Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Amoroso auspicio

Né l'intima grazia della tua fronte luminosa come una festa
né il favore del tuo corpo, tuttora arcano e tacito e fanciullesco,
né l'alternarsi delle tue vicende in parole o in silenzi
saranno offerta così misteriosa
come rimirare il tuo sonno coinvolto
nella veglia delle mie braccia.
Di nuovo miracolosamente vergine per la virtù assolutoria del sonno,
serena e splendente come fausto ricordo trascelto,
mi offrirai quella sponda della tua vita che tu stessa non possiedi.
Proiettato nella quiete,
scorgerò quella riva estrema del tuo essere
e ti vedrò forse per la prima volta
quale Iddio deve ravvisarti,
annullata la finzione del Tempo,
senza l'amore, senza di me.
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    Scritta da: sagea
    in Poesie (Poesie d'Autore)
    ... credevi che mille acri fossero molto?
    Credevi che la terra fosse molto?
    Ti sei esercitato tanto per imparare a leggere?
    Ti sei sentito superbo perché intendevi il senso
    delle poesie?
    Fermati con mè fermati questa notte, e tu capirai l'origine di tutte le poesie,
    Possiederai il bene della terra e del sole (sono rimasti ancora milioni di soli),
    Non riceverai più le cose di seconda, terza mano, non dovrai più guardare attraverso gli (occhi dei morti),
    né nutrirti di spettri nei libri,
    Non dovrai guardare attraverso gli occhi miei, né ricevere sensazioni per mezzo mio,
    Percepirai d'ogni parte suoni e li filtrerai attraverso te stesso.
    Composta mercoledì 24 marzo 2010
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      Scritta da: Davide Bidin
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      In Lode Dell'Asino

      O sant'asinità, sant'ignoranza,
      santa stoltezza e pia devozione,
      qual sola puoi far l'anime si buone
      che umano ingegno e studio non l'avanza.
      Non giunge faticosa vigilanza
      d'arte qualunque sia o invenzione,
      né dei sapienti contemplazione,
      al ciel dove ti edifichi la stanza.
      Che vi val (curiosi) lo studiare,
      voler sapere quel che fa la natura,
      se gli astri son pur terra, fuoco e mare?
      La santa asinità di ciò non cura,
      ma con man giunte e in ginocchio vuol stare
      aspettando da Dio la sua ventura.
      Nessuna cosa dura
      eccetto il frutto dell'eterna requie,
      la qual ci dona Dio dopo le esequie.
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        Scritta da: L. Ti
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        A uno sconosciuto

        Sconosciuto che passi! Tu non sai con che desiderio ti
        guardo,
        Devi essere colui che cercavo, o colei che cercavo (mi
        arriva come un sogno),
        Sicuramente ho vissuto con te in qualche luogo una vita
        di gioia,
        Tutto ritorna, fluido, affettuoso, casto, maturo, mentre
        passiamo veloci uno vicino all'altro,
        Sei cresciuto con me, con me sei stato ragazzo
        o giovanetta,
        Ho mangiato e dormito con te, il tuo corpo non è più
        solo tuo né ha lasciato il mio corpo solo mio,
        Mi dai il piacere dei tuoi occhi, del tuo viso, della tua
        carne, passando, in cambio prendi la mia barba, il
        mio petto, le mie mani,
        Non devo parlarti, devo pensare a te quando siedo in
        disparte o mi sveglio di notte, tutto solo,
        Devo aspettare, perché t'incontrerò di nuovo, non ho
        dubbi,
        Devo vedere come non perderti più.
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          Scritta da: Marianna Mansueto
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Sete di te m'incalza

          Sete di te m'incalza nelle notti affamate.
          Tremula mano rossa che si leva fino alla tua vita.
          Ebbra di sete, pazza di sete, sete di selva riarsa.
          Sete di metallo ardente, sete di radici avide.
          Verso dove, nelle sere in cui i tuoi occhi non vadano
          in viaggio verso i miei occhi, attendendoti allora.

          Sei piena di tutte le ombre che mi spiano.
          Mi segui come gli astri seguono la notte.
          Mia madre mi partorì pieno di domande sottili.
          Tu a tutte rispondi. Sei piena di voci.
          Ancora bianca che cadi sul mare che attraversiamo.
          Solco per il torbido seme del mio nome.
          Esista una terra mia che non copra la tua orma.
          Senza i tuoi occhi erranti, nella notte, verso dove.

          Per questo sei la sete e ciò che deve saziarla.
          Come poter non amarti se per questo devo amarti.
          Se questo è il legame come poterlo tagliare, come.
          Come, se persino le mie ossa hanno sete delle tue ossa.
          Sete di te, sete di te, ghirlanda atroce e dolce.
          Sete di te, che nelle notti mi morde come un cane.
          Gli occhi hanno sete, perché esistono i tuoi occhi.
          La bocca ha sete, perché esistono i tuoi baci.
          L'anima è accesa di queste braccia che ti amano.
          Il corpo, incendio vivo che brucerà il tuo corpo.
          Di sete. Sete infinita. Sete che cerca la tua sete.
          E in essa si distrugge come l'acqua nel fuoco.
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            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Spesso la vita è soltanto luce
            che sfavilla nei colori della gioia
            e ride e non chiede di coloro
            che soffrirono, che perirono.

            Il mio cuore però sta sempre dalla parte di coloro
            che nascondono il dolore
            e si ritirano alla sera nella camera
            per piangere di struggimento.

            So che tanti stanno errando
            angosciati e sofferenti,
            tutte le loro anime chiamo sorelle
            e do loro il benvenuto.

            So che piangono di sera
            chinati su mani bagnate,
            vedono soltanto pareti oscure
            e non lo splendore di luci.

            Portano però di nascosto,
            persi ed inconsapevoli,
            la dolce luce dell'amore
            per tenebre e pene.
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              Scritta da: Silvana Stremiz
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Canto primo

              Quando l'Eterno passeggiò col guardo
              Tutto il creato, diffondendo intorno
              Riso di pace, e fiammeggiar si vide
              Nè cieli il Sole, e rotear le stelle
              Dietro la dolce-radïante Luna
              Tra il fresco vel di solitaria notte,
              E germogliò natura, e al grigio capo
              Degli altissimi monti alberi eccelsi
              Fèro corona, e orrisonando udissi
              L'ampio padre Oceàn fremer da lungi;
              Sin da quel giorno d'aquilon su i vanni
              Scese Giustizia, e i fulmini guizzando
              Al fianco le strideano, i dispersi
              Crini eran cinti d'abbaglianti lampi.
              In alto assisa vide ergersi il fumo
              D'innocuo sangue, che fraterna mano
              Invida sparse, e dagli vacui abissi
              A tracannarlo, e tingersi le guance
              Morte ansante lanciossi: immerse allora
              La Dea nel sangue il brando, e a far vendetta
              Piombò su l'orbe, che tacque e crollò.
              Ma fra le colpe di natura infame
              Brutta d'orrore la tremenda Dea
              Si fè nel viso, e 'l lagrimato manto
              E le aggruppate chiome ad ogni scossa
              Grondavan sangue, e fra gemiti ed ululi
              S'udia l'inferno e la potenza eterna
              Bestemmiando invocati. - A un tratto sparve
              Contaminata la Giustizia fera,
              E al sozzo pondo dell'umane colpe
              Le suo immense bilance cigolaro;
              Balzò l'una alle sfere, e l'altra cadde
              Inabissata nel tartareo centro.

              L'Onnipossente dal più eccelso giro
              Della sua gloria, d'onde tutto move,
              Udì le strida del percosso mondo,
              E al ciel lanciarsi la ministra eterna
              Vide: accennò la fronte, e le soavi
              Arpe angeliche tacquero; e la faccia
              Prostraro i cherubini, e '1 firmamento
              Squassato s'incurvò. - Verrà quel giorno,
              Verrà quel giorno, disse Dio, che all'aere
              Ondeggeranno quasi lievi paglie
              L'audaci moli; le turrite cime,
              D'un astro allo strisciar, cenere e fumo
              Saranno a un tratto; tentennar vedrassi
              Orrisonante la sferrata terra,
              Che stritolata piomberà nel lembo
              D'antiqua notte, fra le cui tenèbre
              E Luna e Sol staran confusi e muti;
              Negro e sanguigno bollirà furente
              Lo spumante Oceàn, rigurgitando
              Dall'imo ventre polve e fracid'ossa,
              Che al rintronar di rantolosa tuba
              Rivestiran lor salma, e quai giganti
              Vedransi passeggiar su le ruine
              Dè globi inabissati! E morte e nulla
              Tutto sarà: precederammi il foco,
              Fia mio soglio Giustizia, e fianmi ancelle,
              Armate il braccio ed infiammato il volto,
              Ira e Paura! Ma Pietà sul mondo
              Scenda sino a quel giorno, e di tremenda
              Giustizia fermi l'instancabil brando.
              Disse; e Pietà, dei Serafin tra mille
              Voci di gaudio, dell'Eterno al trono
              Le ginocchia piegò; stese la palma
              Il Re dei re su la chinata testa,
              E l'unse del suo amor. Udissi allora
              Spontaneamente volteggiar pè cieli
              Inno sacro a Pietà: m'udite attenti
              E terra e mar, e canterò; m'udite,
              Chè questo è un inno che dal ciel discende.
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                Scritta da: Silvana Stremiz
                in Poesie (Poesie d'Autore)
                Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
                non dico che fosse come la mia ombra
                mi stava accanto anche nel buio
                non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi
                quando si dorme si perdono le mani e i piedi
                io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno

                durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
                non dico che fosse fame o sete o desiderio
                del fresco nell'afa o del caldo nel gelo
                era qualcosa che non può giungere a sazietà
                non era gioia o tristezza non era legata
                alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
                era in me e fuori di me.

                Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
                e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia.
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                  Scritta da: Antonella Marotta
                  in Poesie (Poesie d'Autore)
                  Mi desto dal penoso sonno solo
                  nel cuore della notte.
                  Tace intorno
                  la casa come vuota e laggiù brilla
                  silenzioso coi suoi lumi un porto.
                  Ma sì freddi e remoti son quei lumi
                  e sì alto il silenzio nella casa
                  che mi levo sui gomiti in ascolto.
                  Improvviso terrore mi sorprende
                  il fiato e allarga nella notte gli occhi:
                  separata dal resto della casa
                  separata dal resto della terra
                  è la mia vita ed io son solo al mondo.

                  Poi il ricordo delle trite vie
                  e dei nomi e dei volti consueti
                  emerge come spiaggia da marea
                  e di me sorridendo mi riadagio.

                  Ma svanita col sonno la paura,
                  un gelo in fondo all'anima rimane:
                  io tra gli uomini vado
                  curioso di lor ma come estraneo;
                  ed alcuno non ho nelle cui mani
                  metter le mani
                  e col quale di me dimenticarmi.
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