Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Chiara Cotti
in Poesie (Poesie d'Autore)

Mattino

Aspro amore, viola coronata di spine,
cespuglio tra tante pasioni irto,
lancia dei dolori, corolla della collera,
per che strade e come ti dirigesti alla mia anima?

Perché precipitasti il tuo fuoco doloroso,
d'improvviso, tra le foglie fredde della mia strada?
Chi t'insegnò i passi che fino a me ti portarono?
Quale fiore, pietra, fumo ti mostrarono la mia dimora?

Certo è che tremò la notte paurosa
l'alba empì tutte le coppe del suo vino
e il sole stabilì la sua presenza celeste,

mentre il crudele amore m'assediava senza tregua
finché lacerandomi con spade e spineaprì nel mio cuore una strada bruciante.
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    Scritta da: Eclissi
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    L'ombra dell'anima mia

    L'ombra dell'anima mia
    fugge in un tramonto di alfabeti,
    nebbia di libri
    e di parole.

    L'ombra dell'anima mia!

    Sono giunto alla linea dove cessa
    la nostalgia,
    e la goccia di pianto si trasforma
    in alabastro di spirito.

    (L'ombra dell'anima mia!)

    Il fiocco del dolore
    finisce,
    ma resta la ragione e la sostanza
    del mio vecchio mezzogiorno di labbra,
    del mio vecchio mezzogiorno
    di sguardi.

    Un torbido labirinto
    di stelle affumicate
    imprigiona le mie illusioni
    quasi appassite.

    L'ombra dell'anima mia!

    E un'allucinazione
    munge gli sguardi.
    Vedo la parola amore
    sgretolarsi.

    Mio usignolo!
    Usignolo!
    Canti ancora?
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      Scritta da: Lella Mcidw
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Sonetto 22

      Non mi convincerà lo specchio ch'io sia vecchio,
      fin quando tu e giovinezza avrete gli stessi anni;
      ma quando vedrò il tuo volto solcato dalle rughe,
      allora m'aspetto che morte termini i miei giorni.
      Infatti, tutto il decoro di tua bellezza
      non è che luminosa veste del mio cuore
      che vive nel tuo petto, come il tuo nel mio:
      e allora come potrei essere di te più vecchio?
      Perciò, amore mio, abbia di te gran cura,
      come anch'io farò, non per me, ma per tuo bene,
      costudendo il tuo cuore teneramente,
      come nutrice col suo bimbo, che non gli incolga male.
      Non contare sul tuo cuore quando il mio sia spento;
      tu me lo donasti non per averlo indietro.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        L'amica di nonna Speranza

        Loreto impagliato e il busto d'Alfieri, di Napoleone,
        i fiori in cornice (le buone cose di pessimo gusto!)

        il caminetto un po' tetro, le scatole senza confetti,
        i frutti di marmo protetti dalle campane di vetro,

        un qualche raro balocco, gli scrigni fatti di valve,
        gli oggetti con mònito, salve, ricordo, le noci di cocco,

        Venezia ritratta a musaici, gli acquerelli un po' scialbi,
        le stampe, i cofani, gli albi dipinti d'anemoni arcaici,

        le tele di Massimo d'Azeglio, le miniature,
        i dagherottipi: figure sognanti in perplessità,

        il gran lampadario vetusto che pende a mezzo il salone
        e immilla nel quarto le buone cose di pessimo gusto,

        il cùcu dell'ore che canta, le sedie parate a damasco
        chermisi... rinasco, rinasco del mille ottocento cinquanta!

        I fratellini alla sala quest'oggi non possono accedere
        che cauti (hanno tolte le fodere ai mobili: è giorno di gala)

        ma quelli v'irrompono in frotta. È giunta è giunta in vacanza
        la grande sorella Speranza con la compagna Carlotta.

        Ha diciassette anni la Nonna! Carlotta quasi lo stesso:
        da poco hanno avuto il permesso d'aggiungere un cerchio alla gonna;

        il cerchio ampissimo increspa la gonna a rose turchine:
        più snella da la crinoline emerge la vita di vespa.

        Entrambe hanno uno scialle ad arancie, a fiori, a uccelli, a ghirlande:
        divisi i capelli in due bande scendenti a mezzo le guance.

        Son giunte da Mantova senza stanchezza al Lago Maggiore
        sebbene quattordici ore viaggiassero in diligenza.

        Han fatto l'esame più egregio di tutta la classe. Che affanno
        passato terribile! Hanno lasciato per sempre il collegio.

        O Belgirate tranquilla! La sala dà sul giardino:
        fra i tronchi diritti scintilla lo specchio del Lago turchino.

        Silenzio, bambini! Le amiche - bambini, fate pian piano! -
        le amiche provano al piano un fascio di musiche antiche:

        motivi un poco artefatti nel secentismo fronzuto
        di Arcangelo del Leuto e di Alessandro Scarlatti;

        innamorati dispersi, gementi il "core" e "l'augello",
        languori del Giordanello in dolci bruttissimi versi:

        ... caro mio ben
        credimi almen,
        senza di te
        languisce il cor!
        Il tuo fedel
        sospira ognor
        cessa crudel
        tanto rigor!
        Carlotta canta, Speranza suona. Dolce e fiorita
        si schiude alla breve romanza di mille promesse la vita.

        O musica, lieve sussurro! E già nell'animo ascoso
        d'ognuna sorride lo sposo promesso: il Principe Azzurro,

        lo sposo dei sogni sognati... O margherite in collegio
        sfogliate per sortilegio sui teneri versi del Prati!

        Giungeva lo Zio, signore virtuoso di molto riguardo,
        ligio al Passato al Lombardo-Veneto e all'Imperatore.

        Giungeva la Zia, ben degna consorte, molto dabbene,
        ligia al Passato sebbene amante del Re di Sardegna.

        "Baciate la mano alli Zii! " - dicevano il Babbo e la Mamma,
        e alzavano il volto di fiamma ai piccolini restii.

        "E questa è l'amica in vacanza: madamigella Carlotta
        Capenna: l'alunna più dotta, l'amica più cara a Speranza. "

        "Ma bene... ma bene... ma bene... " - diceva gesuitico e tardo
        lo Zio di molto riguardo - "Ma bene... ma bene... ma bene...

        Capenna? Conobbi un Arturo Capenna... Capenna... Capenna...
        Sicuro! Alla Corte di Vienna! Sicuro... sicuro... sicuro... "

        "Gradiscono un po' di marsala? " "Signora Sorella: magari. "
        E sulle poltrone di gala sedevano in bei conversari.

        "... ma la Brambilla non seppe... - È pingue già per lErnani;
        la Scala non ha più soprani... - Che vena quel Verdi... Giuseppe!...

        "... nel marzo avremo un lavoro - alla Fenice, m'han detto -
        nuovissimo: il Rigoletto; si parla d'un capolavoro. -

        "... azzurri si portano o grigi? - E questi orecchini! Che bei
        rubini! E questi cammei?... La gran novità di Parigi...

        "... Radetzki? Ma che! L'armistizio... la pace, la pace che regna...
        Quel giovine Re di Sardegna è uomo di molto giudizio! -

        "È certo uno spirito insonne... -... è forte e vigile e scaltro.
        "È bello? - Non bello: tutt'altro... - Gli piacciono molto le donne...

        "Speranza! " (chinavansi piano, in tono un po' sibillino)
        "Carlotta! Scendete in giardino: andate a giuocare al volano! "

        Allora le amiche serene lasciavano con un perfetto
        inchino di molto rispetto gli Zii molto dabbene.

        Oimè! Ché giocando, un volano, troppo respinto all'assalto,
        non più ridiscese dall'alto dei rami d'un ippocastano!

        S'inchinano sui balaustri le amiche e guardano il Lago,
        sognando l'amore presago nei loro bei sogni trilustri.

        "... se tu vedessi che bei denti! - Quant'anni? - Vent'otto.
        - Poeta? Frequenta il salotto della Contessa Maffei! "

        Non vuole morire, non langue il giorno. S'accende più ancora
        di porpora: come un'aurora stigmatizzata si sangue;

        si spenge infine, ma lento. I monti s'abbrunano in coro:
        il Sole si sveste dell'oro, la Luna si veste d'argento.

        Romantica Luna fra un nimbo leggero, che baci le chiome
        dei pioppi arcata siccome un sopracciglio di bimbo,

        il sogno di tutto un passato nella tua curva s'accampa:
        non sorta sei da una stampa del Novelliere Illustrato?

        Vedesti le case deserte di Parisina la bella
        non forse? Non forse sei quella amata dal giovane Werther?

        "... Mah!... Sogni di là da venire. - Il Lago s'è fatto più denso
        di stelle -... che pensi?... - Non penso... - Ti piacerebbe morire?

        "Sì! - Pare che il cielo riveli più stelle nell'acqua e più lustri.
        Inchìnati sui balaustri: sognano così fra due cieli...

        "Son come sospesa: mi libro nell'alto!... - Conosce Mazzini...
        - E l'ami? - Che versi divini!... Fu lui a donarmi quel libro,

        ricordi? Che narra siccome amando senza fortuna
        un tale si uccida per una: per una che aveva il mio nome. "

        Carlotta! Nome non fine, ma dolce! Che come l'essenze
        risusciti le diligenze, lo scialle, le crinoline...

        O amica di Nonna conosco le aiuole per ove leggesti
        i casi di Jacopo mesti nel tenero libro del Foscolo.

        Ti fisso nell'albo con tanta tristezza, ov'è di tuo pugno
        la data: vent'otto di Giugno del mille ottocento cinquanta.

        Stai come rapita in un cantico; lo sguardo al cielo profondo,
        e l'indice al labbro, secondo l'atteggiamento romantico.

        Quel giorno - malinconia! - vestivi un abito rosa
        per farti - novissima cosa! - ritrarre in fotografia...

        Ma te non rivedo nel fiore, o amica di Nonna! Ove sei
        o sola che - forse - potrei amare, amare d'amore?
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          Scritta da: Silvana Stremiz
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          MI alzo con le palpebre infuocate

          MI alzo con le palpebre infuocate.
          La fanciullezza smorta nella barba
          cresciuta nel sonno, nella carne smagrita,
          si fissa con la luce fusa nei miei occhi riarsi.
          Finisco così nel buio incendio
          di una giovinezza frastornata dall'eternità;
          così mi brucio, è inutile
          - pensando - essere altrimenti,
          imporre limiti al disordine: mi trascina
          sempre più frusto, con un viso secco
          nella sua infanzia, verso un quieto e folle
          ordine, il peso del mio giorno perso
          in mute ore di gaiezza, in muti
          istanti di terrore...
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            Scritta da: Cheope
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Squadra paesana

            Anch'io tra i molti vi saluto, rosso-
            alabardati,
            sputati
            dalla terra natia, da tutto un popolo
            amati.
            Trepido seguo il vostro gioco.
            Ignari
            esprimete con quello antiche cose
            meravigliose
            sopra il verde tappeto, all'aria, ai chiari
            soli d'inverno.

            Le angosce
            che imbiancano i capelli all'improvviso,
            sono da voi così lontane! La gloria
            vi dà un sorriso
            fugace: il meglio onde disponga. Abbracci
            corrono tra di voi, gesti giulivi.

            Giovani siete, per la madre vivi;
            vi porta il vento a sua difesa. V'ama
            anche per questo il poeta, dagli altri
            diversamente - ugualmente commosso.
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