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Poesie di Umberto Saba

Poeta, scrittore e aforista, nato venerdì 9 marzo 1883 a Trieste (Italia), morto domenica 25 agosto 1957 a Gorizia (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi e in Frasi per ogni occasione.

Preghiera alla madre

Madre che ho fatto
soffrire
(cantava un merlo alla finestra, il giorno
abbassava, sì acuta era la pena
che morte a entrambi io m'invocavo)
madre
ieri in tomba obliata, oggi rinata
presenza,
che dal fondo dilaga quasi vena
d'acqua, cui dura forza reprimeva,
e una mano le toglie abile o incauta
l'impedimento;
presaga gioia io sento
il tuo ritorno, madre mia che ho fatto,
come un buon figlio amoroso, soffrire.
Pacificata in me ripeti antichi
moniti vani. E il tuo soggiorno un verde
giardino io penso, ove con te riprendere
può a conversare l'anima fanciulla,
inebriarsi del tuo mesto viso
sì che l'ali vi perda come al lume
una farfalla. È un sogno,
un mesto sogno; ed io lo so.
Ma giungere
vorrei dove sei giunta, entrare dove
tu sei entrata
ho tanta
gioia e tanta stanchezza!
farmi, o madre,
come una macchia dalla terra nata,
che in sé la terra riassorbe ed annulla.
Umberto Saba
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    A mamma

    Mamma, c'è un tedio oggi, una sottile
    malinconia, che dalle cose in ogni
    vita s'insinua, e fa umili i sogni
    dell'uomo che il suo mondo ha nel cuore.
    Mamma, ritornerà oggi all'amore
    tuo, che un dì l'ebbe a vile?
    Chi è solo con il suo solo dolore?

    Mamma, il tempo che fugge
    t'ansia; e l'ansia che impera
    nel tuo cuore c'è, forse anche nel mio;
    c'è, pur latente, il male che ti strugge;
    son le tue cure in me domenicali
    malinconie.
    Lente lente ora sfollano le vie
    nella sera di festa e verdi e rossi
    accendono fanali le osterie
    di campagna. È una strana sera, mamma,
    una che certo affanna
    i cuori come il tuo soli ed amanti,
    sugli ultimi mari i naviganti,
    dentro l'orride celle i prigionieri.
    Canterellando scendono i sentieri
    del borgo i cittadini,
    torna dolce al fanciullo la sua casa;
    ed il mistero ond'è la vita invasa
    tu con preghiere esprimi.

    Mamma, il tempo che fugge
    cure con cure alterna; ma in chi sugge
    il latte e in chi denuda la mammella
    c'è un sangue solo per la vita bella.
    Umberto Saba
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      Scritta da: Gabriella Stigliano

      Quando il pensiero

      Quando il pensiero di te mi accompagna
      nel buio, dove a volte dagli orrori
      mi rifugio del giorno, per dolcezza
      immobile mi tiene come statua.
      Poi mi levo, riprendo la mia vita.
      Tutto è lontano da me, giovanezza,
      gloria; altra cura dagli altri mi strana.
      Ma quel pensiero di te che vivi,
      mi consola di tutto. Oh tenerezza
      immensa, quasi disumana!
      Umberto Saba
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        Scritta da: alessia14

        Ulisse

        Nella mia giovinezza ho navigato
        lungo le coste dalmate. Isolotti
        a fior d'onda emergevano, ove raro
        un uccello sostava intento a prede,
        coperti d'alghe, scivolosi, al sole
        belli come smeraldi. Quando l'alta
        marea e la notte li annullava, vele
        sottovento sbandavano più al largo,
        per fuggirne l'insidia. Oggi il mio regno
        è quella terra di nessuno. Il porto
        accende ad altri i suoi lumi; me al largo
        sospinge ancora il non domato spirito,
        e della vita il doloroso amore.
        Umberto Saba
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          Amai

          Amai trite parole che non uno
          osava. M'incantò la rima fiore
          amore,
          la più antica difficile del mondo.

          Amai la verità che giace al fondo,
          quasi un sogno obliato, che il dolore
          riscopre amica. Con paura il cuore
          le si accosta, che più non l'abbandona.

          Amo te che mi ascolti e la mia buona
          carta lasciata al fine del mio gioco.
          Umberto Saba
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            Scritta da: Antonella Marotta
            Ed amai nuovamente; e fu di Lina
            dal rosso scialle il più della mia vita.
            Quella che cresce accanto a noi, bambina
            dagli occhi azzurri, è dal suo grembo uscita.

            Trieste è la città, la donna è Lina,
            per cui scrissi il mio libro di più ardita
            sincerità; né dalla sua fu fin ad oggi mai l'anima partita.

            Ogni altro conobbi umano amore;
            ma per Lina torrei di nuovo un'altra
            vita, di nuovo vorrei cominciare.

            Per l'altezze l'amai del suo dolore;
            perché tutto fu al mondo, e non mai scaltra,
            e tutto seppe, e non se stessa, amare.
            Umberto Saba
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              Scritta da: Lucia Galasso

              Teatro degli Artigianelli

              Falce martello e la stella d'Italia
              ornano nuovi la sala. Ma quanto
              dolore per quel segno su quel muro!

              Esce, sorretto dalle grucce, il Prologo.
              Saluta al pugno; dice sue parole
              perché le donne ridano e i fanciulli
              che affollano la povera platea.
              Dice, timido ancora, dell'idea
              che gli animi affratella; chiude: "E adesso
              faccio come i tedeschi: mi ritiro".
              Tra un atto e l'altro, alla Cantina, in giro
              rosseggia parco ai bicchieri l'amico
              dell'uomo, cui rimargina ferite,
              gli chiude solchi dolorosi; alcuno
              venuto qui da spaventosi esigli,
              si scalda a lui come chi ha freddo al sole.

              Questo è il Teatro degli Artigianelli,
              quale lo vide il poeta nel mille
              novecentoquarantaquattro, un giorno
              di Settembre, che a tratti
              rombava ancora il canone, e Firenze
              taceva, assorta nelle sue rovine.
              Umberto Saba
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