Poesie d'Autore migliori


Scritta da: asterisco
in Poesie (Poesie d'Autore)

É bello, amore, sentirti vicino a me

É bello, amore, sentirti vicino a me nella notte,
invisibile nel tuo sogno, seriamente notturna,
mentr'io districo le mie preoccupazioni
come fossero reti confuse.

Assente il tuo cuore naviga pei sogni,
ma il tuo corpo così abbandonato respira
cercandomi senza vedermi, completando il mio sonno
come una pianta che si duplica nell'ombra.

Eretta, sarai un'altra che vivrà domani,
ma delle frontiere perdute nella notte,
di quest'essere e non essere in cui ci troviamo

qualcosa resta che ci avvicina nella luce della vita
come se il sigillo dell'ombra indicasse
col fuoco le sue segrete creature.
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    Scritta da: mor-joy
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    La fiera dei miracoli

    Un miracolo comune:
    l'accadere di molti miracoli comuni.

    Un miracolo normale:
    l'abbaiare di cani invisibili
    nel silenzio della notte.
    Un miracolo fra tanti:
    una piccola nuvola svolazzante,
    che riesce a nascondere una grande pesante luna.
    Più miracoli in uno:
    un ontano riflesso sull'acqua
    e che sia girato da destra a sinistra,
    e che cresca con la chioma in giù,
    e non raggiunga affatto il fondo
    benché l'acqua sia poco profonda.
    Un miracolo all'ordine del giorno:
    venti abbastanza deboli e moderati,
    impetuosi durante le tempeste.
    Un miracolo alla buona:
    le mucche sono mucche.
    Un altro non peggiore:
    proprio questo frutteto
    proprio da questo nocciolo.
    Un miracolo senza frac nero e cilindro:
    bianchi colombi che si alzano in volo.
    Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti:
    oggi il sole è sorto alle 3,14
    e tramonterà alle 20.01
    Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
    la mano ha in verità meno di sei dita,
    però più di quattro.
    Un miracolo, basta guardarsi intorno:
    il mondo onnipresente.
    Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
    l'inimmaginabile
    è immaginabile.
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      Scritta da: Marilena Aiello
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      La gioia di scrivere

      Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
      Ad abbeverarsi ad un'acqua scritta
      che riflette il suo musetto come carta carbone?
      Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
      Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
      da sotto le mie dita rizza le orecchie.
      Silenzio - anche questa parola fruscia sulla carta
      e scosta
      i rami generati dalla parola "bosco".

      Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
      lettere che possono mettersi male,
      un assedio di frasi
      che non lasceranno scampo.

      In una goccia d'inchiostro c'è una buona scorta
      di cacciatori con l'occhio al mirino,
      pronti a correr giù per la ripida penna,
      a circondare la cerva, a puntare.

      Dimenticano che la vita non è qui.
      Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
      Un batter d'occhio durerà quanto dico io,
      si lascerà dividere in piccole eternità
      piene di pallottole fermate in volo.
      Non una cosa avverrà qui se non voglio.
      Senza il mio assenso non cadrà foglia,
      né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.

      C'è dunque un mondo
      di cui reggo le sorti indipendenti?
      Un tempo che lego con catene di segni?
      Un esistere a mio comando incessante?

      La gioia di scrivere
      Il potere di perpetuare.
      La vendetta d'una mano mortale.
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        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Passerò per Piazza di Spagna

        Sarà un cielo chiaro.
        S'apriranno le strade
        sul colle di pini e di pietra.
        Il tumulto delle strade
        non muterà quell'aria ferma.
        I fiori, spruzzati
        di colori alle fontane,
        occhieggeranno come donne
        divertite. Le scale
        le terrazze le rondini
        canteranno nel sole.
        S'aprirà quella strada,
        le pietre canteranno,
        il cuore batterà sussultando
        come l'acqua nelle fontane -
        sarà questa la voce
        che salirà le tue scale.
        Le finestre sapranno
        l'odore della pietra e dell'aria
        mattutina. S'aprirà una porta.
        Il tumulto delle strade
        sarà il tumulto del cuore
        nella luce smarrita.

        Sarai tu - ferma e chiara.
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          in Poesie (Poesie d'Autore)
          Noi poeti, sovente, non siam noi che scriviamo,
          È il vento che fa un fremito correr di ramo in ramo,
          È una canzon perduta che pel capo ci frulla,
          È l'aroma d'un zingaro, è un'ombra, è tutto, è nulla,
          È un lembo della veste di persona sottile,
          È la pioggia monotona che scroscia nel cortile,
          È la poltrona morbida come sera d'estate,
          È il sole che festevole picchia alle vetrate,
          È delle cose esterne la varia litania,
          Che fa' rider Ariosto e pianger Geremia.
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            Scritta da: circe
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Figli dell'epoca

            Siamo figli dell'epoca,
            l'epoca è politica.

            Tutte le tue, nostre, vostre
            faccende diurne, notturne
            sono faccende politiche.

            Che ti piaccia o no,
            i tuoi geni hanno un passato politico,
            la tua pelle una sfumatura politica,
            i tuoi occhi un aspetto politico.

            Ciò di cui parli ha una risonanza,
            ciò di cui taci ha una valenza
            in un modo o nell'altro politica.

            Perfino per campi, per boschi
            fai passi politici
            su uno sfondo politico.

            Anche le poesie apolitiche sono politiche,
            e in alto brilla la luna,
            cosa non più lunare.
            Essere o non essere, questo è il problema.
            Quale problema, rispondi sul tema.
            Problema politico.

            Non devi neppure essere una creatura umana
            per acquistare un significato politico.
            Basta che tu sia petrolio,
            mangime arricchito o materiale riciclabile.
            O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
            si è disputato per mesi:
            se negoziare sulla vita e la morte
            intorno a uno rotondo o quadrato.

            Intanto la gente moriva,
            gli animali crepavano,
            le case bruciavano e i campi inselvatichivano
            come nelle epoche remote
            e meno politiche.
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              Scritta da: Gabriella Stigliano
              in Poesie (Poesie d'Autore)
              Sono irrequieto.
              Sono assetato di cose lontane.
              La mia anima esce anelando
              di toccare l'orlo
              dell'oscura lontananza.
              O Grande Aldilà,
              oh, l'acuto richiamo del tuo flauto!
              Dimentico, sempre dimentico,
              che non ho ali per volare.
              Sono impaziente e insonne,
              sono straniero in una terra straniera.
              Il tuo alito mi giunge sussurrando
              una impossibile speranza.
              Il mio cuore comprende il tuo linguaggio
              come fosse lo stesso ch'egli parla.
              O Lontano-da-cercare,
              oh, l'acuto richiamo del tuo flauto!
              Dimentico, sempre dimentico,
              che non conosco la strada,
              che non ho il cavallo alato.
              Non c'è nulla che desti il mio interesse,
              sono un vagabondo nel mio cuore.
              Nella nebbia assolata delle languide ore,
              quale visione grandiosa
              prende forma nell'azzurro dei cielo!
              O Meta Lontanissima,
              oh, l'acuto richiamo del tuo flauto!
              Dimentico, sempre dimentico,
              che tutti i cancelli sono chiusi
              nella casa dove vivo solitario!
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                Scritta da: Gabriella Stigliano
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Il profeta

                In un cupo deserto io vagavo
                dalla sete dello spirito oppresso,
                ed ecco un serafino con sei ali
                mi apparve ad un tratto da presso.
                Lieve come un sogno si avvicinò
                e gli occhi stanchi mi sfiorò.
                Si aprirono le profetiche pupille
                come alle aquile impaurite.
                Poi toccò le mie orecchie,
                e di suoni esse furono empite:
                e vidi in alto degli angeli il volo
                e udii il cielo che fremeva,
                e scorsi il moto delle serpi marine
                e il vinco delle valli che cresceva.
                Poi si accostò alla mia bocca,
                strappò la mia lingua veemente,
                ma frivola, vuota e maligna,
                e l'aculeo del saggio serpente
                nella mia bocca agghiacciata
                ficcò con la destra sanguigna.
                Poi il petto mi aprì con la spada,
                ne tolse il mio cuore tremante,
                e nel petto aperto egli depose
                un carbone ardente e fiammante.
                Come salma nel deserto giacevo,
                ma la voce divina intendevo:
                "alzati, guarda e ascolta, o profeta,
                fa ciò che ho scritto nella mente,
                percorri terre e mari senza tregua,
                con la parola accendi il cuore della gente".
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