Poesie personali


in Poesie (Poesie personali)

Puntapenna (spiaggia bellissima Vastese)

Cinquanta scalini incavati nel terreno
sostenuti dal consumato legno inchiodato
intercalano, dal parcheggio sempre pieno
al luogo più naturale e più ammirato

di Vasto, la spiaggia più ambità
Puntapenna, esprime ancora la sua vita

senza commento perché toglie il fiato
dona a chi guarda un senso di libertà
non rende la foto di quel paesaggio immortalato
priva di odori, rumori, muore la sua vitalità

poi c'è quel porto, così umano
cosi non giusto in quel luogo divino
nella natura perfetta un umano difetto profano
difetto che valorizza ancor più il paesaggio vicino

conposto...
dalla vita e dalla semplicità del posto

il pescatore sul trabocco paziente,
il gabbiano che vola lento e si adacia
a pelo d'acqua che si infrange sul duro scoglio...
il suo nome come la punta della mia penna
che, non è stata capace d'imprimere parole
belle, che le rendono giustizia, su questo foglio.
Composta sabato 22 gennaio 2011
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    Scritta da: Nadia Cossuto
    in Poesie (Poesie personali)
    Quando ti senti la testa vuota o troppo confusa
    Quando fai le cose che non vorresti
    Quando neanche più la ragione riesce a consolarti
    Quando ti senti il cuore battere forte forte
    Quando l'emozione è più grande della forza
    Quando nelle vene non scorre soltanto il tuo sangue
    Quando ti comporti male per non scioglierti davanti agli occhi suoi
    Quando è troppa la distanza che ti divide
    Quando hai molte cose da dirgli ma non parli
    Quando potresti sbagliare
    Quando non avresti dovuto farlo
    Quando avresti potuto evitarlo
    Quando lo ami e non sai fino a...
    quando.
    Composta domenica 23 gennaio 2011
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      Scritta da: delta
      in Poesie (Poesie personali)

      Il mondo non ci appartiene

      Siamo i figli della banalità quotidiana.
      Viviamo in una società che è tutta un immenso manicomio,
      dove l'appiattimento delle opinioni è processo terapeutico
      e l'illusione trionfa sempre sulla realtà.
      Cosi vegetiamo stupidamente pieni di idee prefabbricate:
      il mondo non ci appartiene.
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        Scritta da: Nello Maruca
        in Poesie (Poesie personali)

        LXX

        La Scuola sta per cominciare, mamma,
        e conoscere voglio, tosto, i libri di testo
        ché l'acquisto vo farlo al più presto
        per seguitare bene, poi, il programma.

        L'acquisto ora non è più dilemma,
        il portafogli è gonfio e a spesa desto
        grazie a zia e al brav'uomo mesto
        e costo pure gravoso non c'infiamma.

        Se vuoi, mamma, tornare puoi al paesello
        E vivere, come prima, tra la gente,
        togliendoti del campo lo fardello.

        Dover primiero dell'uomo è la famiglia,
        per essa del lavoro essere amante;
        chi sceglie non così, la scelta sbaglia.
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          Scritta da: Nello Maruca
          in Poesie (Poesie personali)

          LXIX

          Se in rarità, per mera fortuna
          Serenità a qualcuno attinge
          Tosto natural forza lo sospinge
          A spendersi e visitare altra raduna. *

          Chè quanta gente al mond'accomuna
          Vorrebbe ch'essa in intimo suo giunge
          Ma sporadicamente scarse ne raggiunge
          Per poco, però, ch'indugiare in niuna

          Lice. Così, presto, è spento il fuoco
          Che loro respiri han tenut'acceso
          E come sorte vuole lo fu per poco.

          Domani faranno rotta per l'America
          Con l'alma in pena per il nostro peso,
          volta la mente alla campagna aprica.
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            Scritta da: Nello Maruca
            in Poesie (Poesie personali)

            LXVIII

            Perciò mamma Titina e lo suo figlio
            Tengono d'ossigeno magna riserva
            E condizione loro forte s'innerva
            Mentre cervello lotta lo scompiglio.

            Pur rimanendo qual anche nel meglio
            E pari modestia ognuno conserva
            Parente e amico miglioria osserva
            E fantasia galoppa a più garbuglio.

            La grazia repente a mani aperte
            Non turba acquisita costumanza
            E dolcezza rimane e non inverte.

            Nulla rimpiazza all'impegno l'agio
            Sol maggior devozione a Provvidenza
            Che di carità ha fatto omaggio.
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              Scritta da: Nello Maruca
              in Poesie (Poesie personali)

              LXVII

              Là dov'è sventura n'è in sopravanza,
              se in loco è miseria che alligna
              più tempo avanza più d'essa ne regna.
              Dove benessere è n'è in abbondanza.

              Quell'anno principia in benevolenza,
              a quot'alta vola, perciò, la tigna *
              indi non attecchisce a pomo né a vigna
              ché dove sol campeggia è temperanza.

              Quando favor compare all'orizzonte,
              di fronte, a spalle o di lato giunge
              e qualunque lo movente di sua fonte

              e che in alto monte o pianoro genera,
              o zoticone o noto conte attinge
              mai sempre è vicenda che rigenera.
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                Scritta da: Nello Maruca
                in Poesie (Poesie personali)

                LXVI

                D'allora le nostre vie son parallele
                E da quarant'un'anno conviviamo
                E mai sporcato s'è lo bianco talamo
                Ch'amor sempre sospinge a piene vele.

                Una sol menda * ci ha lambito il fiele,
                frutto di nostro amore non amiamo
                ma pure questo, ora, lo conviviamo
                c'ancor più amaro calice fu per Abele.

                Perciò prendiamo voi nipoti e figli
                E quanto in loco Fuoco d'Argentina
                Saran traslati ai vostri portafogli

                Appena porremo piede in quella
                Terra sperando non si pari altra cortina
                Di generali di dubbi cervella.
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                  Scritta da: Nello Maruca
                  in Poesie (Poesie personali)

                  LXV

                  L'amore tra noi fu fulminea cosa;
                  lei poco era più d'una bambina
                  coll'aspetto roseo, la sua treccina
                  era più bella d'una bella rosa.

                  Catapultano in quella Terr'odiosa,
                  ospite in casa d'una mia cugina,
                  ch'affidato m'avea mandria bovina
                  in quel respiro d'aria tempestosa.

                  Pensavo la mia casa, la mia gente,
                  la povertà vissuta era ricchezza
                  confronto quella Terra penitente.

                  Ma allorquando lo cuore mio languente
                  di quel sincer'amore prova l"ebbrezza
                  da miserando è il cammino esaltante.
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