Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Marilù Rossi
in Poesie (Poesie d'Autore)
Perché tu debba cercarlo
Per ammazzare il tempo?
Cercalo sempre per vivere il tempo.
Deve colmare infatti le tue necessità,
non il tuo vuoto.
E nella dolcezza dell'amicizia
Ci siano risate,
E condivisione di momenti gioiosi.
Poiché nella rugiada
delle piccole cose
Il cuore trova il suo mattino
E si rinfresca.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Il Cane

    Noi mentre il mondo va per la sua strada,
    noi ci rodiamo, e in cuor doppio è l'affanno,
    e perché vada, e perché lento vada.
    Tal, quando passa il grave carro avanti
    del casolare, che il rozzon normanno
    stampa il suolo con zoccoli sonanti,
    sbuca il can dalla fratta, come il vento;
    lo precorre, rincorre; uggiola, abbaia.
    Il carro è dilungato lento lento.
    Il cane torna sternutando all'aia.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      L'anguilla

      L'anguilla, la sirena
      dei mari freddi che lascia il Baltico
      per giungere ai nostri mari,
      ai nostri estuari, ai fiumi
      che risale in profondo, sotto la piena avversa,
      di ramo in ramo e poi
      di capello in capello, assottigliati,
      sempre piú addentro, sempre piú nel cuore
      del macigno, filtrando
      tra gorielli di melma finché un giorno
      una luce scoccata dai castagni
      ne accende il guizzo in pozze d'acquamorta,
      nei fossi che declinano
      dai balzi d'Appennino alla Romagna;
      l'anguilla, torcia, frusta,
      freccia d'Amore in terra
      che solo i nostri botri o i disseccati
      ruscelli pirenaici riconducono
      a paradisi di fecondazione;
      l'anima verde che cerca
      vita là dove solo
      morde l'arsura e la desolazione,
      la scintilla che dice
      tutto comincia quando tutto pare
      incarbonirsi, bronco seppellito:
      l'iride breve, gemella
      di quella che incastonano i tuoi cigli
      e fai brillare intatta in mezzo ai figli
      dell'uomo, immersi nel tuo fango, puoi tu
      non crederla sorella?
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Tu verrai comunque

        Tu verrai comunque
        perché dunque non ora?
        Ti attendo
        sono sfinita
        Ho spento il lume e aperto l'uscio
        a te, così semplice e prodigiosa.
        Prendi per questo l'aspetto che più ti aggrada
        irrompi come una palla avvelenata
        o insinuati furtiva come un freddo bandito
        o intossicami col delirio del tifo
        o con una storiella da te inventata
        e nota a tutti fino alla nausea
        che io veda la punta di un berretto turchino
        e il capopalazzo pallido di paura.
        Ora per me tutto è uguale
        turbina lo Enisej
        risplende la stella polare
        e annebbia un ultimo terrore
        l'azzurro bagliore di occhi addolorati.
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          in Poesie (Poesie d'Autore)

          A quanto pare mia madre non dovrebbe avermi abortito

          Vinco le parole al fiato
          lacero le fibre necessarie
          sanguino il sanguinabile
          giro il cannocchiale verso di me
          non compro nessuna macchina usata da quel tizio
          la macchina usata ce l'ho già
          infilo il mare
          ne vengo sputato
          cedo la ragione al vento
          dò forma alla strada con l'ombra del machete
          dò forma alla mia ombra col gesso
          conosco il muschio senza fargli conoscere me
          conosco il bordo del mondo per sentito dire
          non mi lascio minacciare nel futuro
          inalo il monte rosa
          scalcio
          giro le trottole
          conservo la soglia del dolore
          mi presento gli occhi che per poco non ho usato
          mi concedo, mi assumo, mi spingo, mi apposto, mi bracco
          mi invito alla festa
          dirigo l'attenzione con bacchette in ciliegio
          riconosco il piacere
          rilascio le spalle
          non trattengo urla
          non trattengo nascite
          non dubito delle stelle
          non dubito del fatto che mia madre non mi abbia abortito

          non ho intenzione di sentirmi abusivo.
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            Scritta da: goccia di miele
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Ritratto di donna

            Deve essere a scelta.
            Cambiare, purché niente cambi.
            È facile, impossibile, difficile, ne vale la pena.
            Ha gli occhi, se occorre, ora azzurri, ora grigi,
            neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.
            Dorme con lui come la prima venuta, l'unica al mondo.

            Gli darà quattro figli, nessuno, uno.
            Ingenua, ma ottima consigliera.
            Debole, ma sosterrà.
            Non ha la testa sulle spalle, però l'avrà.
            Legge Jaspers e le riviste femminili.
            Non sa a che serva questa vite, e costruirà un ponte.
            Giovane, come al solito giovane, sempre ancora giovane.

            Tiene nelle mani un passero con l'ala spezzata,
            soldi suoi per un viaggio lungo e lontano,
            una mezzaluna, un impacco e un bicchierino di vodka.

            Dove è che corre, non sarà stanca?
            Ma no, solo un poco, molto, non importa.
            O lo ama o si è intestardita.
            Nel bene, nel male, e per l'amor del cielo!
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              Scritta da: Rosita Matera
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              L'infinitamente mutevole

              Come chi volesse in una mano
              chiusa a coppa, prendere una spiaggia
              di sabbia e un oceano, grano a grano
              goccia a goccia,

              come chi volesse sulla fronte
              reggere il sole dell'alba
              chiuderlo sull'orizzonte
              dentro a un a foschia scialba,

              è chi tenta di sentire
              in sé l'essenza della vita,
              meglio viaggiare, fuggire
              come fa lei, l'infinitamente mutevole.
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                Scritta da: snivella
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Lady Lazarus

                I have done it again.
                One year in every ten
                i manage it-

                a sort of walking miracle, my skin
                Bright as a Nazi lampshade,
                My right foot

                a paperweight,
                My face a featureless, fine
                Jew linen.

                Peel off the napkin
                0 my enemy.
                Do i terrify? -

                The nose, the eye pits, the full set of teeth?
                The sour breath
                Will vanish in a day.

                Soon, soon the flesh
                The grave cave ate will be
                At home on me

                And i a smiling woman.
                I am only thirty.
                And like the cat i have nine times to die.

                This is Number Three.
                What a trash
                To annihilate each decade.

                What a million filaments.
                The peanut-crunching crowd
                Shoves in to see

                Them unwrap me hand and foot
                The big strip tease.
                Gentlemen, ladies

                These are my hands
                My knees.
                I may be skin and bone,

                Nevertheless, i am the same, identical woman.
                The first time it happened i was ten.
                It was an accident.

                The second time i meant
                To last it out and not come back at all.
                I rocked shut

                As a seashell.
                They had to call and call
                And pick the worms off me like sticky pearls.

                Dying
                Is an art, like everything else,
                i do it exceptionally well.

                I do it so it feels like hell.
                I do it so it feels real.
                I guess you could say i've a call.

                It's easy enough to do it in a cell.
                It's easy enough to do it and stay put.
                It's the theatrical

                Comeback in broad day
                To the same place, the same face, the same brute
                Amused shout:

                'a miracle!'
                That knocks me out.
                There is a charge

                For the eyeing of my scars, there is a charge
                For the hearing of my heart-
                It really goes.

                And there is a charge, a very large charge
                For a word or a touch
                Or a bit of blood

                Or a piece of my hair or my clothes.
                So, so, Herr Doktor.
                So, Herr Enemy.

                I am your opus,
                i am your valuable,
                The pure gold baby

                That melts to a shriek.
                I turn and burn.
                Do not think i underestimate your great concern.

                Ash, ash -
                You poke and stir.
                Flesh, bone, there is nothing there-

                a cake of soap,
                a wedding ring,
                a gold filling.

                Herr God, Herr Lucifer
                Beware
                Beware.

                Out of the ash
                i rise with my red hair
                And i eat men like air.


                L'ho rifatto.
                Un anno ogni dieci
                Ci riesco -
                Una specie di miracolo ambulante, la mia pelle
                Splendente come un paralume Nazi,
                Un fermacarte il mio
                Piede destro,
                La mia faccia un anonimo, perfetto
                Lino ebraico.
                Via il drappo,
                o mio nemico!
                Faccio forse paura? -
                Il naso, le occhiaie, la chiostra dei denti?
                Il fiato puzzolente
                In un giorno svanirà.
                Presto, ben presto la carne
                Che il sepolcro ha mangiato si sarà
                Abituata a me
                e io sarò una donna che sorride.
                Non ho che trent'anni.
                E come il gatto ho nove vite da morire.
                Questa è la numero tre.
                Quale ciarpame
                Da far fuori ogni decennio.
                Che miriade di filamenti.
                La folla sgranocchiante noccioline
                Si accalca per vedere
                Che mi sbendano mano e piede -
                Il grande spogliarello.
                Signori e signore, ecco qui
                Le mie mani,
                i miei ginocchi.
                Sarò anche pelle e ossa,
                Ma pure sono la stessa identica donna.
                La prima volta successe che avevo dieci anni.
                Fu un incidente.
                Ma la seconda volta ero decisa
                a insistere, a non recedere assolutamente.
                Mi dondolavo chiusa
                Come conchiglia.
                Dovettero chiamare e chiamare
                e staccarmi via i vermi come perle appiccicose.
                Morire
                è un'arte, come ogni altra cosa.
                Io lo faccio in modo eccezionale.
                Io lo faccio che sembra come inferno.
                Io lo faccio che sembra reale.
                Ammettete che ho la vocazione.
                È facile abbastanza da farlo in una cella.
                È facile abbastanza farlo e starsene lì.
                È il teatrale
                Ritorno in pieno giorno
                a un posto uguale, uguale viso, uguale
                Urlo divertito e animale:
                "Miracolo!"
                È questo che mi ammazza.
                C'è un prezzo da pagare
                Per spiare
                Le mie cicatrici, per auscultare
                Il mio cuore - eh sì, batte.
                E c'è un prezzo, un prezzo molto caro,
                Per una toccatina, una parola,
                o un po' del mio sangue
                o di capelli o un filo dei miei vestiti.
                Eh sì, Herr Doktor.
                Eh sì, Herr Nemico.
                Sono il vostro opus magnum.
                Sono il vostro gioiello,
                Creatura d'oro puro
                Che a uno strillo si liquefà.
                Io mi rigiro e brucio.
                Non crediate che io sottovaluti le vostre ansietà.
                Cenere, cenere -
                Voi attizzate e frugate.
                Carne, ossa, non ne trovate -
                Un pezzo di sapone,
                Una fede nuziale,
                Una protesi dentale.
                Herr Dio, Herr Lucifero,
                Attento.
                Attento.
                Dalla cenere io rivengo
                Con le mie rosse chiome
                e mangio uomini come aria di vento.
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