Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Costance Hately

Tu lodi il mio sacrificio, Spoon River,
perché allevai Irene e Mary,
orfane di mia sorella!
E biasimi Irene e Mary
perché mi disprezzarono!
Ma non lodare il mio sacrificio,
e non censurare il loro disprezzo;
io le allevai, ebbi cura di loro, è vero! —
ma avvelenai questi benefici
col costante rinfaccio della loro dipendenza.
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    La curva dei tuoi occhi intorno al cuore

    La curva dei tuoi occhi intorno al cuore
    ruota un moto di danza e di dolcezza,
    aureola di tempo, arca notturna e sicura
    e se non so più quello che ho vissuto
    è perché non sempre i tuoi occhi mi hanno visto.

    Foglie di luce e spuma di rugiada
    canne del vento, risa profumate,
    ali che coprono il mondo di luce,
    navi cariche di cielo e di mare,
    caccia di suoni e fonti di colori,

    profumi schiusi da una cova di aurore
    sempre posata sulla paglia degli astri,
    come il giorno vive di innocenza,
    così il mondo vive dei tuoi occhi puri
    e tutto il mio sangue va in quegli sguardi.
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Julia Miller

      Bisticciammo quella mattina,
      perché lui aveva sessantacinque anni, e io trenta,
      ed ero nervosa e greve del bimbo
      la cui nascita mi atterriva.
      Io pensavo all'ultima lettera scrittami
      da quella giovane anima straniata
      il cui abbandono nascosi
      sposando quel vecchio.
      Poi presi la morfina e sedetti a leggere.
      Attraverso l'oscurità che mi scese sugli occhi
      io vedo ancora la luce vacillante di queste parole:
      "E Gesù gli disse: In verità
      io ti dico, Oggi tu
      sarai con me in paradiso"
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Sarah Brown

        Maurizio, non piangere, non sono qui sotto il pino.
        L'aria profumata della primavera bisbiglia nell'erba dolce,
        le stelle scintillano, la civetta chiama,
        ma tu ti affliggi, e la mia anima si estasia
        nel nirvana beato della luce eterna!
        Và dal cuore buono che è mio marito,
        che medita su ciò che lui chiama la nostra colpa d'amore: -
        digli che il mio amore per te, e così il mio amore per lui, hanno foggiato il mio destino — che attraverso la carne raggiunsi lo spirito e attraverso lo spirito, pace.
        Non ci sono matrimoni in cielo,
        ma c'è l'amore.
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: Cheope
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          A mia moglie

          Tu sei come una giovane
          una bianca pollastra.
          Le si arruffano al vento
          le piume, il collo china
          per bere, e in terra raspa;
          ma, nell'andare, ha il lento
          tuo passo di regina,
          ed incede sull'erba
          pettoruta e superba.
          È migliore del maschio.
          È come sono tutte
          le femmine di tutti
          i sereni animali
          che avvicinano a Dio,
          Così, se l'occhio, se il giudizio mio
          non m'inganna, fra queste hai le tue uguali,
          e in nessun'altra donna.
          Quando la sera assonna
          le gallinelle,
          mettono voci che ricordan quelle,
          dolcissime, onde a volte dei tuoi mali
          ti quereli, e non sai
          che la tua voce ha la soave e triste
          musica dei pollai.

          Tu sei come una gravida
          giovenca;
          libera ancora e senza
          gravezza, anzi festosa;
          che, se la lisci, il collo
          volge, ove tinge un rosa
          tenero la tua carne.
          Se l'incontri e muggire
          l'odi, tanto è quel suono
          lamentoso, che l'erba
          strappi, per farle un dono.
          È così che il mio dono
          t'offro quando sei triste.

          Tu sei come una lunga
          cagna, che sempre tanta
          dolcezza ha negli occhi,
          e ferocia nel cuore.
          Ai tuoi piedi una santa
          sembra, che d'un fervore
          indomabile arda,
          e così ti riguarda
          come il suo Dio e Signore.
          Quando in casa o per via
          segue, a chi solo tenti
          avvicinarsi, i denti
          candidissimi scopre.
          Ed il suo amore soffre
          di gelosia.

          Tu sei come la pavida
          coniglia. Entro l'angusta
          gabbia ritta al vederti
          s'alza,
          e verso te gli orecchi
          alti protende e fermi;
          che la crusca e i radicchi
          tu le porti, di cui
          priva in sé si rannicchia,
          cerca gli angoli bui.
          Chi potrebbe quel cibo
          ritoglierle? Chi il pelo
          che si strappa di dosso,
          per aggiungerlo al nido
          dove poi partorire?
          Chi mai farti soffrire?

          Tu sei come la rondine
          che torna in primavera.
          Ma in autunno riparte;
          e tu non hai quest'arte.

          Tu questo hai della rondine:
          le movenze leggere:
          questo che a me, che mi sentiva ed era
          vecchio, annunciavi un'altra primavera.

          Tu sei come la provvida
          formica. Di lei, quando
          escono alla campagna,
          parla al bimbo la nonna
          che l'accompagna.

          E così nella pecchia
          ti ritrovo, ed in tutte
          le femmine di tutti
          i sereni animali
          che avvicinano a Dio;
          e in nessun'altra donna.
          Vota la poesia: Commenta
            Scritta da: Andrea De Candia
            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Madre diletta, mia sognata e vera
            verità, mia splendente meraviglia,
            madre diffusa come l'ape e il miele
            madre sostanza, tienimi nascosta
            dentro il tuo manto sì che io non veda
            sotterfugi ed inganni, in te io pura
            ridivento, siccome una bambina.
            Madre t'ho vista un giorno mentre prona
            sul pavimento t'invocavo piano
            eri bella e possente e mi guardavi
            con infinita eterna tenerezza
            a che più dirti, io non ho parole
            ma tu hai l'incanto delle cose buone,
            tu hai le parole che non hanno voce
            e che pure traversano le mura
            d'ogni esultanza, o madre che fanciullo
            tenesti il Cristo, guarda alle mie braccia
            che sono vuote e colmale di fiori
            o di spine o di luce o di tormento
            come ti piaccia e rendimi felice.
            Vota la poesia: Commenta