Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Cheope
in Poesie (Poesie d'Autore)

I Pastori

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d'acqua natia
rimanga né cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d'avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh'esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l'aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquio, calpestio, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?
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    Scritta da: Eclissi
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Verrò quando sarai più triste

    Verrò quando sarai più triste,
    steso nell'ombra che sale alla tua stanza;
    quando il giorno demente ha perso il suo tripudio,
    e il sorriso di gioia è ormai bandito
    dalla malinconia pungente della notte.

    Verrò quando la verità del cuore
    dominerà intera, non obliqua,
    ed il mio influsso si di te stendendosi,
    farà acuta la pena, freddo il piacere,
    e la tua anima porterà lontano.

    Ascolta, è proprio l'ora,
    l'ora tremenda per te:
    non senti rullarti nell'anima
    uno scroscio di strane emozioni,
    messaggere di un comando più austero,
    araldi di me?
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      Scritta da: Marianna Mansueto
      in Poesie (Poesie d'Autore)
      In quel selvaggio abisso,
      grembo della Natura e, forse, tomba,
      che non è mare o sponda, aria né fuoco,
      ma lor cause pregnanti in sé commiste
      confusamente, in una lotta eterna,
      se il Fattore Possente non costringe
      queste oscure materie a farsi mondi,
      nell'abisso selvaggio, cauto, Satana
      sostava all'orlo dell'Inferno, e vide,
      e ponderò il viaggio...
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        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Partita a scopa

        Una delle cose più terribili è
        davvero
        stare a letto
        una notte dopo l'altra
        con una donna che non hai più voglia
        di scopare.

        Invecchiano, non sono più tanto
        belle – tendono persino
        a russare, buttarsi
        giù.

        Così, a letto, a volte ti giri,
        il tuo piede tocca il suo –
        Dio, che orrore! –
        e la notte è là fuori
        dietro le tendine
        e insieme vi suggella
        nella
        tomba.

        E la mattina vai in bagno,
        parli, attraversi il corridoio,
        dici strane cose; le uova friggono,
        partono i motori.

        Ma seduti l'uno di fronte all'altro
        hai 2 estranei
        che si ficcano in bocca il pane tostato
        che si bruciano col caffè bollente la gola risentita
        e l'intestino.

        In dieci milioni di case americane
        è lo stesso –
        vite stantie appoggiate
        l'una all'altra
        e nessun posto
        dove andare.

        Sali in macchina
        e vai a lavorare
        e là ci sono degli altri sconosciuti, quasi tutti
        mogli e mariti di qualcun altro,
        e oltre alla ghigliottina del lavoro,
        flirtano, scherzano r si danno pizzicotti,
        tendendo qualche volta
        a farsi in qualche posto una rapida scopata –
        a casa non possono farlo –
        e poi
        tornano a casa
        ad aspettare il Natale o il Labor Day
        o la domenica
        o qualcosa.
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          Scritta da: SalMessina
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Il Cantico delle Creature

          Altissimu, onnipotente, bon Signore,
          tue sò le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.
          Ad te solo, Altissimo, se confano,
          et nullu homo ène dignu te mentovare.
          Laudato sie, mì Signore, cum tucte le tue creature,
          spetialmente messor lo frate sole,
          lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
          Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
          de te, Altissimo, porta significatione.
          Laudato sì, mì Signore, per sora luna e le stelle:
          in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.
          Laudato sì, mì Signore, per frate vento
          et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
          per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
          Laudato sì, mì Signore, per sor'aqua,
          la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
          Laudato sì, mì Signore, per frate focu,
          per lo quale ennallumini la nocte:
          ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
          Laudato sì, mì Signore, per sora nostra matre terra,
          la quale ne sustenta et governa,
          et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
          Laudato sì, mì Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore
          et sostengo infirmitate et tribulatione.
          Beati quelli che'l sosterrano in pace,
          ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
          Laudato sì, mì Signore, per sora nostra morte corporale,
          da la quale nullu homo vivente po' scappare:
          guai acquelli che morrano ne le peccata mortali;
          beati quelli che trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
          ca la morte secunda no'l farrà male.
          Laudate e benedicete mì Signore et rengratiate
          e serviateli cum grande humilitate.
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            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Gli anni in cui eravamo distratti.

            Non è ancora chiaro se siano finiti del tutto gli anni in cui eravamo distratti.

            Non ci accorgevamo che le nostre cellule sfinivano e quelle nuove arrivavano e quelle di nostro padre andavano a male.

            Negli ospedali camminavamo dritti verso un letto non giravamo mai lo sguardo in corsia sentivamo le canzoni ci abituavamo alle peggiori le ricantavamo forte per non sentire notizie davvero vere.

            Come certi prestigiatori ci infilavamo lastre sottili di ferro a dividere la parte sopra l'ombelico da quella sotto e non diteci che non sapete quale porgevamo alle ragazze? E non diteci che non sapete che la loro richiesta non l'ascoltavamo con precisa distrazione e scelta?

            Ai funerali pensavamo ad altro se ci andavamo impegnati a rendere coerente l'epitaffio uno che se l'è cavata.

            Fatti di pezzi di uomo messi insieme con pazienza orefice, braccia e orecchie conserte eclissi parziale di occhi.
            Camminavamo sul filo, con in bocca il cucchiaio, sul cucchiaio l'uovo, sull'uovo il peso del cielo.
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              Scritta da: Violina Sirola
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              L'aspirante

              Prima di tutto ce li hai i requisiti?
              Ce l'hai
              un occhio di vetro, denti finti o una gruccia,
              un tirante o un uncino,
              seni di gomma, inguine di gomma,

              rattoppi a qualcosa che manca? Ah
              no? E allora che mai possiamo darti?
              Smetti di piangere.
              Apri la mano.
              Vuota? Vuota. Ma ecco una mano

              che la riempie, disposta
              a porgere tazze di tè e sgominare emicranie,
              e a fare ogni cosa che gli dirai.
              La vorresti sposare?
              È garantita,

              ti tapperà gli occhi alla fine della vita
              e del dolore.
              Con quel sale ci rinnoviamo le scorte.
              Vedo che sei nuda come un verme.
              Che te ne pare di questo vestito-

              Un po' rigido e nero, ma niente male.
              Lo vorresti sposare?
              È impermeabile, infrantumabile, abile
              contro il fuoco e imbombardabile.
              Credi a me, ti ci farai sotterrare.

              E adesso, scusa, hai vuota la testa.
              Ho la cosa che fa per te.
              Su, su, carina, esci fuori dal guscio.
              Ecco ti piace questa?
              Nuda per cominciare come una pagina bianca

              ma in venticinqu'anni d'argento,
              d'oro in cinquanta, potrà diventare.
              Una bambola viva, sotto ogni aspetto.
              Sa cucire, sa cucinare,
              sa parlare, parlare, parlare.

              E funziona, non ha una magagna.
              Qua c'è un buco, che è una manna.
              Qua un occhio, una vera visione.
              Ragazzo mio, è l'ultima occasione.
              La vorresti sposare, sposare, sposare?
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