Scritta da: Andrea Manfrè

Mi manchi

Giro per la strada
e non so dove sei,
ti vedo dappertutto
e non sai quanto ti vorrei,
e adesso che te ne sei andata
e forse non ritornerai mai più,
mi manchi,
mi manchi.

Io che ti ho sempre allontanato
dai pensieri miei,
ma per averti ora con me
non so cosa darei,
e giorni passano lenti
e chiedo perché non mi chiami più,
mi manchi,
mi manchi.

Provo ad immaginare
che cosa fai,
e ti vorrei telefonare
ma so che tu non parlerai,
non è così che doveva andare
quante cose non ti ho detto,
mi manchi,
mi manchi.

Ho pensato all'illusione
che ti ho dato,
ai pensieri che
non ho ascoltato,
al vuoto che lasci nella mia vita
che senza di te non ce la fa più,
mi manchi,
mi manchi.
Anonimo
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    Ragazzo che vaghi per il mondo come un vagabondo
    con la chitarra a tracolla
    cammini senza mai stancarti
    ti fermi un po' sui campi
    canti canzoni d'amore alla luce del sole
    ti siedi sui gradini corrosi del tempo a far collane con fili d'argento
    ti piace essere libero su questa terra
    ami la pace ma disprezzi la guerra
    ma un giorno hai deciso di bucarti la pelle
    ti han fatto coraggio la luna e le stelle
    nuove emozioni hai voluto provare
    ma l'ultimo buco ti ha fatto morire
    le tue canzoni non hanno più amore
    le tue collane non hanno più colore
    la libertà è una bella cosa
    ma tu l'hai perduta con l'ago e la droga.
    Anonimo
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      Scritta da: Baobab16
      In bilico, tra il ricordo e l'oblio
      da una parte la certezza di rivederti, una volta
      dall altra viverti come quando non lo è stato mai.
      Lunghe spiagge dorate che devote al loro mare
      spartiscono il dolore antico di qualcosa incompiuto
      dove solo nelle pareti dell'anima
      ha il tempo per riposare e riprendere a camminare.
      Anonimo
      Composta martedì 5 agosto 2014
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        Scritta da: Rosy Zangala
        È un clown,
        dal viso coperto di cerone bianco,
        una bocca vermiglia in un sorriso aperto e franco,
        un naso grande, grosso, rosso ciliegia,
        un informe vestito variopinto di cui si fregia.
        Questo il suo aspetto,
        ma quel ch'è strano
        nessuno s'accorge del suo cuore umano.
        Scherzi, frizzi, capitomboli e lazzi
        per far ridere tutti... nonni e ragazzi:
        ma il suo cuore è triste...
        lui dona amore
        ma nessuno lo vuole ricambiare.
        "Son qui" par che dica
        "questo è il cuor mio...
        ma ho bisogno di amore anch'io"
        nessun l'ascolta...
        il clown di lacrime ha coperto il viso
        nascoste dalla maschera e da quel sorriso...
        a lui son richieste sol capriole,
        ilarità, sberleffi sotto il riflettore...
        questo è il clown,
        e questo il suo cuore,
        spera sempre che ad ogni spettacolo fiorisca l'amore...
        La musica sale... la rappresentazione deve iniziare...
        va vecchio romantico clown
        e continua a sognare.
        Anonimo
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          Scritta da: Anna D'Urso

          Dalla stradina antica

          Dalla stradina antica, a mare,
          nello scurir dell'imbrunire,
          un piccolo golfo m'appare,
          pria che nebbia inizi a salire.

          Spinge l'onde un furioso vento:
          su neri scogli s'abbattono,
          con ria schiuma da far spavento
          e stanche, e vinte, s'infrangono.

          Scuro, silente, l'austero monte
          s'oppone, v'è più indifferente,
          a cupe nubi già di fronte,
          ché n'è colmo il cielo rasente.

          E presto la luce s'attenua,
          l'aria oscura si fa trascinante,
          e presto il freddo s'accentua.
          Al riparo incauto viandante!

          Addio giorno! La notte scende.
          T'ho speso per ciò ch'ho dovuto,
          gelido un brivido mi prende,
          t'ho speso per il non voluto.

          Mi volto: che bello vederti!
          L'anima mia non è più mesta:
          più grande è la gioia d'averti,
          nell'irosa notte in tempesta.
          Anonimo
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            Scritta da: minù64

            Donna

            Il mio odio è troppo forte, che ti amo.
            Ti amo e ti odio, dolce creatura, tu donna.
            Donna dai mille volti e dalle mille nostalgie.
            La tua presenza mi urta, ma senza te mi sento solo.
            Ti odio, ma ti cerco.
            Odio uguale amore,
            amore uguale insieme,
            insieme nell'infinito dei giorni.
            Giorni trascorsi, da vivere,
            giorni persi,
            persi senza te, donna.
            Anonimo
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              Scritta da: Cinzia Coppola

              La leggenda delle zeppole di San Giuseppe

              La bottega era in fondo alla via,
              tutti quanti sapevano dove.
              Fa Giuseppe: "Adorata Maria,
              molto presto sarà il diciannove;

              vola il tempo, a gran passi s'appresta.
              Invitiamo qui a casa gli amici.
              È il mio nome, lo sai; la mia festa.
              Che ti pare, Marì? Che ne dici?"

              Alza gli occhi Maria dal ricamo,
              risplendenti di grazia divina.
              "Peppe mio, tu lo sai quanto t'amo,
              però sono un disastro, in cucina.

              Ti ricordi dell'ultima volta?
              Mi ci sono davvero impegnata,
              ma mi venne uno schifo, la torta,
              e alla fine l'abbiamo buttata.

              Ma stavolta andrà meglio, lo sento,
              lo vedrai: non ti dico di più.
              Voglio farti davvero contento,
              con il nostro figliolo Gesù!"

              E così ci provò. Poveretta,
              ben tre giorni passò a cucinare,
              ma non era una cuoca provetta
              (era molto più brava a pregare).

              Questa volta riuscì! Nella stanza
              in cui stava la Sacra Famiglia
              si diffuse una dolce fragranza.
              Che languore! Che gran meraviglia!

              Su un vassoio fan mostra di sé
              (beh, Maria, certe volte sei in vena!)
              Zeppoloni di pasta bignè
              ben guarniti di crema e amarena.

              San Giuseppe però storce il naso.
              "Moglie mia, chi può averti aiutato?
              Non mi dire che è frutto del caso;
              tu lo sai, la menzogna è peccato.

              E non fare quel viso contrito!
              Dai, sorridi, mia cara Maria:
              l'aiutante, l'ho bell'e capito,
              si nasconde costì, in casa mia.

              Vieni qua, figlio mio, fatti avanti.
              I miracoli son limitati,
              vanno usati per cose importanti;
              se li impieghi così, son sprecati!"

              Ma Gesù, ch'era ancora un bambino
              lo guardò con grandissimo amore,
              e gli disse: "Mio caro papino,
              stai facendo – perdona – un errore:

              questa zeppola dolce, squisita
              da gustare in un giorno di festa
              rende un poco migliore la vita:
              la magia quotidiana è anche questa.

              È un miracolo lieve, leggero;
              una semplice, morbida cosa,
              che anche al giorno più cupo e nero
              dà una piccola mano di rosa".

              Il papà sentì in gola un magone.
              "Caro figlio, non critico più.
              Su'sti zeppole hai proprio ragione:
              io sò Santo, ma tu sì Gesù!"
              Anonimo
              Composta mercoledì 17 marzo 2010
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                Scritta da: Nastjia

                E se un giorno...

                Rinascerò un giorno,
                nell'animo rinnovato
                da promesse mai sopite,
                ritroverò l'essenza di un domani dimenticato.
                Ma non adesso
                è l'attimo di eterno che cerco.
                Non ora
                può essere sospeso il cammino.
                E se dolore ancora mi accompagna
                procederò a testa alta,
                perché speranza
                si è aggiunta a noi.
                Anonimo
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