Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Valeria S
in Poesie (Poesie d'Autore)

Un sogno

In visioni di notturna tenebra
spesso ho sognato svanite gioie -
mentre un sogno, da sveglio, di vita e di luce
m'ha lasciato col cuore implacato.

Ah, che cosa non è sogno in chiaro giorno
per colui il cui sguardo si posa
su quanto a lui è d'intorno con un raggio
che, a ritroso, si volge al tempo che non è più?

Quel sogno beato - quel sogno beato,
mentre il mondo intero m'era avverso,
m'ha rallegrato come un raggio cortese
che sa guidare un animo scontroso.

E benché quella luce in tempestose notti
così tremolasse di lontano -
che mai può aversi di più splendente e puro
nella diurna stella del Vero?
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Donna genovese

    Tu mi portasti un po' d'alga marina
    Nei tuoi capelli, ed un odor di vento,
    Che è corso di lontano e giunge grave
    D'ardore, era nel tuo corpo bronzino:
    -Oh la divina
    Semplicità delle tue forme snelle-
    Non amore non spasimo, un fantasma,
    Un'ombra della necessità che vaga
    Serena e ineluttabile per l'anima
    E la discioglie in gioia, in incanto serena
    Perché per l'infinito lo scirocco
    Se la possa portare.
    Come è piccolo il mondo e leggero nelle tue mani!
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      Scritta da: Cheope
      in Poesie (Poesie d'Autore)
      A me pare uguale agli dei
      chi a te vicino così dolce
      suono ascolta mentre tu parli
      e ridi amorosamente. Subito a me
      il cuore si agita nel petto
      solo che appena ti veda, e la voce
      si perde sulla lingua inerte.

      Un fuoco sottile affiora rapido alla pelle,
      e ho buio negli occhi e il rombo
      del sangue alle orecchie.
      E tutta in sudore e tremante
      Come erba patita scoloro:
      e morte non pare lontana
      a me rapita di mente.
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        Scritta da: Paolo Broni
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Pi greco

        È degno di ammirazione il Pi greco
        tre virgola uno quattro uno.
        Anche tutte le sue cifre successive sono iniziali, cinque nove due, poiché non finisce mai.
        Non si lascia abbracciare sei cinque tre cinque dallo sguardo,
        otto nove, dal calcolo, sette nove dall'immaginazione,
        e nemmeno tre due tre otto dallo scherzo,
        ossia dal paragone quattro sei con qualsiasi cosa due sei quattro tre al mondo.
        Il serpente più lungo della terra dopo vari metri si interrompe.
        Lo stesso, anche se un po' dopo, fanno i serpenti delle fiabe.
        Il corteo di cifre che compongono il Pi greco non si ferma sul bordo della pagina,
        È capace di srotolarsi sul tavolo, nell'aria, attraverso il muro, la foglia, il nido, le nuvole,
        diritto fino al cielo, per quanto è gonfio e senza fondo il cielo.
        Quanto è corta la treccia della cometa, proprio un codino!
        Com'è tenue il raggio della stella, che si curva a ogni spazio!
        E invece qui due tre quindici trecentodiciannove il mio numero di telefono
        il tuo numero di collo l'anno millenovecentosettantatré sesto piano
        il numero degli inquilini sessantacinque centesimi la misura dei fianchi due dita
        sciarada e cifra in cui vola e canta usignolo mio oppure si prega di mantenere la calma,
        e anche la terra e il cielo passeranno,
        ma non il Pi greco,
        oh no, niente da fare,
        esso sta lì con il suo cinque ancora passabile,
        un otto niente male, un sette non ultimo,
        incitando, ah, incitando
        l'indolente eternità a durare.
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          Scritta da: Marzia Ornofoli
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Endimione (2)

          Fredda e gelata cade la rugiada,
          Nessun uccello canta più in Arcadia.
          I fauni Hanno lasciato la collina
          e anche il narciso stanco
          Ha chiuso i petali.
          Ma il mio amore non è tornato,
          Luna, falsa, una che svanisci,
          Dove è andato il mio amore fedele?
          Dove sono le sue labbra vermiglie,
          La verga di pastore, i suoi calzari?
          Perché tendi quello schermo d'argento,
          Perché porti il velo di brune, lo muovi?
          Tu hai preso Endimione,
          Hai tu quelle labbra da baciare.
          Composta martedì 4 agosto 2009
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            Scritta da: Eclissi
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Verrò quando sarai più triste

            Verrò quando sarai più triste,
            steso nell'ombra che sale alla tua stanza;
            quando il giorno demente ha perso il suo tripudio,
            e il sorriso di gioia è ormai bandito
            dalla malinconia pungente della notte.

            Verrò quando la verità del cuore
            dominerà intera, non obliqua,
            ed il mio influsso si di te stendendosi,
            farà acuta la pena, freddo il piacere,
            e la tua anima porterà lontano.

            Ascolta, è proprio l'ora,
            l'ora tremenda per te:
            non senti rullarti nell'anima
            uno scroscio di strane emozioni,
            messaggere di un comando più austero,
            araldi di me?
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