Scritta da: Marta Emme

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Il passato oggi scorre nel mio cuore,
e son io l'autore. E allor si gonfia di
tenerezza e l'anima mi carezza,
come fosse una dolce brezza.
Coi miei sbagli, coi miei errori, eppur
sempre in pista* (coerente) e mai
fuori. Quel passato che mi ha reso
come sono, che ogni giorno mi
perdono* (di non essere perfetta), ma
a nessuno mai mi paragono* (mi
contento), perché in fondo unica io sono.
E sarà perché mai ad alcuno ho ceduto
il trono* (il potere di essere), che la vita
mi ha dato come dono.
Marta Emme
Composta venerdì 20 ottobre 2017
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    Scritta da: Marta Emme

    Ma per piacere!

    Ma quale enfant prodige! *
    (Sebastian Kurz) Bravo sì,
    a arrufianarsi le persone che
    amano smodatamemte sol
    la loro nazione* (Austria).
    Ma non è oggi, piuttosto il
    futuro la vera sfida, quella
    che l'enfant prodige non ha
    capita. E di prodige ha poco
    giacché pensa solo in loco:
    che la partita sia lì, giocata,
    dove la nazione è confinata*
    (sui confini: chiusi). Non è di
    questi politici che ha bisigno
    il mondo, ma di chi vede le
    cose nel più profondo, con
    la solidarietà, semmai, come
    sfondo. Le diversità vanno
    fatte fruttificar, e così, si
    devon fronteggiar le difficoltà
    del terzo mondo*
    (desertificazione, sfruttamento
    ...) per costruire un futuro a
    tutto tondo* (per tutti). Che non
    è dell'altro mondo* (impossibile).
    E per non capire niente, per me,
    colui* (Kurz) è proprio
    deprimente* (delle ragioni
    dell'Africa), ma quella tanta
    gente* (africani e non solo) prima
    o poi presenta il conto e sarà
    allora senza fare alcuno sconto,
    neanche ai nostri figli* (incolpevoli)
    che pagheran l'ammonto* (tensioni
    tremende).
    Marta Emme
    Composta giovedì 19 ottobre 2017
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      Scritta da: Marta Emme

      Sul viale

      Era venuto il vento a sconquassare,
      nel viale del camminare, tanto
      veemente era il suo soffiare. Ostinato
      gli tenea testa un alberello mentre
      quella furia lo piegava, lo tormentava
      e di continuo lo prostrava; ma niente
      cedeva a quello* (vento) pur se il
      fusto avea tenerello e, così, indefesso,
      riusciva a contrastare quel furente
      castigare, che niente poteva fermare.
      Finché un colpo da maestro, sferzato
      molto lesto, lo stroncava, e fu per lui
      funesto* (fatale). Contro la natura
      feroce non ha effetto neanche la più
      tenera voce. È come quando da un
      cuore infuriato ogni sentimento
      buono è sradicato, è come un uomo
      avvelenato* (egoista e cattivo), è
      come la natura che l'ha scomunicato*
      (non lo sostiene più).
      Marta Emme
      Composta domenica 8 ottobre 2017
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