Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)
La porta è socchiusa
La porta è socchiusa,
dolce respiro dei tigli...
Sul tavolo, dimenticati,
un frustino ed un guanto.

Giallo cerchio del lume...
tendo l'orecchio ai fruscii.
Perché sei andato via?
Non comprendo...

Luminoso e lieto
domani sarà il mattino.
Questa vita è stupenda,
sii dunque saggio cuore.
Tu sei prostrato, batti
più sordo, più a rilento...
Sai, ho letto
che le anime sono immortali.
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    Scritta da: Cheope
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Il bambino di gomma

    Melampo era un bambino
    di gomma e cancellava
    i passi che segnava
    mettendosi in cammino.

    Era di gomma rossa,
    tondo come una palla,
    e stava sempre a galla
    nel bagno, e senza ossa

    dolce, tenero, buono,
    scendeva dalle scale
    senza mai farsi male
    saltando dal balcone.

    A scuola era bocciato,
    sempre il quaderno bianco!
    Eppure era il più franco
    a scrivere il dettato.

    Scriveva e poi cassava
    con la mano di gomma,
    i numeri, la somma,
    le lettere, e tornava

    a scrivere, a cassare.
    E sempre zitto rosso
    con tutti gli occhi addosso
    senza poter parlare.

    O povero Melampo!
    Un giorno, detto fatto,
    saltò su di scatto
    e si bucò la pancia.

    Fischiò come un pallone
    sgonfiato d'ogni affanno
    e visse senza danno
    tappando col bottone

    il buco della pancia.

    Visse nel tempo antico
    Melampo - ve l'ho detto? -
    Fischiò col suo fischietto
    premendosi a soffietto
    il disco all'ombelico.
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      Scritta da: Cheope
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Teatro degli Artigianelli

      Falce martello e la stella d'Italia
      ornano nuovi la sala. Ma quanto
      dolore per quel segno su quel muro!

      Esce, sorretto dalle grucce, il Prologo.
      Saluta al pugno; dice sue parole
      perché le donne ridano e i fanciulli
      che affollano la povera platea.
      Dice, timido ancora, dell'idea
      che gli animi affratella; chiude: "E adesso
      faccio come i tedeschi: mi ritiro".
      Tra un atto e l'altro, alla Cantina, in giro
      rosseggia parco ai bicchieri l'amico
      dell'uomo, cui rimargina ferite,
      gli chiude solchi dolorosi; alcuno
      venuto qui da spaventosi esigli,
      si scalda a lui come chi ha freddo al sole.

      Questo è il Teatro degli Artigianelli,
      quale lo vide il poeta nel mille
      novecentoquarantaquattro, un giorno
      di Settembre, che a tratti
      rombava ancora il canone, e Firenze
      taceva, assorta nelle sue rovine.
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        Scritta da: Antonella Marotta
        in Poesie (Poesie d'Autore)
        Sempre assorto in me stesso e nel mio mondo
        come in sonno tra gli uomini mi muovo.
        Di chi m'utra col braccio non m'accorgo,
        e se ogni cosa guardo acutamente
        quasi sempre non vedo ciò che guardo.
        Stizza mi prende contro chi mi toglie
        a me stesso. Ogni voce m'importuna.
        Amo solo la voce delle cose.
        M'irrita tutto ciò che è necessario
        e consueto, tutto ciò che è vita,
        m'irrita come il fuscello la lumaca
        e com'essa in me stesso mi ritiro.

        Chè la vita che basta agli altri uomini
        non basterebbe a me.
        E veramente
        se un altro mondo non avessi, mio,
        nel quale dalla vita rifugiarmi,
        se oltre le miserie e le tristezze
        e le necessità e le consuetudini
        a me stesso non rimanessi io stesso,
        oh come non esistere vorrei!
        Ma un'impressione strana m'accompagna
        sempre in ogni mio passo e mi conforta:
        mi pare di passare come per caso
        da questo mondo...
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          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Sono nata il ventuno a primavera

          Sono nata il ventuno a primavera
          ma non sapevo che nascere folle,
          aprire le zolle
          potesse scatenar tempesta.
          Così Proserpina lieve
          vede piovere sulle erbe,
          sui grossi frumenti gentili
          e piange sempre la sera.
          Forse è la sua preghiera.
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            Scritta da: Andrea De Candia
            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Non inizia più armonico momento
            per noi, dacché la forza immotivata
            d'amore usò più cruda disciplina.
            Ora nei nostri aspetti già traspare
            la ferina imminenza del piacere.
            Né so, quando mi penetri di baci
            quanto di te il mio spirito trascini.
            Se la tua bianca veste mi raggiunge
            ardo di colpa e muovo l'innocente
            orma del desiderio alle tue case
            e per te che mi piaci
            io cresco in tenerezza senza fine.
            E ti seguo, io, ombra del tuo anello
            di spirito profondo
            ignorata da te, ma ti raggiungo
            nella mia aperta fantasia gioiosa.
            E mi carico sempre di peccati
            presso le porte delle meretrici.
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              Scritta da: Gabriella Stigliano
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Il profeta

              In un cupo deserto io vagavo
              dalla sete dello spirito oppresso,
              ed ecco un serafino con sei ali
              mi apparve ad un tratto da presso.
              Lieve come un sogno si avvicinò
              e gli occhi stanchi mi sfiorò.
              Si aprirono le profetiche pupille
              come alle aquile impaurite.
              Poi toccò le mie orecchie,
              e di suoni esse furono empite:
              e vidi in alto degli angeli il volo
              e udii il cielo che fremeva,
              e scorsi il moto delle serpi marine
              e il vinco delle valli che cresceva.
              Poi si accostò alla mia bocca,
              strappò la mia lingua veemente,
              ma frivola, vuota e maligna,
              e l'aculeo del saggio serpente
              nella mia bocca agghiacciata
              ficcò con la destra sanguigna.
              Poi il petto mi aprì con la spada,
              ne tolse il mio cuore tremante,
              e nel petto aperto egli depose
              un carbone ardente e fiammante.
              Come salma nel deserto giacevo,
              ma la voce divina intendevo:
              "alzati, guarda e ascolta, o profeta,
              fa ciò che ho scritto nella mente,
              percorri terre e mari senza tregua,
              con la parola accendi il cuore della gente".
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