Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

La petite promenade du poète

Me ne vado per le strade
strette oscure e misteriose
vedo dietro le vetrate
affacciarsi Gemme e Rose.
Dalle scale misteriose
c'è chi scende brancolando
dietro i vetri rilucenti
stan le ciane commentando.
...
...
La stradina è solitaria
non c'è un cane; qualche stella
nella notte sopra i tetti:
e la notte mi par bella.
E cammino poveretto
nella notte fantasiosa
pur mi sento nella bocca
la saliva disgustosa. Via dal tanfo
via dal tanfo e per le strade
e cammina e via cammina,
già le case son più rade.
Trovo l'erba: mi ci stendo
a conciarmi come un cane:
Da lontano un ubriaco
canta amore alle persiane.
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    Scritta da: Cheope
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    I Pastori

    Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
    Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
    lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
    scendono all'Adriatico selvaggio
    che verde è come i pascoli dei monti.

    Han bevuto profondamente ai fonti
    alpestri, che sapor d'acqua natia
    rimanga né cuori esuli a conforto,
    che lungo illuda la lor sete in via.
    Rinnovato hanno verga d'avellano.

    E vanno pel tratturo antico al piano,
    quasi per un erbal fiume silente,
    su le vestigia degli antichi padri.
    O voce di colui che primamente
    conosce il tremolar della marina!

    Ora lungh'esso il litoral cammina
    La greggia. Senza mutamento è l'aria.
    Il sole imbionda sì la viva lana
    che quasi dalla sabbia non divaria.
    Isciacquio, calpestio, dolci romori.

    Ah perché non son io cò miei pastori?
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      La sera

      Vien da lungi la Sera, camminando
      per la pineta tacita, di neve.
      Poi, contro tutte le finestre preme
      le sue gelide guance; e, zitta, origlia.
      Si fa silenzio, allora, in ogni casa.
      Siedono i vecchi, meditando. I bimbi
      non si attentano ancora ai loro giuochi.
      Cade di mano alle fantesche il fuso.

      La Sera ascolta, trepida, pei vetri;
      tutti - all'interno - ascoltano la Sera.
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        Scritta da: Elisabetta
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Dal vetro sporco della mia auto

        Bambine che si vendono sui marciapiedi.
        Bambini con la mano tesa al semaforo.
        Cani abbandonati.
        Uomini con le tette che si esibiscono sotto i lampioni.
        Uomini senza palle che vendono droga all'angolo.
        Bambini nei cassonetti e immondizie per la strada.
        Scippi, rapine e risse.
        Ragazzini che fumano e sputano sui muri.
        Vestiti tutti uguali e pensieri tutti uguali.
        Ubriaconi alla guida che vanno a tutta birra.
        Pensavo che lavando il parabrezza della mia auto
        tutto questo sarebbe sparito.
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          Scritta da: Marco Giannetti
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Sempre

          Prima di me
          non sono geloso,
          Vieni con un uomo
          alla schiena,
          vieni con cento uomini nella tua chioma,
          vieni con mille uomini tra il il tuo petto e i tuoi piedi,
          vieni come un fiume
          pieno d'affogati
          che trova il mare furioso,
          la spuma eterna del tempo!
          Portali tutti
          dove io t'attendo:
          sempre saremo soli,
          sempre sarem tu e io
          sali sopra la terra
          per iniziare la vita.
          Composta domenica 16 agosto 2009
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            Scritta da: Marianna Mansueto
            in Poesie (Poesie d'Autore)
            In quel selvaggio abisso,
            grembo della Natura e, forse, tomba,
            che non è mare o sponda, aria né fuoco,
            ma lor cause pregnanti in sé commiste
            confusamente, in una lotta eterna,
            se il Fattore Possente non costringe
            queste oscure materie a farsi mondi,
            nell'abisso selvaggio, cauto, Satana
            sostava all'orlo dell'Inferno, e vide,
            e ponderò il viaggio...
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              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Partita a scopa

              Una delle cose più terribili è
              davvero
              stare a letto
              una notte dopo l'altra
              con una donna che non hai più voglia
              di scopare.

              Invecchiano, non sono più tanto
              belle – tendono persino
              a russare, buttarsi
              giù.

              Così, a letto, a volte ti giri,
              il tuo piede tocca il suo –
              Dio, che orrore! –
              e la notte è là fuori
              dietro le tendine
              e insieme vi suggella
              nella
              tomba.

              E la mattina vai in bagno,
              parli, attraversi il corridoio,
              dici strane cose; le uova friggono,
              partono i motori.

              Ma seduti l'uno di fronte all'altro
              hai 2 estranei
              che si ficcano in bocca il pane tostato
              che si bruciano col caffè bollente la gola risentita
              e l'intestino.

              In dieci milioni di case americane
              è lo stesso –
              vite stantie appoggiate
              l'una all'altra
              e nessun posto
              dove andare.

              Sali in macchina
              e vai a lavorare
              e là ci sono degli altri sconosciuti, quasi tutti
              mogli e mariti di qualcun altro,
              e oltre alla ghigliottina del lavoro,
              flirtano, scherzano r si danno pizzicotti,
              tendendo qualche volta
              a farsi in qualche posto una rapida scopata –
              a casa non possono farlo –
              e poi
              tornano a casa
              ad aspettare il Natale o il Labor Day
              o la domenica
              o qualcosa.
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                Scritta da: Andrea De Candia
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Lettera alla mamma di un seminarista morto

                Sono cresciuto in una terra strana
                dopo che hai messo all'ombra la mia luce,
                quasi non mossi piede dalla soglia
                della mia meraviglia
                per il dio nuovo cui tu m'opponevi.
                In me cresceva il Dio dei miei domini
                (ero ancora ragazzo)
                ma tu mi hai rotto l'urlo ai vorticosi
                margini della bocca,
                l'urlo della potente giovinezza.
                Mamma, io ti ringrazio
                dalla rigida tomba entro cui siede
                il mio pensiero finalmente puro.
                Ora vedo che a forza mi hai strappato
                il verde degli amari desideri,
                mi hai edificato come l'architetto
                sapiente che ritoglie chiari miti
                dalle antiche macerie.

                Nacqui umana rovina come tutti,
                tu mi hai intessuta un'ala senza geli...
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