Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Elisa Iacobellis
in Poesie (Poesie d'Autore)

Per te amore mio

Sono andato al mercato degli uccelli
E ho comprato degli uccelli
Per te
amore mio
Sono andato al mercato dei fiori
E ho comprato dei fiori
Per te
amore mio
Sono andato al mercato dei rottami
E ho comprato catene
Pesanti catene
Per te
amore mio
Poi sono andato al mercato degli schiavi
E ti ho cercata
Ma senza trovarti
amore mio.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Ti guardo e il sole cresce

    Ti guardo e il sole cresce
    Presto ricoprirà la nostra giornata
    Svegliati cuore e colori in mente
    Per dissipare le pene della notte

    Ti guardo tutto è spoglio
    Fuori le barche hanno poca acqua
    Bisogna dire tutto con poche parole
    Il mare è freddo senza amore

    È l'inizio del mondo
    Le onde culleranno il cielo
    E tu vieni cullata dalle tue lenzuola
    Tiri il sonno verso di te
    Svegliati che io segua le tue tracce
    Ho un corpo per attenderti per seguirti
    Dalle porte dell'alba alle porte dell'ombra
    Un corpo per passare la mia vita ad amarti

    Un corpo per sognare al di fuori del tuo son.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Notturno teppista

      Firenze nel fondo era gorgo di luci di fremiti sordi:
      Con ali di fuoco i lunghi rumori fuggenti
      Del tram spaziavano: il fiume mostruoso
      Torpido riluceva come un serpente a squame.
      Su un circolo incerto le inquiete facce beffarde
      Dei ladri, ed io tra i doppi lunghi cipressi uguali a fiaccole spente
      Più aspro ai cipressi le siepi
      Più aspro del fremer dei bussi,
      Che dal mio cuore il mio amore,
      Che dal mio cuore, l'amore un ruffiano che intonò e cantò:
      Amo le vecchie troie
      Gonfie lievitate di sperma
      Che cadono come rospi a quattro zampe sovra la coltrice rossa
      E aspettano e sbuffano ed ansimano
      Flaccide come mantici.
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        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Liguria

        È la Liguria terra leggiadra.
        Il sasso ardente, l'argilla pulita,
        s'avvivano di pampini al sole.
        È gigante l'ulivo. A primavera
        appar dovunque la mimosa effimera.
        Ombra e sole s'alternano
        per quelle fondi valli
        che si celano al mare,
        per le vie lastricate
        che vanno in su, fra campi di rose,
        pozzi e terre spaccate,
        costeggiando poderi e vigne chiuse.
        In quell'arida terra il sole striscia
        sulle pietre come un serpe.
        Il mare in certi giorni
        è un giardino fiorito.
        Reca messaggi il vento.
        Venere torna a nascere
        ai soffi del maestrale.
        O chiese di Liguria, come navi
        disposte a esser varate!
        O aperti ai venti e all'onde
        liguri cimiteri!
        Una rosea tristezza vi colora
        quando di sera, simile ad un fiore
        che marcisce, la grande luce
        si va sfacendo e muore.
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          Scritta da: Lucio Dusso
          in Poesie (Poesie d'Autore)
          L'Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade,
          ancora truffe al forestiero, si presenti
          come vuole.
          Onestà tedesca ovunque cercherai invano,
          c'è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;
          ognuno pensa per sé, è vano, dell'altro diffida,
          e i capi dello stato, pure loro, pensano solo per sé.
          Bello è il paese! Ma Faustina, ahimè, più non ritrovo.
          Non è più questa l'Italia che lasciai con dolore.
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            Scritta da: Elisabetta
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Ai monomaniaci

            Basta appena un fugace pretesto
            per sprofondarli nel loro delirio particolare nella loro ossesione devastante,
            le sue parole scatenanti
            sono giustizia e giudici
            a sentirle la sua trasformazione è immediata
            il sorriso gli si muta in un ghigno
            dalla faccia gli cade la maschera variopinta
            e sotto appare una tavola di Cesare Lombroso.
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              Scritta da: Marzia Ornofoli
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Se non avessimo amato

              Se noi non avvessimo amato,
              Chi sa se quel narciso avrebbe attratto l'ape
              Nel suo grembo dorato,
              Se quella pianta di rose avrebbe ornato
              Di lampade rosse i suoi rami!
              Io credo non spunterebbe un foglia
              In primavera, non fosse per le labbra degli amanti
              Che baciano. Non fosse per labbra dei poeti
              Che cantano.
              Composta martedì 11 agosto 2009
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                Scritta da: Gabriella Stigliano
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                La sera

                Come una indefinibile fata d'ombre
                vien da lungi la sera, camminando
                per l'abetaia tacita e nevosa.
                Poi, contro tutte le finestre preme
                le sue gelide guance e, zitta, origlia!
                Si fa silenzio, allora, in ogni casa.
                Siedono i vecchi, meditando. I bimbi
                non si attentano ancora ai loro giochi!
                Le madri stanno siccome regine.
                Cade di mano alle fantesche il fuso.
                La sera ascolta, trepida pei vetri:
                tutti, all'interno, ascoltano la sera.
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                  in Poesie (Poesie d'Autore)

                  Una minaccia alla mia immortalità

                  Si spogliò davanti a me
                  con la figa dall'altra parte
                  mentre io stavo a letto con la bottiglia
                  di birra.

                  Cos'è quella verruca che hai
                  sul culo? Chiesi.

                  Non è una verruca, disse lei,
                  è un neo, una specie
                  di voglia.

                  Quel coso mi spaventa, dissi,
                  lasciamo
                  stare.

                  Scesi dal letto
                  e andai nell'altra stanza
                  e mi sedetti sulla sedia a dondolo
                  e mi dondolai.

                  Mi raggiunse dì un po',
                  vecchia scoreggia. Sei pieno di verruche e cicatrici
                  e bitorzoli d'ogni genere
                  dappertutto. Credo proprio che tu sia il vecchio
                  più brutto
                  che abbia mai visto.

                  Lascia perdere, dissi, dimmi qualcosa di più
                  di quel neo
                  che hai sul culo.

                  Lei andò nell'altra stanza
                  si vestì e poi mi passò davanti
                  sbattè l'uscio
                  e
                  sparì.

                  E pensare
                  che aveva anche letto
                  tutti i miei libri di poesie.

                  Spero solo che non dica a nessuno
                  che non sono stato
                  carino.
                  Composta mercoledì 25 settembre 2013
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