Esperienze


Scritto da: Mariella Buscemi
in Diario (Esperienze)
È cecità la tua figura che svanisce. Si staglia come il nulla all'orizzonte e il niente è il messaggio del cielo. Anche la pioggia non bagna quando la pelle si dismette come fosse abito roso, appuntato con spilli all'anima lisa. Intrappolo acqua tra i pugni serrati. Avrei giurato di non aver lasciato fessure. "L'han bevuta i palmi", mi son detta. A sorsi avidi. La mancanza va via di schiena e non inciampa. Si alza dal suolo e misura la distanza sul metro delle pupille che si restringono per mettere meglio a fuoco l'infinitamente piccolo che gioca sulla geometria del distacco. L'invisibile è sagoma definita sul cuore cavo. La polpa dei seni non sfiorati agonizza tra le vene a formar corde sotto pelle come fossero dita - le tue - ché mi vieni da dentro se non mi sei fuori, a un palmo dal respiro che mi spettina i capelli col fiato fin troppo vicino. Lontano. Raccoglimi l'ultima cicatrice, ché se mi stai distante, almeno, portati via i segni. L'intervallo della carne. L'assenza della voce. Io in esilio. Emigrata dal paese delle tue essenze, volo nell'aria immobile. Zefiro contaminato. Refoli ad agitar le ali sulle mie scapole e il brivido si dilegua in piume lungo la schiena, facendomi schianto fino al midollo. Una mancanza e cento bisogni. Multipli del desiderio. E nonostante, ci sei dai passi all'anima.
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    Scritto da: Mariella Buscemi
    in Diario (Esperienze)
    Inchiodo la vertigine ai precipizi. Gli orli sono punizioni anticipate del vacuo. La cadenza invernale sui frutti. Immaturi. Nel tocco senza eco di carne, il dissolversi. M'intrattengo con l'ombra dimenticata d'una presenza, rischiara e scurisce fino all'alba tra i raggi lunari, attraverso l'intelaiatura dei miei spiragli. Non ci sono preghiere in assenza di dei ed è per questo che non guardo più al cielo. Nel riflesso della mancanza anche i narcisi appassiscono in un'immagine non catturata, in resezione sul pelo d'acqua, in rifrazione di steli troppo magri per sostenere il capo. Negli abbracci divelti, gli arti fanno croce sul petto e continuare a chiederli all'inesistente è un'elemosina senza fine. Sulla tua voce che manca sono nemo impersonale. Tra i pini che piangono aghi, costeggio i sentieri introvabili delle città invisibili e manco io stessa a tracciare orma. Avrei seguìto le tue impronte. Dell'altra sabbia le ha coperte. Foto antiche di una me bambina in un granaio dove hanno appiccato incendio. Incido, ancòra adesso, vocali figlie su consonanti materne. E creo parola da dedicarti.
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      Scritto da: Sabrina
      in Diario (Esperienze)
      Vorrei perdermi nell'infinito, vagare tra stelle, astri e pianeti, libera dalle paure; mi piacerebbe spezzare le catene che mi imprigionano a questa terra, distruggere idee e preconcetti che mi limitano e riuscire ad aprire completamente la mia anima, assaporando attimi di perfetta sintonia con ciò che è l'origine di tutto. Questo è ciò che mi passa per la mente, mentre vago nel limbo a metà tra sogno e realtà, questo è l'ultimo pensiero, un attimo prima di risvegliarmi, lasciandomi poi risucchiare nella prigione del mio corpo, attrice protagonista di questa mia quotidianità.
      Composto giovedì 4 giugno 2015
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        Scritto da: Gigliola Perin
        in Diario (Esperienze)
        Racconterò una fiaba, racconterò di parole che mi hanno dato emozioni che non pensavo di provare più. Ho vissuto chi mi ha regalato parole d'amore quando la mia mente voleva crederci. Ed ho vissuto te. Non mi hai parlato con belle frasi, non mi hai raccontato l'amore, tu mi hai insegnato l'amore. Racconterò una fiaba. Aspettavo e sognavo. Mentre tu vedevi la tua vita passare e non capivi cosa attendevi. Fino a quando non ci siamo incontrati ed amati. L'attesa era finita. Racconterò di uno sguardo che ha catturato il mio. Di una carezza data con dolcezza, di un'amicizia trasformatasi in amore. Capire che il solo sfiorarci in quegl'attimi rubati era l'illusione d'esistere solo noi. Racconterò una fiaba, ma io non credo alle fiabe ed è per questo che mi sono innamorata di te. Mi hai dato il tuo cuore ed io ho deposto il mio nelle tue mani. La realtà più bella di questa favola mia che con te ho imparato a chiamare vita.
        Composto sabato 4 gennaio 2014
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          in Diario (Esperienze)
          Vivi questo momento che ti vede libera di esprimere ciò che senti esternando la parte più vera e sincera di te. Raccogli sorrisi e complimenti perché sono i doni scaturiti dalle tue parole che attraversano le anime e gli danno giovamento, come la brina che al mattino disseta i fiori che il sole ha riscaldato tanto da essere senza respiro. Lascia uscire questo amore così grande che come si presenta al prossimo viene subito riconosciuto e percepito e dal quale si può essere solo avvolti, come fa un grande ombrello che se tenuto stretto stretto in mano, non permette a nessuna gocciolina di penetrare per bagnarti. Sii tu come ti vedo io e chi ti ama, senza mai un artifizio, senza malizia, senza furbizia, senza uno scopo recondito come tu sei. È bello quando ti meravigli di te, ma non ti accorgi che sei tu stessa la meraviglia. Lascia libera la bimba, quella di cui tutti si innamorano, lasciala volare, sognare, creare e lei la tua salvezza, la tua forza il tuo coraggio e forse quella bimba sarà un ricordo così forte, da non sbiadire nel tempo e riaffiorare come è stato per un papà che gioca con i suoi bimbi seduto in una vecchia cucina di tanto tanto tempo fa.
          Composto mercoledì 27 maggio 2015
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            Scritto da: Mariella Buscemi
            in Diario (Esperienze)
            Non voglio spiegare l'inspiegabile, il pugno al centro dello stomaco o i buongiorno malati. Nella complessità di certi miei pensieri, uso logiche disarmanti, ma ci si ferma davanti alla verità. Si teme sempre, la verità. La possibilità soffoca. La probabilità agita. Quando s'imboccano mille direzioni, ma si tiene fissa la meta. Scendo in un abisso per volta, attraverso scale a pioli traballanti, i miei piedi ne sanno qualcosa, dell'incerto e del passo falso, della caduta e dell'andamento a tentoni. Non si guarisce dalle discese e si patiscono le cadute. Non ci si rassegna alla ripresa e rialzarsi è sfidare il centro della paura. Rialzarsi non è coraggio, ma accanimento. Regalerei sogni e dimenticherei la notte. Anche il sonno. È già successo. Succede. I giorni tardano a finire, ma il buio è sempre troppo denso. I paradossi del tempo sono archiviati in futuri retrospettivi, rendendomi conto che il passato poteva essere fin troppo prospettico. Il tutto mi abbonda tra le mani, presto non saranno più possibili nemmeno gli abbracci. Si morrà d'inconsistenza se privati degli abbracci. Tra le cose incompiute ci sei tu. L'essenziale e il superfluo si confondono appoggiati alla schiera dei bisogni e questi fanno parete senza sostegno in case incoscienti dove sorgono prima i tetti volanti e dopo le fondamenta. Ho ridotto anche il respiro e la riduzione è l'unica cosa che ancora possiedo.
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              Scritto da: Sabrina
              in Diario (Esperienze)
              Il cielo inizia a sgombrarsi giusto in tempo per esibire un tramonto bellissimo, mentre le ultime nuvole rimaste contornano l'azzurro e l'arancio esaltandone i contorni e donando al paesaggio un sapore fiabesco. Sulle ali dell'immaginazione, mi lascio trasportare dove nessuno è stato mai, dove tutto e niente si fondono sulla linea dell'orizzonte e dove nulla ha peso, colore, odore, riuscendo così a sciogliere i fili che mi tengono stretta a questa esistenza. Leggerezza e serenità mi cullano per un attimo di magia, in una oasi lontana nello spazio e nel tempo. Libera di spiegare le ali in un prezioso momento di estasi per poi tornare nella mia gabbia fatta di carne e ossa pronta per affrontare la vita.
              Composto mercoledì 27 maggio 2015
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                Scritto da: Mariella Buscemi
                in Diario (Esperienze)
                Ne scriverò di pagine. Finirò tutte le mie lettere con l'inchiostro scadente, quello che si sbiadisce sulle vocali lunghe e tratteggia le consonanti. La china che ripassa più volte su se stessa per imprimersi sulla carta. Parole di ferita viva e stilografiche in punta di bisturi farmi operazione a cuore aperto, incidere sui significati crudi che perdono d'ogni gentilezza. L'ultimo referto dei malati terminali. E bandisco ogni poesia, inneggiando alla volgarità della pelle che si stacca, brandelli d'accenti che sbagliano i suoni del detto, apostrofi caduti sul taciuto, correzioni azzardate alle scorrettezze. I libri si staccano al centro e disperdono i fogli come le foglie. Stasi d'aria immobile dallo scirocco di moti assenti. Ho creduto all'onda che s'increspa, ma il mare crea fango sulle rive e i detriti si ammucchiano ai rimasugli della rena che mi scivola dai pugni che credevo stretti. Come il nulla che vedi quando perdi. Come il niente che si moltiplica per se stesso. Come chi dorme troppo per imitare la morte. I frantumi del cristallo sembrano urlare "basta". Frammenti di donna in mezzo.
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                  Scritto da: Mariella Buscemi
                  in Diario (Esperienze)
                  Resterò a venti fermate e sibilerò un addio al fischiare del treno che riparte. In modo che non si senta. Anche il cielo ha trasfigurato il suo volto per farsi subito buio. È subito notte sui giorni tristi. Non s'è mai vista alba. Echi di parole andate che viaggiano sulle rotaie allineate, rimanendo sempre un passo indietro, per essere più facilmente investiti. Morti ammazzati sui binari d'una memoria di ferro che devia il percorso per ritrovarsi sempre allo stesso punto. Il cartello del tuo buongiorno a chilometri di distanza. Mi fisso sui contrasti del mondo che scorre. Velocità e vertigine come i pensieri nelle viscere. Contro-verso. In assenza di fiato. Questa partenza mi dà un comando violento. Mi sfratta. Me ne resto ferma per un po', alla stazione dei rientri e delle solitudini a guardare quelli che s'affaccendano a vivere per contrastare meglio l'inettitudine. Si muovono disordinatamente, ché fermarsi induce a pensare. I miei occhi sono specchi che riproducono riflessi di sguardi vicini. Chi è lontano non ha visione.
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                    Scritto da: Conny82
                    in Diario (Esperienze)
                    Uno scrittore lo sa, poco importa se sei uno scrittore da "caro diario", da best sellers o da pagina Facebook, quando arriva l'attimo tu devi scrivere, perché per noi non si tratta di fantasia. Non è che ci sediamo, facciamo correre la fantasia e scriviamo o almeno non sempre, purtroppo, è che ad un certo punto le parole ci piovono dal cielo e ci sono periodi di diluvio e periodi di siccità. Quando arrivano le idee devi scrivere ovunque ti trovi, devi farlo, l'attimo nn puoi perderlo, se nn scrivi in quell'istante, non lo scrivi più, si danneggiano i dati e perdi il file. Poi ogni scrittore ovviamente è a sé, ad esempio il mio mito: stephen king scrive quel che vede nelle sue allucinazioni o nei sogni (ammazza che sogni!), io invece è come se scrivessi quello che qualcuno mi sussurra all'orecchio, c'è una forza speciale nello scrivere nel creare, quasi soprannaturale, a me ha dato sempre l'impressione che a volte qualcuno mi suggerisse. Perché a volte scrivo di me, ma a volte scrivo delle cose che si mi appartengono, perché quelle parole quelle emozioni mie le sento, ma che realmente non ho mai vissuto come se fossi collegata col mondo circostante e io fossi come una rete che raccoglie emozioni. E dico a tutti scrivete, forse non vi leggerà nessuno, o forse migliaia di persone ma in qualsiasi caso se ne sentite il bisogno scrivete non negatevelo mai.
                    Composto giovedì 21 maggio 2015
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