Questa sera la luna sogna più languidamente; come una bella donna che su tanti cuscini con mano distratta e leggera prima d'addormirsi carezza il contorno dei seni, e sul dorso lucido di molli valanghe morente, si abbandona a lunghi smarrimenti, girando gli occhi sulle visioni bianche che salgono nell'azzurro come fiori in boccio.
Quando, nel suo languore ozioso, ella lascia cadere su questa terra una lagrima furtiva, un pio poeta, odiatore del sonno,
accoglie nel cavo della mano questa pallida lagrima dai riflessi iridati come un frammento d'opale, e la nasconde nel suo cuore agli sguardi del sole.
Più trasparente di quella goccia d'acqua tra le dita del rampicante il mio pensiero tende un ponte da te stessa a te stessa Guardati più reale del corpo che abiti ferma in mezzo alla mia fronte
Non disprezzare il poco, il meno, il non abbastanza L'umile, il non visto, il fioco, il silenzioso Perché quando saranno passati amori e battaglie Nell'ultimo camminare, nella spoglia stanza
Non resteranno il fuoco e il sublime, il trionfo e la fanfara Ma braci, un sorso d'acqua, una parola sussurrata, una nota Il poco, il meno il non abbastanza.