Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Sotto un abietto salice

Sotto un abietto salice
non ti affliggere più, innamorato:
segua al pensiero rapida azione.
A che serve pensare?
La tua incessante prostrazione
mostra quanto sei freddo;
alzati, su, e ripiega
la tua mappa di desolazione.

I rintocchi che scorrono sui prati
da quella fosca guglia
suonan per queste ombre senza amore
che all'amore non servono.
Ciò che è vivo può amare: perché ancora
piegarsi alla sconfitta
con le braccia incrociate?
Attacca e vincerai.

Stormi di anatre in volo sul tuo capo
e sanno dove andare,
freddi ruscelli in corsa ai tuoi piedi
e vanno verso l'oceano.
Cupa e opaca è la tua costernazione:
cammina, dunque, vieni,
non più così tarpato
in preda alla tua soddisfazione.
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    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Chiedo silenzio

    Ora, lasciatemi tranquillo
    Ora, abituatevi senza di me.
    Io chiuderò gli occhi.
    E voglio solo cinque cose,
    cinque radici preferite.
    Uno è l'amore senza fine.
    La seconda è vedere l'autunno.
    Non posso vivere senza vedere che le foglie
    volino e tornino alla terra.
    La terza è il grave inverno,
    la pioggia che ho amato, la carezza
    del fuoco nel freddo silvestre.
    La quarta cosa è l'estate
    rotonda come un'anguria.
    La quinta cosa sono i tuoi occhi.
    Matilde mia, bene amata,
    non voglio dormire senza i tuoi occhi,
    non voglio esistere senza che tu mi guardi:
    io muto la primavera
    perché tu continui a guardarmi.
    Amici, questo è ciò che voglio,
    È quasi nulla e quasi tutto.
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      in Poesie (Poesie d'Autore)

      I fiori morti di me stesso

      Tori bulleggiano in gloria di girandole,
      missili tramortiscono i cieli,
      ma io non so
      proprio che cosa fare
      dei fiori morti
      di me stesso,
      se buttarli via
      fuori dal vaso
      oppure
      schiaffarli in mezzo a queste
      pagine bianche
      e andare avanti:
      massì, tutto il dolore si riduce
      a cruda morte
      e finalmente si smette di piangere.
      grazie al dio
      che lo ha
      fatto.
      Composta mercoledì 25 settembre 2013
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        Scritta da: Andrea De Candia
        in Poesie (Poesie d'Autore)
        C'era una manciata di semi odorosi
        nelle mie mani per te,
        e un ricordo lontano di cose accadute
        ma senza sentimento.
        Pensavo che tu fossi la mia strada,
        e ho messo calzature leggere
        perché tu mi credessi un'ombra.
        Ho vagato solitaria con te dentro la mia stoltezza.
        Non ti dissi che ero innamorata
        fino al pudore,
        finché non vidi sangue nella mia mente:
        come se partito da me
        mi avessi rapito il fulgore degli anni.
        E così ho aspettato che tu rinverdissi
        e che da erba diventassi un altare;
        ma come tutti gli altari
        ti sei fatto pietra.
        Composta sabato 11 aprile 2015
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