In quel selvaggio abisso, grembo della Natura e, forse, tomba, che non è mare o sponda, aria né fuoco, ma lor cause pregnanti in sé commiste confusamente, in una lotta eterna, se il Fattore Possente non costringe queste oscure materie a farsi mondi, nell'abisso selvaggio, cauto, Satana sostava all'orlo dell'Inferno, e vide, e ponderò il viaggio...
Una delle cose più terribili è davvero stare a letto una notte dopo l'altra con una donna che non hai più voglia di scopare.
Invecchiano, non sono più tanto belle – tendono persino a russare, buttarsi giù.
Così, a letto, a volte ti giri, il tuo piede tocca il suo – Dio, che orrore! – e la notte è là fuori dietro le tendine e insieme vi suggella nella tomba.
E la mattina vai in bagno, parli, attraversi il corridoio, dici strane cose; le uova friggono, partono i motori.
Ma seduti l'uno di fronte all'altro hai 2 estranei che si ficcano in bocca il pane tostato che si bruciano col caffè bollente la gola risentita e l'intestino.
In dieci milioni di case americane è lo stesso – vite stantie appoggiate l'una all'altra e nessun posto dove andare.
Sali in macchina e vai a lavorare e là ci sono degli altri sconosciuti, quasi tutti mogli e mariti di qualcun altro, e oltre alla ghigliottina del lavoro, flirtano, scherzano r si danno pizzicotti, tendendo qualche volta a farsi in qualche posto una rapida scopata – a casa non possono farlo – e poi tornano a casa ad aspettare il Natale o il Labor Day o la domenica o qualcosa.
Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue sò le laude, la gloria e l'honore et onne benedictione. Ad te solo, Altissimo, se confano, et nullu homo ène dignu te mentovare. Laudato sie, mì Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole, lo qual è iorno, et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de te, Altissimo, porta significatione. Laudato sì, mì Signore, per sora luna e le stelle: in celu l'ài formate clarite et pretiose et belle. Laudato sì, mì Signore, per frate vento et per aere et nubilo et sereno et onne tempo, per lo quale a le tue creature dài sustentamento. Laudato sì, mì Signore, per sor'aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta. Laudato sì, mì Signore, per frate focu, per lo quale ennallumini la nocte: ed ello è bello et iocundo et robustoso et forte. Laudato sì, mì Signore, per sora nostra matre terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba. Laudato sì, mì Signore, per quelli che perdonano per lo tuo amore et sostengo infirmitate et tribulatione. Beati quelli che'l sosterrano in pace, ca da te, Altissimo, sirano incoronati. Laudato sì, mì Signore, per sora nostra morte corporale, da la quale nullu homo vivente po' scappare: guai acquelli che morrano ne le peccata mortali; beati quelli che trovarà ne le tue sanctissime voluntati, ca la morte secunda no'l farrà male. Laudate e benedicete mì Signore et rengratiate e serviateli cum grande humilitate.
Cacciari: il fascismo è lontano Occhetto: il fascismo è vicino Cacciari: ma dove lo vedi? Occhetto: là, sul falsopiano Cacciari: ma è solo un puntino Occhetto: ma è enorme, sciocchino Cacciari: è una nuvola bassa Occhetto: è una squadraccia Scusate se interrompo la conversazione disse il capo del plotone d'esecuzione.
Il tizio gestisce una libreria ci vado e autografo i miei libri per lui e lui mi impone sempre qualche libro qualcosa del genere declino-e-vita difficile ma questi libri sono scritti da opinionisti di giornali professori, nati-nella-bambagia, ecc. E questi hanno visto tanta vita reale da bassifondi quanto un parroco di campagna; le loro vite sono state tanto avventurose quanto una spolverata allo scaffale della libreria e nessuno di loro ha mai saltato un pasto. Questi libri sono ben scritti, a volte brillanti un filo arditi ma c'è una sensazione dominante di agiatezza nella scrittura e nella vita. I libri mi cadono dalle mani. Questo tizio della libreria deve cominciare a pensare a qualche altro tipo di compenso per me che gli autografo i miei libri perché leggere queste cagate deliziosamente stampate non fa che ricordarmi ancora una volta che sto gareggiando solo contro me stesso.
Prima di tutto ce li hai i requisiti? Ce l'hai un occhio di vetro, denti finti o una gruccia, un tirante o un uncino, seni di gomma, inguine di gomma,
rattoppi a qualcosa che manca? Ah no? E allora che mai possiamo darti? Smetti di piangere. Apri la mano. Vuota? Vuota. Ma ecco una mano
che la riempie, disposta a porgere tazze di tè e sgominare emicranie, e a fare ogni cosa che gli dirai. La vorresti sposare? È garantita,
ti tapperà gli occhi alla fine della vita e del dolore. Con quel sale ci rinnoviamo le scorte. Vedo che sei nuda come un verme. Che te ne pare di questo vestito-
Un po' rigido e nero, ma niente male. Lo vorresti sposare? È impermeabile, infrantumabile, abile contro il fuoco e imbombardabile. Credi a me, ti ci farai sotterrare.
E adesso, scusa, hai vuota la testa. Ho la cosa che fa per te. Su, su, carina, esci fuori dal guscio. Ecco ti piace questa? Nuda per cominciare come una pagina bianca
ma in venticinqu'anni d'argento, d'oro in cinquanta, potrà diventare. Una bambola viva, sotto ogni aspetto. Sa cucire, sa cucinare, sa parlare, parlare, parlare.
E funziona, non ha una magagna. Qua c'è un buco, che è una manna. Qua un occhio, una vera visione. Ragazzo mio, è l'ultima occasione. La vorresti sposare, sposare, sposare?
Dove gli alberi ancora abbandonata più fanno la sera, come indolente è svanito l'ultimo tuo passo che appare appena il fiore sui tigli e insiste alla sua sorte.
Una ragione cerchi agli affetti, provi il silenzio nella tua vita.
Altra ventura a me rivela il tempo specchiato. Addolora come la morte, bellezza ormai in altri volti fulminea. Perduto ho ogni cosa innocente, anche in questa voce, superstite a imitare la gioia.
La cipolla è un'altra cosa. Interiora non ne ha. Completamente cipolla Fino alla cipollità. Cipolluta di fuori, cipollosa fino al cuore, potrebbe guardarsi dentro senza provare timore. In noi ignoto e selve di pelle appena coperti, interni d'inferno, violenta anatomia, ma nella cipolla - cipolla, non visceri ritorti. Lei più e più volte nuda, fin nel fondo e così via. Coerente è la cipolla, riuscita è la cipolla. Nell'una ecco sta l'altra, nella maggiore la minore, nella seguente la successiva, cioè la terza e la quarta. Una centripeta fuga. Un'eco in coro composta. La cipolla, d'accordo: il più bel ventre del mondo. A propria lode di aureole da sé si avvolge in tondo. In noi - grasso, nervi, vene, muchi e secrezione. E a noi resta negata l'idiozia della perfezione.