Poesie d'Autore migliori


in Poesie (Poesie d'Autore)
Quando musica tu suoni, mia musica,
su quel beato legno che alle dita
gentili replica mentre conduci
la vibrante armonia che mi smarrisce,
quanto invidio quei tasti che in su e in giù
tenendo il cavo di tua mano baciano -
e dal raccolto le mie labbra escluse,
lì accanto, si fan rosse a tanta audacia.
Ben situazione e stato muterebbero,
purché tu le sfiorassi, con quei rapidi
in danza - e tu scorri sì che lieto
fai morto legno più che vive labbra.
Se tanta sorte hanno quegli sfrontati,
dà lor le dita, a me le labbra al bacio.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    In limine

    Godi se il vento ch'entra nel pomario
    vi rimena l'ondata della vita:
    qui dove affonda un morto
    viluppo di memorie,
    orto non era, ma reliquario.

    Il frullo che tu senti non è un volo,
    ma il commuoversi dell'eterno grembo;
    vedi che si trasforma questo lembo
    di terra solitario in un crogiuolo.

    Un rovello è di qua dall'erto muro.
    Se procedi t'imbatti
    tu forse nel fantasma che ti salva:
    si compongono qui le storie, gli atti
    scancellati pel giuoco del futuro.

    Cerca una maglia rotta nella rete
    che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!
    Va, per te l'ho pregato, - ora la sete
    mi sarà lieve, meno acre la ruggine...
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      Scritta da: Antonella Marotta
      in Poesie (Poesie d'Autore)
      Taci anima mia. Son questi i tristi giorni in cui senza volontà si vive,
      i giorni dell'attesa disperata.
      Come l'albero ignudo a mezzo inverno
      che s'attriste nella deserta corte
      io non credo di mettere più foglie
      e dubito d'averle messe mai.
      Andando per la strada così solo
      tra la gente che m'urta e non mi vede
      mi pare d'esser da me stesso assente.
      E m'accalco ad udire dov'è ressa
      sosto dalle vetrine abbarbagliato
      e mi volto al frusciare d'ogni gonna.
      Per la voce d'un cantastorie cieco
      per l'improvviso lampo d'una nuca
      mi sgocciolano dagli occhi sciocche lacrime
      mi s'accendon negli occhi cupidigie.
      Chè tutta la mia vita è nei miei occhi:
      ogni cosa che passa la commuove
      come debola vento un'acqua morta.

      Io son come uno specchio rassegnato
      che riflette ogni cosa per la via.
      In me stesso non guardo perché nulla
      vi troverei...

      E, venuta la sera, nel mio letto
      mi stendo lungo come in una bara.
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        Scritta da: Rea
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Ragazzo del sud

        Per le strade di Torino
        polizia e malviventi
        sono tutti di una razza
        sono figli degli stenti
        meridione disperato
        sole, mare e poesia
        o banditi per le strade
        o arruolati in polizia!

        Ragazzo del sud
        non ti rimane
        che andare in polizia
        o come alternativa
        una rapina a una gioielleria
        di tutti i tuoi fratelli
        sei l'unico che ha studiato
        il grande è già a Torino
        e in polizia si è già arruolato!
        Composta giovedì 22 luglio 2010
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          Scritta da: Phantastica
          in Poesie (Poesie d'Autore)
          Lo spiraglio dell'alba
          respira con la tua bocca
          in fondo alle vie vuote.

          Luce grigia i tuoi occhi,
          dolci gocce dell'alba
          sulle colline scure.

          Il tuo passo e il tuo fiato
          come il vento dell'alba
          sommergono le case.

          La città rabbrividisce,
          odorano le pietre
          sei la vita, il risveglio.

          Stella sperduta
          nella luce dell'alba,
          cigolio della brezza,
          tepore, respiro
          è finita la notte.

          Sei la luce e il mattino.
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            Scritta da: Gabriella Stigliano
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            L'angelo

            Con un cenno della fronte respinge
            lungi da sé ogni vincolo, ogni limite
            perché per il suo cuore passa alto e immenso il ciclo
            degli eventi che ricorrono eterni.

            Nei fondi cieli scorge una folla di figure
            che lo chiamano: riconosci, vieni -.
            Ciò che ti pesa, perché lo sostengano,
            non affidarlo alle sue mani lievi.

            Verrebbero di notte a provarti nella lotta,
            trascorrendo la casa come furie,
            afferrandoti come per crearti
            e strapparti alla forma che ti chiude.
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