Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Vede perfettamente onne salute

Vede perfettamente onne salute
chi la mia donna tra le donne vede;
quelle che vanno con lei son tenute
di bella grazia a Dio render merzede.
E sua bieltate è di tanta vertute,
che nulla invidia a l'altre ne procede,
anzi le face andar seco vestute
di gentilezza, d'amore e di fede.
La vista sua fa onne cosa umile;
e non fa sola sé parer piacente,
ma ciascuna per lei riceve onore.
Ed è ne li atti suoi tanto gentile,
che nessun la si può recare a mente,
che non sospiri in dolcezza d'amore.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    I tre santi Re Magi dall'Oriente

    I tre santi Re Magi dall'Oriente
    Chisedono in ogni piccola città:
    "Cari ragazzi e giovinette, dite,
    la strada per Betlemme è per di qua? "

    Ma i giovani ed i vecchi non lo sanno
    E i tre Re Magi sempre avanti vanno;
    ma una cometa d'oro li conduce
    che lassù chiara e amabile riluce.

    La stella sulla casa di Giuseppe
    Ecco s'arresta: là devono entrare.
    Il bovetto muggisce, il bimbo strilla,
    e i tre Re Magi prendono a cantare.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      La cicala

      Appare volontà quel che fu caso,
      un eterno momento,
      ma l'occhio il naso suggellò veloce
      e la bocca nel vento
      ambigua errò per voce
      che sempre può parlare.

      Questo il ritratto e questo è il mare,
      un rudere che striscia
      nel suo vecchio calore.

      Così dall'ombra mosse
      una piccola biscia
      fuggendo il suo colore.
      Apparvero le fosse
      dei morti, il grigioverde
      dei topi e dei soldati.

      Ha i minuti contati
      la morte che perde
      e moltiplica i piedi.
      Nel sole che vedi
      è il sole che langue,
      il formicaio del sangue.
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        Scritta da: Marzia Ornofoli
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Les silhouettes

        Il mare è sriato di sbarre grig,
        Stonato e cupo è il vento.
        Come una foglia appassita, la luna
        Passa sulla baia di tempesta.
        Tagliandosi sulla sabbia pallida
        Resta una barca nera: un ragazzino
        Ridendo vi si arrampica,
        Le mani bagnate luccicanti.
        E là dove stridendo gli uccelli,
        Sull'erba scura passano
        i giovani abbronzati mietitori,
        Come silhouettes contro il cielo.
        Composta venerdì 7 agosto 2009
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          Scritta da: Antonella Marotta
          in Poesie (Poesie d'Autore)
          A volte mentre vado al sole
          e gli aspetti del mondo accolgo e il cuore
          quasi m'opprime l'amorosa ressa,
          ombra il sole ecco farsi l'ombra, gelo.

          Un cieco mi par d'essere che va
          lungo la sponda d'un immenso fiume.
          Scorrono sotto l'acque maestose;
          ma non le vede lui: il poco sole
          lui si prende beato. E se gli giunge
          a tratti mormorar d'acque, lo crede
          ronzio d'orecchi illusi.

          Perché a me par vivendo questa mia
          povera vita, un'altra rasentarne
          come nel sonno; e che quel sonno sia
          la mia vita presente.

          Un vago sentimento allor mi coglie,
          uno sgomento pueril.
          Mi siedo
          dove sono, sul ciglio della strada,
          miro il misero mio angusto mondo
          e carezzo con man che trema l'erba.
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            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Le donne, i cavalier, l'arme, gli amori,
            Le cortesie, l'audaci imprese io canto
            Che furo al tempo che passano i Mori
            D'Africa il mare, e in Francia nocquer tanto,
            Seguendo l'ire e i giovenil furori
            D'Agramante lor re, che si diè vanto
            Di vendicar la morte di Troiano
            Sopra re Carlo imperator romano.
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              Scritta da: Silvana Stremiz
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Al sole

              Scritto e pubblicato nel 1797.

                   Alfin tu splendi, o Sole, o del creato
              Anima e vita, immagine sublime
              Di Dio, che sparse la tua faccia immensa
              Di sua luce infinita! Ore e Stagioni,
              Tinte a vari color danzano belle
              Per l'aureo lume tuo misuratore
              De' secoli, e de' secoli scorrenti,
              Alfin tu splendi! tempestoso e freddo
              Copria nembo la terra; a gran volute
              Gravide nubi accavallate il cielo
              Empian di negre liete, e brontolando
              Per l'ampiezza dell'aere tremendi
              Rotolavano i tuoni, e lampi lampi
              Rompeano il bujo orribile. - Tacea
              Spaventata natura; il ruscelletto
              Timido e lamentevole fra l'erbe
              Volgeva il corso, nè stormian le frondi
              Per la foresta, nè dall'atre tane
              Sporgean le belve l'atterrita fronte. -
              Ulularono i venti, e ruinando
              Fra grandini, fra folgori, fra piove
              La bufera lanciosse, e riottoso
              Diffuse il fiume le gonfie e spumose
              Onde per le campagne, e svelti i tronchi
              Striderono volando, e da’ scommossi
              Ciglion dell'ondeggianti audaci rupi
              Piombàr torrenti, che spiccati massi
              Coll'acque strascinarono. Dal fondo
              D'una caverna i fremiti e la guerra
              Degli elementi udii; Morte su l'antro
              Mi s'affacciò gigante; ed io la vidi
              Ritta: crollò la testa e di natura
              L'esterminio additommi. - In ciel spiegasti,
              O Sol, tua fronte, e la procella orrenda
              Ti vide e si nascose, e i paurosi
              Irti fantasmi sparvero.... ma quanti
              Segni di lutto su i vedovi campi,
              Oimè, il nembo lasciò! Spogli di frutta,
              Aridi, e mesti sono i pria sì vaghi
              Alberi gravi, e le acerbette e colme
              Promettitrici di liquor giocondo
              Uve giacciono al suol; passa 1'armento
              E le calpesta; e istupidito e muto
              L'agricoltore le contempla e geme.

                   Intanto scompigliata, irta e piangente
              Te, o Sol, ripriega la Natura, e il tuo
              Di pianto asciugator raggio saluta;
              E tu la accendi, e si rallegra e nuovi
              Prometto frutti e fior. Tutto si cangia,
              Tutto père quaggiù! Ma tu giammai,
              Eterna lampa, non ti cangi? mai?
              Pur verrà dì che nell'antiquo vòto
              Cadrai del nulla, allor che Dio suo sguardo
              Ritirerà da te: non più le nubi
              Corteggeranno a sera, i tuoi cadenti
              Raggi su l'Oceàno; e non più l'Alba
              Cinta di un raggio tuo, verrà su l'Orto
              Ad annunziar che sorgi. Intanto godi
              Di tua carriera: oimè! ch'io sol non godo
              De' miei giovani giorni: io sol rimiro
              Gloria e piacere, ma lugubri e muti
              Sono per me, che dolorosa ho l'alma.
              Sul mattin della vita io non mirai
              Pur anco il Sole; e omai son giunto a sera
              Affaticato; e sol la notte aspetto
              Che mi copra di tenebre e di morte
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