Poesie personali


Scritta da: Nello Maruca
in Poesie (Poesie personali)

La desolazione

Pregno di gaiezza ai dì di fanciullezza
Ti ricordo, ancora gaio nella giovinezza.
Ti rivedo, da adulto, in contentezza
Ti ritrovo e io maturo in allegrezza

Sei. Fece l'ingresso, poi, lo sfollamento
E la migrazione divenne grand'evento
Come deflusso in grande scorrimento,
presto, indi, rimanesti in isolamento.

Eri un paesino, mia cara Falerna,
da dolce espressione e sorridente
ma poiché, ahimè, nulla cosa è eterna
divenisti, pure tu, debole e perdente.

Ti sorrideva il mar Tirreno in faccia
E ancor'oggi, tuttora, ti sorride.
Allora sul terrazzo era gente all'affaccio
Ora qualche vecchio che i tuoi fulgori vide.
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    Scritta da: Nello Maruca
    in Poesie (Poesie personali)

    La debolezza paterna

    Allorché l'animo invaso da timori
    e dubbi spezzommi qual fuscello
    lo corpo in due non odi, non rancori
    nulla tenevo e nessun fardello
    poiché la volontà s'era dissolta
    e latitante qual fuggiasco ai boschi
    iva veloce in cupa nebbia avvolta
    pensieri abbandonando buoni e loschi.

    Intorno ruotano i conosciuti affetti
    d'ognuno m'avvidi la profond'amarezza
    impressa al volto qual medaglia ai petti
    per repente paterna debolezza.
    Mi scossi allora e superai l'umana
    incertezza rizzando il corpo, l'anima
    svegliando, con piglio fermo e buona
    rinnovata lena, mi fui qual ero prima.

    Di ciascuno cogliendo ogni bisogno
    di giorno in giorno mi fui tanto attento
    quanto che a me pure quel fare parve sogno
    giacché lo pensier mio non fu più spento.
    Quanto saliente fosse lo star me bene
    intesi che nell'altrui sminuivano le pene
    e la tristezza che pria copria i volti
    dissolta fu e prese lieti risvolti.
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      Scritta da: Nello Maruca
      in Poesie (Poesie personali)

      La consapevolezza

      Allorquando lo corpo di vigore iva
      percorso e mai mancar sentii le forze
      in esso, la morte mi parea solo
      uno scherzo e ne facea, perciò, fonte
      di scherno e ci ridevo e di battute
      tante ne facevo. Or che lo corpo
      è debole e floscio e alla vecchiezza
      s'è incamminato essa m'appare
      qualcosa di possente che pria del corpo
      schiacciami la mente. Ora la temo,
      più che temer la tremo, e ogni dì
      ver me venir la vedo. S'avanza
      e non s'arresta neppur per un momento
      brandendo negli artigli falce tagliente.
      Paura di guardarla in faccia tengo,
      la scarna sua figura m'appare mostro
      e a ogni passo più mi dà tremore.
      Vorrei poter sparire, nuvola divenire
      Per dare pace alla mia spaurita mente
      E allontanarla dal tremor di morte
      E riportarla ai gioiosi dì di giovinezza
      quando al rimembrare di cotanto mostro
      scherzavo e ridevo di gaiezza.
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        Scritta da: Nello Maruca
        in Poesie (Poesie personali)

        La chiesetta

        Se prima c'era solo una Madonna *
        Uno stipo, un messale e un altare,
        una finestra a mò di campanile
        senza né scala, senza né colonna
        or t'assicuro, Letterato altero **
        molte di cose ha la chiesa, invero.

        Da Eccellenza, il Vescovo in persona
        Fu consacrata il dì otto dicembre
        e affidata al popolo votato
        Rappresentato dall'uomo fidato
        Che sono certo, per innato istinto
        Non abbandona caso, pria ch'estinto.

        Indi gli spettri Catroppa e Pantano
        Dalla chiesetta, ormai, restan lontano
        Che il loco sacrato è ai cristiani
        e nei dintorni mai più saran villani.
        Né il demone potrà fare più presa
        Giacché il devoto con Gesù ha intesa.

        Presto il suono s'udrà della campana
        Che dal colle eco farà al monte e al piano.
        Presto saranno i fari illuminati
        Cosi come volevi Tu e gl'antenati.
        Ancora il vento grida e si lamenta
        Ma in Chiesa troneggia la sua Santa
        Che benedice noi, ogni momento
        e i caduti del Sacro Monumento.
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          Scritta da: SAVERIO FERRARA
          in Poesie (Poesie personali)

          Il vero amico

          Sei rimasto solo a vigilar l'ultima sua dimora.
          Sei rimasto solo, immobile, dinanzi ad una croce.

          Una gigantesca onda l'ha inghiottita,
          l'ha scaraventata a riva e tu hai potuto godere
          ancor per pochi istanti la vista del suo corpo senza vita.

          Hai abbaiato disperatamente aiuto!
          I tuoi guaiti sono arrivati fino al cielo;
          poi ti sei ritrovato là, sfinito e senza fiato.

          La luna e le stelle ti tengono compagnia.
          Dov'è la tua dolce padroncina?
          Dov'è la tua vera compagnia?

          Non potrai mai più vedere i suoi occhi pien di luce!
          Vai via, allontanati da quel posto.
          Vai via, solo così puoi renderla felice!

          Vai via, ti supplico!
          Ritorna quando vuoi, ma adesso vai via...
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            Scritta da: Simone Sabbatini
            in Poesie (Poesie personali)

            Getto

            È tempo di bilanci questo tempo maledetto:
            è tempo di tempesta e scritte tutte in rosso.
            E piove la galera che ho fatto col mio umore
            piovono memorie che ho lasciato nel cortile
            e tutto il mio parlare, piove tutto dal mio cuore.
            Dal mio ventre piangono lacrime e sudore,
            quello che ho vissuto è la mia solita invenzione
            e mi dico un'altra volta che ho imparato la lezione.
            Guido senza meta non sapendo di guidare
            me la godo tutto solo per la rabbia di godere
            vado avanti all'infinito e non accade quel che accade,
            vivo tutto il mio dolore.
            Composta domenica 16 maggio 2010
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              Scritta da: Simone Sabbatini
              in Poesie (Poesie personali)

              Siamo tutti fratelli

              Siamo tutti fratelli:
              stringiamo tra le dita
              i capezzoli in fumo di nostra madre,
              come cappelle di fuoco e cenere
              per scongiurare contatti sbagliati
              - solo che qui non c'è politico a raccontare
              che ne abbiamo bisogno, non c'è militare
              che copra la nostra paura d'amare.
              Fratelli unici,
              poteri virili contro le nuvole,
              le mani costringono falli bagnati
              a non volare - sono nostri, e i nostri padri;
              sono scatole per l'anima,
              muri infrangibili sui nostri cuori.
              Parole prudenti non s'allontanano
              dai nostri denti, dal nostro corpo
              non si sbilanciano atteggiamenti: tutto
              è un profilattico sui nostri sensi.
              Cartelli onirici di sicurezza,
              possiamo scegliere se usarli e come,
              ma spesso li abbiamo per abitudine, e non ci chiediamo
              s'è più importante una protezione.
              Nessun pericolo da far passare, nessun rumore,
              nessuna luce né novità:
              niente di niente fuori uscirà.
              Ma il sentimento è fiera feroce,
              sta zitto ma cova una caccia, dilaga
              cercando nei cuori una preda.
              Composta giovedì 20 luglio 2006
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                Scritta da: Simone Sabbatini
                in Poesie (Poesie personali)

                Camminando

                La picciona emaciata si bagna nel Mugnone
                nella cappa d'un pomeriggio marzolino.
                Un maschio su di un sasso la corteggia
                s'impegna tanto, dando tutto quel che può.
                Lei non resiste, nemmeno se n'accorge,
                e non le interessa. Lui comunque resta
                sul suo sasso e insiste, ma senza muoversi di lì.
                Una ventata storta non muove l'aria
                sfiora la gonna d'una zingara al semaforo.
                Sbatte la porta d'una signora sola
                la vecchia starnutisce pensieri appesi al cuore.
                Volano gli appunti di studenti ritardati,
                e il polline dei pioppi tra bandiere arcobaleno.
                La foglia vola secca chissà dove, via di qua,
                la cravatta verde su un'orrenda giacca blu.
                Composta venerdì 30 maggio 2003
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