Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Dopo l'acquazzone (Myricae)

Passò strosciando e sibilando il nero
nembo: or la chiesa squilla; il tetto, rosso,
luccica; un fresco odor dal cimitero
viene, di bosso.
Presso la chiesa; mentre la sua voce
tintinna, canta, a onde lunghe romba;
ruzza uno stuolo, ed alla grande croce
tornano a bomba.
Un vel di pioggia vela l'orizzonte;
ma il cimitero, sotto il ciel sereno,
placido olezza: va da monte a monte
l'arcobaleno.
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    Scritta da: Jade S
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Carpe diem

    Non domandarti – non è giusto saperlo – a me, a te
    quale sorte abbian dato gli dèi, e non chiederlo agli astri,
    o Leuconoe; al meglio sopporta quel che sarà:
    se molti inverni Giove ancor ti conceda
    o ultimo questo che contro gli scogli fiacca le onde
    del mare Tirreno. Sii saggia, mesci il vino
    – breve è la vita – rinuncia a speranze lontane. Parliamo
    e fugge il tempo geloso: cogli l'attimo, non pensare a domani.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Le mani

      Le mani delle donne che incontrammo
      una volta, e nel sogno, e ne la vita:
      oh quelle mani, Anima, quelle dita
      che stringemmo una volta, che sfiorammo
      con le labbra, e nel sogno, e ne la vita!
      Fredde talune, fredde come cose
      morte, di gelo (tutto era perduto):
      o tiepide, parean come un velluto
      che vivesse, parean come le rose:
      rose di qual giardino sconosciuto?
      Ci lasciaron talune una fragranza
      così tenace che per una intera
      notte avemmo nel cuore la primavera;
      e tanto auliva la soligna stanza
      che foresta d'april non più dolce era.
      Da altre, cui forse ardeva il fuoco estremo
      d'uno spirto (ove sei, piccola mano,
      intangibile ormai, che troppo piano
      strinsi? ), venne il rammarico supremo:
      - Tu che m'avesti amato, e non in vano! -
      Da altre venne il desìo, quel violento
      Fulmineo desio che ci percote
      come una sferza; e immaginammo ignote
      lussurie in un'alcova, un morir lento:
      - per quella bocca aver le vene vuote! -
      Altre (o le stesse) furono omicide:
      meravigliose nel tramar l'inganno.
      Tutti gli odor d'Arabia non potranno
      Addolcirle. - Bellissime e infide,
      quanti per voi baciare periranno! -
      Altre (o le stesse), mani alabastrine
      ma più possenti di qualunque spira,
      ci diedero un furor geloso, un'ira
      folle; e pensammo di mozzarle al fine.
      (Nel sogno sta la mutilata, e attira.
      Nel sogno immobilmente eretta vive
      l'atroce donna dalle mani mozze.
      E innanzi a lei rosseggiano due pozze
      di sangue, e le mani entro ancora vive
      sonvi, neppure d'una stilla sozze).
      Ma ben, pari a le mani di Maria,
      altre furono come le ostie sante.
      Brillò su l'anulare il diamante
      né gesti gravi della liturgia?
      E non mai tra i capelli d'un amante.
      Altre, quasi virili, che stringemmo
      forte e a lungo, da noi ogni paura
      fugarono, ogni passione oscura;
      e anelammo a la Gloria, e in noi vedemmo
      illuminarsi l'opera futura.
      Altre ancora ci diedero un profondo
      brivido, quello che non ha l'uguale.
      Noi sentimmo, così, che ne la frale
      palma chiuder potevano esse un mondo
      immenso, e tutto il Bene e tutto il Male:
      Anima, e tutto il Bene e tutto il Male.
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        Scritta da: snivella
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Pecore nella nebbia

        Le colline digradano nel bianco.
        Persone o stelle mi guardano con tristezza, le deludo.

        Il treno lascia dietro una linea di fiato.
        Oh lento cavallo color della ruggine, zoccoli, dolorose campane.

        È tutta la mattina che
        la mattina sta annerendo, un fiore lasciato fuori.

        Le mie ossa racchiudono un'immobilità, i campi
        lontani mi sciolgono il cuore.

        Minacciano
        di lasciarmi entrare in un cielo
        senza stelle né padre, un'acqua scura.
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          Scritta da: goccia di miele
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Il complice

          Mi crocifiggono e io devo essere la croce e i chiodi.
          Mi tendono il calice e io devo essere la cicuta.
          Mi ingannano e io devo essere la menzogna.
          Mi bruciano e io devo essere l'inferno.
          Devo lodare e ringraziare ogni istante del tempo.
          Il mio nutrimento son tutte le cose.
          Il peso preciso dell'universo, l'umiliazione, il giubilo.
          Devo giustificare ciò che ferisce.
          Non importa la mia fortuna o la mia sventura.
          Sono il poeta.
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            Scritta da: Andrew Ricooked
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Buddha Chinaski dice

            A volte
            devi
            indietreggiare
            di uno o
            due passi,
            ri-
            considerare

            staccare
            per un
            mese

            non
            fare niente
            non
            volere
            fare niente

            la pace è
            fondamentale
            il ritmo è
            fondamentale

            qualsiasi cosa
            tu voglia
            non
            l'avrai
            provandoci
            con troppa
            insistenza.

            Stacca
            per
            dieci anni

            sarai
            più
            forte

            stacca
            per
            venti anni

            sarai
            amcora più
            forte.

            Non c'è niente in
            palio
            comunque

            e
            ricorda che
            la seconda cosa più bella
            del mondo
            è
            una notte di sonno
            tranquillo

            e
            la più bella:
            una morte
            serena.

            Nel frattempo
            paga la bolletta del
            gas
            se riesci
            e
            cerca di non
            litigare con tua
            moglie.
            Composta domenica 3 gennaio 2010
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              Scritta da: Gabriella Stigliano
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Pensiero, io non ho più

              Pensiero, io non ho più parole.
              Ma cosa sei tu in sostanza?
              qualcosa che lacrima a volte,
              e a volte dà luce....
              Pensiero, dove hai le radici?
              Nella mia anima folle
              o nel mio grembo distrutto?
              Sei cosi ardito vorace,
              consumi ogni distanza;
              dimmi che io mi ritorca
              come ha già fatto Orfeo
              guardando la sua Euridice,
              e cosi possa perderti
              nell'antro della follia.
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                Scritta da: SalMessina
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Il Cantico delle Creature

                Altissimu, onnipotente, bon Signore,
                tue sò le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione.
                Ad te solo, Altissimo, se confano,
                et nullu homo ène dignu te mentovare.
                Laudato sie, mì Signore, cum tucte le tue creature,
                spetialmente messor lo frate sole,
                lo qual è iorno, et allumini noi per lui.
                Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
                de te, Altissimo, porta significatione.
                Laudato sì, mì Signore, per sora luna e le stelle:
                in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle.
                Laudato sì, mì Signore, per frate vento
                et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
                per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
                Laudato sì, mì Signore, per sor'aqua,
                la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
                Laudato sì, mì Signore, per frate focu,
                per lo quale ennallumini la nocte:
                ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte.
                Laudato sì, mì Signore, per sora nostra matre terra,
                la quale ne sustenta et governa,
                et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
                Laudato sì, mì Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore
                et sostengo infirmitate et tribulatione.
                Beati quelli che'l sosterrano in pace,
                ca da te, Altissimo, sirano incoronati.
                Laudato sì, mì Signore, per sora nostra morte corporale,
                da la quale nullu homo vivente po' scappare:
                guai acquelli che morrano ne le peccata mortali;
                beati quelli che trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
                ca la morte secunda no'l farrà male.
                Laudate e benedicete mì Signore et rengratiate
                e serviateli cum grande humilitate.
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