Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Come posso ritrovare la mia pace (Sonetto 28)

Come posso ritrovare la mia pace
se il ristoro del sonno mi è negato?
Se l'affanno del giorno non riposa nella notte
ma giorno da notte è oppresso e notte da giorno?
Ed entrambi, anche se l'un l'altro ostili,
d'accordo si dan mano solo per torturarmi
l'uno con la fatica, l'altra con l'angoscia
di esser da te lontano, sempre più lontano.
Per cattivarmi il giorno gli dico che sei luce
e lo abbellisci se nubi oscurano il suo cielo:
così pur blandisco la cupa notte dicendo
che tu inargenti la sera se non brillano stelle.
Ma il giorno ogni giorno prolunga le mie pene
e la notte ogni notte fa il mio dolor più greve.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Il tempo perso

    Sulla porta dell'officina
    d'improvviso si ferma l'operaio
    la bella giornata l'ha tirato per la giacca
    e non appena volta lo sguardo
    per osservare il sole
    tutto rosso tutto tondo
    sorridente nel suo cielo di piombo
    fa l'occhiolino
    familiarmente
    Dimmi dunque compagno Sole
    davvero non ti sembra
    che sia un po' da coglione
    regalare una giornata come questa
    ad un padrone?
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Al sonno

      O soave che balsamo soffondi
      alla quieta mezzanotte, e serri
      con attente e benevole le dita
      gli occhi nostri del buio compiaciuti,
      protetti dalla luce, avvolti d'ombra
      nel ricovero di un divino oblio.
      O dolcissimo sonno! Se ti piace
      chiudi a metà di questo, che è tuo, inno
      i miei occhi in vedetta, o attendi l'Amen
      prima che il tuo papavero al mio letto
      largisca in carità il suo dondolio.
      Poi salvami, altrimenti il giorno andato
      lucido apparirà sul mio guanciale
      di nuovo, producendo molte pene,
      salvami dall'alerte coscienza
      che viepiù insignorisce il suo vigore
      causa l'oscurità, scavando come
      una talpa. Volgi abile la chiave
      nella toppa oliata e dà il sigillo
      allo scrigno, che tace, del mio cuore.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Dono di versi

        Ti reco questo figlio d'una notte idumea!
        Nera, spiumata, pallido sangue all'ala febea,
        Pel vetro che d'aromi fiammeggianti si dora,
        Per le finestre, ahimé ghiacciate e fosche ancora,
        L'aurora si gettò sulla lampada angelica.
        Palme! E quando mostrò essa quella reliquia
        Al padre che nemico un sorriso tentò,
        L'azzurra solitudine inutile tremò.
        O tu che culli, con la bimba e l'innocenza
        Dei vostri piedi freddi, accogli quest'orrenda
        Nascita: ed evocando clavicembalo e viola,
        Premerai tu col vizzo dito il seno che cola
        La donna in sibillina bianchezza per la bocca
        Dall'azzurro affamata, dall'alta aria non tocca?
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          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Coro dei morti nello studio di Federico Ruysch

          Sola nel mondo eterna, a cui si volve
          Ogni creata cosa,
          In te, morte, si posa
          Nostra ignuda natura;
          Lieta no, ma sicura
          Dall'antico dolor. Profonda notte
          Nella confusa mente
          Il pensier grave oscura;
          Alla speme, al desio, l'arido spirto
          Lena mancar si sente:
          Così d'affanno e di temenza è sciolto,
          E l'età vote e lente
          Senza tedio consuma.
          Vivemmo: e qual di paurosa larva,
          E di sudato sogno,
          A lattante fanciullo erra nell'alma
          Confusa ricordanza:
          Tal memoria n'avanza
          Del viver nostro: ma da tema è lunge
          Il rimembrar. Che fummo?
          Che fu quel punto acerbo
          Che di vita ebbe nome?
          Cosa arcana e stupenda
          Oggi è la vita al pensier nostro, e tale
          Qual dè vivi al pensiero
          L'ignota morte appar. Come da morte
          Vivendo rifuggia, così rifugge
          Dalla fiamma vitale
          Nostra ignuda natura;
          Lieta no ma sicura,
          Però ch'esser beato
          Nega ai mortali e nega à morti il fato.
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            Scritta da: Gianni Marcantoni
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            La campanella dell'intervallo della scuola

            I piedi di mio padre puzzavano e aveva il sorriso
            come un
            mucchio di merda di cane.
            ogni volta che notavo i peli ispidi irti corti della sua
            barba dentro al lavandino del bagno
            pensieri disgustosi si insinuavano nel mio cranio,
            intuivo porticati gravidi di stolti per l'eternità.

            Essere lo stesso sangue di quell'odiato sangue
            rendeva le finestre intollerabili,
            e la musica e i fiori e gli alberi
            brutti.
            Ma si vive: il suicidio prima dei dieci anni
            è raro.

            Brutali erano le calle
            brutali il nettare e il bacio
            brutale la campanella dell'intervallo della scuola.
            brutali le partite di softball
            brutali calcio e pallavolo.
            i cieli erano bianchi e alti,
            e guardavo le facce dei gioca-
            tori
            ed erano stranamente mascherate.

            Adesso mangio nelle tavole calde
            vado a concerti
            vivo con donne
            scommetto
            bevo
            poto siepi
            compro automobili
            ho amici e
            animali;
            partecipo a matrimoni
            funerali
            incontri di pugilato,
            pago un'onesta fetta di tasse,
            faccio la fila nei supermercati,
            mi pulisco le unghie,
            taglio i peli lunghi delle narici,
            mi crogiolo al sole,
            riparo danni,
            cerco di non offendere,
            rido,
            ascolto i punti di vista dei nemici,
            telefono ad idraulici e ad avvocati,
            vengo trainato quando ho un guasto in autostrada,
            tengo i denti puliti,
            ricerco eroi,
            vengo accecato se guardo troppo a lungo il sole.

            I piedi di mio padre puzzavano e aveva il sorriso
            come un
            mucchio di merda di cane.

            Dappertutto
            è la stessa cosa.
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              Scritta da: Silvana Stremiz
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Ho sentito che non volete imparare niente

              Ho sentito che non volete imparare niente.
              Deduco: siete milionari.
              Il vostro futuro è assicurato - esso è
              Davanti a voi in piena luce. I vostri genitori
              Hanno fatto sì che i vostri piedi
              Non urtino nessuna pietra. Allora non devi
              Imparare niente. Così come sei
              Puoi rimanere.

              E se, nonostante ciò, ci sono delle difficoltà, dato che i tempi,
              Come ho sentito, sono insicuri
              Hai i tuoi capi che ti dicono esattamente
              Ciò che devi fare affinché stiate bene.
              Essi hanno letto i libri di quelli
              Che sanno le verità
              Che hanno validità in tutti i tempi
              E le ricette che aiutano sempre.

              Dato che ci sono così tanti che pensano per te
              Non devi muovere un dito.
              Però, se non fosse così
              Allora dovresti studiare.
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                Scritta da: Silvana Stremiz
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                La Storia

                La storia non si snoda
                come una catena
                di anelli ininterrotta.
                In ogni caso
                molti anelli non tengono.
                La storia non contiene
                il prima e il dopo,
                nulla che in lei borbotti
                a lento fuoco.
                La storia non è prodotta
                da chi la pensa e neppure
                da chi l'ignora. La storia
                non si fa strada, si ostina,
                detesta il poco a poco, non procede
                né recede, si sposta di binario
                e la sua direzione
                non è nell'orario.
                La storia non giustifica
                e non deplora,
                la storia non è intrinseca
                perché è fuori.
                La storia non somministra carezze o colpi di frusta.
                La storia non è magistra
                di niente che ci riguardi. Accorgersene non serve
                a farla più vera e più giusta.
                La storia non è poi
                la devastante ruspa che si dice.
                Lascia sottopassaggi, cripte, buche
                e nascondigli. C'è chi sopravvive.
                La storia è anche benevola: distrugge
                quanto più può: se esagerasse, certo
                sarebbe meglio, ma la storia è a corto
                di notizie, non compie tutte le sue vendette.
                La storia gratta il fondo
                come una rete a strascico
                con qualche strappo e più di un pesce sfugge.
                Qualche volta s'incontra l'ectoplasma
                d'uno scampato e non sembra particolarmente felice.
                Ignora di essere fuori, nessuno glie n'ha parlato.
                Gli altri, nel sacco, si credono
                più liberi di lui.
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