Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Dopo l'acquazzone (Myricae)

Passò strosciando e sibilando il nero
nembo: or la chiesa squilla; il tetto, rosso,
luccica; un fresco odor dal cimitero
viene, di bosso.
Presso la chiesa; mentre la sua voce
tintinna, canta, a onde lunghe romba;
ruzza uno stuolo, ed alla grande croce
tornano a bomba.
Un vel di pioggia vela l'orizzonte;
ma il cimitero, sotto il ciel sereno,
placido olezza: va da monte a monte
l'arcobaleno.
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    Scritta da: Jade S
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Carpe diem

    Non domandarti – non è giusto saperlo – a me, a te
    quale sorte abbian dato gli dèi, e non chiederlo agli astri,
    o Leuconoe; al meglio sopporta quel che sarà:
    se molti inverni Giove ancor ti conceda
    o ultimo questo che contro gli scogli fiacca le onde
    del mare Tirreno. Sii saggia, mesci il vino
    – breve è la vita – rinuncia a speranze lontane. Parliamo
    e fugge il tempo geloso: cogli l'attimo, non pensare a domani.
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      Scritta da: Cheope
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      I Pastori

      Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
      Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
      lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
      scendono all'Adriatico selvaggio
      che verde è come i pascoli dei monti.

      Han bevuto profondamente ai fonti
      alpestri, che sapor d'acqua natia
      rimanga né cuori esuli a conforto,
      che lungo illuda la lor sete in via.
      Rinnovato hanno verga d'avellano.

      E vanno pel tratturo antico al piano,
      quasi per un erbal fiume silente,
      su le vestigia degli antichi padri.
      O voce di colui che primamente
      conosce il tremolar della marina!

      Ora lungh'esso il litoral cammina
      La greggia. Senza mutamento è l'aria.
      Il sole imbionda sì la viva lana
      che quasi dalla sabbia non divaria.
      Isciacquio, calpestio, dolci romori.

      Ah perché non son io cò miei pastori?
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        Scritta da: Andrew Ricooked
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Buddha Chinaski dice

        A volte
        devi
        indietreggiare
        di uno o
        due passi,
        ri-
        considerare

        staccare
        per un
        mese

        non
        fare niente
        non
        volere
        fare niente

        la pace è
        fondamentale
        il ritmo è
        fondamentale

        qualsiasi cosa
        tu voglia
        non
        l'avrai
        provandoci
        con troppa
        insistenza.

        Stacca
        per
        dieci anni

        sarai
        più
        forte

        stacca
        per
        venti anni

        sarai
        amcora più
        forte.

        Non c'è niente in
        palio
        comunque

        e
        ricorda che
        la seconda cosa più bella
        del mondo
        è
        una notte di sonno
        tranquillo

        e
        la più bella:
        una morte
        serena.

        Nel frattempo
        paga la bolletta del
        gas
        se riesci
        e
        cerca di non
        litigare con tua
        moglie.
        Composta domenica 3 gennaio 2010
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          Scritta da: Marianna Mansueto
          in Poesie (Poesie d'Autore)
          In quel selvaggio abisso,
          grembo della Natura e, forse, tomba,
          che non è mare o sponda, aria né fuoco,
          ma lor cause pregnanti in sé commiste
          confusamente, in una lotta eterna,
          se il Fattore Possente non costringe
          queste oscure materie a farsi mondi,
          nell'abisso selvaggio, cauto, Satana
          sostava all'orlo dell'Inferno, e vide,
          e ponderò il viaggio...
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            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Partita a scopa

            Una delle cose più terribili è
            davvero
            stare a letto
            una notte dopo l'altra
            con una donna che non hai più voglia
            di scopare.

            Invecchiano, non sono più tanto
            belle – tendono persino
            a russare, buttarsi
            giù.

            Così, a letto, a volte ti giri,
            il tuo piede tocca il suo –
            Dio, che orrore! –
            e la notte è là fuori
            dietro le tendine
            e insieme vi suggella
            nella
            tomba.

            E la mattina vai in bagno,
            parli, attraversi il corridoio,
            dici strane cose; le uova friggono,
            partono i motori.

            Ma seduti l'uno di fronte all'altro
            hai 2 estranei
            che si ficcano in bocca il pane tostato
            che si bruciano col caffè bollente la gola risentita
            e l'intestino.

            In dieci milioni di case americane
            è lo stesso –
            vite stantie appoggiate
            l'una all'altra
            e nessun posto
            dove andare.

            Sali in macchina
            e vai a lavorare
            e là ci sono degli altri sconosciuti, quasi tutti
            mogli e mariti di qualcun altro,
            e oltre alla ghigliottina del lavoro,
            flirtano, scherzano r si danno pizzicotti,
            tendendo qualche volta
            a farsi in qualche posto una rapida scopata –
            a casa non possono farlo –
            e poi
            tornano a casa
            ad aspettare il Natale o il Labor Day
            o la domenica
            o qualcosa.
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              Scritta da: SalMessina
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Il Cantico delle Creature

              Altissimu, onnipotente, bon Signore,
              tue sò le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.
              Ad te solo, Altissimo, se confano,
              et nullu homo ène dignu te mentovare.
              Laudato sie, mì Signore, cum tucte le tue creature,
              spetialmente messor lo frate sole,
              lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
              Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
              de te, Altissimo, porta significatione.
              Laudato sì, mì Signore, per sora luna e le stelle:
              in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.
              Laudato sì, mì Signore, per frate vento
              et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
              per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
              Laudato sì, mì Signore, per sor'aqua,
              la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
              Laudato sì, mì Signore, per frate focu,
              per lo quale ennallumini la nocte:
              ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
              Laudato sì, mì Signore, per sora nostra matre terra,
              la quale ne sustenta et governa,
              et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
              Laudato sì, mì Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore
              et sostengo infirmitate et tribulatione.
              Beati quelli che'l sosterrano in pace,
              ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
              Laudato sì, mì Signore, per sora nostra morte corporale,
              da la quale nullu homo vivente po' scappare:
              guai acquelli che morrano ne le peccata mortali;
              beati quelli che trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
              ca la morte secunda no'l farrà male.
              Laudate e benedicete mì Signore et rengratiate
              e serviateli cum grande humilitate.
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                Scritta da: Andrea De Candia
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Lettera alla mamma di un seminarista morto

                Sono cresciuto in una terra strana
                dopo che hai messo all'ombra la mia luce,
                quasi non mossi piede dalla soglia
                della mia meraviglia
                per il dio nuovo cui tu m'opponevi.
                In me cresceva il Dio dei miei domini
                (ero ancora ragazzo)
                ma tu mi hai rotto l'urlo ai vorticosi
                margini della bocca,
                l'urlo della potente giovinezza.
                Mamma, io ti ringrazio
                dalla rigida tomba entro cui siede
                il mio pensiero finalmente puro.
                Ora vedo che a forza mi hai strappato
                il verde degli amari desideri,
                mi hai edificato come l'architetto
                sapiente che ritoglie chiari miti
                dalle antiche macerie.

                Nacqui umana rovina come tutti,
                tu mi hai intessuta un'ala senza geli...
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