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in Poesie (Poesie d'Autore)

Perchè ti amo

Perché ti amo, di notte son venuto da te così impetuoso e titubante e tu non mi potrai più dimenticare l'anima tua son venuto a rubare.
Ora lei è mia - del tutto mi appartiene nel male e nel bene, dal mio impetuoso e ardito amare nessun angelo ti potrà salvare.
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    Scritta da: Francesca Fontana
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Divina Commedia, V canto inferno

    O animal grazïoso e benigno
    che visitando vai per l'aere perso
    noi che tignemmo il mondo di sanguigno,

    se fosse amico il re de l'universo,
    noi pregheremmo lui de la tua pace,
    poi c'hai pietà del nostro mal perverso.

    Di quel che udire e che parlar vi piace,
    noi udiremo e parleremo a voi,
    mentre che 'l vento, come fa, ci tace.

    Siede la terra dove nata fui
    su la marina dove 'l Po discende
    per aver pace cò seguaci sui.

    Amor, ch'al cor gentil ratto s'apprende,
    prese costui de la bella persona
    che mi fu tolta; e 'l modo ancor m'offende.

    Amor, ch'a nullo amato amar perdona,
    mi prese del costui piacer sì forte,
    che, come vedi, ancor non m'abbandona.

    Amor condusse noi ad una morte.
    Caina attende chi a vita ci spense.
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      Scritta da: Lucio Dusso
      in Poesie (Poesie d'Autore)
      L'Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade,
      ancora truffe al forestiero, si presenti
      come vuole.
      Onestà tedesca ovunque cercherai invano,
      c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;
      ognuno pensa per sé, è vano, dell'altro diffida,
      e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé.
      Bello è il paese! Ma Faustina, ahimè, più non ritrovo.
      Non è più questa l'Italia che lasciai con dolore.
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        Scritta da: Sonia Ghinelli
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        LXIV Sonetto

        Per tanto amore la mia vita si tinse di viola
        e andai di rotta in rotta come gli uccelli ciechi
        fino a raggiungere la tua finestra, amica mia:
        tu sentisti un rumore di cuore infranto

        e lì dalle tenebre mi sollevai al tuo petto,
        senz'essere e senza sapere andai alla torre del frumento,
        sorsi per vivere tra le tue mani,
        mi sollevai dal mare alla tua gioia.

        Nessuno può dire ciò che ti devo, è lucido
        ciò che ti devo, amore, ed è come una radice,
        nativa d'Araucania, ciò che ti devo, amata.

        È senza dubbio stellato tutto ciò che ti devo,
        ciò che ti devo è come il pozzo d'una zona silvestre
        dove il tempo conservò lampi erranti.
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          Scritta da: Erika Moon
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Canzone del maschio e della femmina

          Canzone del maschio e della femmina!
          Il frutto dei secoli
          che spreme il suo succo
          nelle nostre vene.

          La mia anima che si diffonde nella tua carne distesa
          per uscire migliorata da te,
          il cuore che si disperde
          stirandosi come una pantera,
          e la mia vita, sbriciolata, che si annoda
          a te come la luce alle stelle!

          Mi ricevi
          come il vento la vela.

          Ti ricevo
          come il solco il seme.

          Addormentati sui miei dolori
          se i miei dolori non ti bruciano,
          legati alle mie ali,
          forse le mie ali ti porteranno,
          dirigi i miei desideri,
          forse ti duole la loro lotta.

          Tu sei l'unica che possiedo
          da quando persi la mia tristezza!

          Lacerami come una spada
          o senti come un'antenna!

          Baciami,
          mordimi,
          incendiami,
          che io vengo alla terra
          solo per il naufragio dei miei occhi di maschio
          nell'acqua infinita dei occhi di femmina!
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            Scritta da: Marzia Ornofoli
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Se non avessimo amato

            Se noi non avvessimo amato,
            Chi sa se quel narciso avrebbe attratto l'ape
            Nel suo grembo dorato,
            Se quella pianta di rose avrebbe ornato
            Di lampade rosse i suoi rami!
            Io credo non spunterebbe un foglia
            In primavera, non fosse per le labbra degli amanti
            Che baciano. Non fosse per labbra dei poeti
            Che cantano.
            Composta martedì 11 agosto 2009
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              Scritta da: Gabriella Stigliano
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              La sera

              Come una indefinibile fata d'ombre
              vien da lungi la sera, camminando
              per l'abetaia tacita e nevosa.
              Poi, contro tutte le finestre preme
              le sue gelide guance e, zitta, origlia!
              Si fa silenzio, allora, in ogni casa.
              Siedono i vecchi, meditando. I bimbi
              non si attentano ancora ai loro giochi!
              Le madri stanno siccome regine.
              Cade di mano alle fantesche il fuso.
              La sera ascolta, trepida pei vetri:
              tutti, all'interno, ascoltano la sera.
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                Scritta da: Gabriella Stigliano
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Inni alla notte e cantico dei morti

                Noi sogniamo di viaggi per l'universo:
                ma l'universo non è forse dentro di noi?
                Noi non conosciamo gli abissi del nostro spirito.
                La via segreta che conduce all'interno.
                In noi, e in nessun altro luogo,
                sta l'eternità con i suoi mondi, il passato e il futuro.
                Il mondo esterno è il mondo delle ombre,
                e getta le sue ombre nel regno della luce.
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                  in Poesie (Poesie d'Autore)

                  Una minaccia alla mia immortalità

                  Si spogliò davanti a me
                  con la figa dall'altra parte
                  mentre io stavo a letto con la bottiglia
                  di birra.

                  Cos'è quella verruca che hai
                  sul culo? Chiesi.

                  Non è una verruca, disse lei,
                  è un neo, una specie
                  di voglia.

                  Quel coso mi spaventa, dissi,
                  lasciamo
                  stare.

                  Scesi dal letto
                  e andai nell'altra stanza
                  e mi sedetti sulla sedia a dondolo
                  e mi dondolai.

                  Mi raggiunse dì un po',
                  vecchia scoreggia. Sei pieno di verruche e cicatrici
                  e bitorzoli d'ogni genere
                  dappertutto. Credo proprio che tu sia il vecchio
                  più brutto
                  che abbia mai visto.

                  Lascia perdere, dissi, dimmi qualcosa di più
                  di quel neo
                  che hai sul culo.

                  Lei andò nell'altra stanza
                  si vestì e poi mi passò davanti
                  sbattè l'uscio
                  e
                  sparì.

                  E pensare
                  che aveva anche letto
                  tutti i miei libri di poesie.

                  Spero solo che non dica a nessuno
                  che non sono stato
                  carino.
                  Composta mercoledì 25 settembre 2013
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