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in Poesie (Poesie d'Autore)

Perchè ti amo

Perché ti amo, di notte son venuto da te così impetuoso e titubante e tu non mi potrai più dimenticare l'anima tua son venuto a rubare.
Ora lei è mia - del tutto mi appartiene nel male e nel bene, dal mio impetuoso e ardito amare nessun angelo ti potrà salvare.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Ti guardo e il sole cresce

    Ti guardo e il sole cresce
    Presto ricoprirà la nostra giornata
    Svegliati cuore e colori in mente
    Per dissipare le pene della notte

    Ti guardo tutto è spoglio
    Fuori le barche hanno poca acqua
    Bisogna dire tutto con poche parole
    Il mare è freddo senza amore

    È l'inizio del mondo
    Le onde culleranno il cielo
    E tu vieni cullata dalle tue lenzuola
    Tiri il sonno verso di te
    Svegliati che io segua le tue tracce
    Ho un corpo per attenderti per seguirti
    Dalle porte dell'alba alle porte dell'ombra
    Un corpo per passare la mia vita ad amarti

    Un corpo per sognare al di fuori del tuo son.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Notturno teppista

      Firenze nel fondo era gorgo di luci di fremiti sordi:
      Con ali di fuoco i lunghi rumori fuggenti
      Del tram spaziavano: il fiume mostruoso
      Torpido riluceva come un serpente a squame.
      Su un circolo incerto le inquiete facce beffarde
      Dei ladri, ed io tra i doppi lunghi cipressi uguali a fiaccole spente
      Più aspro ai cipressi le siepi
      Più aspro del fremer dei bussi,
      Che dal mio cuore il mio amore,
      Che dal mio cuore, l'amore un ruffiano che intonò e cantò:
      Amo le vecchie troie
      Gonfie lievitate di sperma
      Che cadono come rospi a quattro zampe sovra la coltrice rossa
      E aspettano e sbuffano ed ansimano
      Flaccide come mantici.
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        Scritta da: Lucio Dusso
        in Poesie (Poesie d'Autore)
        L'Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade,
        ancora truffe al forestiero, si presenti
        come vuole.
        Onestà tedesca ovunque cercherai invano,
        c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;
        ognuno pensa per sé, è vano, dell'altro diffida,
        e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé.
        Bello è il paese! Ma Faustina, ahimè, più non ritrovo.
        Non è più questa l'Italia che lasciai con dolore.
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          Scritta da: Sonia Ghinelli
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          LXIV Sonetto

          Per tanto amore la mia vita si tinse di viola
          e andai di rotta in rotta come gli uccelli ciechi
          fino a raggiungere la tua finestra, amica mia:
          tu sentisti un rumore di cuore infranto

          e lì dalle tenebre mi sollevai al tuo petto,
          senz'essere e senza sapere andai alla torre del frumento,
          sorsi per vivere tra le tue mani,
          mi sollevai dal mare alla tua gioia.

          Nessuno può dire ciò che ti devo, è lucido
          ciò che ti devo, amore, ed è come una radice,
          nativa d'Araucania, ciò che ti devo, amata.

          È senza dubbio stellato tutto ciò che ti devo,
          ciò che ti devo è come il pozzo d'una zona silvestre
          dove il tempo conservò lampi erranti.
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            Scritta da: Erika Moon
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Canzone del maschio e della femmina

            Canzone del maschio e della femmina!
            Il frutto dei secoli
            che spreme il suo succo
            nelle nostre vene.

            La mia anima che si diffonde nella tua carne distesa
            per uscire migliorata da te,
            il cuore che si disperde
            stirandosi come una pantera,
            e la mia vita, sbriciolata, che si annoda
            a te come la luce alle stelle!

            Mi ricevi
            come il vento la vela.

            Ti ricevo
            come il solco il seme.

            Addormentati sui miei dolori
            se i miei dolori non ti bruciano,
            legati alle mie ali,
            forse le mie ali ti porteranno,
            dirigi i miei desideri,
            forse ti duole la loro lotta.

            Tu sei l'unica che possiedo
            da quando persi la mia tristezza!

            Lacerami come una spada
            o senti come un'antenna!

            Baciami,
            mordimi,
            incendiami,
            che io vengo alla terra
            solo per il naufragio dei miei occhi di maschio
            nell'acqua infinita dei occhi di femmina!
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              Scritta da: Marzia Ornofoli
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Se non avessimo amato

              Se noi non avvessimo amato,
              Chi sa se quel narciso avrebbe attratto l'ape
              Nel suo grembo dorato,
              Se quella pianta di rose avrebbe ornato
              Di lampade rosse i suoi rami!
              Io credo non spunterebbe un foglia
              In primavera, non fosse per le labbra degli amanti
              Che baciano. Non fosse per labbra dei poeti
              Che cantano.
              Composta martedì 11 agosto 2009
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                Scritta da: Gabriella Stigliano
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Inni alla notte e cantico dei morti

                Noi sogniamo di viaggi per l'universo:
                ma l'universo non è forse dentro di noi?
                Noi non conosciamo gli abissi del nostro spirito.
                La via segreta che conduce all'interno.
                In noi, e in nessun altro luogo,
                sta l'eternità con i suoi mondi, il passato e il futuro.
                Il mondo esterno è il mondo delle ombre,
                e getta le sue ombre nel regno della luce.
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                  in Poesie (Poesie d'Autore)

                  Una minaccia alla mia immortalità

                  Si spogliò davanti a me
                  con la figa dall'altra parte
                  mentre io stavo a letto con la bottiglia
                  di birra.

                  Cos'è quella verruca che hai
                  sul culo? Chiesi.

                  Non è una verruca, disse lei,
                  è un neo, una specie
                  di voglia.

                  Quel coso mi spaventa, dissi,
                  lasciamo
                  stare.

                  Scesi dal letto
                  e andai nell'altra stanza
                  e mi sedetti sulla sedia a dondolo
                  e mi dondolai.

                  Mi raggiunse dì un po',
                  vecchia scoreggia. Sei pieno di verruche e cicatrici
                  e bitorzoli d'ogni genere
                  dappertutto. Credo proprio che tu sia il vecchio
                  più brutto
                  che abbia mai visto.

                  Lascia perdere, dissi, dimmi qualcosa di più
                  di quel neo
                  che hai sul culo.

                  Lei andò nell'altra stanza
                  si vestì e poi mi passò davanti
                  sbattè l'uscio
                  e
                  sparì.

                  E pensare
                  che aveva anche letto
                  tutti i miei libri di poesie.

                  Spero solo che non dica a nessuno
                  che non sono stato
                  carino.
                  Composta mercoledì 25 settembre 2013
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