Scritta da: Marta Emme

Incendi dolo(ro)si

Come membra protese ad abbracciar
l'umano, ovunque lo sguardo si voglia
posar; come respiro del cielo; come
essenza di preziosi tesori, i colori,
dono del giorno, riposo nella notte
fitta di oscuri sentieri. Son loro, le
piante, che ci conducon lontano e ci
porgon le generose fronde, col fiato
che danno. Ecco che sono, e più non
ci sono, e restan, dei rami nodosi e
sinuosi e annosi, neri e scheletrici
carboni, usciti dalle fiamme stringenti
feroci; così, mentre schioccava forte il
dolore, la linfa esalava nel cielo
spettrale. E fumo e demenza restavan
soltanto nell'aria acre e desolata di
struggente passione nel contemplar
il male di essere stolto. Allor, se si
vuole una natura brulla* (piromani),
la politica non sia grulla e i boschi
bruciati non sian ripiantati. In cento
anni ricresceranno, siccome tanto è
stato il danno, e quelli che han furia
aspetteranno. Alla natura lasciam
fare ed è questa la lezione e l'unica
che dobbiamo dare, per contrastar
le mire di chi rimane allor così: nel
sacco con le pive. Ma com'è amaro,
di questo, dire.
Marta Emme
Composta venerdì 3 novembre 2017
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    Scritta da: Marta Emme

    Lupo Alberto (pacifista e non c'è svista)

    Questo è un pensiero per l'Africa
    e un elogio a uno stile, quello
    della formica, che non molla mai
    nonostante la fatica e di un lupo*
    (lupo Alberto) che non ci fa ma ci
    sta, ad aver quei connotati - onesto,
    pacifista, solidale, spiritoso,
    ambientalista e pur se sfigato
    anche assai determinato - connotati
    che spesso non ha l'umanità, 'sì che
    tanto simpatico lo fanno diventar.
    Minniti lo promuoverei, dato la
    recente missione che ha virato la
    situazione* (sbarchi), e in Europa lo
    manderei, per dipanare la questione
    degli stati mascalzone, quelli che
    con una mano danno* (aiuti
    umanitari) e con altre centomila
    male fanno, saccheggiando le
    nazioni d'Africa che non avendo
    ancor di sé coscienza, con grande
    impazienza, non san mandare in
    culo chi ancor oggi gli brucia il futuro.
    Insomma quei potenti* (multinazionali
    e stati neocolonialisti), meschini e
    furbacchioni, coi soldi nei gran
    testoni, son da strapazzar e semmai
    declassar per far fruttificar nel
    continente* (Africa) le risorse di cui
    tanto si profittan quelle persone
    chionze* (sgraziate di animo). Così
    dell'Africa l'emancipazione è la sola
    strada per la sua affermazione, nella
    consapevolezza di esser parte vitale
    del Pianeta e di se stessi la salvezza
    da chi li sfrutta con'sì bestiale
    scelleratezza. Far lievitar ciò è la
    vera sfida e una grande prodezza, per
    chi ha davanti tanta monnezza. Una
    strategia da tentare è questa, per
    salvare almeno quel che resta; e che
    l'uomo, lì, promuove dove vive e
    dove viver vuole. Con tenacia* (lupo
    Alberto) e pazienza* (formica) alla
    massima potenza. Minniti dà fiducia,
    non è uno che s'approfitta o s'indugia.
    Ma se ho preso un abbaglio,
    considerate questo discorso a mò di
    raglio e allor mi aggiusterò la voce
    mangiando un capo d'aglio, che mi
    riconcili col mio sbaglio.
    Marta Emme
    Composta lunedì 30 ottobre 2017
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