Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)
Vive e muore molte volte l'uomo,
fra le sue due eternità,
della stirpe l'una, dell'anima l'altra,
ben lo sapeva l'antica Irlanda.
Sia che nel suo letto muoia,
o che lo atterri un colpo di fucile,
il peggio che ha da temere
è una breve dipartita da quei cari.
Benché la fatica dei becchini
sia lunga, affilati sono i loro badili,
forti i loro muscoli nell'opera.
Non fanno che ricacciar i loro morti
nella mente umana ancora.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Alba

    Odoravano i fior di vitalba
    per via, le ginestre nel greto;
    aliavano prima dell'alba
    le rondini nell'uliveto.
    Aliavano mute con volo
    nero, agile, di pipistrello;
    e tuttora gemea l'assiolo,
    che già spincionava il fringuello.
    Tra i pinastri era l'alba che i rivi
    mirava discendere giù:
    guizzò un raggio, soffiò su gli ulivi;
    virb... disse una rondine; e fu
    giorno: un giorno di pace e lavoro,
    che l'uomo mieteva il suo grano,
    e per tutto nel cielo sonoro
    saliva un cantare lontano.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)
      Stasi nel buio. Poi
      l'insostanziale azzurro
      versarsi di vette e distanze.

      Leonessa di Dio,
      come in una ci evolviamo,
      perno di calcagni e ginocchi! - La ruga

      s'incide e si cancella, sorella
      al bruno arco
      del collo che non posso serrare,

      bacche
      occhiodimoro oscuri
      lanciano ami -

      Boccate di un nero dolce sangue,
      ombre.
      Qualcos'altro

      mi tira su nell'aria -
      cosce, capelli;
      dai miei calcagni si squama.

      Bianca
      godiva, mi spoglio -
      morte mani, morte stringenze.

      E adesso io
      spumeggio al grano, scintillio di mari.
      Il pianto del bambino

      nel muro si liquefà.
      E io
      sono la freccia,

      la rugiada che vola
      suicida, in una con la spinta
      dentro il rosso

      occhio cratere del mattino.
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        Scritta da: Eclissi
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Casida delle colombe oscure

        Sui rami dell'alloro
        camminano due colombe oscure.
        L'una era il sole,
        l'altra la luna.
        "Casigliane mie," chiesi,
        "dove sta la mia sepoltura?"
        "Nella mia coda", disse il sole.
        "Nella mia gola", disse la luna.
        Ed io che andavo camminando
        con la terra alla cintola
        vidi due aquile di neve
        e una ragazza nuda.
        L'una era l'altra
        e la ragazza era nessuna.
        "Care aquile, " chiesi,
        "dove sta la mia sepoltura?"
        "Nella mia coda", disse il sole.
        "Nella mia gola", disse la luna.
        Sui rami dell'alloro
        vidi due colombe nude.
        L'una era l'altra
        ed entrambe nessuna.
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          Scritta da: mor-joy
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Petali sulle ceneri

          Credo d'averti visto in sogno
          prima di conoscerti,
          tali sono le precognizioni
          d'Aprile
          prima della pienezza
          primaverile.

          La visione avuta da te
          non è venuta
          quando tutto era impregnato
          dal profumo del sal fiorito,
          quando lo scintillare
          del fiume al tramonto
          aggiungeva una frangia
          al biondeggiare della sabbia,
          quando i frastuoni
          dei giorni estivi
          vagamente s'intrecciavano?

          Sì, ironica e sfuggente
          è stata la visione
          che ho avuto del tuo viso,
          in ore evase
          da ogni realtà!
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            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Il balcone

            Pareva facile giuoco
            mutare in nulla lo spazio
            che m'era aperto, in un tedio
            malcerto il certo tuo fuoco.

            Ora a quel vuoto ho congiunto
            ogni mio tardo motivo,
            sull'arduo nulla si spunta
            l'ansia di attenderti vivo.

            La vita che dà barlumi
            è quella che sola tu scorgi.
            A lei ti sporgi da questa
            finestra che non s'illumina.
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              in Poesie (Poesie d'Autore)
              Ma non perciò nel disdegnoso petto
              d'Argante vien l'ardire o 'l furor manco,
              benché suo foco in lui non spiri Aletto,
              né flagello infernal gli sferzi il fianco.
              Rota il ferro crudel ove è più stretto
              e più calcato insieme il popol franco;
              miete i vili e i potenti, e i più sublimi
              e i più superbi capi adegua a gli imi.
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