Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Elisa Iacobellis
in Poesie (Poesie d'Autore)

Ah vastità di pini...

Ah vastità di pini, rumore d'onde che si frangono,
lento gioco di luci, campana solitaria,
crepuscolo che cade nei tuoi occhi, bambola
chiocciola terrestre, in te la terra canta!

In te i fiumi cantano e in essi l'anima mia fugge
come tu desideri e verso dove tu vorrai.
Segnami la mia strada nel tuo arco di speranza
e lancerò in delirio il mio stormo di frecce.

Intorno a me sto osservando la tua cintura di nebbia
e i1 tuo silenzio incalza le mie ore inseguite,
e sei tu ton le tue braccia di pietra trasparente

dove i miei baci si ancorano e la mia umida ansia s'annida.

Ah la tua voce misteriosa che l'amore tinge e piega
nel crepuscolo risonante e morente!
Così in ore profonde sopra i campi ho visto
piegarsi le spighe sulla bocca del vento.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Dichiarazione

    Essere donna è un gran passo,
    fare impazzire, eroismo.

    E io dinnanzi al miracolo di mani,
    schiena, spalle e di un collo di donna
    con devozione di servo
    la vita tutta riverisco.

    Ma per quanto la notte m'incateni
    con un anello d'angoscia,
    più forte è al mondo l'aspirazione ad evadere
    e la passione attira alle rotture.
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      Scritta da: Daduncolo
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Erano i capei d'oro a l'aura sparsi

      Erano i capei d'oro a l'aura sparsi
      che'n mille dolci nodi gli avolgea,
      e'l vago lume oltra misura ardea
      di quei begli occhi, ch'or ne son si scarsi;

      e il viso di pietosi color'farsi,
      non so se vero o falso, mi parea:
      i'che l'esca amorosa al petto avea,
      qual meraviglia se di subito arsi?

      Non era l'andar suo cosa mortale,
      ma d'angelica forma, e le parole
      sonavan altro, che pur voce umana.

      Uno spirito celeste, un viso sole
      fu quel ch'i'vidi; e se non fosse or tale,
      piaga per allentar d'arco non sana.
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        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Amai

        Amai trite parole che non uno
        osava. M'incantò la rima fiore
        amore,
        la più antica difficile del mondo.

        Amai la verità che giace al fondo,
        quasi un sogno obliato, che il dolore
        riscopre amica. Con paura il cuore
        le si accosta, che più non l'abbandona.

        Amo te che mi ascolti e la mia buona
        carta lasciata al fine del mio gioco.
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          Scritta da: mor-joy
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          La fiera dei miracoli

          Un miracolo comune:
          l'accadere di molti miracoli comuni.

          Un miracolo normale:
          l'abbaiare di cani invisibili
          nel silenzio della notte.
          Un miracolo fra tanti:
          una piccola nuvola svolazzante,
          che riesce a nascondere una grande pesante luna.
          Più miracoli in uno:
          un ontano riflesso sull'acqua
          e che sia girato da destra a sinistra,
          e che cresca con la chioma in giù,
          e non raggiunga affatto il fondo
          benché l'acqua sia poco profonda.
          Un miracolo all'ordine del giorno:
          venti abbastanza deboli e moderati,
          impetuosi durante le tempeste.
          Un miracolo alla buona:
          le mucche sono mucche.
          Un altro non peggiore:
          proprio questo frutteto
          proprio da questo nocciolo.
          Un miracolo senza frac nero e cilindro:
          bianchi colombi che si alzano in volo.
          Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti:
          oggi il sole è sorto alle 3,14
          e tramonterà alle 20.01
          Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
          la mano ha in verità meno di sei dita,
          però più di quattro.
          Un miracolo, basta guardarsi intorno:
          il mondo onnipresente.
          Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
          l'inimmaginabile
          è immaginabile.
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            Scritta da: Marilena Aiello
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            La gioia di scrivere

            Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
            Ad abbeverarsi ad un'acqua scritta
            che riflette il suo musetto come carta carbone?
            Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
            Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
            da sotto le mie dita rizza le orecchie.
            Silenzio - anche questa parola fruscia sulla carta
            e scosta
            i rami generati dalla parola "bosco".

            Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
            lettere che possono mettersi male,
            un assedio di frasi
            che non lasceranno scampo.

            In una goccia d'inchiostro c'è una buona scorta
            di cacciatori con l'occhio al mirino,
            pronti a correr giù per la ripida penna,
            a circondare la cerva, a puntare.

            Dimenticano che la vita non è qui.
            Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
            Un batter d'occhio durerà quanto dico io,
            si lascerà dividere in piccole eternità
            piene di pallottole fermate in volo.
            Non una cosa avverrà qui se non voglio.
            Senza il mio assenso non cadrà foglia,
            né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.

            C'è dunque un mondo
            di cui reggo le sorti indipendenti?
            Un tempo che lego con catene di segni?
            Un esistere a mio comando incessante?

            La gioia di scrivere
            Il potere di perpetuare.
            La vendetta d'una mano mortale.
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              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Passerò per Piazza di Spagna

              Sarà un cielo chiaro.
              S'apriranno le strade
              sul colle di pini e di pietra.
              Il tumulto delle strade
              non muterà quell'aria ferma.
              I fiori, spruzzati
              di colori alle fontane,
              occhieggeranno come donne
              divertite. Le scale
              le terrazze le rondini
              canteranno nel sole.
              S'aprirà quella strada,
              le pietre canteranno,
              il cuore batterà sussultando
              come l'acqua nelle fontane -
              sarà questa la voce
              che salirà le tue scale.
              Le finestre sapranno
              l'odore della pietra e dell'aria
              mattutina. S'aprirà una porta.
              Il tumulto delle strade
              sarà il tumulto del cuore
              nella luce smarrita.

              Sarai tu - ferma e chiara.
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                in Poesie (Poesie d'Autore)
                Noi poeti, sovente, non siam noi che scriviamo,
                È il vento che fa un fremito correr di ramo in ramo,
                È una canzon perduta che pel capo ci frulla,
                È l'aroma d'un zingaro, è un'ombra, è tutto, è nulla,
                È un lembo della veste di persona sottile,
                È la pioggia monotona che scroscia nel cortile,
                È la poltrona morbida come sera d'estate,
                È il sole che festevole picchia alle vetrate,
                È delle cose esterne la varia litania,
                Che fa' rider Ariosto e pianger Geremia.
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                  Scritta da: circe
                  in Poesie (Poesie d'Autore)

                  Figli dell'epoca

                  Siamo figli dell'epoca,
                  l'epoca è politica.

                  Tutte le tue, nostre, vostre
                  faccende diurne, notturne
                  sono faccende politiche.

                  Che ti piaccia o no,
                  i tuoi geni hanno un passato politico,
                  la tua pelle una sfumatura politica,
                  i tuoi occhi un aspetto politico.

                  Ciò di cui parli ha una risonanza,
                  ciò di cui taci ha una valenza
                  in un modo o nell'altro politica.

                  Perfino per campi, per boschi
                  fai passi politici
                  su uno sfondo politico.

                  Anche le poesie apolitiche sono politiche,
                  e in alto brilla la luna,
                  cosa non più lunare.
                  Essere o non essere, questo è il problema.
                  Quale problema, rispondi sul tema.
                  Problema politico.

                  Non devi neppure essere una creatura umana
                  per acquistare un significato politico.
                  Basta che tu sia petrolio,
                  mangime arricchito o materiale riciclabile.
                  O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
                  si è disputato per mesi:
                  se negoziare sulla vita e la morte
                  intorno a uno rotondo o quadrato.

                  Intanto la gente moriva,
                  gli animali crepavano,
                  le case bruciavano e i campi inselvatichivano
                  come nelle epoche remote
                  e meno politiche.
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                    Scritta da: Gabriella Stigliano
                    in Poesie (Poesie d'Autore)
                    Sono irrequieto.
                    Sono assetato di cose lontane.
                    La mia anima esce anelando
                    di toccare l'orlo
                    dell'oscura lontananza.
                    O Grande Aldilà,
                    oh, l'acuto richiamo del tuo flauto!
                    Dimentico, sempre dimentico,
                    che non ho ali per volare.
                    Sono impaziente e insonne,
                    sono straniero in una terra straniera.
                    Il tuo alito mi giunge sussurrando
                    una impossibile speranza.
                    Il mio cuore comprende il tuo linguaggio
                    come fosse lo stesso ch'egli parla.
                    O Lontano-da-cercare,
                    oh, l'acuto richiamo del tuo flauto!
                    Dimentico, sempre dimentico,
                    che non conosco la strada,
                    che non ho il cavallo alato.
                    Non c'è nulla che desti il mio interesse,
                    sono un vagabondo nel mio cuore.
                    Nella nebbia assolata delle languide ore,
                    quale visione grandiosa
                    prende forma nell'azzurro dei cielo!
                    O Meta Lontanissima,
                    oh, l'acuto richiamo del tuo flauto!
                    Dimentico, sempre dimentico,
                    che tutti i cancelli sono chiusi
                    nella casa dove vivo solitario!
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