Dove vai bel carceriere Con quella chiave macchiata di sangue Vado a liberare la mia amata Se sono ancora in tempo L'avevo chiusa dentro Teneramente crudelmente Nella cella del mio desiderio Nel più profondo del mio tormento Nelle menzogne dell'avvenire Nelle sciocchezze del giuramento Voglio liberarla Voglio che sia libera E anche di dimenticarmi E anche di lasciarmi E anche di tornare E di amarmi ancora O di amare un altro Se un giorno le va a genio E se resto solo E lei sarà andata via Io serberò soltanto Serberò tuttavia Nel cavo delle mani Fino alle ultime mie ore La dolcezza dei suoi seni plasmati dall'amore.
Al giardino spettrale al lauro muto de le verdi ghirlande a la terra autunnale un ultimo saluto! A l'aride pendici aspre arrossate nell'estremo sole confusa di rumori rauchi grida la lontana vita: grida al morente sole che insanguina le aiole. S'intende una fanfara che straziante sale: il fiume spare ne le arene dorate; nel silenzio stanno le bianche statue a capo i ponti volte: e le cose già non sono più. E dal fondo silenzio come un coro tenero e grandioso sorge ed anela in alto al mio balcone: e in aroma d'alloro, in aroma d'alloro acre languente, tra le statue immortali nel tramonto ella m'appar, presente.
La pioggia ha un vago segreto di tenerezza, una sonnolenza rassegnata e amabile, una musica umile si sveglia con lei e fa vibrare l'anima addormentata del paesaggio
è un bacio azzurro che riceve la Terra, il mito primitivo che si rinnova. Il freddo contatto di cielo e terra vecchi con una pace da lunghe sere.
È l'aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori e ci unge con lo spirito santo dei mari. Quella che sparge la vita sui seminati e nell'anima tristezza di ciò che non sappiamo.
La nostalgia terribile di una vita perduta, il fatale sentimento di esser nati tardi, o l'illusione inquieta di un domani impossibile con l'inquietudine vicina del color della carne.
L'amore si sveglia nel grigio del suo ritmo, il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue, ma il nostro ottimismo si muta in tristezza nel contemplare le gocce morte sui vetri.
E son le gocce: occhi d'infinito che guardano il bianco infinito che le generò.
Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco e vi lascia divine ferite di diamante. Sono poeti dell'acqua che hanno visto e meditano ciò che la folla dei fiumi ignora.
O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento, pioggia tranquilla e serena di campana e di dolce luce, pioggia buona e pacifica, vera pioggia, quando amorosa e triste cadi sopra le cose!
O pioggia francescana che porti in ogni goccia anime di fonti chiare e di umili sorgenti! Quando scendi sui campi lentamente le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.
Il canto primitivo che dici al silenzio e la storia sonora che racconti ai rami il mio cuore deserto li commenta in un nero e profondo pentagramma senza chiave.
La mia anima ha la tristezza della pioggia serena, tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile, ho all'orizzonte una stella accesa e il cuore mi impedisce di contemplarla.
O pioggia silenziosa che gli alberi amano e sei al piano dolcezza emozionante: dà all'anima le stesse nebbie e risonanze che lasci nell'anima addormentata del paesaggio!
Primavera, io vengo dalla via, dove il pioppo è stupito, dove la lontananza sbigottisce, dove la casa teme di crollare, dove l'aria è azzurra come il fagottino della biancheria di colui che è dimesso dall'ospedale!
Dove la sera è vuota come un racconto interrotto, lasciato da una stella senza continuazione per rendere perplessi mille occhi tumultuosi, insondabili e privi di espressione.
Uomo libero, tu amerai sempre il mare! Il mare è il tuo specchio; contempli la tua anima Nello svolgersi infinito della sua onda, E il tuo spirito non è un abisso meno amaro. Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine; L'accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuore Si distrae a volte dal suo battito Al rumore di questa distesa indomita e selvaggia. Siete entrambi tenebrosi e discreti: Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi, O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti! E tuttavia ecco che da innumerevoli secoli Vi combattete senza pietà né rimorsi, Talmente amate la carneficina e la morte, O eterni rivali, o fratelli implacabili!
Sui rami dell'alloro camminano due colombe oscure. L'una era il sole, l'altra la luna. "Casigliane mie," chiesi, "dove sta la mia sepoltura?" "Nella mia coda", disse il sole. "Nella mia gola", disse la luna. Ed io che andavo camminando con la terra alla cintola vidi due aquile di neve e una ragazza nuda. L'una era l'altra e la ragazza era nessuna. "Care aquile, " chiesi, "dove sta la mia sepoltura?" "Nella mia coda", disse il sole. "Nella mia gola", disse la luna. Sui rami dell'alloro vidi due colombe nude. L'una era l'altra ed entrambe nessuna.
Il primo sguardo dalla finestra al mattino il vecchio libro ritrovato volti entusiasti neve, il mutare delle stagioni il giornale il cane la dialettica fare la doccia, nuotare musica antica scarpe comode capire musica moderna scrivere, piantare viaggiare cantare essere gentili.
Ma non perciò nel disdegnoso petto d'Argante vien l'ardire o 'l furor manco, benché suo foco in lui non spiri Aletto, né flagello infernal gli sferzi il fianco. Rota il ferro crudel ove è più stretto e più calcato insieme il popol franco; miete i vili e i potenti, e i più sublimi e i più superbi capi adegua a gli imi.
Cos'altro mai puoi dirmi che io non sappia, vena del sol che sangue dai alla terra, sfilacciar quieto di nebbia rifratta tra l'azzurro del mare e il ciel vermiglio? Quanti tramonti affollano i ricordi, quante lingue di fuoco sulle acque, e tutti si confondono, di notte, quando, calato il sole, chiudi gli occhi.