Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Paul Mehis
in Poesie (Poesie d'Autore)
Dice la sera: "Ho sete d'ombra"
Dice la luna: "Io ho sete di stelle!"
La fonte cristallina chiede labbra,
sospiri chiede il vento.

Io ho sete di aromi e di risate.
Sete di canti nuovi
Senza lune ne gigli,
e senza amori morti.

Un canto mattutino per cui tremi
La quiete dei ristagni
Dell'avvenire. E colmi di speranza
Sia le onde che le melme.

Un canto luminoso e sereno,
pieno di pensiero,
vergine di tristezza e di angosce
e vergine di sogni.

E senza carne lirica che colmi
di risate il silenzio.
(Uno stormo di cieche colombe
lanciate al mistero. )

Canto diretto al cuore delle cose
e all'anima dei venti
e che riposi infine nella gioia
del cuore eterno.
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    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Di fronte all'Africa

    Aver casa è un bene
    dolce il sonno sotto il proprio tetto
    figli, giardino e cane.
    Ma certo appena ti sei riposato dall'ultimo viaggio

    la lontananza t'insegue con nuove lusinghe.
    Meglio è patire di nostalgia di casa
    e sotto le alte stelle, solo,
    riposare con la propria melanconia.

    Avere e riposare può soltanto,
    chi ha il cuore tranquillo,
    mentre il viandante sopporta fatiche e difficoltà
    con sempre delusa speranza.

    In vero più lieve è il tormento di andare,
    più lieve che trovar pace nelle valli di casa,
    dove tra le gioie e le solite cure
    solo il saggio sa costruire la propria felicità.

    Per me è meglio cercare e mai trovare
    che legarmi, caldo e stretto a quanto mi è accanto,
    perché anche nel bene, su questa terra
    sono solo ospite, mai cittadino.
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      Scritta da: Marco Bertazzoli
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      L'Onda

      Nella cala tranquilla
      scintilla,
      intesto di scaglia
      come l'antica
      lorica
      del catafratto,
      il Mare.
      Sembra trascolorare.
      S'argenta? S'oscura?
      A un tratto
      come colpo dismaglia
      l'arme, la forza
      del vento l'intacca.
      Non dura.
      Nasce l'onda fiacca,
      sùbito s'ammorza.
      Il vento rinforza.
      Altra onda nasce,
      si perde,
      come agnello che pasce
      pel verde:
      un fiocco di spuma
      che balza!
      Ma il vento riviene,
      rincalza, ridonda.
      Altra onda s'alza,
      nel suo nascimento
      più lene
      che ventre virginale!
      Palpita, sale,
      si gonfia, s'incurva,
      s'alluma, propende.
      Il dorso ampio splende
      come cristallo;
      la cima leggiera
      s'arruffa
      come criniera
      nivea di cavallo.
      Il vento la scavezza.
      L'onda si spezza,
      precipita nel cavo
      del solco sonora;
      spumeggia, biancheggia,
      s'infiora, odora,
      travolge la cuora,
      trae l'alga e l'ulva;
      s'allunga,
      rotola, galoppa;
      intoppa
      in altra cui 'l vento
      diè tempra diversa;
      l'avversa,
      l'assalta, la sormonta,
      vi si mesce, s'accresce.
      Di spruzzi, di sprazzi,
      di fiocchi, d'iridi
      ferve nella risacca;
      par che di crisopazzi
      scintilli
      e di berilli
      viridi a sacca.
      O sua favella!
      Sciacqua, sciaborda,
      scroscia, schiocca, schianta,
      romba, ride, canta,
      accorda, discorda,
      tutte accoglie e fonde
      le dissonanze acute
      nelle sue volute
      profonde,
      libera e bella,
      numerosa e folle,
      possente e molle,
      creatura viva
      che gode
      del suo mistero
      fugace.
      E per la riva l'ode
      la sua sorella scalza
      dal passo leggero
      e dalle gambe lisce,
      Aretusa rapace
      che rapisce la frutta
      ond'ha colmo suo grembo.
      Sùbito le balza
      il cor, le raggia
      il viso d'oro.
      Lascia ella il lembo,
      s'inclina
      al richiamo canoro;
      e la selvaggia
      rapina,
      l'acerbo suo tesoro
      oblìa nella melode.
      E anch'ella si gode
      come l'onda, l'asciutta
      fura, quasi che tutta
      la freschezza marina
      a nembo
      entro le giunga!

      Musa, cantai la lode
      della mia Strofe Lunga.
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        in Poesie (Poesie d'Autore)
        Quando tu sarai vecchia, bimba (Ronsard già te lo disse),
        ricorderai quei versi che io recitavo.
        Avrai i seni tristi d'aver cresciuto i figli,
        gli ultimi germogli della tua vita vuota...
        Io sarò così lungi che le tue mani di cera
        areranno il ricordo delle mie rovine nude.
        Comprenderai che può nevicare in Primavera
        e che in Primavera le nevi son più crude.
        Io sarò così lungi che l'amore e la pena
        che prima vuotai nella tua vita come un'anfora piena
        saranno condannati a morire tra le mie mani...
        E sarà tardi perché se n'è andata la mia adolescenza,
        tardi perché i fiori una volta danno essenza
        e perché anche se mi chiamerai io sarò così lungi.
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          Scritta da: Francesca Fontana
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Divina Commedia, V canto inferno

          E quella a me: "Nessun maggior dolore
          che ricordarsi del tempo felice
          ne la miseria; e ciò sa 'l tuo dottore.

          Ma s'a conoscer la prima radice
          del nostro amor tu hai cotanto affetto,
          dirò come colui che piange e dice.

          Noi leggiavamo un giorno per diletto
          di Lancialotto come amor lo strinse;
          soli eravamo e sanza alcun sospetto.

          Per più fïate li occhi ci sospinse
          quella lettura, e scolorocci il viso;
          ma solo un punto fu quel che ci vinse.

          Quando leggemmo il disïato riso
          esser basciato da cotanto amante,
          questi, che mai da me non fia diviso,

          la bocca mi basciò tutto tremante.
          Galeotto fu 'l libro e chi lo scrisse:
          quel giorno più non vi leggemmo avante".
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