Metà segreteria soviet o comitato ai cani sciolti, al volontariato ai centri sociali, agli operai a chi non molla mai a chi fa opposizione anche se non è inquadrato dalle direttive prese, dalle telecamere accese.
Passò strosciando e sibilando il nero nembo: or la chiesa squilla; il tetto, rosso, luccica; un fresco odor dal cimitero viene, di bosso. Presso la chiesa; mentre la sua voce tintinna, canta, a onde lunghe romba; ruzza uno stuolo, ed alla grande croce tornano a bomba. Un vel di pioggia vela l'orizzonte; ma il cimitero, sotto il ciel sereno, placido olezza: va da monte a monte l'arcobaleno.
Lontano da uccelli, da greggi, da paesane, io bevevo, rannicchiato in una brughiera, cinta da una selva di noccioli leggera, in verdi e tiepide foschie meridiane.
Che potevo bere in quella giovane Oïsa, muti olmi, cielo coperto, erba senza fiori. Che spillavo alla mia fiasca di colocasia? Un liquore d'oro, insulso, che dà sudori.
Cattiva insegna d'osteria sarei stato. Poi il temporale mutò il cielo, fino a sera. Furon laghi, pertiche, stazioni, una nera regione, e nella notte blu fu un colonnato.
L'acqua dei boschi moriva alla verginale sabbia, e il vento, dal cielo, ghiacciava acquitrini... Io, pescatore d'oro e di gusci marini, dire che non pensai di bere, come tale!
Magra dagli occhi lustri, dai pomelli accesi, la mia anima torbida che cerca chi le somigli trova te che sull'uscio aspetti gli uomini.
Tu sei la mia sorella di quest'ora.
Accompagnarti in qualche trattoria di passoporto e guardarti mangiare avidamente! E coricarmi senza desiderio nel tuo letto! Cadavere vicino ad un cadavere bere dalla tua vista l'amarezza come la spugna secca beve l'acqua!
Toccare le tue mani i tuoi capelli che pure a te qualcuno avrà raccolto in un piccolo ciuffo sulla testa! E sentirmi guardato dai tuoi occhi ostili, poveretta, e tormentarti domandandoti il nome di tua madre...
Nessuna gioia vale questo amaro: poterti far piangere, potere piangere con te.
Al di là degli stagni, delle valli e dei monti, al di là dei boschi, delle nuvole e dei mari, al di là del sole, al di là dell'aria, al di là dei confini delle stellate sfere,
Tu, mio spirito, ti muovi con agilità e, come buon nuotatore che gode tra le onde, allegro solchi la profonda immensità con indocile e maschia voluttà.
Fuggi lontano dai morbosi miasmi, voli a purificarti nell'aria più alta, e bevi, come un puro liquido divino, il fuoco chiaro che colma spazi limpidi.
Le spalle alla noia e ai vasti affanni che opprimono col loro peso la nebbiosa vita, felice chi con ali vigorose si eleva verso campi sereni e luminosi;
Chi lancia i pensieri come allodole in libero volo verso il cielo del mattino, - chi si libra sulla vita e comprende senza sforzo il linguaggio dei fiori e delle cose mute!
Sera piovosa in grigio stanco. Tutto è così. Gli alberi secchi la mia stanza solitaria. E i ritratti vecchi e il libro intonso... Trasuda la tristezza dai mobili e dall'anima. Forse la Natura ha per me il cuore di cristallo. E mi duole la carne del cuore e la carne dell'anima. E parlando le mie parole restano nell'aria come sugheri sull'acqua. Solo per i tuoi occhi soffro questo male; tristezze del passato tristezze che verranno. Sera piovosa in grigio stanco. E va la vita.
Tante foreste strappate alla terra e massacrate distrutte rotativizzate. Tante foreste sacrificate per la pasta da carta di miliardi di giornali che attirano annualmente l'attenzione dei lettori sui pericoli del disboscamento.
Pregava Dio, pregava con fervore perché facesse di lei una felice ragazza bianca. E se ormai è tardi per simili cambiamenti, allora, Signore Iddio, guarda quanto peso e toglimene almeno la metà. Ma Dio benevolo disse No. Posò soltanto la mano sul suo cuore, le guardò in gola, le carezzò il capo. E quando tutto sarà compiuto – aggiunse – mi allieterai venendo a me, mia nera gioia, tronco colmo di canto.