Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

In Barca

Vedi le stelle, amore,
Ancor più chiare nell'acqua e splendenti
Di quelle sopra a noi, e più bianche
Come ninfee!

Ombre lucenti di stelle, amore:
Quante stelle sono nella tua coppa?
Quante riflesse nella tua anima?
Solo le mie, amore, le mie soltanto?

Guarda, quando i remi muovo,
Come deformate s'agitano
Le stelle, e vengon disperse!
Perfino le tue, lo vedi?

Rovesciano le stelle le acque
Acque povere, inquiete, abbandonate...!
Dici, amore, che non viene scosso il cielo
E immobili son le sue stelle?

Là! hai visto
Quella scintilla volare su di noi? Le stelle
In cielo neanche son sicure.
E di me, che sarà, amore, di me?

Cosa sarà, amore, se presto
La tua stella fosse lanciata sopra un'onda?
Sembrerebbero le tenebre un sepolcro?
Svaniresti tu, amore, svaniresti?
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Il clown

    Saltimbanco, addio! Buona sera, Pagliaccio! Indietro, Babbeo:
    Fate posto, buffoni antiquati, dalla burla impeccabile,
    Fate largo! Solenne, altero e discreto,
    ecco venire il migliore di tutti, l'agile clown.

    Più snello d'Arlecchino e più impavido di Achille
    è lui di certo, nella sua bianca armatura di raso:
    etereo e chiaro come uno specchio senza argento.
    I suoi occhi non vivono nella sua maschera d'argilla.

    Brillano azzurri fra il belletto e gli unguenti
    mentre, eleganti il busto e il capo si bilanciano
    sull'arco paradossale delle gambe.

    Poi sorride. Intorno il volgo stupido e sporco
    la canaglia puzzolente e santa dei Giambi
    applaude al sinistro istrione che l'odia.
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      Scritta da: fa
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      La volpe e il sipario

      La mia poesia è alacre come il fuoco
      trascorre tre le mie dita come un rosario.
      Non prego perché sono un poeta della sventura che tace, a volte, le doglie di un parto dentro le ore,
      sono il poeta che grida e che gioca con le sue grida,
      sono il poeta che canta e non trova parole,
      sono la paglia arida sopra cui batte il suono,
      sono la ninnananna che fa piangere i figli,
      sono la vanagloria che si lascia cadere,
      il manto di metallo di una lunga preghiera del passato cordoglio che non vede la luce.
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        Scritta da: mor-joy
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Sprecare la vita

        Lamentele infime e triviali,
        costantemente ripetute,
        possono far ammattire un santo,
        per tacere di un bravo ragazzo
        qualunque (me)
        e il peggio è che chi
        si lamenta
        nemmeno si accorge di farlo
        a meno che non glielo dici,
        e perfino se glielo dici
        non ci crede.
        E così non si conclude
        niente
        ed è solo un altro giorno
        sprecato,
        preso a calci,
        mutilato
        mentre il Buddha
        siede nell'angolo e sorride.
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          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Amai

          Amai trite parole che non uno
          osava. M'incantò la rima fiore
          amore,
          la più antica difficile del mondo.

          Amai la verità che giace al fondo,
          quasi un sogno obliato, che il dolore
          riscopre amica. Con paura il cuore
          le si accosta, che più non l'abbandona.

          Amo te che mi ascolti e la mia buona
          carta lasciata al fine del mio gioco.
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            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Passerò per Piazza di Spagna

            Sarà un cielo chiaro.
            S'apriranno le strade
            sul colle di pini e di pietra.
            Il tumulto delle strade
            non muterà quell'aria ferma.
            I fiori, spruzzati
            di colori alle fontane,
            occhieggeranno come donne
            divertite. Le scale
            le terrazze le rondini
            canteranno nel sole.
            S'aprirà quella strada,
            le pietre canteranno,
            il cuore batterà sussultando
            come l'acqua nelle fontane -
            sarà questa la voce
            che salirà le tue scale.
            Le finestre sapranno
            l'odore della pietra e dell'aria
            mattutina. S'aprirà una porta.
            Il tumulto delle strade
            sarà il tumulto del cuore
            nella luce smarrita.

            Sarai tu - ferma e chiara.
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              Scritta da: mor-joy
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              La fiera dei miracoli

              Un miracolo comune:
              l'accadere di molti miracoli comuni.

              Un miracolo normale:
              l'abbaiare di cani invisibili
              nel silenzio della notte.
              Un miracolo fra tanti:
              una piccola nuvola svolazzante,
              che riesce a nascondere una grande pesante luna.
              Più miracoli in uno:
              un ontano riflesso sull'acqua
              e che sia girato da destra a sinistra,
              e che cresca con la chioma in giù,
              e non raggiunga affatto il fondo
              benché l'acqua sia poco profonda.
              Un miracolo all'ordine del giorno:
              venti abbastanza deboli e moderati,
              impetuosi durante le tempeste.
              Un miracolo alla buona:
              le mucche sono mucche.
              Un altro non peggiore:
              proprio questo frutteto
              proprio da questo nocciolo.
              Un miracolo senza frac nero e cilindro:
              bianchi colombi che si alzano in volo.
              Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti:
              oggi il sole è sorto alle 3,14
              e tramonterà alle 20.01
              Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
              la mano ha in verità meno di sei dita,
              però più di quattro.
              Un miracolo, basta guardarsi intorno:
              il mondo onnipresente.
              Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
              l'inimmaginabile
              è immaginabile.
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                Scritta da: Marilena Aiello
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                La gioia di scrivere

                Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
                Ad abbeverarsi ad un'acqua scritta
                che riflette il suo musetto come carta carbone?
                Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
                Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
                da sotto le mie dita rizza le orecchie.
                Silenzio - anche questa parola fruscia sulla carta
                e scosta
                i rami generati dalla parola "bosco".

                Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
                lettere che possono mettersi male,
                un assedio di frasi
                che non lasceranno scampo.

                In una goccia d'inchiostro c'è una buona scorta
                di cacciatori con l'occhio al mirino,
                pronti a correr giù per la ripida penna,
                a circondare la cerva, a puntare.

                Dimenticano che la vita non è qui.
                Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
                Un batter d'occhio durerà quanto dico io,
                si lascerà dividere in piccole eternità
                piene di pallottole fermate in volo.
                Non una cosa avverrà qui se non voglio.
                Senza il mio assenso non cadrà foglia,
                né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.

                C'è dunque un mondo
                di cui reggo le sorti indipendenti?
                Un tempo che lego con catene di segni?
                Un esistere a mio comando incessante?

                La gioia di scrivere
                Il potere di perpetuare.
                La vendetta d'una mano mortale.
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