Scritta da: Marta Emme

Santa pazienza!

La pazienza è l'attesa sapiente di chi
non ha piani* (strategie) ma una
fiducia così travolgente che alla fine
pure il demonio ad essa s'arrende.
Così, siccome qualcosa conta, torni
a cavalcar la vita sulla sua
spumeggiante onda e in quel respiro
del mare impari quanto importante
sia stato sperare. Ma se la pazienza
è rivolta al male, che con esso
sprofondi, fino ad annegare. E che in
quel marasma* (decadenza di valori)
possa sempre rivelarsi il malvagio,
ben prima del suo fetente miasma*
(effetti dannosi).
Marta Emme
Composta giovedì 1 marzo 2018
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    Scritta da: Marta Emme

    Il brevetto

    Manitù, dai gradi pascoli celesti,
    insieme al tanto amato popolo
    dei Sioux, vedi oggi* (tempi
    moderni) come il mondo degli
    uomini si muova a testa in giù*
    (non riconosce i valori dei padri);
    pur con l'invidia che a gogò porta
    l'uomo agli sfottò. Sì, come quel
    tale, fatto carciofo, perfetto nel
    forno, ma quì* (nel frangente)
    buono neanche per contorno. Di
    sostanza* (senso del volontariato)
    lì, ce n'è poca e il brevetto* (di
    uomo) che per lui è stato usato
    come una "sola" l'ha forgiato. La
    natura, quella umana, non è degna
    di pencolar così* (vacillare sul
    bene), e intanto frana. Allor, da
    lassù, risana l'uomo di virtù, come
    eran* (valore e coraggio) nella
    combattiva* (contro l'ingiustizia)
    gente dei Sioux. Perché, semmai,
    quella prova* (provocazione) è
    stata solo una incommensurabile
    "sola" * (sconfitta dell'uomo) e a
    veder bene, per tutti quanti: popoli
    e militanti* (volontari in senso
    generale). Che detto per inciso, per
    il coltivo* (solidarietà), uno così, fa
    più danno che in natura il beccafico*
    (piccolo uccello ghiotto di frutti e
    fichi). E con ciò, quel, si meritava
    una risposta che a operar nel bene
    fosse corrisposta. Manitù, Manitù,
    il viso pallido* (chi si considera
    superiore) è un grande gnorri*
    (finge di non sapere quanto è avido),
    hai ragione, hai ragione tu, come ben
    sai, o Dio grande del grande popolo
    dei Sioux.
    Marta Emme
    Composta martedì 20 febbraio 2018
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      Scritta da: Marta Emme

      Votazione

      Quando in mente non c'è la patria,
      si fa una legge elettorale che
      manda i partiti dallo psichiatra*
      (crisi di identità). Così per stare in
      sintonia* (con la legge elettorale)
      la miglior terapia diventa
      raccontar novelle, rassicuranti e
      belle, come fa, alla nipote, una
      brava zia, a lei, che di grandi
      esempi ha bramosia. Peccato che
      il finale, qui, non presenti la stessa
      garanzia* (bello). Infatti non avrà il
      tanto cercato potere* (governare),
      l'aspetto di un integerrimo e capace
      condottiere, ma di chi l'inciucio lo
      deve fare per mestiere. Speriamo
      di sbagliare e che ci sia invece per
      gli italiani, da raccontare, un finale
      che consegni a tutti una grande
      morale.
      Marta Emme
      Composta sabato 24 febbraio 2018
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        Scritta da: Marta Emme

        La carica

        Se non si parte neanche si torna
        coi risultati a cui tanto s'agogna.
        E le illusioni sono il pane
        quotidiano di chi in questo fare
        vede il suo talismano. Infatti non
        è un peso, non un fardello dover
        lottare per un futuro bello, così
        come s'è sognato, proprio come
        quello. Perché solo se credi fino
        in fondo sarà possibile realizzare
        anche il più improbabile sogno.
        Perciò a questo serve l'illusione,
        a maturar la voglia e la passione.
        Marta Emme
        Composta mercoledì 14 febbraio 2018
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          Scritta da: Marta Emme

          Una macchina da soldi

          Quella* (la macchina), strizza l'occhio*
          (è complice) a chi la sa condurre con
          gran maestria per ricavar lucrosi
          proventi* (ricchezza) con la minima
          energia. Del resto sono i soldi che fan
          "girare" il mondo, in fondo in fondo, ma
          solo quello del ricco, che è così
          incurante degli altri mentre vanno a
          picco. Costui di sperperar risorse se
          ne frega e io che gli parlo addosso
          sono solo una fetente strega, insieme
          a chi da lui, ancor più, pretende
          equilibrio, così che si possa accostar
          davvero a un ben alto e vigoroso fico*
          (in natura emblema di vita, forza,
          conoscenza). Ma siccome, uno così,
          vede poco lontano finisce poi che
          lascia il mondo nel pantano. Che
          volete, magari, son la solita cassandra!
          E anche una che a quel paese vi ci
          manda, voi e i vostri quattrini, insieme
          a tutti quanti i vostri lustrini. Che se
          poi siete sereni dentro, allor si, che mi
          spavento. E se anche dite che, sotto
          sotto, rosico, sappiate che, semmai,
          con le vostre idee, anche oggi, non mi
          sposo. Perché pensare in grande non
          vuol dire lasciare il mondo in mutande*
          (depauperato). E se poi volete evocare
          i santi* (esser religiosi) allor inchinatevi
          davanti a quelli, tutti quanti, e fate le
          cose con rispetto e occhio attento*
          (considerazione) per tutto quel che
          muove* (vita), e sia questo il miglior
          avvedimento, mentre gira sempre in
          tondo* (rotazione) questo pazzo e
          pazzo mondo* (rivolti al futuro).
          Marta Emme
          Composta venerdì 9 febbraio 2018
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