Poesie d'Autore migliori


in Poesie (Poesie d'Autore)

Eleanor

Le sere d' autunno mi ricordano te
I boschi giacciono bui, il giorno si scolora
ai bordi dei colli in rosse aureole.
In un casolare vicino piange un bimbo.
Il vento se ne va a passi tardi
attraverso i tronchi a raccogliere le ultime foglie.

Poi sale, abituata ormai da lungo ai torbidi sguardi,
l'estranea solitaria falce di luna
con la sua mezza luce da terre sconosciute.
Se ne va fredda, indifferente, per il suo sentiero.
La sua luce avvolge il bosco, il canneto, lo stagno e il
sentiero
con pallido alone melanconico.

Anche d'inverno in notti senza luce
quando alle finestre vorticano danze di fiocchi
e il vento tempestoso, ho spesso l'impressione di
guardarti.
Il piano intona con forza ingannevole
e la tua profonda e cupa voce di contralto
mi parla al cuore. Tu la più crudele delle belle donne.

La mia mano afferra alle volte la lampada
e la sua luce tenue posa sulla larga parete.
Dalla antica cornice la tua immagine oscura guarda
mi conosce bene e mi sorride, stranamente.
Ma io ti bacio mani e capelli
e sussurro il tuo nome.
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    La stella di Natale

    Era pieno inverno.
    Soffiava il vento della steppa.
    E aveva freddo il neonato nella grotta
    Sul pendio della collina.

    L'alito del bue lo riscaldava.
    Animali domestici
    stavano nella grotta,
    sulla culla vagava un tiepido vapore.

    Scossi dalle pelli le paglie del giaciglio
    e i grani di miglio,
    dalle rupi guardavano
    assonnati i pastori gli spazi della mezzanotte.

    Lontano, la pianura sotto la neve, e il cimitero
    e recinti e pietre tombali
    e stanghe di carri confitte nella neve,
    e sul cimitero il cielo tutto stellato.

    E lì accanto, mai vista sino allora,
    più modesta d'un lucignolo
    alla finestrella d'un capanno,
    traluceva una stella sulla strada di Betlemme.

    …

    Per quella stessa via, per le stesse contrade
    degli angeli andavano, mescolati alla folla.
    L'incorporeità li rendeva invisibili,
    ma a ogni passo lasciavano l'impronta d'un piede.

    Una folla di popolo si accalcava presso la rupe.
    Albeggiava. Apparivano i tronchi dei cedri.
    E a loro, "chi siete? " domandò Maria.
    "Noi, stirpe di pastori e inviati del cielo,
    siamo venuti a cantare lodi a voi due".
    "Non si può, tutti insieme. Aspettate alla soglia".

    Nella foschia di cenere, che precede il mattino,
    battevano i piedi mulattieri e allevatori.
    Gli appiedati imprecavano contro quelli a cavallo;
    e accanto al tronco cavo dell'abbeverata
    mugliavano i cammelli, scalciavano gli asini.

    Albeggiava. Dalla volta celeste l'alba spazzava,
    come granelli di cenere, le ultime stelle.
    E della innumerevole folla solo i Magi
    Maria lasciò entrare nell'apertura rocciosa.

    Lui dormiva, splendente, in una mangiatoia di quercia,
    come un raggio di luna dentro un albero cavo.
    Invece di calde pelli di pecora,
    le labbra d'un asino e le nari d'un bue.

    I Magi, nell'ombra, in quel buio di stalla
    Sussurravano, trovando a stento le parole.
    A un tratto qualcuno, nell'oscurità,
    con una mano scostò un poco a sinistra
    dalla mangiatoia uno dei tre Magi;
    e quello si voltò: dalla soglia, come in visita,
    alla Vergine guardava la stella di Natale.
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Lasciando alcuni amici di prima mattina

      D'oro una penna datemi, e lasciate
      che in limpidi e lontane regioni
      sopra mucchi di fiori io mi distenda;
      portatemi più bianca di una stella
      o di una mano d'angelo inneggiante
      quando fra corde argentee la vedi
      di arpe celesti, un'asse per scrittoio;
      e lasciate lì accanto correr molti
      carri color di perla, vesti rosa,
      e chiome a onda, e vasi di diamante,
      e ali intraviste, e sguardi penetranti.
      Lasciate intanto che la musica erri
      ai miei orecchi d'intorno; e come quella
      ogni cadenza deliziosa tocca,
      lasciate che io scriva un verso pieno
      di molte meraviglie delle sfere,
      splendido al suono: con che altezze in gara
      il mio spirito venne! Nè contento
      è di restare così presto solo.
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: mor-joy
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Ho sognato

        Ho sognato che lei, seduta vicino al mio letto,
        mi sollevava dolcemente con le mani i capelli,
        facendomi sentire la gentilezza delle sue dita.
        Guardavo il suo viso, lottando con le lacrime
        che mi offuscavano lo sguardo,
        finché il languore delle sue dolci parole
        mi fermò il sogno, come una luce iridescente.
        Vota la poesia: Commenta
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Rimpatriata

          Il gatto m'ha spruzzato
          il computer
          e lo ha messo
          ko.

          Così rieccomi
          alla mia vecchia
          macchina da scrivere.
          È più
          resistente.
          Sopporta
          piscio di gatto,
          birra vino
          rovesciati,
          cenere di sigaro
          e sigaretta,
          praticamente ogni cazzo
          di cosa.
          Mi ricorda
          me stesso.
          Bentornata
          vecchia mia,
          dal vecchio
          tuo.
          Composta mercoledì 25 settembre 2013
          Vota la poesia: Commenta
            Scritta da: Andrea De Candia
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Metafisica

            È stato, è passato.
            È stato, dunque è passato.
            In una sequenza sempre irreversibile,
            poiché tale è la regola di questa partita persa.
            Conclusione banale, inutile scriverne,
            se non per il fatto incontestabile,
            un fatto per i secoli dei secoli,
            per l'intero cosmo, qual è e sarà,
            che qualcosa è stato davvero,
            finche non è passato,
            persino il fatto
            che oggi hai mangiato gnocchi con i ciccioli.
            Vota la poesia: Commenta
              Scritta da: Andrea De Candia
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Rinascimento III

              Vaga speranza non era la fede,
              non esigeva una vile preghiera,
              era un'attesa, l'amore faceva
              pregare immagini, alzare preghiere.

              Era l'uomo ispirato: in sé cresceva,
              raggiungendo il silenzio delle origini.
              La sua gioia trovava Dio già pronto:
              io toglieva dall'ombra dell'arcano,
              per alzarlo tremando nella luce!
              Vota la poesia: Commenta