Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Marilù Rossi
in Poesie (Poesie d'Autore)

Alchimia d'amore

Chi più di me ha scavato nel profondo la miniera d'Amore,
dice, dove risiede il centro della sua felicità:
ho amato, ho conquistato e detto,
ma se dovessi amare, conquistare e dire, finché non sarò vecchio,
non potrei mai comprendere quel nascosto mistero;
oh, non è che impostura tutto quanto:
e come nessun alchimista ha potuto scoprire l'Elisir,
ma ugualmente glorifica il suo fecondo vaso
se per caso gli accade di scoprire
qualche odorosa sostanza, o nuova medicina,
così gli amanti sognano un godimento ricco e prolungato,
ma non trovano altro che una notte estiva simile all'inverno.
La nostra pace, il denaro, l'onore e il nostro giorno,
questo noi pagheremo, per questa vana ombra di una bolla d'aria?
In questo ha fine amore, che ogni uomo
può essere felice come me se può sostenere
la breve vergogna di una farsa nuziale?
Quell'infelice amante che afferma
non essere i corpi a sposarsi, ma solo gli spiriti,
e che pretende trovare in lei un Angelo,
in egual modo esatto parlerebbe dicendo di udire
nel quotidiano e rozzo strimpellare roco il suono delle celesti sfere.
Non sperare che la donna possegga intelligenza, al massimo
ha estro e dolcezza, e non è, una volta posseduta, altro che vuota forma.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Dalla spiaggia

    C'è sopra il mare tutto abbonacciato
    il tremolare quasi d'una maglia:
    in fondo in fondo un ermo colonnato,
    nivee colonne d'un candor che abbaglia:
    una rovina bianca e solitaria,
    là dove azzurra è l'acqua come l'aria:
    il mare nella calma dell'estate
    ne canta tra le sue larghe sorsate.
    O bianco tempio che credei vedere
    nel chiaro giorno, dove sei vanito?
    Due barche stanno immobilmente nere,
    due barche in panna in mezzo all'infinito.
    E le due barche sembrano due bare
    smarrite in mezzo all'infinito mare;
    e piano il mare scivola alla riva
    e ne sospira nella calma estiva.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Sospiro

      L'anima verso la tua fronte, o calma sorella,
      dove sogna un autunno sparso di macchie di porpora
      e verso il cielo errabondo delle tue iridi
      angeliche, sale, come in un malinconico
      giardino, fedele un bianco zampillo sospira
      verso l'Azzurro!
      - Verso l'Azzurro raddolcito d'Ottobre
      pallido e puro che specchia il suo languore infinito
      ai grandi bacini e lascia, sull'acqua morta
      dov'erra col vento la fulva agonia delle foglie
      scavando un gelido solco, trascinarsi
      il sole giallo con obliquo raggio.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        A Dante

        Alto rombano i secoli
        Su rapidissim'ali,
        E dall'aere giù vibrano
        Dritti infiammati strali
        Che additano agl'ingegni
        D'eterna gloria i segni:

        Ma qual nebbia! Qual livido
        Umor spargon dai vanni
        Che in fetida caligine
        Attomban nomi ed anni,
        E rodono quel serto
        Che ombreggia un tenue merto!

        O mio Poeta, o altissimo
        Signor del sommo canto,
        Che con sublime cetera
        Per la casa del pianto
        Girasti, e fra la gente,
        Che o gioisce, o si pente,

        Tu vivi eterno. - Gloria
        Di suo fulgor ti cinse,
        Tuonò sua voce; un fulmine
        Fu per chi ti dipinse
        Testor stentato, oscuro
        Di carmi e stile impuro.

        Pèra! La lingua sucida
        Costui nutra nel sangue,
        E per delfici lauri
        Gli accerchi invece un angue,
        Sanie stillante infesta,
        L'abbominevol testa.

        Dicesti: ed ecco stridono
        In suon ringhiante e forte
        Gli aspri tartarei cardini:
        Della cappa di morte
        Infino à più vestute
        Ecco l'Ombre perdute.

        Io già le ascolto: echeggiano
        Per l'aer senza stelle
        Batter di man, bestemmie,
        Orribili favelle,
        Voci alte e fioche, accenti
        D'ire in dolor furenti.

        O Padre! O Vate! Un giovane
        Cui l'estro ai cieli innalza,
        Che pel genio che l'agita
        Fervidamente sbalza
        A inerudita cetra
        Canti spargendo all'etra,

        A te si prostra: un'anima
        Che in sè ognor si ravvolge,
        Che in ermi boschi tacita
        Fugge dall'atre bolge
        Di cittadino tetto,
        Gl'irraggia l'intelletto.

        Di sapienza nettare
        Fra mie voglie delibo,
        E, meditante, ai spiriti
        Porgo l'augusto cibo
        Che questa etade impura,
        Famelica, non cura.

        Muta di luce eterea
        Alle peccata in grembo
        Fra cupo orror s'avvoltola
        L'Umanità: il suo lembo
        Spruzzi di sangue stilla,
        Ed ella va in favilla.

        Ma ira di giustizia
        Lui che può ciò che vuole
        Ruggisce in cielo, e scaglia
        Di spavento parole;
        Vennero i giorni alfine
        Di piaghe e di ruine.

        Vennero si; ma sorgere,
        Giganteggiando, i nostri
        Carmi vedransi, e liberi
        Calpestare què mostri
        Che tumidi d'orgoglio
        Siedono ingiusti in soglio.
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          Scritta da: Marianna Mansueto
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Il sorriso

          C'è un sorriso d'amore,
          e c'è un sorriso della seduzione,
          un sorriso c'è dei sorrisi
          dove si incontrano quei due sorrisi.

          C'è un aggrottamento dell'odio
          e c'è un aggrottamento del disdegno,
          ed un aggrottamento c'è degli aggrottamenti
          di cui invano tentate di scordarvi,

          Poiché a fondo nel profondo del cuore penetra,
          e affonda nelle midolla delle ossa-
          e mai nessun sorriso fu sorriso,
          ma solo quel sorriso solo,

          sorriso che dalla culla alla fossa
          sorridere si può una volta una sola;
          quando è sorriso
          ha fine ogni miseria.
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            Scritta da: Marianna Mansueto
            in Poesie (Poesie d'Autore)
            "Addormentarsi adesso
            svegliarsi tra cento anni, amor mio..."

            "No,
            non sono un disertore.
            Del resto, il mio secolo non mi fa paura
            il mio secolo pieno di miserie e di scandali
            il mio secolo coraggioso grande ed eroico.
            Non ho mai rimpianto d'esser venuto al mondo troppo presto
            sono del ventesimo secolo e ne son fiero.
            Mi basta esser là dove sono, tra i nostri,
            e battermi per un mondo nuovo..."
            "Tra cento anni, amor mio..."
            "No,
            prima e malgrado tutto.
            Il mio secolo che muore e rinasce
            il mio secolo
            i cui ultimi giorni saranno belli
            la mia terribile notte lacerata dai gridi dell'alba
            il mio secolo splenderà di sole, amor mio
            come i tuoi occhi..."
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              Scritta da: Gabriella Stigliano
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              La campana della sera

              Fuggiva la barca sull'onda fuggitiva;
              la notte allungandosi in pacifica sera
              alla luna in cielo pallida, meditativa,
              fornica un dolce riparo nel suo abito nero;

              Nella brumosa lontananza una campana lamentosa
              sospira il pio suono dal campanile del maniero;
              scorre all'orecchio attento il santo rumore,
              come un'ombra che a tratti l'occhio crede d'intravedere;

              Alla devota voce la docile navicella
              sull'onda fremente s'arresta, vacilla,
              e sul flutto dormente, senza svegliarlo, s'assopisce;

              Mosso il nocchiero da una mano rude e degna
              curva la fronte rugosa, devoto si degna,
              e riprende la barca verso il porto il cammino.
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                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Pioggia

                Un'orchestra sinfonica.
                Scoppia un temporale,
                stanno suonando un'ouverture di Wagner
                la gente lascia i posti sotto gli alberi
                e si precipita nel padiglione
                le donne ridendo, gli uomini ostentatamente calmi,
                sigarette bagnate che si buttano via,
                Wagner continua a suonare, e poi sono tutti
                al coperto. Vengono persino gli uccelli dagli alberi
                ed entrano nel padiglione e poi c'è la Rapsodia
                Ungherese n. 2 di Lizst, e piove ancora, ma guarda,
                un uomo seduto sotto la pioggia
                in ascolto. Il pubblico lo nota. Si voltano
                a guardare. L'orchestra bada agli affari
                suoi. L'uomo siede nella notte nella pioggia,
                in ascolto. Deve avere qualcosa che non va,
                no?
                È venuto a sentire
                la musica.
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