Perché tu debba cercarlo Per ammazzare il tempo? Cercalo sempre per vivere il tempo. Deve colmare infatti le tue necessità, non il tuo vuoto. E nella dolcezza dell'amicizia Ci siano risate, E condivisione di momenti gioiosi. Poiché nella rugiada delle piccole cose Il cuore trova il suo mattino E si rinfresca.
Quadro e libro rimangono, Un campo d'erba verde Per prendere un po' d'aria, Ora che le forze del corpo se ne vanno; Mezzanotte, una vecchia casa In cui solo un topo si muove.
La mia tentazione è la quiete. Qui al termine della vita Né la sbrigliata immaginazione, Né la macina della mente Che ne consuma cenci e ossa, Riescono a render nota la verità.
Mi sia concessa la frenesia di un vecchio, Devo rifare me stesso Fino ad essere Timone o Lear O quel William Blake Che bussò sul muro Tanto che la Verità rispose al suo richiamo;
Una mente quale la conobbe Michelangelo Tale da penetrare le nuvole, O ispirata dalla frenesia Da scuotere i morti nei sudari; Del resto dimenticata dal genere umano: La mente d'aquila di un vecchio.
Lenzuola bianche in un armadio Lenzuola rosse in un letto Un figlio in una madre La madre nei dolori Il padre davanti alla stanza La stanza nella casa La casa nella città La città nella notte La morte in un grido E il figlio nella vita.
Un murmure, un rombo... Son solo: ho la testa confusa di tetri pensieri. Mi desta quel murmure ai vetri. Che brontoli, o bombo? Che nuove mi porti? E cadono l'ore giù giù, con un lento gocciare. Nel cuore lontane risento parole di morti... Che brontoli, o bombo? Che avviene nel mondo? Silenzio infinito. Ma insiste profondo, solingo smarrito, quel lugubre rombo.
Felicità raggiunta, si cammina per te sul fil di lama. Agli occhi sei barlume che vacilla al piede, teso ghiaccio che s'incrina; e dunque non ti tocchi chi più t'ama.
Se giungi sulle anime invase di tristezza e le schiari, il tuo mattino è dolce e turbatore come i nidi delle cimase. Ma nulla paga il pianto di un bambino a cui fugge il pallone tra le case.
Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace. Io son come loro in perpetuo volo. La vita la sfioro com'essi l'acqua ad acciuffare il cibo. E come forse anch'essi amo la quiete, la gran quiete marina, ma il mio destino è vivere balenando in burrasca.
A quanto pare mia madre non dovrebbe avermi abortito
Vinco le parole al fiato lacero le fibre necessarie sanguino il sanguinabile giro il cannocchiale verso di me non compro nessuna macchina usata da quel tizio la macchina usata ce l'ho già infilo il mare ne vengo sputato cedo la ragione al vento dò forma alla strada con l'ombra del machete dò forma alla mia ombra col gesso conosco il muschio senza fargli conoscere me conosco il bordo del mondo per sentito dire non mi lascio minacciare nel futuro inalo il monte rosa scalcio giro le trottole conservo la soglia del dolore mi presento gli occhi che per poco non ho usato mi concedo, mi assumo, mi spingo, mi apposto, mi bracco mi invito alla festa dirigo l'attenzione con bacchette in ciliegio riconosco il piacere rilascio le spalle non trattengo urla non trattengo nascite non dubito delle stelle non dubito del fatto che mia madre non mi abbia abortito