Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Margaret Fuller Slack

Sarei stata grande come George Eliot
ma il destino non volle.
Guardate il ritratto che mi fece Penniwit,
col mento appoggiato alla mano e gli occhi fondi —
e grigi e indaganti lontano.
Ma c'era il vecchio, l'eterno problema:
celibato, matrimonio o impudicizia?
Venne il ricco esercente John Slack,
con la promessa che avrei potuto scrivere a mio agio,
e io lo sposai, misi al mondo otto figli,
e non ebbi più tempo per scrivere.
Per me, comunque, era tutto finito
quando l'ago mi trafisse la mano
mentre lavavo i panni del bambino,
e morii di tetano, un'ironica morte.
Anime ambiziose, ascoltate,
il sesso è la rovina della vita!
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Vola, canzone, rapida

    Vola, canzone, rapida
    davanti a Lei e dille
    che, nel mio cuor fedele,
    gioioso ha fatto luce
    un raggio, dissipando,
    santo lume, le tenebre
    dell'amore: paura,
    diffidenza e incertezza.
    Ed ecco il grande giorno!
    Rimasta a lungo muta
    e pavida - la senti?
    - l'allegria ha cantato
    come una viva allodola
    nel cielo rischiarato.
    Vola, canzone ingenua,
    e sia la benvenuta
    senza rimpianti
    vani colei che infine torna.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Il desiderio di ricchezza del sottoproletariato romano

      Li osservo, questi uomini, educati
      ad altra vita che la mia: frutti
      d'una storia tanto diversa, e ritrovati,
      quasi fratelli, qui, nell'ultima forma
      storica di Roma. Li osservo: in tutti
      c'è come l'aria d'un buttero che dorma
      armato di coltello: nei loro succhi
      vitali, è disteso un tenebrore intenso,
      la papale itterizia del Belli,
      non porpora, ma spento peperino,
      bilioso cotto. La biancheria, sotto,
      fine e sporca; nell'occhio, l'ironia
      che trapela il suo umido, rosso,
      indecente bruciore. La sera li espone
      quasi in romitori, in riserve
      fatte di vicoli, muretti, androni
      e finestrelle perse nel silenzio.
      È certo la prima delle loro passioni
      il desiderio di ricchezza: sordido
      come le loro membra non lavate,
      nascosto, e insieme scoperto,
      privo di ogni pudore: come senza pudore
      è il rapace che svolazza pregustando
      chiotto il boccone, o il lupo, o il ragno;
      essi bramano i soldi come zingari,
      mercenari, puttane: si lagnano
      se non ce n'hanno, usano lusinghe
      abbiette per ottenerli, si gloriano
      plautinamente se ne hanno le saccocce
      piene.
      Se lavorano - lavoro di mafiosi macellari,
      ferini lucidatori, invertiti commessi,
      tranvieri incarogniti, tisici ambulanti,
      manovali buoni come cani - avviene
      che abbiano ugualmente un'aria di ladri:
      troppa avita furberia in quelle vene...

      Sono usciti dal ventre delle loro madri
      a ritrovarsi in marciapiedi o in prati
      preistorici, e iscritti in un'anagrafe
      che da ogni storia li vuole ignorati...
      Il loro desiderio di ricchezza
      è, così, banditesco, aristocratico.
      Simile al mio. Ognuno pensa a sé,
      a vincere l'angosciosa scommessa,
      a dirsi: "È fatta, " con un ghigno di re...
      La nostra speranza è ugualmente ossessa:
      estetizzante, in me, in essi anarchica.
      Al raffinato e al sottoproletariato spetta
      la stessa ordinazione gerarchica
      dei sentimenti: entrambi fuori dalla storia,
      in un mondo che non ha altri varchi
      che verso il sesso e il cuore,
      altra profondità che nei sensi.
      In cui la gioia è gioia, il dolore dolore.
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        Scritta da: Anna Pacelli
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        L'albatro

        Per dilettarsi, sovente, le ciurme
        catturano degli àlbatri, marini
        grandi uccelli, che seguono, indolenti
        compagni di viaggio, il bastimento
        che scivolando va su amari abissi.
        E li hanno appena sulla tolda posti
        che questi re dell'azzurro abbandonano,
        inetti e vergognosi, ai loro fianchi
        miseramente, come remi, inerti
        le candide e grandi ali. Com'è goffo
        e imbelle questo alato viaggiatore!
        Lui, poco fa sì bello, com'è brutto
        e comico! Qualcuno con la pipa
        il becco qui gli stuzzica; là un altro
        l'infermo che volava, zoppicando
        scimmieggia.
        Come il principe dei nembi
        è il Poeta che, avvezzo alla tempesta,
        si ride dell'arciere: ma esiliato
        sulla terra, fra scherni, camminare
        non può per le sue ali di gigante.
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          Scritta da: Francesca Fontana
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Solo et pensoso

          Solo et pensoso i più deserti campi
          vo mesurando a passi tardi e lenti,
          e gli occhi porto per fuggire intenti
          ove vestigio uman l'arena stampi.

          Altro schermo non trovo che mi scampi
          dal manifesto accorger de le genti;
          perché ne gliatti d'alegrezza spenti
          di fuor si legge com'io dentro avampi:

          sì ch'io mi credo omai che monti e piagge
          e fiumi e selve sappian di che tempre
          sia la mia vita, ch'è celata altrui.

          Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
          cercar non so ch'Amore non venga sempre
          ragionando con meco, et io co llui.
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            Scritta da: Rosarita De Martino
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            A Dio

            Sempre ti chiamo
            quando tocco il fondo,
            so il numero a memoria
            e ti disturbo come un maniaco
            abbarbicato al telefono;
            lascio un messaggio se sei fuori.
            So che a volte cancelli
            a qualche fortunato
            il debito che tutti con te abbiamo.
            La bolletta falla pagare a me,
            ma dimmi almeno
            che non farai tagliare la mia linea.
            Ti prego, quando echeggerà
            quell'ultimo e dolorante squillo,
            Dio-per-Dio!
            non staccare: rispondimi!
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              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Aquila solitaria

              Un migliaio di anni,
              un migliaio di paure,
              un migliaio di lacrime
              abbiamo versato
              l'uno per l'altro,
              come falene
              alla fiamma,
              un gioco mortale,
              bambini smarriti
              in cerca
              della loro mamma,
              e quando i cuori cantano,
              la musica porta
              una magia
              come nessun'altra,
              il freddo inverno,
              non una mano da stringere,
              l'estate
              breve
              e assolata,
              e la mattina,
              stretta
              a te,
              momenti preziosi,
              teneri, amorosi,
              divertenti,
              ballavamo,
              ridevamo,
              volavamo,
              crescevamo,
              osavamo,
              volevamo vene
              più di quanto qualunque anima
              potesse capire
              o accettare,
              la luce cosi splendente,
              l'accordo cosi perfetto,
              per cento
              preziose
              stagioni,
              la falena
              la fiamma,
              la danza
              le stesse,
              poi ali spezzate
              e cose
              tenute come un tesoro
              in pezzi
              intorno a noi,
              il sogno
              l'unico
              per il quale mi struggo,
              qui o là,
              le nostre anime
              messe a nudo,
              fra un milione di anni,
              il mio cuore
              ti terrà
              sempre
              con se.
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                Scritta da: Luisa Marcangeli
                in Poesie (Poesie d'Autore)
                Nonno, l'argento della tua canizie
                rifulge nella luce dei sentieri
                passi tra i fichi, i susini e i peri
                con nelle mani un cesto di primizie:
                "Le piogge di Settembre già propizie | gonfian sul ramo i fichi bianchi e neri,
                susine claudie varietà pregiata di susine...
                a chi lavori e speri
                Gesù concede tutte le delizie" Mi specchio ancora nello specchio rotto
                rivedo i finti frutti d'alabastro...
                Ma tu sei morto e non c'è più Gesù.
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