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Scritta da: Marta Emme

Spavento

Bu! Bu! e sei già a testa
in giù. Gli spaventi assai
cruenti sono tali che
avviliscon tutti i mali. Così,
se di cuore non sei forte
di perir rischi la sorte. Se
poi diventa strategia
(terrore) è una gran
malinconia che attenta
alla vita e pur la mia. Non
mollate tuttavia e tenete
in serbo ben più grande
cortesia. Dentro una
gabbia vedrete confinare
un bel po' di quella rabbia
sfoderando un
corroborante e benevolo
sorriso, volpino
(appropriato, propositivo)
che spalanchi le porte al
mondo del divino così che
la luce pura dell'alleanza
cali sull'uomo perduto, in
abbondanza da coglierne
in pieno la fragranza e
farne costumanza. Si
scoprirà la fratellanza e
come questa sia una
prassi d'ordinanza (regola)
per un uomo che vuol
essere sostanza.
Marta Emme
Composta lunedì 10 settembre 2018
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    Scritta da: Marta Emme

    Felina regalità

    Quell'interessato e attento esplorar
    lo spazio intorno serve ad aver tutto
    sotto controllo (il gatto è territoriale);
    ma, tu, sei la famiglia e non solo un
    magnifico sfondo, tu ci sei sempre
    nel suo adorato mondo. Dove
    l'indipendenza non ha sconto, ma te
    sceglie, ogni secondo, per quelle
    attenzioni che, attente, fan sprigionar
    le sue feline emozioni (orgoglio,
    scaltrezza, tenerezza...). Grato della
    insaziabile libertà e accortezze che
    se gli dai con fuse deliziose ricambiar
    vedrai. Un feeling che fa comprendere
    che l'amore non è mai scontato per
    niente. Così con quel musetto furbetto
    a te dà compagnia e rispetto e quel
    che cerchi: affetto. E se sembra altero
    e fiero è perché nel suo regno puoi
    entrar solo se sei di molto serio
    (affidabile, per natura è infatti molto
    diffidente).
    Marta Emme
    Composta lunedì 13 agosto 2018
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      Scritta da: Marta Emme

      Un antidoto alla noia

      Torvo mi guardavi; non che
      capissi cosa ruminavi,
      di certo a me non pensavi
      quando adirato mi
      apostrofavi e poi cupo
      attorno girellavi o impalato
      stavi; aspettando che
      muovessi i miei passì sì che,
      ancor, con tal contento ti
      racquietassi. Il contento che
      nel frangente dar ti dovrei, è
      la pazienza di accettarti come
      sei; che se non ti amassi non
      mi ci confonderei. Eppur se
      tant'è mai saprai profittarti di
      me perché son io ben più
      forte di te, son io che ho la
      tempra di un re. Sta, la mia
      virtù, nel guardar alle cose
      sempre col mento rivolto in su
      (coraggiosamente, impavida)
      per sdoganare i fetenti
      brulicanti con le lor tribù (i vizi
      come presunzione, egoismo,
      cinismo...). La rumba salda
      (risposte appropriate) e infin la
      calma piatta son gli assi della
      mia fedele servitù, pronta nel
      castrar le mire di un ostinato
      belzebù come a volte, vedi, appari
      tu. Dunque, una bella stoccata,
      inferta con punta arrotondata,
      renderà la vita un po' più sapida,
      e di certo più movimentata,
      'sì come recita l'adagio che l'amore
      non è bello se non è litigarello.
      Purché ci sia sempre chi porge
      il ramoscello (pace).
      Marta Emme
      Composta mercoledì 27 giugno 2018
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        Scritta da: Marta Emme

        Acquarius

        Or, signori paffutelli* (politici), mi
        sono rotta i corbelli, anzi da un
        pezzo; perché fare moralismo è
        diventato un vezzo, come anche
        trattar l'Italia con disprezzo*
        (dall'estero, senza mostrar alcuna
        considerazione). Poi c'è chi, nei
        partiti, a sostener la patria non è
        avvezzo, fa l'umanitario, sì, ma lo è
        solo a tempo perso* (di facciata).
        Non ha solidità, in politica, ciò che
        non ha prezzo* (costo) e il prezzo
        non lo pagan lor signori* (politici),
        ma sempre chi si rompe da mane
        a sera i maroni* (cittadini), quelli
        che, semmai, tolgono col voto tutte
        le ambizioni* (di governo). E poi, in
        questa circostanza a Macron, quello
        della Francia, a suo dire, gli è venuto
        mal di pancia, e col vomito pure*
        ( "vomitevole il comportamento
        dell'Italia", taluno dice), mentre
        invece è chiaro che nasconde mire
        oscure: che i loro porti * (francesi)
        son gioielli e non meritano di certo
        quelli* (migranti); non sia mai tra i
        piedi averli! Moralisti da strapazzo,
        buoni solo a giocare a rubamazzo.
        Ai piscialletto si mettono i pannoloni
        e poi via a dormire con tanti bei
        bacioni, perché chi ha deboli gli
        sfìnteri non può contar, se non a
        interim* (di chi li ha forti). Unitevi,
        italiani e non fate il bene dei rufiani,
        perché ognuno nella sua patria* (dei
        migranti e non) ha diritto a viver per
        raggiunger, lì, la vecchiaia* (bisogna
        aiutarli nei paesi poveri e depredati,
        ove vivono). Or, io son ben piccina,
        come può esser una moscerina che
        svolazza furbettina sopra la cesta *
        (di frutta) posta sulla madina* (madia),
        ma in realtà son per tutti assai
        meschina. Ma si sa che... la tempra
        si nutre anche di fetenza e della
        tempra or non si può più fare senza.
        Marta Emme
        Composta mercoledì 13 giugno 2018
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          Scritta da: Marta Emme

          La punteggiatura

          La punteggiatura è come
          nell'arrosto la farcitura.
          È come del mattino la
          frescura, che poco o tanto
          dura, nelle giornate di
          gran calura. È come del
          vestito la scollatura. È
          insomma un elemento di
          grande caratura, come lo
          è della lana la cardatura o
          come di un eroe l'investitura.
          Tutto nella vita ha una
          partitura (svolgimento) e a
          questo serve la
          punteggiatura: a dare
          spessore, senso e la giusta
          intonatura (modulazione).
          Anche a quel che, si dice,
          sia dell'uomo la cultura, ove
          ne sono espressione il
          gesto, la parola, il segno e
          la scrittura in un linguaggio
          che è proprio pur della
          natura, di cui l'uomo è
          manifesta creatura. E or con
          la punteggiatura proverò a
          darvi una bella freddura
          (scherzo), perché una virgola
          spostata di un po', fa dir
          quel che non si vuol:
          Mentre Marta salta un ostacolo, cade.
          Mentre Marta salta, un ostacolo cade.
          Dapprima è l'angoscia che
          sale, poi è il sollievo che
          pervade; come quando sulla
          pelle propria l'esempio ricade.
          Marta Emme
          Composta domenica 10 giugno 2018
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            Scritta da: Marta Emme

            Spiove

            Per l'opposizione è prerogativa una
            solida ricognizione e ripartir
            mollando la frizione (attriti interni), per
            seguir di quel contratto (di governo)
            tutti i punti di cucitura (tra M5S e
            lega) e di sutura (famoso piano B su
            uscita Europa) nella loro applicazione in
            una futura dimensione. Infatti coi soliti
            proclami (promesse) non si superano
            gli esami e i cittadini non sono dei
            salami! Vogliono avere libere le mani
            (voto) per stracciar, se serve, dei nuovi
            governanti, i folli piani (le non
            coperture). Solo così la spioggia* cade
            e rinfresca, tra i filari di alberi, le
            strade (idee); e tutto ciò è quanto, qui,
            in "Italia made".

            *spioggia: è il gocciolamento che cade dagli alberi appena finita la pioggia. Spioggia rappresenta il fascino dell'imprevisto.
            Marta Emme
            Composta sabato 2 giugno 2018
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              Scritta da: Marta Emme

              Intelligenza miope

              Se, in quello, un grillo vuoi veder,
              aspetta almeno il canto per valutar
              cos'è; che senza occhiali (da
              miope), credi, si riduce il tuo saper.
              E se poi le lenti sul naso a fuoco
              metti, allor, nessuno più potrà farti
              stupidi giochetti (ingannarti), tanto
              per esser schietti schietti. E questa
              indicazione è per affermare che le
              cose a fondo si devono esaminare
              e in diretta propria (visione personale)
              è da caldeggiare, per poterle penetrare
              (comprendere). E farsi un'idea, infine,
              che sia almeno quadrimensionale,
              così che, per bontà sua, ti possa gli
              orizzonti spalancare. E non importa
              se non è sensazionale basta che di
              fattura sia, non di meno, temporale
              oltre che spaziale, che si possa
              insomma nel futuro proiettare.
              Correggere la vista quindi si può, e
              serve a non vedere il mondo da un
              oblò.
              Marta Emme
              Composta giovedì 31 maggio 2018
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                Scritta da: Marta Emme

                Ritrovare il senno

                Il risultato elettorale, in modo
                puntuale (come era prevedibile),
                più di un leader ha fatto digerire
                male (per le vicende successive),
                financo a vomitare; ma, niente
                più di questo, c'è ora da
                recriminare. Unica è la morale
                che se ne può ricavare: mai più
                con questa legge elettorale, per
                pura logica, si deve andare a
                votare. Logica che, niente
                niente, qui è vista pur nella sua
                accezione stoica* (filosofia).

                *Nella Stoica, la logica è il procedimento del conoscere e dunque solo se il voto è utile (efficace a governare) la volontà del
                popolo si manifesta.
                Marta Emme
                Composta lunedì 28 maggio 2018
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                  Scritta da: Marta Emme

                  Pungiglione

                  Non chiedo niente che non mi
                  possa dare, che non vuoi; non
                  mi metterò a pigolare*
                  (raccomandarmi), una ragione
                  di certo me ne saprò fare. È
                  che il tuo cuore per un attimo
                  è svenuto* (ha perso il contatto
                  con la realtà) e in quell'istante
                  ti sei perduto. Non voglio da te
                  ciò che non è compiuto* (non
                  viene anche dal cuore), altrove
                  saran rivolti attenzione e studio,
                  sempre partendo dal mio
                  semplice ma imprescindibile
                  fiuto* (sincerità). Insomma, non
                  voglio vivere, grazie a te, in
                  formalina piuttosto cercar in me
                  coraggio e stima.
                  Marta Emme
                  Composta lunedì 30 aprile 2018
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