Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)
Il giorno più felice
Il giorno più felice - l'ora più felice
questo mio inaridito cuore ha già conosciuto;
ogni più alta speranza di trionfo e d'orgoglio
sento ch'è fuggita via.

Trionfo? Oh sì, così fantasticavo;
ma da gran tempo svanirono ormai
le visione di quel mio giovanile tempo -
e sia pur così.

E quanto a te, orgoglio, che dirti?
Erediti pure un'altra fonte
quel veleno che approntasti per me -
Ora acquietati, o mio spirito.

Il giorno più felice - l'ora più felice -
che quest'occhi avrebbero visto - hanno già visto,
il rifulgente sguardo di trionfo e d'orgoglio
sento che è spento ormai.

Ma mi fosse pur riofferta quella speranza
di trionfo e d'orgoglio, e con la pena
che allora avvertivo - quella fulgente ora
io non vorrei riviverla:

giacché oscure scorie erano su quelle ali
e, al loro agitarsi, una maligna essenza
ne pioveva - fatale per un'anima
che già l'ha conosciuta.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Giardino autunnale

    Al giardino spettrale al lauro muto
    de le verdi ghirlande
    a la terra autunnale
    un ultimo saluto!
    A l'aride pendici
    aspre arrossate nell'estremo sole
    confusa di rumori rauchi grida la lontana vita:
    grida al morente sole
    che insanguina le aiole.
    S'intende una fanfara
    che straziante sale: il fiume spare
    ne le arene dorate; nel silenzio
    stanno le bianche statue a capo i ponti
    volte: e le cose già non sono più.
    E dal fondo silenzio come un coro
    tenero e grandioso
    sorge ed anela in alto al mio balcone:
    e in aroma d'alloro,
    in aroma d'alloro acre languente,
    tra le statue immortali nel tramonto
    ella m'appar, presente.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Knowlt Hoheimer

      Io fui il primo frutto della battaglia di Missionary Ridge.
      Quando sentii la pallottola entrarmi nei cuore
      mi augurai di esser rimasto a casa e finito in prigione
      per quel furto dei porci di Curl Trenary,
      invece di fuggire e arruolarmi.
      Mille volte meglio il penitenziario
      che avere addosso questa statua di marmo alata,
      e il piedistallo di granito
      con le parole "Pro Patria".
      Tanto, che vogliono dire?
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Autunno veneziano

        L'alito freddo e umido m'assale
        di Venezia autunnale.
        Adesso che l'estate,
        sudaticcia e sciroccosa,
        d'incanto se n'è andata,
        una rigida luna settembrina
        risplende, piena di funesti presagi,
        sulla città d'acque e di pietre
        che rivela il suo volto di medusa
        contagiosa e malefica.
        Morto è il silenzio dei canali fetidi,
        sotto la luna acquosa,
        in ciascuno dei quali
        par che dorma il cadavere d'Ofelia:
        tombe sparse di fiori
        marci e d'altre immondizie vegetali,
        dove passa sciacquando
        il fantasma del gondoliere.
        O notti veneziane,
        senza canto di galli,
        senza voci di fontane,
        tetre notti lagunari
        cui nessun tenero bisbiglio anima,
        case torve, gelose,
        a picco sui canali,
        dormenti senza respiro,
        io v'ho sul cuore adesso più che mai.
        Qui non i venti impetuosi e funebri
        del settembre montanino,
        non odor di vendemmia, non lavacri
        di piogge lacrimose,
        non fragore di foglie che cadono.
        Un ciuffo d'erba che ingiallisce e muore
        su un davanzale
        è tutto l'autunno veneziano.

        Così a Venezia le stagioni delirano.

        Pei suoi campi di marmo e i suoi canali
        non son che luci smarrite,
        luci che sognano la buona terra
        odorosa e fruttifera.
        Solo il naufragio invernale conviene
        a questa città che non vive,
        che non fiorisce,
        se non quale una nave in fondo al mare.
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          Scritta da: Eclissi
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Pioggia

          La pioggia ha un vago segreto di tenerezza,
          una sonnolenza rassegnata e amabile,
          una musica umile si sveglia con lei
          e fa vibrare l'anima addormentata del paesaggio

          è un bacio azzurro che riceve la Terra,
          il mito primitivo che si rinnova.
          Il freddo contatto di cielo e terra vecchi
          con una pace da lunghe sere.

          È l'aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori
          e ci unge con lo spirito santo dei mari.
          Quella che sparge la vita sui seminati
          e nell'anima tristezza di ciò che non sappiamo.

          La nostalgia terribile di una vita perduta,
          il fatale sentimento di esser nati tardi,
          o l'illusione inquieta di un domani impossibile
          con l'inquietudine vicina del color della carne.

          L'amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,
          il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,
          ma il nostro ottimismo si muta in tristezza
          nel contemplare le gocce morte sui vetri.

          E son le gocce: occhi d'infinito che guardano
          il bianco infinito che le generò.

          Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco
          e vi lascia divine ferite di diamante.
          Sono poeti dell'acqua che hanno visto e meditano
          ciò che la folla dei fiumi ignora.

          O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,
          pioggia tranquilla e serena di campana e di dolce luce,
          pioggia buona e pacifica, vera pioggia,
          quando amorosa e triste cadi sopra le cose!

          O pioggia francescana che porti in ogni goccia
          anime di fonti chiare e di umili sorgenti!
          Quando scendi sui campi lentamente
          le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.

          Il canto primitivo che dici al silenzio
          e la storia sonora che racconti ai rami
          il mio cuore deserto li commenta
          in un nero e profondo pentagramma senza chiave.

          La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,
          tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,
          ho all'orizzonte una stella accesa
          e il cuore mi impedisce di contemplarla.

          O pioggia silenziosa che gli alberi amano
          e sei al piano dolcezza emozionante:
          dà all'anima le stesse nebbie e risonanze
          che lasci nell'anima addormentata del paesaggio!
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            Scritta da: Gabriella Stigliano
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            L'angelo

            Sognai un sogno! Che vorrà mai dire?
            Regina ero, e vergine,
            guardata da un buon angelo:
            pena senza perché mai non s'inganna!

            Piangevo notte e giorno le mie lacrime,
            e lui me le asciugava;
            giorno e notte piangevo
            celandogli la gioia del mio cuore.

            Così sulle sue ali volò via;
            il mattino arrossì;
            io il pianto mi asciugai,
            e i miei timori armai di scudi e lance.

            Egli presto tornò: mai mi ero armata,
            così che tornò invano;
            gioventù era passata,
            e grigie chiome stavan sul mio capo.
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