Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Francesca Fontana
in Poesie (Poesie d'Autore)

Solo et pensoso

Solo et pensoso i più deserti campi
vo mesurando a passi tardi e lenti,
e gli occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio uman l'arena stampi.

Altro schermo non trovo che mi scampi
dal manifesto accorger de le genti;
perché ne gliatti d'alegrezza spenti
di fuor si legge com'io dentro avampi:

sì ch'io mi credo omai che monti e piagge
e fiumi e selve sappian di che tempre
sia la mia vita, ch'è celata altrui.

Ma pur sì aspre vie né sì selvagge
cercar non so ch'Amore non venga sempre
ragionando con meco, et io co llui.
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    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Amai

    Amai trite parole che non uno
    osava. M'incantò la rima fiore
    amore,
    la più antica difficile del mondo.

    Amai la verità che giace al fondo,
    quasi un sogno obliato, che il dolore
    riscopre amica. Con paura il cuore
    le si accosta, che più non l'abbandona.

    Amo te che mi ascolti e la mia buona
    carta lasciata al fine del mio gioco.
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      Scritta da: mor-joy
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      La fiera dei miracoli

      Un miracolo comune:
      l'accadere di molti miracoli comuni.

      Un miracolo normale:
      l'abbaiare di cani invisibili
      nel silenzio della notte.
      Un miracolo fra tanti:
      una piccola nuvola svolazzante,
      che riesce a nascondere una grande pesante luna.
      Più miracoli in uno:
      un ontano riflesso sull'acqua
      e che sia girato da destra a sinistra,
      e che cresca con la chioma in giù,
      e non raggiunga affatto il fondo
      benché l'acqua sia poco profonda.
      Un miracolo all'ordine del giorno:
      venti abbastanza deboli e moderati,
      impetuosi durante le tempeste.
      Un miracolo alla buona:
      le mucche sono mucche.
      Un altro non peggiore:
      proprio questo frutteto
      proprio da questo nocciolo.
      Un miracolo senza frac nero e cilindro:
      bianchi colombi che si alzano in volo.
      Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti:
      oggi il sole è sorto alle 3,14
      e tramonterà alle 20.01
      Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
      la mano ha in verità meno di sei dita,
      però più di quattro.
      Un miracolo, basta guardarsi intorno:
      il mondo onnipresente.
      Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
      l'inimmaginabile
      è immaginabile.
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        Scritta da: Marilena Aiello
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        La gioia di scrivere

        Dove corre questa cerva scritta in un bosco scritto?
        Ad abbeverarsi ad un'acqua scritta
        che riflette il suo musetto come carta carbone?
        Perché alza la testa, sente forse qualcosa?
        Poggiata su esili zampe prese in prestito dalla verità,
        da sotto le mie dita rizza le orecchie.
        Silenzio - anche questa parola fruscia sulla carta
        e scosta
        i rami generati dalla parola "bosco".

        Sopra il foglio bianco si preparano al balzo
        lettere che possono mettersi male,
        un assedio di frasi
        che non lasceranno scampo.

        In una goccia d'inchiostro c'è una buona scorta
        di cacciatori con l'occhio al mirino,
        pronti a correr giù per la ripida penna,
        a circondare la cerva, a puntare.

        Dimenticano che la vita non è qui.
        Altre leggi, nero su bianco, vigono qui.
        Un batter d'occhio durerà quanto dico io,
        si lascerà dividere in piccole eternità
        piene di pallottole fermate in volo.
        Non una cosa avverrà qui se non voglio.
        Senza il mio assenso non cadrà foglia,
        né si piegherà stelo sotto il punto del piccolo zoccolo.

        C'è dunque un mondo
        di cui reggo le sorti indipendenti?
        Un tempo che lego con catene di segni?
        Un esistere a mio comando incessante?

        La gioia di scrivere
        Il potere di perpetuare.
        La vendetta d'una mano mortale.
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          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Passerò per Piazza di Spagna

          Sarà un cielo chiaro.
          S'apriranno le strade
          sul colle di pini e di pietra.
          Il tumulto delle strade
          non muterà quell'aria ferma.
          I fiori, spruzzati
          di colori alle fontane,
          occhieggeranno come donne
          divertite. Le scale
          le terrazze le rondini
          canteranno nel sole.
          S'aprirà quella strada,
          le pietre canteranno,
          il cuore batterà sussultando
          come l'acqua nelle fontane -
          sarà questa la voce
          che salirà le tue scale.
          Le finestre sapranno
          l'odore della pietra e dell'aria
          mattutina. S'aprirà una porta.
          Il tumulto delle strade
          sarà il tumulto del cuore
          nella luce smarrita.

          Sarai tu - ferma e chiara.
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            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Noi poeti, sovente, non siam noi che scriviamo,
            È il vento che fa un fremito correr di ramo in ramo,
            È una canzon perduta che pel capo ci frulla,
            È l'aroma d'un zingaro, è un'ombra, è tutto, è nulla,
            È un lembo della veste di persona sottile,
            È la pioggia monotona che scroscia nel cortile,
            È la poltrona morbida come sera d'estate,
            È il sole che festevole picchia alle vetrate,
            È delle cose esterne la varia litania,
            Che fa' rider Ariosto e pianger Geremia.
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              Scritta da: Gabriella Stigliano
              in Poesie (Poesie d'Autore)
              Sono irrequieto.
              Sono assetato di cose lontane.
              La mia anima esce anelando
              di toccare l'orlo
              dell'oscura lontananza.
              O Grande Aldilà,
              oh, l'acuto richiamo del tuo flauto!
              Dimentico, sempre dimentico,
              che non ho ali per volare.
              Sono impaziente e insonne,
              sono straniero in una terra straniera.
              Il tuo alito mi giunge sussurrando
              una impossibile speranza.
              Il mio cuore comprende il tuo linguaggio
              come fosse lo stesso ch'egli parla.
              O Lontano-da-cercare,
              oh, l'acuto richiamo del tuo flauto!
              Dimentico, sempre dimentico,
              che non conosco la strada,
              che non ho il cavallo alato.
              Non c'è nulla che desti il mio interesse,
              sono un vagabondo nel mio cuore.
              Nella nebbia assolata delle languide ore,
              quale visione grandiosa
              prende forma nell'azzurro dei cielo!
              O Meta Lontanissima,
              oh, l'acuto richiamo del tuo flauto!
              Dimentico, sempre dimentico,
              che tutti i cancelli sono chiusi
              nella casa dove vivo solitario!
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