Scritta da: Rosy Zangala
È un clown,
dal viso coperto di cerone bianco,
una bocca vermiglia in un sorriso aperto e franco,
un naso grande, grosso, rosso ciliegia,
un informe vestito variopinto di cui si fregia.
Questo il suo aspetto,
ma quel ch'è strano
nessuno s'accorge del suo cuore umano.
Scherzi, frizzi, capitomboli e lazzi
per far ridere tutti... nonni e ragazzi:
ma il suo cuore è triste...
lui dona amore
ma nessuno lo vuole ricambiare.
"Son qui" par che dica
"questo è il cuor mio...
ma ho bisogno di amore anch'io"
nessun l'ascolta...
il clown di lacrime ha coperto il viso
nascoste dalla maschera e da quel sorriso...
a lui son richieste sol capriole,
ilarità, sberleffi sotto il riflettore...
questo è il clown,
e questo il suo cuore,
spera sempre che ad ogni spettacolo fiorisca l'amore...
La musica sale... la rappresentazione deve iniziare...
va vecchio romantico clown
e continua a sognare.
Anonimo
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    Addio

    A volte spero che tutto finisca,
    chiudere gli occhi e non vedere più la luce,
    addormentarmi e non svegliarmi più.
    Sarebbe un sollievo, la fine di un incubo.

    La vita è un bene prezioso,
    ma a che serve se non si è felici,
    se non c'è più amore.

    La vita mi ha sottratto chi la vita mi ha dato
    e mi sta sottraendo chi con me la vita ha donato.

    Ho erso un muro, tempo fa, e ho sbagliato.
    Pensavo che la forza dell'amore riuscisse ad abbatterlo,
    ma chi sta dall'altra parte lo ha fortificato.
    Non c'è più amore.

    Io non ho più la forza,
    risucchiata e imprigionata in quel muro.

    Dicono di comunicare ma il muro è troppo spesso,
    le parole non lo oltrepassano.
    Dicono di inginocchiarsi, dare e chiedere perdono,
    ma il muro non è trasparente,
    chi sta dall'altra parte non vede.
    Si può comunicare col cuore, ma l'altro è chiuso,
    non capisce.

    Solo la morte riuscirà ad abbattere il muro,
    un pianto disperato lo sgretolerà.

    Addio a chi non ho saputo dare
    addio da chi non ha avuto il coraggio e la forza di ricominciare.
    Anonimo
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      Scritta da: Anna D'Urso

      Dalla stradina antica

      Dalla stradina antica, a mare,
      nello scurir dell'imbrunire,
      un piccolo golfo m'appare,
      pria che nebbia inizi a salire.

      Spinge l'onde un furioso vento:
      su neri scogli s'abbattono,
      con ria schiuma da far spavento
      e stanche, e vinte, s'infrangono.

      Scuro, silente, l'austero monte
      s'oppone, v'è più indifferente,
      a cupe nubi già di fronte,
      ché n'è colmo il cielo rasente.

      E presto la luce s'attenua,
      l'aria oscura si fa trascinante,
      e presto il freddo s'accentua.
      Al riparo incauto viandante!

      Addio giorno! La notte scende.
      T'ho speso per ciò ch'ho dovuto,
      gelido un brivido mi prende,
      t'ho speso per il non voluto.

      Mi volto: che bello vederti!
      L'anima mia non è più mesta:
      più grande è la gioia d'averti,
      nell'irosa notte in tempesta.
      Anonimo
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