Poesie d'Autore migliori


in Poesie (Poesie d'Autore)
Spesso la vita è soltanto luce
che sfavilla nei colori della gioia
e ride e non chiede di coloro
che soffrirono, che perirono.

Il mio cuore però sta sempre dalla parte di coloro
che nascondono il dolore
e si ritirano alla sera nella camera
per piangere di struggimento.

So che tanti stanno errando
angosciati e sofferenti,
tutte le loro anime chiamo sorelle
e do loro il benvenuto.

So che piangono di sera
chinati su mani bagnate,
vedono soltanto pareti oscure
e non lo splendore di luci.

Portano però di nascosto,
persi ed inconsapevoli,
la dolce luce dell'amore
per tenebre e pene.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Al sonno

    O soave che balsamo soffondi
    alla quieta mezzanotte, e serri
    con attente e benevole le dita
    gli occhi nostri del buio compiaciuti,
    protetti dalla luce, avvolti d'ombra
    nel ricovero di un divino oblio.
    O dolcissimo sonno! Se ti piace
    chiudi a metà di questo, che è tuo, inno
    i miei occhi in vedetta, o attendi l'Amen
    prima che il tuo papavero al mio letto
    largisca in carità il suo dondolio.
    Poi salvami, altrimenti il giorno andato
    lucido apparirà sul mio guanciale
    di nuovo, producendo molte pene,
    salvami dall'alerte coscienza
    che viepiù insignorisce il suo vigore
    causa l'oscurità, scavando come
    una talpa. Volgi abile la chiave
    nella toppa oliata e dà il sigillo
    allo scrigno, che tace, del mio cuore.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Canto primo

      Quando l'Eterno passeggiò col guardo
      Tutto il creato, diffondendo intorno
      Riso di pace, e fiammeggiar si vide
      Nè cieli il Sole, e rotear le stelle
      Dietro la dolce-radïante Luna
      Tra il fresco vel di solitaria notte,
      E germogliò natura, e al grigio capo
      Degli altissimi monti alberi eccelsi
      Fèro corona, e orrisonando udissi
      L'ampio padre Oceàn fremer da lungi;
      Sin da quel giorno d'aquilon su i vanni
      Scese Giustizia, e i fulmini guizzando
      Al fianco le strideano, i dispersi
      Crini eran cinti d'abbaglianti lampi.
      In alto assisa vide ergersi il fumo
      D'innocuo sangue, che fraterna mano
      Invida sparse, e dagli vacui abissi
      A tracannarlo, e tingersi le guance
      Morte ansante lanciossi: immerse allora
      La Dea nel sangue il brando, e a far vendetta
      Piombò su l'orbe, che tacque e crollò.
      Ma fra le colpe di natura infame
      Brutta d'orrore la tremenda Dea
      Si fè nel viso, e 'l lagrimato manto
      E le aggruppate chiome ad ogni scossa
      Grondavan sangue, e fra gemiti ed ululi
      S'udia l'inferno e la potenza eterna
      Bestemmiando invocati. - A un tratto sparve
      Contaminata la Giustizia fera,
      E al sozzo pondo dell'umane colpe
      Le suo immense bilance cigolaro;
      Balzò l'una alle sfere, e l'altra cadde
      Inabissata nel tartareo centro.

      L'Onnipossente dal più eccelso giro
      Della sua gloria, d'onde tutto move,
      Udì le strida del percosso mondo,
      E al ciel lanciarsi la ministra eterna
      Vide: accennò la fronte, e le soavi
      Arpe angeliche tacquero; e la faccia
      Prostraro i cherubini, e '1 firmamento
      Squassato s'incurvò. - Verrà quel giorno,
      Verrà quel giorno, disse Dio, che all'aere
      Ondeggeranno quasi lievi paglie
      L'audaci moli; le turrite cime,
      D'un astro allo strisciar, cenere e fumo
      Saranno a un tratto; tentennar vedrassi
      Orrisonante la sferrata terra,
      Che stritolata piomberà nel lembo
      D'antiqua notte, fra le cui tenèbre
      E Luna e Sol staran confusi e muti;
      Negro e sanguigno bollirà furente
      Lo spumante Oceàn, rigurgitando
      Dall'imo ventre polve e fracid'ossa,
      Che al rintronar di rantolosa tuba
      Rivestiran lor salma, e quai giganti
      Vedransi passeggiar su le ruine
      Dè globi inabissati! E morte e nulla
      Tutto sarà: precederammi il foco,
      Fia mio soglio Giustizia, e fianmi ancelle,
      Armate il braccio ed infiammato il volto,
      Ira e Paura! Ma Pietà sul mondo
      Scenda sino a quel giorno, e di tremenda
      Giustizia fermi l'instancabil brando.
      Disse; e Pietà, dei Serafin tra mille
      Voci di gaudio, dell'Eterno al trono
      Le ginocchia piegò; stese la palma
      Il Re dei re su la chinata testa,
      E l'unse del suo amor. Udissi allora
      Spontaneamente volteggiar pè cieli
      Inno sacro a Pietà: m'udite attenti
      E terra e mar, e canterò; m'udite,
      Chè questo è un inno che dal ciel discende.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)
        Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
        non dico che fosse come la mia ombra
        mi stava accanto anche nel buio
        non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi
        quando si dorme si perdono le mani e i piedi
        io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno

        durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
        non dico che fosse fame o sete o desiderio
        del fresco nell'afa o del caldo nel gelo
        era qualcosa che non può giungere a sazietà
        non era gioia o tristezza non era legata
        alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
        era in me e fuori di me.

        Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
        e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia.
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          Scritta da: Diego P.
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Canto di dolore e libertà

          Ecco, ho potuto assaggiare
          Il boccone in equilibrio
          Sull'incerto crinale
          Tra saviezza e demenza.

          Bene, la forma ha preso
          Il suo etereo profilo indiano,
          Lo sciamano del rock
          è sprofondato nei meandri
          Della scena pericolante.

          Bene, poeta, benissimo
          i tratti della celebrità
          e il profilo della gloria
          Varcano l'orizzonte.

          Tutto comincia da capo,
          Uguali la fronte e il petto,
          Così ritorno a gridare
          Il mio canto di dolore
          Libero, un canto di libertà.
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            Scritta da: Andrea De Candia
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Maria Egiziaca (Tintoretto)

            Sulla chiara aderenza del suo viso
            dove balena il ritmico, selvaggio,
            sentimento dell'alba
            mentre della notturna s'addolora
            quiete silvestre e cinge a dominare
            il boato del tempo la più cauta
            trepida luce, salgono veloci
            i profili irrequieti del destino.

            Mirabile linguaggio che trascorre
            dalle limpide acque alla vibrata
            forza dell'inumana profezia!

            Ora nell'ampia conca dell'eremo
            un soffuso candore si raccoglie
            dalle acque sui rami ed accompagna
            di cenni lacrimevoli il congedo.
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              Scritta da: Cheope
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Elegia Pasquale

              Pasqua ventosa che sali ai crocifissi
              con tutto il tuo pallore disperato,
              dov'è il crudo preludio del sole?
              E la rosa la vaga profezia?
              Dagli orti di marmo
              ecco l'agnello flagellato
              a brucare scarsa primavera
              e illumina i mali dei morti
              pasqua ventosa che i mali fa più acuti

              E se è vero che oppresso mi composero
              a questo tempo vuoto
              per l'esaltazione del domani,
              ho tanto desiderato
              questa ghirlanda di vento e di sale
              queste pendici che lenirono
              il mio corpo ferita di cristallo;
              ho consumato purissimo pane

              Discrete febbri screpolano la luce
              di tutte le pendici della pasqua,
              svenano il vino gelido dell'odio;
              è mia questa inquieta
              Gerusalemme di residue nevi,
              il belletto s'accumula nelle
              stanze nelle gabbie spalancate
              dove grandi uccelli covarono
              colori d'uova e di rosei regali,
              e il cielo e il mondo è l'indegno sacrario
              dei propri lievi silenzi.

              Crocifissa ai raggi ultimi è l'ombra
              le bocche non sono che sangue
              i cuori non sono che neve
              le mani sono immagini
              inferme della sera
              che miti vittime cela nel seno.
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                Scritta da: Antonella Marotta
                in Poesie (Poesie d'Autore)
                Mi desto dal penoso sonno solo
                nel cuore della notte.
                Tace intorno
                la casa come vuota e laggiù brilla
                silenzioso coi suoi lumi un porto.
                Ma sì freddi e remoti son quei lumi
                e sì alto il silenzio nella casa
                che mi levo sui gomiti in ascolto.
                Improvviso terrore mi sorprende
                il fiato e allarga nella notte gli occhi:
                separata dal resto della casa
                separata dal resto della terra
                è la mia vita ed io son solo al mondo.

                Poi il ricordo delle trite vie
                e dei nomi e dei volti consueti
                emerge come spiaggia da marea
                e di me sorridendo mi riadagio.

                Ma svanita col sonno la paura,
                un gelo in fondo all'anima rimane:
                io tra gli uomini vado
                curioso di lor ma come estraneo;
                ed alcuno non ho nelle cui mani
                metter le mani
                e col quale di me dimenticarmi.
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                  Scritta da: Gianni Marcantoni
                  in Poesie (Poesie d'Autore)

                  La campanella dell'intervallo della scuola

                  I piedi di mio padre puzzavano e aveva il sorriso
                  come un
                  mucchio di merda di cane.
                  ogni volta che notavo i peli ispidi irti corti della sua
                  barba dentro al lavandino del bagno
                  pensieri disgustosi si insinuavano nel mio cranio,
                  intuivo porticati gravidi di stolti per l'eternità.

                  Essere lo stesso sangue di quell'odiato sangue
                  rendeva le finestre intollerabili,
                  e la musica e i fiori e gli alberi
                  brutti.
                  Ma si vive: il suicidio prima dei dieci anni
                  è raro.

                  Brutali erano le calle
                  brutali il nettare e il bacio
                  brutale la campanella dell'intervallo della scuola.
                  brutali le partite di softball
                  brutali calcio e pallavolo.
                  i cieli erano bianchi e alti,
                  e guardavo le facce dei gioca-
                  tori
                  ed erano stranamente mascherate.

                  Adesso mangio nelle tavole calde
                  vado a concerti
                  vivo con donne
                  scommetto
                  bevo
                  poto siepi
                  compro automobili
                  ho amici e
                  animali;
                  partecipo a matrimoni
                  funerali
                  incontri di pugilato,
                  pago un'onesta fetta di tasse,
                  faccio la fila nei supermercati,
                  mi pulisco le unghie,
                  taglio i peli lunghi delle narici,
                  mi crogiolo al sole,
                  riparo danni,
                  cerco di non offendere,
                  rido,
                  ascolto i punti di vista dei nemici,
                  telefono ad idraulici e ad avvocati,
                  vengo trainato quando ho un guasto in autostrada,
                  tengo i denti puliti,
                  ricerco eroi,
                  vengo accecato se guardo troppo a lungo il sole.

                  I piedi di mio padre puzzavano e aveva il sorriso
                  come un
                  mucchio di merda di cane.

                  Dappertutto
                  è la stessa cosa.
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