi:
          - O, l'Omega, violetto raggio di quei Suoi
          Occhi!
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