Preghiera
Una domanda mi assale.
Prepotente, mi preme.
Sorge, avanza.
Con urgenza si gonfia.
Impetuosa, cresce.
Prorompente, emerge.
Perché io contro di te?
Una ragione, c'è?
Composta martedì 5 aprile 2011
Una domanda mi assale.
Prepotente, mi preme.
Sorge, avanza.
Con urgenza si gonfia.
Impetuosa, cresce.
Prorompente, emerge.
Perché io contro di te?
Una ragione, c'è?
Traspare l'intimo.
Essenza di me,
assenza di te.
Trasparenza
Che tu mi veda o no,
questa son io.
Domani il sole sarà già alto
e scalderà le pietre e la strada
che percorrerò per giungere a te.
Domani sarò felice come lo sono oggi,
perché i tuoi occhi sono stampati
nel mio cuore e nella mia mente.
Potrei percorrere al buio la strada che mi porta a Te.
Le notti non hanno importanza
e il freddo non scalfisce il mio corpo.
Solo la brezza del vento lenisce la stanchezza.
Penso al meraviglioso giardino,
alla fontana che zampilla e alle tue parole,
mentre un fiore è tra i tuoi capelli.
La mia vita non è vita e il respiro
non è il mio respiro senza il tuo.
Non conoscevo la vita
e le tue sembianze
hanno aperto la porta dell'amore
e il mio cuore si è addolcito alla tua presenza.
Luci, suoni e colori, è festa
quando ti vedrò e la folla variopinta
non fermerà il mio correre verso di te.
Quando improvvisamente,
alle note e all'armonia s'accordò la sua voce angelica,
avvertii un brivido percorrermi tutta la schiena,
subito seguito da un tonfo al cuore,
come un mancamento che ti lascia senza respiro,
che ti proietta in un limbo dove tutto è irreale,
in cui avverti soltanto musiche celestiali,
note che si ripetono, si modificano,
parte integrante di un'armonia completata nella sua afrodisiaca realtà quando,
in lei, riecheggia il canto, si fonde il fiato modulato ed ugualmente armonico
emesso dall'ugola flautata di quel usignolo sconosciuto,
con un nome breve ma intonato e musicale come la sua voce, Mia,
avvenente nel corpo come nell'alito sonoro che sboccia
fra le sue labbra, candido fiore di campo,
abbellito dal sentimento e dall'angoscia che alimentano la sua anima fragile;
ed allora, comprendi, che Martini, non è la rinomata bevanda, ma una stella del cielo.
Ho una gatta, una trovatella
ma mi aveva colpito, era troppo bella
di pelo fulvo e il manto un po' ramato,
striato e di color dorato
per quest'ultimo dato, Doretta l'ho chiamata.
l'abbiamo cresciuta con affetto e benevolenza
e lei ci ripaga, quasi per sdebitarsi, per riconoscenza,
ci delizia con moine e gesti di eccellenza.
Si Doretta è una gatta un po' speciale per via del suo orecchio musicale!
se accendo la radiolina ed emette una canzoncina
di colpo si ferma estasiata, ritta sulle zampe posteriori
ritma il suono con quelle anteriori poi con salti, rovesci
e piroetta finisce il suo numero come una valletta!
Al termine dell'esibizione, si sdraia sulla schiena
e pancia all'aria
sembra una consumata ballerina dell'Arena.
Sono sempre incantato dalle sue evoluzioni
fantasiose, geniali e mai uguali
secondo voi è parente del "Gatto con gli Stivali"?
Lalchimista.
Non chiedo molto...
Di lasciarci così,
senza rancori
senza rimorsi
senza rimpianti.
Lasciarci così,
felici della storia vissuta,
consapevoli del suo termine.
Lasciarci così, adulti di fronte alla vita,
ricchi di molti ricordi, molte esperienze.
Lasciarci così, sul flebile sussulto
di un tenero, reciproco...
Addio.
Ricordo con orgoglio la gioventù passata
i bagni sopra lo scoglio,
tuffi e capriole in località Coroglio
le passeggiate sul tuo lungomare
i primi amori nella Villa Comunale
Sono stato con la mente a visitarti di recente
perché quella di oggi non è la Napoli mia,
non mi appartiene, non la riconosco più
Ti hanno ferita, violentata, nell'orgoglio demoralizzata
da quattro scalmanati delinquenti inveterati
sorretti da politici ciechi e inoculati.
Ma sono vivi in mè i clamori della gente, i colori dei balconi
dei panni stesi persino sui lampioni
i profumi di zagare e limoni, fragranze soavi e lievi degli agrumi
era il tuo momento il tuo secolo dei lumi
sento ancora le grida cantilenanti dei giovani ambulanti
che offrivano con enfasi e voci altisonanti
dolci, taralli e pizze ancora fumanti
acqua ferrata, granite colorate e colazioni
fatte al momento con frenetica passione.
L'inesauribile fantasia del popolo, trasmessa per rifarsi
sono diventati maestri nell'arte dii arrangiarsi
Un universo variegato di suoni, luci e colori però
mai piegato al volere dei potenti, gente fiera, imberbe e intelligente
degni figli di Masaniello, eroe impenitente
Questo è il quadro che ho impresso nella mente
e che non voglio cambiare con un immagine recente!
lalchimista.
Non esiste più
quella splendida felicità
che colorava d'infinito
la nostra vita.
Oggi è struggente nostalgia
desiderio inappagato
una valigia di sogni
dispersi al vento.
Tu non conosci fedeltà.
Insegui le le tue gioie fugaci
insensibile al dolore
che spargi intorno a te.
Quella non è vera felicità.
Lascia nell'anima violentata
fardelli d'angosce
che non si cancellano più.
Nel cuore oltraggiato
cumuli di ferite mai rimarginate.
La felicità non cresce
su un albero di lacrime.
Più volte comunque fosse
pur gli anni festeggiammo
ai funerali o ad altre cerimonie
regolari prendemmo parte
ciò che ci doveva accadere accadde.
Al rullio di un tempo edace
abbiamo sofferto pianto o riso
spaccamonti o guasconi saputo
ciò che di verosimile v'era nel filmico
che raccontava la nostra vita.
Ancora oggi, sdentati, stanchi
e introversi guardiamo l'intruglio
la mistura di fatti nauseanti o gustosi
che ci passa davanti in un imputridimento
di sogni di illusioni e di speranze.
Nauti che fummo, che diventammo
quando la regata dei desideri
suscitò passioni e amor nel mar di essere?
Ricchi di nulla, poveri di tutto
ci sedusse un divenire piccante
dove forse tutto era possibile
senza briglie ci spingemmo lontano
arditi e impazienti in una marcia
in avanti senza sbocchi di eterno.
Sublimati all'effimero credemmo
nello svolgimento di un racconto umano
di possedere e detenere
quanto nell'attimo si distruggeva;
alati e leggeri o corti di vista
spesso perdemmo il contatto con il reale
restò il senso della vita una sciarada
un enigma un mistero o la voragine astratta
verso cui ancora camminiamo
ignoranti di noi e del mondo
intontiti dalla visione di un cielo cavo
che può mostrare solo nuvole o astri.