Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Sera Festiva

O mamma, o mammina, hai stirato
la nuova camicia di lino?
Non c'era laggiù tra il bucato,
sul bossolo o sul biancospino.
Su gli occhi tu tieni le mani...
Perché? Non lo sai che domani...?
din don dan, din don dan.
Si parlano i bianchi villaggi
cantando in un lume di rosa:
dell'ombra dè monti selvaggi
si sente una romba festosa.
Tu tieni a gli orecchi le mani...
tu piangi; ed è festa domani...
din don dan, din don dan.
Tu pensi... Oh! Ricordo: la pieve...
quanti anni ora sono? Una sera...
il bimbo era freddo, di neve;
il bimbo era bianco, di cera:
allora sonò la campana
(perché non pareva lontana? )
din don dan, din don dan.
Sonavano a festa, come ora,
per l'angiolo; il nuovo angioletto
nel cielo volava a quell'ora;
ma tu lo volevi al tuo petto,
con noi, nella piccola zana:
gridavi; e lassù la campana...
din don dan, din don dan.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Dono di versi

    Ti reco questo figlio d'una notte idumea!
    Nera, spiumata, pallido sangue all'ala febea,
    Pel vetro che d'aromi fiammeggianti si dora,
    Per le finestre, ahimé ghiacciate e fosche ancora,
    L'aurora si gettò sulla lampada angelica.
    Palme! E quando mostrò essa quella reliquia
    Al padre che nemico un sorriso tentò,
    L'azzurra solitudine inutile tremò.
    O tu che culli, con la bimba e l'innocenza
    Dei vostri piedi freddi, accogli quest'orrenda
    Nascita: ed evocando clavicembalo e viola,
    Premerai tu col vizzo dito il seno che cola
    La donna in sibillina bianchezza per la bocca
    Dall'azzurro affamata, dall'alta aria non tocca?
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      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Coro dei morti nello studio di Federico Ruysch

      Sola nel mondo eterna, a cui si volve
      Ogni creata cosa,
      In te, morte, si posa
      Nostra ignuda natura;
      Lieta no, ma sicura
      Dall'antico dolor. Profonda notte
      Nella confusa mente
      Il pensier grave oscura;
      Alla speme, al desio, l'arido spirto
      Lena mancar si sente:
      Così d'affanno e di temenza è sciolto,
      E l'età vote e lente
      Senza tedio consuma.
      Vivemmo: e qual di paurosa larva,
      E di sudato sogno,
      A lattante fanciullo erra nell'alma
      Confusa ricordanza:
      Tal memoria n'avanza
      Del viver nostro: ma da tema è lunge
      Il rimembrar. Che fummo?
      Che fu quel punto acerbo
      Che di vita ebbe nome?
      Cosa arcana e stupenda
      Oggi è la vita al pensier nostro, e tale
      Qual dè vivi al pensiero
      L'ignota morte appar. Come da morte
      Vivendo rifuggia, così rifugge
      Dalla fiamma vitale
      Nostra ignuda natura;
      Lieta no ma sicura,
      Però ch'esser beato
      Nega ai mortali e nega à morti il fato.
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        Scritta da: Cheope
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        L'amico che dorme

        Che diremo stanotte all'amico che dorme?
        La parola più tenue ci sale alle labbra
        dalla pena più atroce. Guarderemo l'amico,
        le sue inutili labbra che non dicono nulla,
        parleremo sommesso.
        La notte avrà il volto
        dell'antico dolore che riemerge ogni sera
        impassibile e vivo. Il remoto silenzio
        soffrirà come un'anima, muto, nel buio.
        Parleremo alla notte che fiata sommessa.

        Udiremo gli istanti stillare nel buio
        al di là delle cose, nell'ansia dell'alba,
        che verrà d'improvviso incidendo le cose
        contro il morto silenzio. L'inutile luce
        svelerà il volto assorto del giorno. Gli istanti
        taceranno. E le cose parleranno sommesso.
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          Scritta da: Elisa M.
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Lode della cattiva considerazione di sé

          La poiana non ha nulla da rimproverarsi.
          Gli scrupoli sono estranei alla pantera nera.
          I piranha non dubitano della bontà delle proprie azioni.
          Il serpente a sonagli si accetta senza riserve.
          Uno sciacallo autocritico non esiste.
          La locusta, l'alligatore, la trichina e il tafano vivono come vivono e ne sono contenti.
          Non c'è nulla di più animale della coscienza pulita, sul terzo pianeta del sole.
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            Scritta da: Impenitente
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Sopra un erotik

            Voglio un amore doloroso, lento,
            che lento sia come una lenta morte,
            e senza fine (voglio che più forte
            sia de la morte) e senza mutamento.

            Voglio che senza tregua in un tormento
            occulto sian le nostre anime assorte;
            e un mare sia presso a le nostre porte,
            solo che pianga in un silenzio intento.

            Voglio che sia la torre alta granito,
            ed alta sia così che nel sereno
            sembri attingere il grande astro polare.

            Voglio un letto di porpora, e trovare
            in quell'ombra giacendo su quel seno,
            come in fondo a un sepolcro l'Infinito.
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