Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Elisa Iacobellis
in Poesie (Poesie d'Autore)

Quasi fuori dal cielo

Quasi fuori dal cielo ormeggia tra due montagne la metà della luna.
Roteante, vagabonda notte, quella che scava gli occhi.
Chissà quante stelle triturate nella pozzanghera! Fa una croce a lutto tra le mie ciglia, fugge.
Fucina di metalli azzurri, notti di lotte silenziose,
il mio cuore gira come un volano impazzito.
Bimba venuta da lontano, da tanto lontano qui condotta,
folgora a volte il suo sguardo sotto il cielo.
Piagnisteo, tempesta, mulinello di furia,
incrocia sul mio cuore senza fermarti.
Vento dei sepolcri, travolge, distruggi disperdi la tua radice sonnolenta.
Sradica i grandi alberi sulla sua opposta riva.
Eppure tu, bimba chiara, domanda di fumo, spiga.
Era colei che formava il vento con foglie brillanti.
Oltre le montagne notturne, giglio bianco d'incendio,
oh nulla posso dire! Era fatta di tutte le cose.
Angoscia che mi hai aperto il petto a coltellate,
è ora di seguire un'altra strada, dove lei non sorrida.

Temporale che ha sepolto le campane, torbido fermento di burrasche
perché toccarla ora, perché intristirla?

Ah seguire il cammino che si allontana da tutto,
dove non stia già aspettando l'angoscia, la morte, l'inverno
con i suoi occhi tra la rugiada.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    La campagna

    O tu cantor di morbidi
    Pratei, di dolci rivi,
    Che i verdi poggi, e gli alberi
    Soavemente avvivi
    Con gli armonici versi
    Da fresche tinte aspersi,

    Odi un poeta giovane,
    Che il genio che l'ispira
    Devoto siegue, e libero
    Percote ardita lira,
    E cò suoi canti vola
    Al suo gentil Bertòla.

    Fra campestri delizie
    Tranquillo e lieto io vivo.
    E col pensier fantastico
    Tra me canto e descrivo
    Sì vaghi paeselli,
    Che ognor sembran novelli.

    Pingo; ma resto attonito
    Allor che su i tuoi fogli
    Veggo fiorire, e sorgere
    Pianto e marini scogli,
    Che sembrano invitarmi
    A sacrar loro i carmi.

    Da me s'invola subito
    Il mio picciol soggiorno,
    E sol veggo Posilipo
    E il mar che vanta intorno
    Di Mergellina il lido
    Ameno più che Gnido.

    Estatici contemplano
    Tuoi campi i cupid'occhi:
    O come allor nell'anima
    Sento beati tocchi,
    Che mi dicono ognora:
    Sì dolce vate onora.

    Salve, dunque, del tenero
    Gesnèr felice alunno!
    Il lor poeta adorino
    D'aprile e dell'autunno
    Le Grazie e i lindi Amori
    Coronati di fiori.

    Il lor poeta adorino
    Le serpeggianti linfe,
    E dai monti scherzevoli
    Scendan le gaje Ninfe,
    E alternin baci in fronte
    Al tòsco Anacreonte.

    Ed io tesso tra cantici
    Ghirlandetta odorosa
    Non d'orgogliosi lauri,
    Ma sol d'umida rosa,
    E il capo ombreggio al molle
    Abitator del colle.

    E in cor brillante io dico:
    Questa dona Natura
    Al suo più ingenuo amico,
    Ch'ella d'altro non cura:
    Da lui schietto-dipinta
    Di fior va anch'ella cinta.
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      Scritta da: Andrea De Candia
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Resurrezione di Cristo

      Perché ancora alla mente
      traccia sopporto corporale d'ieri,
      premere con la mano ritemprata
      questo sasso mi è dolce
      come a provare il fascino di Dio.
      Rivedrò i lutti, ovali
      miracolosi delle donne spente
      nel mio dritto abbandono.
      E il volto di Maria
      risuonerà nelle sue note piene.
      La terra era pur dolce
      al mio lento sviluppo
      e più cara che all'uomo se la fine
      mi sollevava dalla riprensione.
      Per cadenzare armonico il mio passo
      sopra la sabbia, vale ch'io risorga.
      Composta giovedì 7 aprile 2016
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        Scritta da: Elisa Iacobellis
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Giochi ogni giorno...

        Giochi ogni giorno con la luce dell'universo.
        Sottile visitstrice, giungi nel fiore e nell'acqua.
        Sei più di questa bianca testina che stringo
        come un grapolo tra le mie mani ogni giorno.

        A nessuno rassomigli da che ti amo.
        Lasciami stenderti tra le ghirlande gialle.
        Chi scrive il tuo nome a lettere di fumo tra le stelle del sud?
        Ah lascia che ricordi come eri allora, quando ancora non esistevi.

        Improvvisamente il vento ulula e sbatte la mia finestra chiusa.
        Il cielo è una rete colma di pesci cupi.
        Qui vengono a finire i venti, tutti.
        La pioggia si denuda.

        Passano fuggendo gli uccelli.
        Il vento. Il vento.
        Io posso lottare solamente contro la forza degli uomini.
        Il temporale solleva in turbine foglie oscure
        e scioglie tutte le barche che iersera s'ancorarono al cielo.

        Tu sei qui. Ah tu non fuggi.
        Tu mi risponderai fino all'ulitmo grido.
        Raggomitolati al mio fianco come se avessi paura.
        Tuttavia qualche volta corse un'ombra strana nei tuoi occhi.

        Ora, anche ora, piccola mi rechi caprifogli,
        ed hai persino i seni profumati.
        Mentre il vento triste galoppa uccidendo farfalle
        io ti amo, e la mia gioia morde la tua bocca di susina.

        Quanto ti sarà costato abituarti a me,
        alla mia anima sola e selvaggia, al mio nome che tutti allontanano.
        Abbiamo visto ardere tante volte l'astro baciandoci gli occhi
        e sulle nostre teste ergersi i crepuscoli in ventagli giranti.

        Le mie parole piovvero su di te accarezzandoti.
        Ho amato da tempo il tuo corpo di madreperla soleggiata.
        Ti credo persino padrona dell'universo.
        Ti porterò dalle montagne fiori allegri, copihues,
        nocciole oscure, e ceste silvestri di baci.
        Voglio fare con te
        ciò che la primavera fa con i ciliegi.
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          Scritta da: Elisabetta
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Poesia

          Nuda è la terra, e l'anima
          ulula contro il pallido orizzonte
          come lupa famelica. Che cerchi,
          poeta, nel tramonto?

          Amaro camminare, perché pesa
          il cammino sul cuore. Il vento freddo,

          e la notte che giunge, e l'amarezza
          della distanza... Sul cammino bianco,
          alberi che nereggiano stecchiti;

          sopra i monti lontani sangue ed oro...
          Morto è il sole... Che cerchi,
          poeta, nel tramonto?
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            Scritta da: Jessica Piermatti
            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Un giorno io ho perso una parola
            sono venuta qui per dirvelo e non perché voi abbiate risposta
            Non amo i dialoghi o le domande: mi sono accorta che cantavo in una orchestra che non aveva voci
            Ho meditato a lungo sul silenzio, al silenzio non c'è risposta.
            Io le mie poesie le ho buttate
            non avevo fogli su cui scriverle.
            Poi mi si sono avvicinati strani animali come uomini di antenate bestie da manicomio
            qualcuno mi ha aiutato a sentirmi unica, mi ha guardato.
            Pensavo che per loro non c'erano semafori, castelli e strade.
            Questo posto sgangherato come il mio cervello che ha trovato solitudini.
            Poi è venuto un santo che aveva qualcosa da dare
            un santo che non aveva le catene, non era un malfattore,
            l'unica cosa che avevo avuto in questi anni.
            L'avrei seguito
            finché un giorno non sapevo più innamorarmi.
            È venuto un santo che mi ha illuminato come una stella.
            Un santo mi ha risposto: perché non ti ami? È nata la mia indolenza.
            Non vedo più gente che mi picchia e non vedo più i manicomi.
            Sono morta nell'indolenza.
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