Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

La canzone della granata

Ricordi quand'eri saggina,
coi penduli grani che il vento
scoteva, come una manina
di bimbo il sonaglio d'argento?
Cadeva la brina; la pioggia
cadeva: passavano uccelli
gemendo: tu gracile e roggia
tinnivi coi cento ramelli.
Ed oggi non più come ieri
tu senti la pioggia e la brina,
ma sgrigioli come quand'eri
saggina.
Restavi negletta nei solchi
quand'ogni pannocchia fu colta:
te, colsero, quando i bifolchi
v'ararono ancora una volta.
Un vecchio ti prese, recise,
legò; ti privò della bella
semenza tua rossa; e ti mise
nell'angolo, ad essere ancella.
E in casa tu resti, in un canto,
negletta qui come laggiù;
ma niuno è di casa pur quanto
sei tu.
Se t'odia colui che la trama
distende negli alti solai,
l'arguta gallina pur t'ama,
cui porti la preda che fai.
E t'ama anche senza, ché ai costi
ti sbalza, ed i grani t'invola,
residui del tempo che fosti
saggina, nei campi già sola.
Ma più, gracilando t'aspetta
con ciò che in tua vasta rapina
le strascichi dalla già netta
cucina.
Tu lasci che t'odiino, lasci
che t'amino: muta, il tuo giorno,
nell'angolo, resti, coi fasci
di stecchi che attendono il forno.
Nell'angolo il giorno tu resti,
pensosa del canto del gallo;
se al bimbo tu già non ti presti,
che viene, e ti vuole cavallo.
Riporti, con lui che ti frena,
le paglie ch'hai tolte, e ben più;
e gioia or n'ha esso; ma pena
poi tu.
Sei l'umile ancella; ma reggi
la casa: tu sgridi a buon'ora,
mentre impaziente passeggi,
gl'ignavi che dormono ancora.
E quanto tu muovi dal canto,
la rondine è ancora nel nido;
e quando comincia il suo canto,
già ode per casa il tuo strido.
E l'alba il suo cielo rischiara,
ma prima lo spruzza e imperlina,
così come tu la tua cara
casina.
Sei l'umile ancella, ma regni
su l'umile casa pulita.
Minacci, rimproveri; insegni
ch'è bella, se pura, la vita.
Insegni, con l'acre tua cura
rodendo la pietra e la creta,
che sempre, per essere pura,
si logora l'anima lieta.
Insegni, tu sacra ad un rogo
non tardo, non bello, che più
di ciò che tu mondi, ti logori
tu!
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Elogio della rosa (Adone)

    Poi le luci girando al vicin colle,
    dov'era il cespo che ' bel piè trafisse,
    fermossi alquanto a rimirarlo, e volle
    il suo fior salutar pria che partisse;
    e vedutolo ancor stillante e molle
    quivi porporeggiar, così gli disse:
    "Sàlviti il Ciel da tutti oltraggi e danni,
    fatal cagion dei miei felici affanni:
    Rosa, riso d'Amor, del Ciel fattura,
    rosa del sangue mio fatta vermiglia,
    pregio del mondo e fregio di natura,
    de la Terra e del Sol vergine figlia,
    d'ogni ninfa e pastor delizia e cura,
    onor de l'odorifera famiglia,
    tu tien d'ogni beltà le palme prime,
    sovra il vulgo dè fior Donna sublime.
    Quasi in bel trono Imperatrice altera
    siedi colà su la nativa sponda.
    Turba d'aure vezzosa e lusinghiera
    ti corteggia d'intorno e ti seconda;
    e di guardie pungenti armata schiera
    ti difende per tutto, e ti circonda.
    E tu fastosa del tuo regio vanto
    porti d'or la corona e d'ostro il manto.
    Porpora dè giardin, pompa dè prati,
    gemma di primavera, occhio d'aprile,
    dite le Grazie e gli Amoretti alati
    fan ghirlanda a la chioma, al sen monile.
    Tu, qualor torna a gli alimenti usati
    ape leggiadra o zeffiro gentile,
    dài lor da bere in tazza di rubini
    rugiadosi licori e cristallini.
    Non superbisca ambizioso il Sole
    di trionfar fra le minori stelle,
    che ancor tu fra i ligustri e le viole
    scopri le pompe tue superbe e belle.
    Tu sei con tue bellezze uniche e sole
    splendor di queste piagge, egli di quelle.
    Egli nel cerchio suo, tu nel tuo stelo,
    tu Sole in terra, ed egli rosa in cielo.
    E ben saran tra voi conformi voglie:
    dite fia '1 Sole, e tu del Sole amante,
    ei de l'insegne tue, de le tue spoglie
    l'aurora vestirà nel suo levante.
    Tu spiegherai nè crini e ne le foglie
    la sua livrea dorata e fiammeggiante,
    e per ritrarlo ed imitarlo appieno
    porterai sempre un picciol Sole in seno. "
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Vola, canzone, rapida

      Vola, canzone, rapida
      davanti a Lei e dille
      che, nel mio cuor fedele,
      gioioso ha fatto luce
      un raggio, dissipando,
      santo lume, le tenebre
      dell'amore: paura,
      diffidenza e incertezza.
      Ed ecco il grande giorno!
      Rimasta a lungo muta
      e pavida - la senti?
      - l'allegria ha cantato
      come una viva allodola
      nel cielo rischiarato.
      Vola, canzone ingenua,
      e sia la benvenuta
      senza rimpianti
      vani colei che infine torna.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Il desiderio di ricchezza del sottoproletariato romano

        Li osservo, questi uomini, educati
        ad altra vita che la mia: frutti
        d'una storia tanto diversa, e ritrovati,
        quasi fratelli, qui, nell'ultima forma
        storica di Roma. Li osservo: in tutti
        c'è come l'aria d'un buttero che dorma
        armato di coltello: nei loro succhi
        vitali, è disteso un tenebrore intenso,
        la papale itterizia del Belli,
        non porpora, ma spento peperino,
        bilioso cotto. La biancheria, sotto,
        fine e sporca; nell'occhio, l'ironia
        che trapela il suo umido, rosso,
        indecente bruciore. La sera li espone
        quasi in romitori, in riserve
        fatte di vicoli, muretti, androni
        e finestrelle perse nel silenzio.
        È certo la prima delle loro passioni
        il desiderio di ricchezza: sordido
        come le loro membra non lavate,
        nascosto, e insieme scoperto,
        privo di ogni pudore: come senza pudore
        è il rapace che svolazza pregustando
        chiotto il boccone, o il lupo, o il ragno;
        essi bramano i soldi come zingari,
        mercenari, puttane: si lagnano
        se non ce n'hanno, usano lusinghe
        abbiette per ottenerli, si gloriano
        plautinamente se ne hanno le saccocce
        piene.
        Se lavorano - lavoro di mafiosi macellari,
        ferini lucidatori, invertiti commessi,
        tranvieri incarogniti, tisici ambulanti,
        manovali buoni come cani - avviene
        che abbiano ugualmente un'aria di ladri:
        troppa avita furberia in quelle vene...

        Sono usciti dal ventre delle loro madri
        a ritrovarsi in marciapiedi o in prati
        preistorici, e iscritti in un'anagrafe
        che da ogni storia li vuole ignorati...
        Il loro desiderio di ricchezza
        è, così, banditesco, aristocratico.
        Simile al mio. Ognuno pensa a sé,
        a vincere l'angosciosa scommessa,
        a dirsi: "È fatta, " con un ghigno di re...
        La nostra speranza è ugualmente ossessa:
        estetizzante, in me, in essi anarchica.
        Al raffinato e al sottoproletariato spetta
        la stessa ordinazione gerarchica
        dei sentimenti: entrambi fuori dalla storia,
        in un mondo che non ha altri varchi
        che verso il sesso e il cuore,
        altra profondità che nei sensi.
        In cui la gioia è gioia, il dolore dolore.
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          Scritta da: Francesca Fontana
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Solo et pensoso

          Solo et pensoso i più deserti campi
          vo mesurando a passi tardi e lenti,
          e gli occhi porto per fuggire intenti
          ove vestigio uman l'arena stampi.

          Altro schermo non trovo che mi scampi
          dal manifesto accorger de le genti;
          perché ne gliatti d'alegrezza spenti
          di fuor si legge com'io dentro avampi:

          sì ch'io mi credo omai che monti e piagge
          e fiumi e selve sappian di che tempre
          sia la mia vita, ch'è celata altrui.

          Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
          cercar non so ch'Amore non venga sempre
          ragionando con meco, et io co llui.
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            Scritta da: Anna Pacelli
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            L'albatro

            Per dilettarsi, sovente, le ciurme
            catturano degli àlbatri, marini
            grandi uccelli, che seguono, indolenti
            compagni di viaggio, il bastimento
            che scivolando va su amari abissi.
            E li hanno appena sulla tolda posti
            che questi re dell'azzurro abbandonano,
            inetti e vergognosi, ai loro fianchi
            miseramente, come remi, inerti
            le candide e grandi ali. Com'è goffo
            e imbelle questo alato viaggiatore!
            Lui, poco fa sì bello, com'è brutto
            e comico! Qualcuno con la pipa
            il becco qui gli stuzzica; là un altro
            l'infermo che volava, zoppicando
            scimmieggia.
            Come il principe dei nembi
            è il Poeta che, avvezzo alla tempesta,
            si ride dell'arciere: ma esiliato
            sulla terra, fra scherni, camminare
            non può per le sue ali di gigante.
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              Scritta da: Rosarita De Martino
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              A Dio

              Sempre ti chiamo
              quando tocco il fondo,
              so il numero a memoria
              e ti disturbo come un maniaco
              abbarbicato al telefono;
              lascio un messaggio se sei fuori.
              So che a volte cancelli
              a qualche fortunato
              il debito che tutti con te abbiamo.
              La bolletta falla pagare a me,
              ma dimmi almeno
              che non farai tagliare la mia linea.
              Ti prego, quando echeggerà
              quell'ultimo e dolorante squillo,
              Dio-per-Dio!
              non staccare: rispondimi!
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                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Aquila solitaria

                Un migliaio di anni,
                un migliaio di paure,
                un migliaio di lacrime
                abbiamo versato
                l'uno per l'altro,
                come falene
                alla fiamma,
                un gioco mortale,
                bambini smarriti
                in cerca
                della loro mamma,
                e quando i cuori cantano,
                la musica porta
                una magia
                come nessun'altra,
                il freddo inverno,
                non una mano da stringere,
                l'estate
                breve
                e assolata,
                e la mattina,
                stretta
                a te,
                momenti preziosi,
                teneri, amorosi,
                divertenti,
                ballavamo,
                ridevamo,
                volavamo,
                crescevamo,
                osavamo,
                volevamo vene
                più di quanto qualunque anima
                potesse capire
                o accettare,
                la luce cosi splendente,
                l'accordo cosi perfetto,
                per cento
                preziose
                stagioni,
                la falena
                la fiamma,
                la danza
                le stesse,
                poi ali spezzate
                e cose
                tenute come un tesoro
                in pezzi
                intorno a noi,
                il sogno
                l'unico
                per il quale mi struggo,
                qui o là,
                le nostre anime
                messe a nudo,
                fra un milione di anni,
                il mio cuore
                ti terrà
                sempre
                con se.
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