Poesie d'Autore migliori


Scritta da: L'auretta XXX
in Poesie (Poesie d'Autore)
I cinquant'anni sono come
L'ultima ora del pomeriggio,
quando il sole tramontato
ci dispone spontaneamente alla riflessione.
Nel mio caso, tuttavia,
il crepuscolo mi induce al peccato.
Forse per questo,
arrivata alla cinquantina,
medito sul mio rapporto
con il cibo e l'erotismo,
le debolezze della carne,
che più mi tentano,
anche se, a ben guardare, non sono quelle
che più ho praticato.
Vota la poesia: Commenta
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    La tragedia delle foglie

    Mi destai alla siccità e le felci erano morte,
    le piante in vaso gialle come grano;
    la mia donna era sparita
    e i cadaveri dissanguati delle bottiglie vuote
    mi cingevano con la loro inutilità;
    c'era ancora un bel sole, però,
    e il biglietto della padrona ardeva d'un giallo caldo
    e senza pretese; ora quello che ci voleva
    era un buon attore, all'antica, un burlone capace di scherzare
    sull'assurdità del dolore; il dolore è assurdo
    perché esiste, solo per questo;
    sbarbai accuratamente con un vecchio rasoio
    l'uomo che un tempo era stato giovane e,
    così dicevano, geniale; ma
    questa è la tragedia delle foglie,
    le felci morte, le piante morte;
    ed entrai in una sala buia
    dove stava la padrona di casa
    insultante e ultimativa,
    mandandomi all'inferno,
    mulinando i braccioni sudati
    e strillando
    strillando che voleva i soldi dell'affitto
    perché il mondo ci aveva tradito
    tutt'e due.
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Rosita Matera
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      La fotocamera di Izis

      La fotocamera di Izis è una scatola magica.
      Dalle sue mani fioriscono
      come per incanto
      esseri e cose
      che si aprono e si animano
      come quei fiori di carta giapponesi che,
      posti in un bicchier d'acqua,
      diventano all'istante esseri o cose
      di un immediato passato.
      Più tardi,
      deposte fra le pagine di un libro,
      sembrano dormire nei loro letti di carta.
      Ma il lettore apre il libro
      e le ridesta alla vita quando vuole,
      e le riconosce
      anche se non le ha mai viste prima.
      Composta mercoledì 9 agosto 2017
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Anniversario (1889)

        Sono più di trent'anni e, di queste ore,
        mamma, tu con dolor m'hai partorito;
        ed il mio nuovo piccolo vagito
        t'addolorava più del tuo dolore.
        Poi tra il dolore sempre ed il timore,
        o dolce madre, m'hai di te nutrito:
        e quando fui del corpo tuo vestito,
        quand'ebbi nel mio cuor tutto il tuo cuore,
        allor sei morta; e son vent'anni: un giorno!
        E già gli occhi materni io penso a vuoto;
        e il caro viso già mi si scolora;
        mamma, e più non ti so. Ma nel soggiorno
        freddo dè morti, nel tuo sogno immoto,
        tu m'accarezzi i riccioli d'allora.
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: Silvana Stremiz
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          L'incontro

          Al collo un filo di esili grani,
          celo le mani nel largo manicotto,
          gli occhi guardano distratti
          e non piangeranno mai più.

          Sembra il volto più pallido
          per la seta che tende al lilla,
          arriva quasi alle sopracciglia
          la mia frangetta non ondulata.

          E non somiglia ad un volo
          questa lenta andatura, quasi avessi
          sotto i piedi una zattera
          e non i quadretti del parquet.

          La bocca bianca è socchiusa,
          ineguale il respiro affannato,
          e sul mio petto tremano i fiori
          dell'incontro che non c'è stato.
          Vota la poesia: Commenta
            Scritta da: Silvana Stremiz
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Da "Avvento Notturno" Avorio

            Parla il cipresso equinoziale, oscuro
            e montuoso esulta il capriolo,
            dentro le fonti rosse le criniere
            dai baci adagio lavan le cavalle.
            Giù da foreste vaporose immensi
            alle eccelse città battono i fiumi
            lungamente, si muovono in un sogno
            affettuose vele verso Olimpia.
            Correranno le intense vie d'Oriente
            ventilate fanciulle e dai mercati
            salmastri guarderanno ilari il mondo.
            Ma dove attingerò io la mia vita
            ora che il tremebondo amore è morto?
            Violavano le rose l'orizzonte,
            esitanti città stavano in cielo
            asperse di giardini tormentosi,
            la sua voce nell'aria era una roccia
            deserta e incolmabile di fiori.
            Vota la poesia: Commenta