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in Poesie (Poesie d'Autore)
Ricordo com'eri l'autunno scorso.
Eri il basco grigio e il cuore quieto.
Nei tuoi occhi lottavano i bagliori del crepuscolo.
E le foglie cadevano sull'acqua della tua anima.

Aggrappata alle mie braccia come un rampicante,
le foglie raccoglievano la tua voce lenta e calma.
Falò di stupore in cui la mia sete bruciava.
Dolce giacinto azzurro curvato sulla mia anima.

Sento vagare il tuo sguardo e l'autunno è lontano:
basco grigio, voce d'uccello e cuore famigliare
dove migravano i miei desideri profondi
e cadevano i miei baci allegri come braci.

Cielo dalla nave. Campo dai colli.
Il tuo ricordo è di luce, di fumo e di stagno quieto!
Oltre i tuoi occhi ardevano i tramonti.
Foglie secche d'autunno giravano nella tua anima.
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    Scritta da: Silvana Stremiz
    in Poesie (Poesie d'Autore)

    Pietra di sole (frammenti)

    un salice di cristallo, un pioppo d'acqua,
    un alto getto che il vento inarca,
    un albero ben piantato ma danzante,
    un camminar di fiume che si curva,
    avanza, retrocede, fa un giro
    e sempre arriva:
    un camminar tranquillo
    di stella o primavera senza fretta,
    acqua che con le palpebre chiuse
    emette tutta notte profezie,
    unanime presenza in ondata,
    onda su onda fino a coprir tutto,
    verde sovranità senza tramonto
    come l'abbacinante effetto delle ali
    quando s'aprono nel mezzo del cielo, (... )
    vado per il tuo corpo come per il mondo,
    il tuo ventre è una spiaggia soleggiata,
    i tuoi seni due chiese dove il sangue
    celebra i suoi misteri paralleli,
    i miei sguardi ti coprono come edera,
    sei una città che il mare assedia,
    una muraglia che la luce divide
    in due metà color di pesca,
    un luogo di sale, roccia e uccelli
    sotto la legge del meriggio assorto,

    vestita del colore dei miei desideri
    vai nuda come il mio pensiero,
    vado pei tuoi occhi come per l'acqua,
    le tigri bevono sogno nei tuoi occhi,
    il colibrí si brucia in quelle fiamme,
    vado per la tua fronte come per la luna,
    come la nube per il tuo pensiero,
    vado per il tuo ventre come pei tuoi sogni,
    la tua gonna di mais ondeggia e canta,

    la tua gonna di cristallo, la tua gonna d'acqua,
    le tue labbra, i capelli, i tuoi sguardi,
    tutta la notte piovi, tutto il giorno
    apri il mio petto con le tue dita d'acqua,
    chiudi i miei occhi con la tua bocca d'acqua,
    sulle mie ossa piovi, nel mio petto
    affonda radici d'acqua un albero liquido,

    vado per la tua strada come per un fuime,
    vado per il tuo corpo come per un bosco,
    come per un sentiero nel monte
    che in un brusco abisso finisce,
    vado pei tuoi pensieri assottigliati
    e all'uscita dalla tua bianca fronte
    la mia ombra abbattuta si strazia,
    raccolgo i miei frammenti uno a uno
    e proseguo senza corpo, cerco tentoni, (... )

    —la vita, quando fu davvero nostra?
    quando siamo davvero ciò che siamo?
    ben guardato non siamo, mai siamo
    da soli se non vertigine e vuoto,
    smorfie nello specchio, orrore e vomito,
    mai la vita è nostra, è degli altri,
    la vita non è di nessuno, tutti siamo
    la vita —pane di sole per gli altri,
    tutti gli altri che siam noi—,
    son altro quando sono, i miei atti
    son piú miei se sono anche di tutti

    perché io possa essere devo esser altro,
    uscire da me, cercarmi tra gli altri,
    gli altri che non sono s'io non esisto,
    gli altri che mi dan piena esistenza,
    non sono, non v'è io, siam sempre noi,
    la vita è un'altra, sempre là, piú lungi,
    fuori di te, di me, sempre orizzonte,
    vita che ci svive e ci fa estranei
    che ci inventa un volto e lo sciupa,
    fame d'essere, oh morte, pane di tutti.
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      Scritta da: Giacomo V
      in Poesie (Poesie d'Autore)

      Il mio cuore

      Il mio cuore è una rossa
      macchia di sangue dove
      io bagno senza possa
      la penna, a dolci prove

      eternamente mossa.
      E la penna si muove
      e la carta s'arrossa
      sempre a passioni nove.

      Giorno verrà: lo so
      che questo sangue ardente
      a un tratto mancherà,

      che la mia penna avrà
      uno schianto stridente...
      ... e allora morirò.
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        in Poesie (Poesie d'Autore)

        Venere Anadiomene

        Come da un verde feretro di latta, una testa
        Dai bruni capelli esageratamente impomatati
        Da una vecchia tinozza emerge, lenta e ottusa,
        Con qualche deficienza piuttosto malmessa;

        e il collo grasso e grigio, le scapole larghe
        Sporgenti; il dorso corto che rientra ed esce;
        e i fianchi tondi che sembrano spiccar il volo;
        Il grasso sotto la pelle appare in piatte falde;

        La schiena è un po' rossa; e tutto ha un odore
        Stranamente orrendo; si notano soprattutto
        Cose singolari da osservare con la lente...

        Le reni hanno incise due parole: Clara Venus;
        e tutto questo corpo si muove e porge l'ampia groppa
        Schifosamente bella per un'ulcera all'ano.
        Composta martedì 13 ottobre 2009
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          Scritta da: mor-joy
          in Poesie (Poesie d'Autore)

          Ho sognato

          Ho sognato che lei, seduta vicino al mio letto,
          mi sollevava dolcemente con le mani i capelli,
          facendomi sentire la gentilezza delle sue dita.
          Guardavo il suo viso, lottando con le lacrime
          che mi offuscavano lo sguardo,
          finché il languore delle sue dolci parole
          mi fermò il sogno, come una luce iridescente.
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            in Poesie (Poesie d'Autore)

            Rimpatriata

            Il gatto m'ha spruzzato
            il computer
            e lo ha messo
            ko.

            Così rieccomi
            alla mia vecchia
            macchina da scrivere.
            È più
            resistente.
            Sopporta
            piscio di gatto,
            birra vino
            rovesciati,
            cenere di sigaro
            e sigaretta,
            praticamente ogni cazzo
            di cosa.
            Mi ricorda
            me stesso.
            Bentornata
            vecchia mia,
            dal vecchio
            tuo.
            Composta mercoledì 25 settembre 2013
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              Scritta da: Andrea De Candia
              in Poesie (Poesie d'Autore)

              Metafisica

              È stato, è passato.
              È stato, dunque è passato.
              In una sequenza sempre irreversibile,
              poiché tale è la regola di questa partita persa.
              Conclusione banale, inutile scriverne,
              se non per il fatto incontestabile,
              un fatto per i secoli dei secoli,
              per l'intero cosmo, qual è e sarà,
              che qualcosa è stato davvero,
              finche non è passato,
              persino il fatto
              che oggi hai mangiato gnocchi con i ciccioli.
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                Scritta da: Andrea De Candia
                in Poesie (Poesie d'Autore)
                E ancora a te io prego con le braccia
                tese al tuo sangue. In me l'antica data
                della dimestichezza della donna
                vive ancora terribile. Se schiava
                mi facessi di un sordo desiderio
                ti amerei rassegnata;
                se penetrassi nell'anima pura
                che ho sortita nascendo
                ti amerei d'un amore disperato.
                Ma se tu contemplassi nel mio viso
                tutta la rotazione di un pensiero
                anche senza comprenderlo, io forse
                impazzirei di tesa meraviglia
                a riguardare l'occhio del mio sposo.
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                  Scritta da: Andrea De Candia
                  in Poesie (Poesie d'Autore)

                  Rinascimento III

                  Vaga speranza non era la fede,
                  non esigeva una vile preghiera,
                  era un'attesa, l'amore faceva
                  pregare immagini, alzare preghiere.

                  Era l'uomo ispirato: in sé cresceva,
                  raggiungendo il silenzio delle origini.
                  La sua gioia trovava Dio già pronto:
                  io toglieva dall'ombra dell'arcano,
                  per alzarlo tremando nella luce!
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