Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Non chiesi nulla

Non chiesi nulla,
solo mi fermai al limite
del bosco, dietro un albero. Gli occhi dell'alba
erano languidi,
e la rugiada era ancora nell'aria.
Il delicato profumo dell'erba bagnata
indugiava nella nebbia
sottile che avvolgeva
la terra. Sotto un banano mungevi la mucca
con le tue mani tenere,
fresche come il burro.
Io me ne stavo immobile.
Non dissi una parola.
Fu l'uccello che cantò,
nascosto, dal cespuglio.
L'albero di mango
lasciava cadere i suoi fiori sulla strada del villaggio
e le api venivano ronzando, a una a una.
Dalla parte dello stagno
il cancello del tempio
di Shiva era aperto
e un fedele aveva iniziato
il suo canto.
Con il secchio
sulle ginocchia
tu mungevi la mucca.
Io rimasi con il mio secchio vuoto.
Non ti venni vicino.
Il cielo si destò al suono
del gong del tempio.
Gli zoccoli delle bestie
che andavano al pascolo sollevavano la polvere
della strada.
Con le brocche piene
posate sull'anca,
le donne venivano
dal fiume.
I tuoi bracciali
tintinnavano e la schiuma traboccava dal secchio.
La mattina passò e io
non ti venni vicino.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    I limoni

    Ascoltami, i poeti laureati
    si muovono soltanto fra le piante
    dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
    Io, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
    fossi dove in pozzanghere
    mezzo seccate agguantano i ragazzi
    qualche sparuta anguilla:
    le viuzze che seguono i ciglioni,
    discendono tra i ciuffi delle canne
    e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

    Meglio se le gazzarre degli uccelli
    si spengono inghiottite dall'azzurro:
    più chiaro si ascolta il susurro
    dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
    e i sensi di quest'odore
    che non sa staccarsi da terra
    e piove in petto una dolcezza inquieta.
    Qui delle divertite passioni
    per miracolo tace la guerra,
    qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
    ed è l'odore dei limoni.

    Vedi, in questi silenzi in cui le cose
    s'abbandonano e sembrano vicine
    a tradire il loro ultimo segreto,
    talora ci si aspetta
    di scoprire uno sbaglio di Natura,
    il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
    il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
    nel mezzo di una verità
    Lo sguardo fruga d'intorno,
    la mente indaga accorda disunisce
    nel profumo che dilaga
    quando il giorno più languisce.
    Sono i silenzi in cui si vede
    in ogni ombra umana che si allontana
    qualche disturbata Divinità

    Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
    nelle città rumorose dove l'azzurro si mostra
    soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
    La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
    il tedio dell'inverno sulle case,
    la luce si fa avara - amara l'anima.
    Quando un giorno da un malchiuso portone
    tra gli alberi di una corte
    ci si mostrano i gialli dei limoni;
    e il gelo del cuore si sfa,
    e in petto ci scrosciano
    le loro canzoni
    le trombe d'oro della solarità.
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      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Herbert Marshall

      Tutto il tuo dolore, Louise, e il tuo odio per me
      nacquero dalla tua illusione, che fosse leggerezza
      di spirito e disprezzo dei diritti della tua anima
      ciò che mi fece volgere ad Annabella e abbandonarti.
      In realtà tu prendesti ad odiarmi per amor mio,
      poiché io ero la gioia della tua anima,
      formato e temprato
      per risolverti la vita, e non volli.
      Ma tu eri la mia disgrazia. Se tu fossi stata
      la mia gioia, non mi sarei forse attaccato a te?
      Questo è il dolore della vita:
      le si può essere felici solo in due;
      e i nostri cuori rispondono a stelle
      che non voglion saperne di noi.
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        Scritta da: Silvana Stremiz
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Rinascita

        L'esangue primavera già tristemente esilia
        L'inverno, tempo lucido, tempo d'arte serena,
        E in me, dove un oscuro sangue colma ogni vena,
        L'impotenza si stira ed a lungo sbadiglia.
        Crepuscoli s'imbiancano tiepidi nella mente
        Che come vecchia tomba serra un cerchio di ferro,
        Ed inseguendo un sogno vago e bello, io erro
        Pei campi ove la linfa esulta immensamente.
        Poi procombo snervato di silvestri sentori,
        E scavando al mio sogno una fossa col viso,
        Mordendo il suolo caldo dove, sbocciano i fiori,
        Attendo nell'abisso che il tedio s'alzi... Oh riso
        Intanto dell'Azzurro sulla siepe e sui voli
        Degli uccelli ridesti che cinguettano al sole!
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          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Epigrafe per un libro condannato

          Non scrissi, o lettore innocente,
          pacifico e buon cittadino,
          per te questo mio saturnino
          volume, carnale e dolente.

          Se ancora non hai del sapiente
          Don Satana appreso il latino,
          non farti dal mio sibillino
          delirio turbare la mente!

          Ma leggimi e sappimi amare,
          se osi nel gorgo profondo
          discendere senza tremare.

          O triste fratello errabondo
          che cerchi il tuo cielo diletto,
          compiangimi, o sii maledetto!
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            Scritta da: Andrea De Candia
            in Poesie (Poesie d'Autore)
            Madre diletta, mia sognata e vera
            verità, mia splendente meraviglia,
            madre diffusa come l'ape e il miele
            madre sostanza, tienimi nascosta
            dentro il tuo manto sì che io non veda
            sotterfugi ed inganni, in te io pura
            ridivento, siccome una bambina.
            Madre t'ho vista un giorno mentre prona
            sul pavimento t'invocavo piano
            eri bella e possente e mi guardavi
            con infinita eterna tenerezza
            a che più dirti, io non ho parole
            ma tu hai l'incanto delle cose buone,
            tu hai le parole che non hanno voce
            e che pure traversano le mura
            d'ogni esultanza, o madre che fanciullo
            tenesti il Cristo, guarda alle mie braccia
            che sono vuote e colmale di fiori
            o di spine o di luce o di tormento
            come ti piaccia e rendimi felice.
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