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Poesie di Mario Luzi

Poeta e scrittore, nato martedì 20 ottobre 1914 a Castello, Sesto Fiorentino (Italia), morto lunedì 28 febbraio 2005 a Firenze (Italia)
Questo autore lo trovi anche in Frasi & Aforismi.

Scritta da: Gabriella Stigliano

Infrapensieri la notte

Il sonno, il nero fiume -
v'immerge la sua tempra
per il fuoco dell'aurora
che lo avvamperà, lo spera,
l'indomani -
Sono oscuri
il turchese ed il carminio
nei vasi e nelle ciotole,
li prende
la notte nel suo grembo,
li accomuna a tutta la materia.
Saranno - il pensiero lo tortura
un attimo, lo allarma -
pronti alla chiamata
quando ai vetri si presenta
in avanscoperta l'alba e, dopo,
quando irrompe
e sfolgora sotto la navata
il pieno giorno -
hanno
incerta come lui la sorte
i colori o il risveglio
per loro non è in forse,
la luce non li inganna,
non li tradisce? E stanno
nella materia
o sono
nell'anima i colori? -
divaga
o entra nel vivo
la sua mente
nella pausa
della notte che comincia -
smarrisce
e ritrova i filamenti
dell'arte, della giornata...
Esce
insieme ai lapislazzuli
l'oro dal suo forziere, sì,
ma incerto
il miracolo ritarda,
la sua trasmutazione
in luce, in radiosità
gli sarà data piena? Avrà
lui grazia sufficiente
a quella spiritualissima alchimia?
Si addorme,
s'inabissa,
è sciocco,
lo sente,
quel pensiero, è perfida quell'ansia.
Chi è lui? Tutto gioca con tutto
nella universale danza.
Mario Luzi
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    Scritta da: Gabriella Stigliano

    Alla vita

    Amici ci aspetta una barca e dondola
    nella luce ove il cielo s'inarca
    e tocca il mare, volano creature pazze ad amare
    il viso d'Iddio caldo di speranza
    in alto in basso cercando
    affetto in ogni occulta distanza
    e piangono: noi siamo in terra
    ma ci potremo un giorno librare
    esilmente piegare sul seno divino
    come rose dai muri nelle strade odorose
    sul bimbo che le chiede senza voce.

    Amici dalla barca si vede il mondo
    e in lui una verità che precede
    intrepida, un sospiro profondo
    dalle foci alle sorgenti;
    la Madonna dagli occhi trasparenti
    scende adagio incontro ai morenti,
    raccoglie il cumulo della vita, i dolori
    le voglie segrete da anni sulla faccia inumidita.
    Le ragazze alla finestra annerita
    con lo sguardo verso i monti
    non sanno finire d'aspettare l'avvenire.

    Nelle stanze la voce materna
    senza origine, senza profondità s'alterna
    col silenzio della terra, è bella
    e tutto par nato da quella.
    Mario Luzi
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      L'immensità dell'attimo

      Quando tra estreme ombre profonda
      in aperti paesi l'estate
      rapisce il canto agli armenti
      e la memoria dei pastori e ovunque tace
      la secreta alacrità delle specie,
      i nascituri avvallano
      nella dolce volontà delle madri
      e preme i rami dei colli e le pianure
      aride il progressivo esser dei frutti.
      Sulla terra accadono senza luogo,
      senza perché le indelebili
      verità, in quel soffio ove affondan
      leggere il peso le fronde
      le navi inclinano il fianco
      e l'ansia dè naviganti a strane coste,
      il suono d'ogni voce
      perde sé nel suo grembo, al mare al vento.
      Mario Luzi
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        Scritta da: Fiorella Cappelli

        Fiume da fiume

        Si pasce di se il fiume, bruca
        serpeggiando
        le sue
        quasi essiccate sgorature,
        visita
        le sue
        quasi aride pozzanghere,
        si trascina ai suoi già putridi ristagni
        finche, poco più oltre
        un poco lo confortano
        misteriosi trasudamenti,
        lo irrorano frescure,
        umori, vene
        dal più profondo
        del suo cuore sotterraneo
        ed eccolo
        rinasce esso dalle secche,
        ora, si lascia dietro la sassaia
        della sua quasi estinzione
        per il suo nuovo cammino -
        si muove verso se stesso il fiume,
        si sposta dentro il suo cangiante bruco
        ed entra, fiume nuovo
        uscito dalle sue ceneri
        nei luoghi dove opera
        la primavera e non c'è
        fiore né gemma, non c'è ancora
        ma c'è quella radiosa incandescenza
        di luce e opacità nel bianco dell'aria,
        c'è, ed ecco si diffonde, quella trepidante animula
        e quel chiaro sopra la linea degli alberi,
        quel già più festoso scintillamento delle acque.
        C'è tutto "quello". E c'è
        lui fiume,
        ne vibra intimamente
        il senso. C'è questo, c'è prodigiosamente.
        Mario Luzi
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          Scritta da: Silvana Stremiz

          Ridotto a me stesso?

          Ridotto a me stesso?
          Morto l'interlocutore?
          O morto io,
          l'altro su di me
          padrone del campo, l'altro,
          universo, parificatore...
          o no,
          niente di questo:
          il silenzio raggiante
          dell'amore pieno,
          della piena incarnazione
          anticipato da un lampo? -
          penso
          se è pensare questo
          e non opera di sonno
          nella pausa solare
          del tumulto di adesso.
          Mario Luzi
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            Scritta da: Silvana Stremiz

            Per mare

            Nel più alto punto
            dove scienza è oblìo d'ogni sapere
            e certezza, mi dicono,
            certezza irrefutabile venuta incontro

            o nel tempo appeso a un filo
            d'un riacquisto d'infanzia,

            tra sonno e veglia, tra innocenza e colpa,

            dove c'è e non c'è opera nostra voluta e scelta.

            "La salute della mente
            è là" dice una voce
            con cui contendo da anni,
            una voce che ora è di sirena.

            Si naviga tra Sardegna e Corsica.
            C'è un po' di mare
            e la barca appruata scarricchia.
            L'equipaggio dorme. Ma due
            vegliano nella mezzaluce della plancia.
            È passato agosto; Siamo alla rottura dei tempi.
            È una notte viva.
            Viva più di questa notte,
            viva tanto da serrarmi la gola
            è la muta confidenza
            di quelli che riposano
            si curi in mano d'altri
            e di questi che non lasciano la manovra e il calcolo

            mentre pregano per i loro uomini in mare
            da un punto oscuro della costa, mentre arriva
            dalla parte del Rodano qualche raffica.
            Mario Luzi
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              Scritta da: Silvana Stremiz

              L'India

              Tace ora, mi chiedo se oppressa dal suo Karma,
              (so della sua vita, del nome che le dà, e del senso)
              mentre mostra a lungo lo schermo
              sul selciato una moltitudine
              stecchita in una posa tra sonno e morte
              levarsi a stento in preghiera e spulciarsi nell'alba.
              Né forse la colpisce il primo aspetto
              ma un altro più recondito, e vede
              una giustizia di diverso stampo
              in quella sofferenza di paria
              orrida eppure non abietta, e nella sua che le scende addosso.

              "Avere o non avere la sua parte in questa vita"
              riemerge in parole il suo pensiero - ma solo un lembo.
              E io ne tiro a me quella frangia
              ansioso mi confidi tutto l'altro,
              attento non mi rubi niente
              di lei, neppure l'amarezza, ed attendo.
              S'interrompe invece. Seguono altre immagini dell'India
              e nel loro riverbero le colgo
              un sorriso estremo tra di vittima e di bimba
              quasi mi lasci quella grazia in pegno
              di lei mentre si eclissa nella sua pena
              e l'idea di se stessa le muore dentro.

              "Perché porti quel giogo, perché non insorgi"
              mi trattengo appena dal gridarle,
              soffrendo perché soffre, certo,
              ma più ancora perché lascia la presa
              della mia tenerezza non saziata e piglia il largo piangendo;
              "Ascoltami" comincio a mormorarle
              e già penso al chiarore della sala dopo il technicolor
              e a lei che sul punto di partire
              mi guarda da dietro la lampada
              della sua solitudine tenuta alzata di fronte.

              "Mario" mi previene lei che indovina il resto. "Ancora
              levi come una spada, buona a che?,
              lo sdegno per le cose che ti resistono.
              Uomo chiuso all'intelligenza del diverso,
              negato all'amore: del mondo, intendo, di Dio dunque"
              e indulge a una smorfia fine di scherno
              per se stessa salita sul pulpito, e quasi si annulla.

              "Davvero vorrei tu avessi vinto"
              le dico con affetto incontenibile, più tardi,
              mentre scorre in un brusio d'api, nel film senza commento, l'India.
              Mario Luzi
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                Scritta da: Silvana Stremiz

                Il Giudice

                "Credi che il tuo sia vero amore? Esamina
                a fondo il tuo passato" insiste lui
                saettando ben addentro
                la sua occhiata di presbite tra beffarda e strana.
                E aspetta. Mentre io guardo lontano
                ed altro non mi viene in mente
                che il mare fermo sotto il volo dei gabbiani
                sfrangiato appena tra gli scogli dell'isola,
                dove una terra nuda si fa ombra
                con le sue gobbe o un'altra preparata a semina
                si fa ombra con le sue zolle e con pochi fili.
                "Certo, posso aver molto peccato"
                rispondo infine aggrappandomi a qualcosa,
                sia pure alle mie colpe, in quella luce di brughiera.
                "Piangere, piangere dovresti sul tuo amore male inteso"
                riprende la sua voce con un fischio
                di raffica sopra quella landa passando alta.
                L'ascolto e neppure mi domando
                perché sia lui e non io di là da questo banco
                occupato a giudicare i mali del mondo.
                "Può darsi" replico io mentre già penso ad altro,
                mentre la via s'accende scaglia a scaglia
                e qui nel bar il giorno ancora pieno
                sfolgora in due pupille di giovinetta che si sfila il grembio
                per le ore di libertà e l'uomo che le ha dato il cambio
                indossa la gabbana bianca e viene
                verso di noi con due bicchieri colmi,
                freschi, da porre uno di qua uno di là sopra il nostro tavolo.
                Mario Luzi
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                  Scritta da: Silvana Stremiz

                  A mia madre dalla sua casa

                  M'accoglie la tua vecchia, grigia casa
                  steso supino sopra un letto angusto,
                  forse il tuo letto per tanti anni. Ascolto,
                  conto le ore lentissime a passare,
                  più lente per le nuvole che solcano
                  queste notti d'agosto in terre avare.

                  Uno che torna a notte alta dai campi
                  scambia un cenno a fatica con i simili,
                  infila l'erta, il vicolo, scompare
                  dietro la porta del tugurio. L'afa
                  dello scirocco agita i riposi,
                  fa smaniare gli infermi ed i reclusi.

                  Non dormo, seguo il passo del nottambulo
                  sia demente sia giovane tarato
                  mentre risuona sopra pietre e ciottoli;
                  lascio e prendo il mio carico servile
                  e scendo, scendo più che già non sia
                  profondo in questo tempo, in questo popolo.
                  Mario Luzi
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                    Scritta da: Silvana Stremiz

                    Questa felicità

                    Questa felicità promessa o data
                    m'è dolore, dolore senza causa
                    o la causa se esiste è questo brivido
                    che sommuove il molteplice nell'unico
                    come il liquido scosso nella sfera
                    di vetro che interpreta il fachiro.
                    Eppure dico: salva anche per oggi.
                    Torno torno le fanno guerra cose
                    e immagini su cui cala o si leva
                    o la notte o la neve
                    uniforme del ricordo.
                    Mario Luzi
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