Poesie d'Autore migliori


Scritta da: Silvana Stremiz
in Poesie (Poesie d'Autore)

Canzone del carceriere

Dove vai bel carceriere
Con quella chiave macchiata di sangue
Vado a liberare la mia amata
Se sono ancora in tempo
L'avevo chiusa dentro
Teneramente crudelmente
Nella cella del mio desiderio
Nel più profondo del mio tormento
Nelle menzogne dell'avvenire
Nelle sciocchezze del giuramento
Voglio liberarla
Voglio che sia libera
E anche di dimenticarmi
E anche di lasciarmi
E anche di tornare
E di amarmi ancora
O di amare un altro
Se un giorno le va a genio
E se resto solo
E lei sarà andata via
Io serberò soltanto
Serberò tuttavia
Nel cavo delle mani
Fino alle ultime mie ore
La dolcezza dei suoi seni plasmati dall'amore.
Vota la poesia: Commenta
    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Giardino autunnale

    Al giardino spettrale al lauro muto
    de le verdi ghirlande
    a la terra autunnale
    un ultimo saluto!
    A l'aride pendici
    aspre arrossate nell'estremo sole
    confusa di rumori rauchi grida la lontana vita:
    grida al morente sole
    che insanguina le aiole.
    S'intende una fanfara
    che straziante sale: il fiume spare
    ne le arene dorate; nel silenzio
    stanno le bianche statue a capo i ponti
    volte: e le cose già non sono più.
    E dal fondo silenzio come un coro
    tenero e grandioso
    sorge ed anela in alto al mio balcone:
    e in aroma d'alloro,
    in aroma d'alloro acre languente,
    tra le statue immortali nel tramonto
    ella m'appar, presente.
    Vota la poesia: Commenta
      Scritta da: Silvana Stremiz
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Autunno veneziano

      L'alito freddo e umido m'assale
      di Venezia autunnale.
      Adesso che l'estate,
      sudaticcia e sciroccosa,
      d'incanto se n'è andata,
      una rigida luna settembrina
      risplende, piena di funesti presagi,
      sulla città d'acque e di pietre
      che rivela il suo volto di medusa
      contagiosa e malefica.
      Morto è il silenzio dei canali fetidi,
      sotto la luna acquosa,
      in ciascuno dei quali
      par che dorma il cadavere d'Ofelia:
      tombe sparse di fiori
      marci e d'altre immondizie vegetali,
      dove passa sciacquando
      il fantasma del gondoliere.
      O notti veneziane,
      senza canto di galli,
      senza voci di fontane,
      tetre notti lagunari
      cui nessun tenero bisbiglio anima,
      case torve, gelose,
      a picco sui canali,
      dormenti senza respiro,
      io v'ho sul cuore adesso più che mai.
      Qui non i venti impetuosi e funebri
      del settembre montanino,
      non odor di vendemmia, non lavacri
      di piogge lacrimose,
      non fragore di foglie che cadono.
      Un ciuffo d'erba che ingiallisce e muore
      su un davanzale
      è tutto l'autunno veneziano.

      Così a Venezia le stagioni delirano.

      Pei suoi campi di marmo e i suoi canali
      non son che luci smarrite,
      luci che sognano la buona terra
      odorosa e fruttifera.
      Solo il naufragio invernale conviene
      a questa città che non vive,
      che non fiorisce,
      se non quale una nave in fondo al mare.
      Vota la poesia: Commenta
        Scritta da: Cheope
        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Pianto della notte

        Tacciono i boschi e i fiumi,
        e'l mar senza onda giace,
        ne le spelonche i venti han tregua e pace,
        e ne la notte bruna
        alto silenzio fa la bianca luna;
        e noi tegnamo ascose
        le dolcezze morose.
        Amor non parli o spiri,
        sien muti i baci e muti i miei sospiri.
        Qual rugiada o qual pianto,
        quai lagrime eran quelle
        che sparger vidi dal notturno manto
        e dal candido volto de le stelle?
        E perché seminò la bianca luna
        di cristalline stelle un puro nembo
        a l'erba fresca in grembo?
        Perché ne l'aria bruna
        s'udian, quasi dolendo, intorno intorno
        gir l'aure insino al giorno?
        Fur segni forse de la tua partita,
        vita de la mia vita?
        Vota la poesia: Commenta
          Scritta da: Eclissi
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Pioggia

          La pioggia ha un vago segreto di tenerezza,
          una sonnolenza rassegnata e amabile,
          una musica umile si sveglia con lei
          e fa vibrare l'anima addormentata del paesaggio

          è un bacio azzurro che riceve la Terra,
          il mito primitivo che si rinnova.
          Il freddo contatto di cielo e terra vecchi
          con una pace da lunghe sere.

          È l'aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori
          e ci unge con lo spirito santo dei mari.
          Quella che sparge la vita sui seminati
          e nell'anima tristezza di ciò che non sappiamo.

          La nostalgia terribile di una vita perduta,
          il fatale sentimento di esser nati tardi,
          o l'illusione inquieta di un domani impossibile
          con l'inquietudine vicina del color della carne.

          L'amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,
          il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,
          ma il nostro ottimismo si muta in tristezza
          nel contemplare le gocce morte sui vetri.

          E son le gocce: occhi d'infinito che guardano
          il bianco infinito che le generò.

          Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco
          e vi lascia divine ferite di diamante.
          Sono poeti dell'acqua che hanno visto e meditano
          ciò che la folla dei fiumi ignora.

          O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,
          pioggia tranquilla e serena di campana e di dolce luce,
          pioggia buona e pacifica, vera pioggia,
          quando amorosa e triste cadi sopra le cose!

          O pioggia francescana che porti in ogni goccia
          anime di fonti chiare e di umili sorgenti!
          Quando scendi sui campi lentamente
          le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.

          Il canto primitivo che dici al silenzio
          e la storia sonora che racconti ai rami
          il mio cuore deserto li commenta
          in un nero e profondo pentagramma senza chiave.

          La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,
          tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,
          ho all'orizzonte una stella accesa
          e il cuore mi impedisce di contemplarla.

          O pioggia silenziosa che gli alberi amano
          e sei al piano dolcezza emozionante:
          dà all'anima le stesse nebbie e risonanze
          che lasci nell'anima addormentata del paesaggio!
          Vota la poesia: Commenta
            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Il balcone

            Pareva facile giuoco
            mutare in nulla lo spazio
            che m'era aperto, in un tedio
            malcerto il certo tuo fuoco.

            Ora a quel vuoto ho congiunto
            ogni mio tardo motivo,
            sull'arduo nulla si spunta
            l'ansia di attenderti vivo.

            La vita che dà barlumi
            è quella che sola tu scorgi.
            A lei ti sporgi da questa
            finestra che non s'illumina.
            Vota la poesia: Commenta
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Primavera

              Primavera, io vengo dalla via, dove il pioppo è stupito,
              dove la lontananza sbigottisce, dove la casa teme di crollare,
              dove l'aria è azzurra come il fagottino della biancheria
              di colui che è dimesso dall'ospedale!

              Dove la sera è vuota come un racconto interrotto,
              lasciato da una stella senza continuazione
              per rendere perplessi mille occhi tumultuosi,
              insondabili e privi di espressione.
              Vota la poesia: Commenta
                Scritta da: Andrea De Candia
                in Poesie (Poesie d'Autore)

                Fotografia della folla

                Nella foto della folla
                la mia testa è la quarta dal bordo
                o forse la settima da sinistra
                o la ventesima dal basso;

                la mia testa non so quale,
                non più una, non più unica,
                già simile alle simili,
                né femminile, né maschile;

                i segni che lei mi manda
                non sono affatto particolari;

                forse lo Spirito del Tempo
                la vede, però non la guarda;

                la mia testa statistica,
                che consuma acciaio e cavi
                tranquillamente, globalmente;

                è qualunque e non si vergogna,
                è scambiale, e non si dispera;

                è come se non l'avessi fatto
                a parte, a modo mio;

                è come se si scavasse un cimitero
                pieno di crani anonimi
                di buona conservabilità
                nonostante la mortalità;
                come se lei già fosse là,
                la mia testa d'altri, di chiunque -

                dove, se qualcosa ricorda,
                è il suo avvenire profondo.
                Vota la poesia: Commenta