Poesie personali


Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
in Poesie (Poesie personali)

Autoritratto

Dopo tanti giorni vissuti nel paese coltivando
allegria, lavoro e tristezza con radici umane
ho incontrato nell'album dei ricordi la speranza
nel mio piccolo fiorito giardino dell'infanzia.

Non so se era mio quel grido nascosto nel bosco
che cresceva sotto le foglie insieme ai funghi.
Ricordo che mi nascondevo dietro lo specchio
quando la gente fingeva di essere onesta.

Per i vecchi erano tempi arrugginiti nella memoria:
guerra, dolore, allegria e molte parole non dette.
Per me era un'infanzia di lavoro e poca tenerezza
ricca di visioni su distese immense di grandi foreste.

Dopo molti anni ritorno indietro su strade di montagna
con negli occhi vigneti, ulivi, palme e facce meste.
Da anziano leggendo il libro del mio vissuto calendario
mi ritrovo un uomo con barba e testa abbastanza calva.
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    Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
    in Poesie (Poesie personali)
    La terra è sempre benedetta dal sudore dell'uomo
    quando il cuore è forte e generoso come un olivo,
    le mani sempre aperte al sole come i fori dei campi,
    gli occhi gioiosi e allegri come il mese di maggio.

    Non è stata abituata a essere fecondata da concimi
    gettati da aerei nelle ferite aperte dai grandi trattori
    che non hanno un cuore per dispensare aromi.
    La terra ha amato da tempo i calli e gli scarponi.

    Mia madre mieteva il grano con la falce di ferro
    le dita le proteggeva con ditali speciali di canne.
    I mietitori cantavano canzoni maturate col grano
    che finiva messo a nudo sotto zoccoli di animali.

    Anche la terra è amica degli umani progressi
    ma non accetta l'avida superbia dell'uomo
    che l'abbandona, depreda, avvelena e calpesta.
    La terra ama la tenerezza e il mutuo rispetto.

    Cambiano i tempi, cambiano anche i fiori
    restano le stesse erbe nelle stesse stagioni.
    L'uomo e la terra sono sempre una cosa sola.
    La terra non è serva n'è l'uomo suo padrone.
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      Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
      in Poesie (Poesie personali)

      Piazza San Pietro

      Spararono in una piazza romana molto conosciuta
      contro un uomo vestito di bianco che amava la vita
      racchiusa in volti di uomini e bambini contenti
      in mani callose di un popolo buono e credente.

      Si udirono sirene, grida, preghiere e muto silenzio
      sotto arcate di molti messaggi lanciati nel tempo.
      Anche le bianche colombe sparirono dicendo:
      "Anche qui è giunta l'umana e vile violenza".

      Passa il tempo dello stupore: il bianco e il nero
      formano girandole di giudizi nelle televisioni.
      Si intrecciano le supposizioni e la tetra prigione.
      Con il delitto e il castigo si offre anche il perdono.

      Oggi gli estremi di due mondi si sono incontrati
      in una cella dove luce e ombra si sono abbracciati.
      Le parole umane hanno perduto il loro pieno senso
      acquistandolo in un abbraccio di pace e pentimento.

      Spariranno gli spari e matureranno i frutti del silenzio
      in quella piazza aperta a tutto il mondo e alla speranza.
      Una finestra sempre aperta al cuore di tutta la gente
      è guardare in alto con fede per chi è ancora credente.
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        Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
        in Poesie (Poesie personali)

        Preghiera

        Signore, abbiamo atteso il tuo Spirito di fuoco
        accendere la lampada che si spegne nella sera
        quando le mani giunte stringono un altro giorno
        passato in fretta senza uno sguardo al tuo cielo.

        Oggi sentiamo l'impellente bisogno di ascoltarti
        per comprendere la corta strada che percorriamo
        insieme a tanti uomini che neppure salutiamo
        perché infastidiscono con il semplice parlare.

        Distruggi, Signore, con il fuoco del tuo Spirito
        il programma di Babele che di notte sogniamo.
        Non farci vivere in una grande casa di cristallo
        quando addosso portiamo una pelle di catrame.

        Noi siamo i figli di creta del tuo povero Adamo
        che piange suo figlio Abele morto fra le mani.
        Il deserto molti lo conosciamo solo in fotografia,
        il Mar Rosso lo scopriamo in cliniche senza vita.

        Rallegrati, Signore, perlomeno con te siamo sinceri
        perciò nei momenti tristi ci mettiamo in preghiera.
        Il tuo Spirito ci ha fatto dono della tua intima allegria
        sognando un tuo nuovo mondo con tanta nostalgia.

        Tu ci conosci, Signore, siamo amici di tuo Figlio
        con un cuore di carne e un pizzico del tuo Spirito.
        Fummo nel passato delle semplici statue di argilla
        ma il tuo soffio e la tua luce ci hanno fatto felici.
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          Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
          in Poesie (Poesie personali)
          Un fuoco di pace si è acceso nella notte:
          ritornano gli uccelli al loro nido
          le lampade accendono le finestre
          piene di alito caldo e voci amiche.
          Le sirene hanno rotto l'ultimo silenzio
          di un giorno pieno di scioperi e lamenti.

          Si è acceso un fuoco di giustizia
          su mani di statua e anima d'argilla.
          Un domani non lontano saremo uguali
          mangiando pane salendo delle scale.
          L'uomo e la donna saranno figli
          d'una dea che decifra il labirinto.

          Un fuoco di pace si è acceso negli occhi
          guardando una farfalla accompagnare un morto.
          Il passato ha chiuso in una tomba
          frontiere, bandiere e il proprio tornaconto.
          Resta in piedi, in attesa che sbocci un fiore,
          un uomo perbene in un giardino di colori.
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            Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
            in Poesie (Poesie personali)

            Guerra civile spagnola

            Quando era giovane fu chiamato alla guerra
            apprese a sparare con un vecchio moschetto
            sparando in faccia i propri amici e fratelli.
            Finì la guerra quando i grandi lo decisero
            ma lui la portò dentro come una ferita:
            gli era pesante guardare un bambino!

            Passarono gli anni e sposò un'amica
            il pane gli odorava a raffiche di mitra
            il vino a vecchio olio di ricino.
            Adesso è vecchio e gioca con i nipoti
            distruggendo navi spaziali e rancori.

            È meglio fare la guerra su uno schermo
            che saltare in aria per dei dementi.
            Passeggiando in un giardino in fiore
            il nonno coglie una rosa e la odora.
            Il profumo l'ha beccato una colomba
            per costruirgli un nido nel nuovo mondo.
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              Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
              in Poesie (Poesie personali)

              Un nuovo anno

              Si nascondono gli anni sotto le nostre rughe
              di volti umani carichi di illusioni e incertezze.
              La nebbia, la pioggia e il sole offuscano gli occhi
              di chi marcisce solitario all'ombra di se stesso.

              È trascorso svelto un anno, giorno dopo giorno,
              con un programma farcito di dubbi e carezze.
              Chi ci dirà se il tempo lo viviamo in pienezza?

              Il calendario che sfogliamo ogni giorno nel cuore
              non ha anni, né mesi, né giorni, né ultima ora;
              nasconde solo una bilancia carica di molti ricordi
              in uno strano orologio senza minuti né secondi.

              Inauguriamo oggi un nuovo e stupendo calendario
              con nomi di santi, feste, cerimonie e fasi della luna.
              Resta negli occhi la lunga fila di giorni ordinari
              da riempire con il nostro lavoro e pochi salari.

              Ci sono arrivati messaggi elettronici e cartoline
              con i soliti auguri di buon e felice anno nuovo.
              Il prossimo anno daremo la nostra dovuta risposta
              se staremo ancora tra i vivi altrimenti saremo morti.
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                Scritta da: GIUSEPPE BARTOLOMEO
                in Poesie (Poesie personali)
                Esiste un giorno in ciascun uomo
                con un non so che di nostalgia
                appesa a un vecchio attaccapanni
                pieno di cappelli e una poesia.

                Tempi trascorsi affacciati a una finestra
                insieme a un gatto grigio oscuro
                lavandosi la faccia vicino al focolare
                dove la nonna pregava seduta.

                È il tempo che matura il nostro volto
                il silenzio che scoppia in allegria
                il gioco delle ombre contro la luce
                l'uomo che intravede il suo futuro.

                Esiste un giorno in ciascun uomo
                che ci chiede di rispondere alla vita.

                Le sirene occultano i passi della gente
                i soldati non vanno più con i fucili
                i giornali annunciano un patto di pace
                sbocciato negli uomini che amano la vita.

                Così ancora oggi sopravvive l'umana allegria
                uccidendo la tristezza con un po' di vino.

                L'uomo ha compreso che non vale la pena
                festeggiare da soli l'ultimo addio.
                È difficile decifrare il silenzio dell'uomo
                seduto solo sulla panchina di un giardino
                perduto dietro colombe bianche in volo.
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                  Scritta da: Fabrizio Cabras
                  in Poesie (Poesie personali)

                  Via Pertini 36

                  Doveva essere una di quelle storie eleganti
                  ma avevamo troppa paura
                  eravamo troppo distanti
                  per capire che gli occhi cercavano gli occhi
                  e il cuore cercava il permesso di fare l'amore
                  un comandamento non scritto
                  uno sguardo di consenso
                  i muti riuscivano a parlare
                  i sordi si ascoltavano leggendosi il viso
                  E noi no, che avevamo parola ed udito...
                  E questo francamente non l'ho mai capito
                  i passanti si fermavano congratula dosi per il nostro presente,
                  noi indossavano il nostro falso sorriso,
                  non sapevano niente loro non sapevano niente
                  attaccavi chiodi al muro per contare i miei errori
                  avresti potuto appenderci quadri
                  e inaugurare una mostra degli orrori
                  contavo i tuoi cappelli
                  ma due alla volta per provare ad ingannarti
                  ora non riesco neanche a contare più i tuoi passi
                  siamo troppo distanti siamo troppo distanti
                  in via Pertini 36 non si sentivano più risate
                  una calma apparente zittiva urla soffocate
                  che terminavano solo nell'ora delle posate
                  in via Pertini 36 non si faceva neanche più l'amore
                  io troppo concentrato a non perdere il mio onore
                  tu troppo attenta a non perdere il sapore
                  in via Pertini 36 non si vedevano neanche più sorrisi
                  io troppo perso tra le nuvole
                  e tu avevi perso già troppo tempo dietro le mie cazzate
                  ogni litigio si tramutava in alcool puro
                  mi ricordo appoggiato ad un balcone a farmi prendere per il culo
                  mi ricordo nella mano destra la bottiglia di whisky
                  nella mano sinistra una penna un foglio e l'inchiostro
                  e con il mio pugno il muso duro gli mandai a fare in culo
                  tu mi raccontavi le tue giornate fermi ad un semaforo rosso
                  io non ascoltavo e adesso che voglio non posso
                  in via Pertini 36 non si sentivano più risate
                  una calma apparente zittiva urla soffocate
                  che finivano solo nell'ora delle posate
                  in via Pertini 36 non si faceva neanche più l'amore
                  io troppo concentrato a non perdere il mio onore
                  tu troppo attenta a non perdere il sapore
                  in via Pertini 36 non si vedevano neanche più sorrisi
                  io troppo perso tra le nuvole
                  tu avevi già perso troppo tempo dietro le mie cazzate.
                  Composta giovedì 9 marzo 2017
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